
Originariamente Scritto da
vanni fucci
Una delle più frequenti incertezze ortografiche della nostra lingua è la presenza o meno dell’apostrofo in casi come qual è, tal uomo, pover uomo ecc. La maggior parte delle grammatiche insegna che, in casi come questi, non si deve mettere l’ apostrofo perché si tratta di un “troncamento” (o apocope) e non di “elisione”. (…) In casi come qual è, tal altra, pover uomo, buon uomo non occorre mettere l’apostrofo perché queste forme apocopate si usano anche dinanzi a consonante e nessuno penserebbe di scrivere tal’ numero, qual’ piacere, buon’giorno ecc. Diverso è il caso di “quel” che si usa solo dinanzi a consonante (quel cane, quel gatto) mentre dinanzi a “s”si usa la forma piena quello (quello studente, quello stabile, quello stivale) che si apostrofa dinanzi a vocale (quello, p.e. in quell’uomo, quell’asino ecc.).
Fare però di questa regoletta ortografica una questione capitale, non mi pare sia proprio il caso. Si suol dire che l'apostrofo è il segno dell'elisione e non del troncamento, ma ciò non è esatto. Per quanto non obbligatorio, in molti casi le apocopi sono segnate con una apostrofo, così p.e. po' (poco) che molti sbagliano scrivendo con l'accento.
Io, dunque, vedendo le cose con occhio di glottologo che osserva più lo svolgimento storico che le regole normative, direi che nei casi in cui si tratta di troncamento e che la parola così abbreviata può essere usata anche dinanzi a consonante, non importa usare l'apostrofo, ma non farei gran caso se invece, ad abundantiam, questo apostrofo si mette.
Carlo Tagliavini
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Apostrofo - Wikipedia
Grammatica italiana - Qual è o Qual'è?