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Risultati da 151 a 160 di 194

Discussione: censimento

  1. #151
    Massimiliano71
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis
    O meglio, visto che il censimento non m'interessava non mi ero gettato nel 3d. Poi ho scoperto che si chiede il mio parere, in particolare Fiaba che ha avuto l'intelligenza di dare verve alla discussione.
    Provo a dire la mia, sperando di non essere frainteso, cosa ardua visto la frettolosa voglia di tutto ridurre all'elementare che accompagna ogni SOTTOCULTURA.
    La questione riguarda AN che si tende a "scomunicare" (il che darebbe per implicita una comunità) per ragioni ideologiche, programmatiche, di alleanze e perché chi sta in AN sarebbe per forza di cose un arrivista.
    Prima di dire la mia devo fare una premessa. Questa discussione è tardiva; poteva avere senso fino a giugno, da oggi in poi che ogni singola realtà (pseudo)(para)politica è in via di mutazione e che non si sa se esisterà tra pochi mesi, la questione rischia di risultare anacronistica.
    Anacronistica non significa però non-politica.
    E allora bisogna vedere da quale parte ci si pone nell'angolare lo sguardo e, con lo sguardo, la prospettiva. Se da un punto di vista iperuranio o da un punto di vista terreno; il che è essenziale.
    Perché da un punto di vista iperuranio ogni accusa ad AN è non solo condivisibile ma persino insufficiente. Il problema subentra poi, allorché ogni partito "puro" si mette in gioco ed allora ci si rende conto che, ideologicamente, contrae qualcosa di ben diverso da quel che si riprometteva e poi, nella pratica, fra accordi e promesse non mantenute, capriole, cedimenti etici e ghirigori vari, si dimostra non migliore di AN (o dei DS o di chi volete voi).
    Sicché non si tratta mai di un'evoluzione politica ma di un arroccamento su posizioni ghettizzate che si fondano spesso su sabbie mobili. Dal che ne consegue il fallimento elettorale, l'incapacità di recuperare l'elettorato soggettivamente fascista da AN e di acquisirne di popolare.
    Insomma la critica ad AN è giusta ma posta da posizioni irreali, deboli e prive di consistenza programmatica e, spessissimo, umana e culturale.
    Infine non è vero che da AN escono i migliori e che i migliori vanno alla d.r. Purtroppo non c'è un bianco e un nero da un punto di vista di qualità umane e di generosità e di preparazione. Ve lo assicuro; di camerati di AN fantastici e umili ne conosco a decine.
    Ciò premesso resta evidente che - essendo finora fallita ogni reazione iperurania - la linea terrena di AN resta una linea sostanzialmente ostile a quanto più ci dovrebbe stare a cuore.
    Ma il punto non dovrebbe essere di definire in che maniera questo o quello possa essere "incluso" in un micro-mondo o da esso debba essere "escluso".
    Per passare alla politica, dunque alla categoria del reale, non ci si dovrebbe limitare ad esprimere un giudizio di merito sulla percezione generale ma si dovrebbe coglierla e potervici intervenire adeguatamente.
    Questo però potrebbe avvenire se la d.r. fosse un'avanguardia e non una retroguardia, se non fosse l'effetto di un continuo riflusso di scontento; cosa che purtroppo, con poche eccezioni, al momento è.
    L'elettorato di AN è un elettorato che voterà per un eventuale movimento di dr se e solo se ne potrà trarre qualche "convenienza" tanto che per quanto mi riguarda ho sempre sostenuto che ci si dovrebbe rivolgere a ben altra parte di popolo che non quella parte gretta piccolo-borghese rigorosamente anticomunista e materialista che costituisce lo zoccolo duro dell'elettorato di AN.
    Per quanto riguarda poi i "camerati di AN" la mia posizione non cambia di una virgola: motivazioni, mancanza di alternative, inserimento negli spazi non motiva qualla che per me è la militanza in un esercito nemico.

  2. #152
    Cuore Nero
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis
    O meglio, visto che il censimento non m'interessava non mi ero gettato nel 3d. Poi ho scoperto che si chiede il mio parere, in particolare Fiaba che ha avuto l'intelligenza di dare verve alla discussione.
    Provo a dire la mia, sperando di non essere frainteso, cosa ardua visto la frettolosa voglia di tutto ridurre all'elementare che accompagna ogni SOTTOCULTURA.
    La questione riguarda AN che si tende a "scomunicare" (il che darebbe per implicita una comunità) per ragioni ideologiche, programmatiche, di alleanze e perché chi sta in AN sarebbe per forza di cose un arrivista.
    Prima di dire la mia devo fare una premessa. Questa discussione è tardiva; poteva avere senso fino a giugno, da oggi in poi che ogni singola realtà (pseudo)(para)politica è in via di mutazione e che non si sa se esisterà tra pochi mesi, la questione rischia di risultare anacronistica.
    Anacronistica non significa però non-politica.
    E allora bisogna vedere da quale parte ci si pone nell'angolare lo sguardo e, con lo sguardo, la prospettiva. Se da un punto di vista iperuranio o da un punto di vista terreno; il che è essenziale.
    Perché da un punto di vista iperuranio ogni accusa ad AN è non solo condivisibile ma persino insufficiente. Il problema subentra poi, allorché ogni partito "puro" si mette in gioco ed allora ci si rende conto che, ideologicamente, contrae qualcosa di ben diverso da quel che si riprometteva e poi, nella pratica, fra accordi e promesse non mantenute, capriole, cedimenti etici e ghirigori vari, si dimostra non migliore di AN (o dei DS o di chi volete voi).
    Sicché non si tratta mai di un'evoluzione politica ma di un arroccamento su posizioni ghettizzate che si fondano spesso su sabbie mobili. Dal che ne consegue il fallimento elettorale, l'incapacità di recuperare l'elettorato soggettivamente fascista da AN e di acquisirne di popolare.
    Insomma la critica ad AN è giusta ma posta da posizioni irreali, deboli e prive di consistenza programmatica e, spessissimo, umana e culturale.
    Infine non è vero che da AN escono i migliori e che i migliori vanno alla d.r. Purtroppo non c'è un bianco e un nero da un punto di vista di qualità umane e di generosità e di preparazione. Ve lo assicuro; di camerati di AN fantastici e umili ne conosco a decine.
    Ciò premesso resta evidente che - essendo finora fallita ogni reazione iperurania - la linea terrena di AN resta una linea sostanzialmente ostile a quanto più ci dovrebbe stare a cuore.
    Ma il punto non dovrebbe essere di definire in che maniera questo o quello possa essere "incluso" in un micro-mondo o da esso debba essere "escluso".
    Per passare alla politica, dunque alla categoria del reale, non ci si dovrebbe limitare ad esprimere un giudizio di merito sulla percezione generale ma si dovrebbe coglierla e potervici intervenire adeguatamente.
    Questo però potrebbe avvenire se la d.r. fosse un'avanguardia e non una retroguardia, se non fosse l'effetto di un continuo riflusso di scontento; cosa che purtroppo, con poche eccezioni, al momento è.

    se seguo ancora questo forum è perchè ogni tanto si riesce a leggere qualcosa di sensato da te e pochi altri.
    condivido pienamente.

  3. #153
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    Citazione Originariamente Scritto da Massimiliano71
    L'elettorato di AN è un elettorato che voterà per un eventuale movimento di dr se e solo se ne potrà trarre qualche "convenienza" tanto che per quanto mi riguarda ho sempre sostenuto che ci si dovrebbe rivolgere a ben altra parte di popolo che non quella parte gretta piccolo-borghese rigorosamente anticomunista e materialista che costituisce lo zoccolo duro dell'elettorato di AN.
    Per quanto riguarda poi i "camerati di AN" la mia posizione non cambia di una virgola: motivazioni, mancanza di alternative, inserimento negli spazi non motiva qualla che per me è la militanza in un esercito nemico.
    Ma in Italia esiste una parte di popolo non borghese? e non materialista?

  4. #154
    Alvise
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Massimiliano71
    L'elettorato di AN è un elettorato che voterà per un eventuale movimento di dr se e solo se ne potrà trarre qualche "convenienza" tanto che per quanto mi riguarda ho sempre sostenuto che ci si dovrebbe rivolgere a ben altra parte di popolo che non quella parte gretta piccolo-borghese rigorosamente anticomunista e materialista che costituisce lo zoccolo duro dell'elettorato di AN.
    Per quanto riguarda poi i "camerati di AN" la mia posizione non cambia di una virgola: motivazioni, mancanza di alternative, inserimento negli spazi non motiva qualla che per me è la militanza in un esercito nemico.
    Fermo restando che, a mio modo di vedere, un movimento dovrebbe rivolgersi al popolo nella sua interezza, quello che tu dici storicamente vale anche per i partiti socialisti operai, e vale anche oggi per gli elettori della quasi totalità dei partiti.

    Chi vota comunista non lo fa perché, sostanzialmente, spera in vantaggi materiali? O forse crede in valori sovramateriali?

    Personalmente non ritengo che il "proletariato" (sempre che si possa parlare ancora di proletariato), i poveri, chi non è "borghese" sia, in virtù di ciò, meno materialista di chi è benestante o di classe media.

    L'avidità, la falsità, la grettezza, la vigliaccheria, possiamo trovarle benissimo negli occhi di un funzionario come in quelli di un mendicante.

  5. #155
    Alvise
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna
    Ma in Italia esiste una parte di popolo non borghese? e non materialista?
    Ottima domanda...

    La risposta però preferisco non sentirla...

  6. #156
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    Citazione Originariamente Scritto da Massimiliano71
    L'elettorato di AN è un elettorato che voterà per un eventuale movimento di dr se e solo se ne potrà trarre qualche "convenienza" tanto che per quanto mi riguarda ho sempre sostenuto che ci si dovrebbe rivolgere a ben altra parte di popolo che non quella parte gretta piccolo-borghese rigorosamente anticomunista e materialista che costituisce lo zoccolo duro dell'elettorato di AN.
    Per quanto riguarda poi i "camerati di AN" la mia posizione non cambia di una virgola: motivazioni, mancanza di alternative, inserimento negli spazi non motiva qualla che per me è la militanza in un esercito nemico.
    Capisco perfettamente quello che dici; spero, nel risponderti, di non essere equivocato.
    Innanzitutto io non credo che l'elettorato voti AN per convenienza, se non altro per il fatto di essere un elettorato non proprio di "classe" o di "categoria".
    Penso voti AN soprattutto per "tifo"
    Io credo che la gente voglia illudersi di contare e si ostini a votare personaggi dello schermo (tali sono oggi i politic/ant/i) in modo da poter partecipare al reality show nelle discussioni di famiglia, di lavoro o di bar.
    Se uno tifasse per "unità comunista" o "croce celtica" sarebbe preso in giro come un tifoso dell'Akragas che a Torino o a Milano si mettesse a parlare di serie A il lunedì mattina.
    Per questo la gente finge di credere d'illudersi che Fini sia solo un "tattico" o che D'alema, gratta gratta, sia un rivoluzionario.
    Per conquistare l'elettorato (di An o meno non è questo il punto) si dovrebbe irrompere sulla scena senza lasciarsi catturare dalla scena. Cosa che la d.r. non sa fare. Difatti ogniqualvolta siano stati chiamati sulla scena i segretari dei partiti di d.r. hanno usato frasi, linguaggio, aperture ideologiche e atteggiamenti tipici della scena.
    ...
    In quanto alla tua frase a proposito dei camerati in AN che partecipano ad un esercito nemico, dal punto di vista concettuale "iperuranio" dicevo ieri, hai ragione. Io però, che ho imparato da tempo che i criteri delle persone non sono identici e che le priorità variano a seconda dei singoli presupposti principali (o anche della loro "funzione di casta"; i "guerrieri" ad esempio sono molto propensi alle sfide a prescindere dai chiarimenti a priori), preferisco osservare i comportamenti delle persone e cercare di capire come e perché si comportino in un certo modo invece di limitarmi a giudicarle.
    Così in questi anni ho scoperto fior fiore di camerati (nella generosità, nell'abnegazione, nel darsi senza remore e calcoli) che stanno in AN. Certo, insieme e a contatto di gomito con arrivisti, squallidi, minitangentisti e schifezze varie.
    Ho poi trovato piccoli uomini, nullità che si fanno giudici, nani arroganti, emeriti vigliacchi, calcolatori non riusciti, gentaglia che sta nella d.r. insieme e a contatto di gomito con fior fiore di camerati (nella generosità, nell'abnegazione, nel darsi senza remore e calcoli).
    Dunque ciò che in teoria DOVREBBE rappresentare uno spartiacque etico e di natura umana secondo il ragionamento che tu hai espresso e che, concettualmente, è perfetto, NON rappresenta però nella realtà quello spartiacque.
    Il che significa, perlomeno, che quel ragionamento è INSUFFICIENTE.
    E, piuttosto che rifiutare la realtà o ridisegnarsela a seconda di come ci piace soggettivamente, è sulle basi delle constatazioni oggettive che dovremmo partire.
    Non per cedere alla sirena AN (ammesso e non concesso che eista ancora tale sirena) o alla sirena del conformismo tout court (che troppo spesso giunge alle orecchie dei segretari d.r. i quali si limitano, nei loro cedimenti al "conformismo" a trovare risibili alibi retorici nel fatto di non allinearsi dietro AN...) ma semplicemente perché prendendo atto delle cose come stanno si può agire sul mondo. Viceversa costruirsi il mondo come si vorrebbe che fosse porta ai fallimenti della d.r.
    Perché se questa fosse composta di comunità differenziate benché impolitiche si potrebbe anche pensare di gettarsi a capofitto nelle sue riserve; poiché però è in gran misura un concentrato di fallimenti sociali ed esistenziali che si maschera dietro grandi ideali di cui non ha troppo spesso la minima cognizione, mi pare evidente che si debba mutare registro. Completamente.
    Ponendo, quindi, sì delle discriminanti ma sul modo di comportarsi, di costruire, di gestire da parte di ognuno, e ciò sulla base delle VERIFICHE.

  7. #157
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    Caro Metapolis, il giorno che tu e pochi altri smetterete di scrivere in questo forum, credo lo farò anch'io..... a volte, come pochi minuti fa leggendo altro 3d, mi chiedo cosa ci sto a fare, perchè perdo questo tempo... mi chiedo se mai riuscirò a comunicare adeguatamente con persone dalla visione del mondo così lontana dalla mia... se ne vale la pena...
    Poi vedo questi tuoi interventi... li leggo con piacere ritrovando nelle tue parole l'espressione del mio modo d'interpretare e comprendere la realtà. Non mi riferisco solo al discorso di AN, alla politica, ma alla forma mentis che ti distingue.
    Finchè tu scriverai, credo che sarò qui a leggerti.

  8. #158
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  9. #159
    Massimiliano71
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis
    Capisco perfettamente quello che dici; spero, nel risponderti, di non essere equivocato.
    Innanzitutto io non credo che l'elettorato voti AN per convenienza, se non altro per il fatto di essere un elettorato non proprio di "classe" o di "categoria".
    Penso voti AN soprattutto per "tifo"
    Io credo che la gente voglia illudersi di contare e si ostini a votare personaggi dello schermo (tali sono oggi i politic/ant/i) in modo da poter partecipare al reality show nelle discussioni di famiglia, di lavoro o di bar.
    Se uno tifasse per "unità comunista" o "croce celtica" sarebbe preso in giro come un tifoso dell'Akragas che a Torino o a Milano si mettesse a parlare di serie A il lunedì mattina.
    Per questo la gente finge di credere d'illudersi che Fini sia solo un "tattico" o che D'alema, gratta gratta, sia un rivoluzionario.
    Per conquistare l'elettorato (di An o meno non è questo il punto) si dovrebbe irrompere sulla scena senza lasciarsi catturare dalla scena. Cosa che la d.r. non sa fare. Difatti ogniqualvolta siano stati chiamati sulla scena i segretari dei partiti di d.r. hanno usato frasi, linguaggio, aperture ideologiche e atteggiamenti tipici della scena.
    ...
    In quanto alla tua frase a proposito dei camerati in AN che partecipano ad un esercito nemico, dal punto di vista concettuale "iperuranio" dicevo ieri, hai ragione. Io però, che ho imparato da tempo che i criteri delle persone non sono identici e che le priorità variano a seconda dei singoli presupposti principali (o anche della loro "funzione di casta"; i "guerrieri" ad esempio sono molto propensi alle sfide a prescindere dai chiarimenti a priori), preferisco osservare i comportamenti delle persone e cercare di capire come e perché si comportino in un certo modo invece di limitarmi a giudicarle.
    Così in questi anni ho scoperto fior fiore di camerati (nella generosità, nell'abnegazione, nel darsi senza remore e calcoli) che stanno in AN. Certo, insieme e a contatto di gomito con arrivisti, squallidi, minitangentisti e schifezze varie.
    Ho poi trovato piccoli uomini, nullità che si fanno giudici, nani arroganti, emeriti vigliacchi, calcolatori non riusciti, gentaglia che sta nella d.r. insieme e a contatto di gomito con fior fiore di camerati (nella generosità, nell'abnegazione, nel darsi senza remore e calcoli).
    Dunque ciò che in teoria DOVREBBE rappresentare uno spartiacque etico e di natura umana secondo il ragionamento che tu hai espresso e che, concettualmente, è perfetto, NON rappresenta però nella realtà quello spartiacque.
    Il che significa, perlomeno, che quel ragionamento è INSUFFICIENTE.
    E, piuttosto che rifiutare la realtà o ridisegnarsela a seconda di come ci piace soggettivamente, è sulle basi delle constatazioni oggettive che dovremmo partire.
    Non per cedere alla sirena AN (ammesso e non concesso che eista ancora tale sirena) o alla sirena del conformismo tout court (che troppo spesso giunge alle orecchie dei segretari d.r. i quali si limitano, nei loro cedimenti al "conformismo" a trovare risibili alibi retorici nel fatto di non allinearsi dietro AN...) ma semplicemente perché prendendo atto delle cose come stanno si può agire sul mondo. Viceversa costruirsi il mondo come si vorrebbe che fosse porta ai fallimenti della d.r.
    Perché se questa fosse composta di comunità differenziate benché impolitiche si potrebbe anche pensare di gettarsi a capofitto nelle sue riserve; poiché però è in gran misura un concentrato di fallimenti sociali ed esistenziali che si maschera dietro grandi ideali di cui non ha troppo spesso la minima cognizione, mi pare evidente che si debba mutare registro. Completamente.
    Ponendo, quindi, sì delle discriminanti ma sul modo di comportarsi, di costruire, di gestire da parte di ognuno, e ciò sulla base delle VERIFICHE.
    Grazie della risposta. Ora però cercherò di chiarirti io perchè la penso ben diversamente da te e da molti altri. La risposta su questa discussione in realtà è una risposta anche a coloro con i quali mi sono confrontato sul 3d relativo alle forze dell'ordine.
    Partiamo da un presupposto: il sottoscritto altro non è che che un ragioniere appassionato di storia e politica, che non ha mai avuto mire di essere nè uno scienziato della politica, nè uno pisocologo nè un sociologo e così l'impostazione del ragioniere me la ritrovo anche nell'esaminare e valutare il mondo esterno. Sarà un grosso limite (o pregio?) ma io applico la partita doppia anche a ciò che mi circonda: dare ed avere, costi e ricavi, entrate ed uscite, buoni e cattivi o con me o contro di me. E forse proprio ora che cerchiamo di riscoprire le "vere" radici del Fascismo ci dimentichiamo di un detto che sicuramente più di molti altri dovrebbe costituire l'humus della nostra visione del mondo: "o con noi o contro di noi". Non mi pare che fu detto "o con noi o contro di noi, o un pò con noi e un pò contro". Ciò che mi ha sempre affascinato dell'essere fascista è proprio il fatto di non dover avere zone grige, zone oscure, tentennamenti, cedimenti o quant'altro.
    Lo so, e qui prevengo molti, che il Regime Fascista ne ha avuti di tentennamenti ed anche parecchi, ed infatti si vede come lo stesso Mussolini si è ritrovato: tradito dai suoi stessi uomini. E qui mi ricollego al tuo discorso dello "spartiacque", nessuno dice che io ritenga tutti camerati quelli che gravitano nell'ambito della DR e infami tutti quelli che ne restano fuori: più semplicemente faccio una scrematura progressiva dei soggetti, partendo dai criteri di esclusione più evidenti (far parte di partiti antifascisti, filoamericani e filosionisti come AN, far parte delle forze dell'ordine ecc. ecc.) fino ad arrivare a criteri selettivi molto più di precisione all'interno della nostra area che non sto qui ad elencarti ma che penso siano facilmente desumibili negli oltre miei 5.000 interventi su POL. Anch'io ho amici carissimi che sono restati in AN, ma con la loro scelta di restarvi sanno benissimo che per me sono passati dal rango di camerati a quello di amici perchè certe "qualifiche" ci si guadagnano anche con scelte difficili, magari impopolari e controcorrente ma pur sempre coraggiose e coerenti con la propria visione del mondo.
    A me personalmente non interessa assolutamente conoscere le motivazioni delle loro scelte a te invece interessa, ma proprio perchè io osservo il comportamento esteriore delle persone e non ciò che "vi sta dietro" io giudico solo su quello e sugli spartiacque di cui sopra. Il cercare di capire le motivazioni a mio avviso può anche essere un merito ma non fa altro che creare tolleranza nei confronti di persone che tengono comportamenti in contrasto almeno con il mio modo di pensare ed agire: è il primo passo verso la relativizzazione del tutto....bisogna "valutare il contesto", "capire la situazione contingente", "la situazione è particolare"....con queste frasi si parte da uno e si finisce per giustificare tutti. Non parlo di te nello specifico, Metapolis, ma ho già sentito troppi discorsi del genere da altri in questi giorni e questo mi fa capire perchè ogni volta che mi riavvicino alla DR militante me ne riallontano schifato nella metà del tempo.
    Ha ragione Fiaba, nell'altro 3d, quando dice che io vedo solo il bianco e il nero, per lei e per molti altri c'è un enorme scala di grigi e magari anche tutti i colori dell'iride, ma io rimango felicemente convinto dell'idea espressa prima: "o con noi o contro di noi". E sono felice di vedere il mondo bicolore.

  10. #160
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    Citazione Originariamente Scritto da Fiaba
    Proprio poche ore fa parlavo con un amico carissimissimo di AN, una delle persone che più stimo al mondo.... colui che mi presta i libri qui spesso citati come una sorta di "bibbie dell'area".... colui che scrive parole che se solo le potessi qui postare sono certa sarebbero apprezzate da molti.
    Se lo senti parlare sembra forse più "radicale" di tutti noi messi insieme, ha solo scelto un canale diverso per tradurre i propri valori in azioni. Certo come tanti è deluso dalla dirigenza, non condivide molte scelte, proprio come noi, ma ha deciso di rimanere comunque all'interno e cercare di migliorare la situazione da quella posizione piuttosto che uscirne per criticare sterilmente.
    Ogni storia d'appartenenza politica è un caso a sè e credo non vada criticata a prescindere per il solo fatto che è diversa dalla propria personale.
    Per Fabia e per quelli che hanno discusso con lei sottopongo questi commenti ripresi dal sito cuorineri:
    1. [FONT=Georgia, 'Times New Roman', Times, serif]<LI id=comment-1237>Ciao Luca,
      al rientro dalle vacanze ho dato un’occhiatina al sito e ho letto vari interventi sulla situazione di AN così ben descritta in un articolo di Buttafuoco.Questa mattina ho tentato di trovare la traccia del dibattito per dire la mia: purtroppo è tutto sparito. Provo allora con queste poche considerazioni.
      La nascita di AN fu un tentativo, riuscito agli inizi e abortito alla fine, per creare una sintesi nella Destra italiana fra le anime nazionali, sociali, liberali e cattoliche.
      Qualcosa di simile realizzò, con successo, il Cav. Mussolini nel 1922. Altri tempi e altri uomini.
      A Fiuggi furono esposte tesi alle quali però non seguirono sintesi politiche. Non poteva essere altrimenti perchè AN non risolse la dicotomia, già esistente nel MSI, fra “sinistra” e “destra”, navigando a vista per dieci lunghi anni e assumendo via, via posizioni schizofreniche e fra loro spesso divergenti praticamente su tutto: dall’economia alla politica estera.
      Non ci fu sintesi. In compenso il presidente Fini, un colpetto dopo l’altro, portò definitivamente il partito su posizioni liberali in politica, liberiste in economia, neocon in politica estera e via dicendo. Pensare che dal 1969, anno in cui chi scrive si iscrisse alla Giovane Italia, al 2001 l’MSI prima e AN poi ci martellarono i timpani, ad ogni inizio di legislatura presentando la proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende! Ricordo Alemanno annunciare trionfante che “la legge sulla partecipazione è nell’agenda del Consiglio dei ministri”.Poi, per cinque lunghi anni, il silenzio…
      e Alemanno fu sicuramente il migliore fra i nostri ministri.
      Qualcuno si consolò con la Bossi-Fini, la giornata dedicata agli esuli di Istria e Dalmazia e uno sceneggiato sulle foibe.Dimenticando la legge Gasparri, il decreto sulla droga, la gestione degli italiani nel mondo, tutte le leggi salva o pro Berlusconi etc etc.
      AN è governata da oligarchie che rispondono solamente a sè stesse.Non stupiamoci del fatto che la legge sulla partecipazione giaccia ancora in un cassetto in Parlamento. Come è possibile propugnare la democrazia economica e la partecipazione all’ESTERNO e all’INTERNO non praticare nemmeno il rispetto dello Statuto, la partecipazione degli iscritti, chiamati a raccolta solo in occasione delle tornate elettorali? E’ impossibile. E infatti nulla di tutto ciò è avvenuto, non avviene nè avverrà mai in queste condizioni!
      AN è un partito costruito attorno all’IMMAGINE FINI.
      Ricordo distintamente l’asemblea nazionale convocata il 2 e 3 luglio 2005 all’Ergife. Il presidente aveva appena esternato sulla fecondazione assistita e il partito, dopo l’ennesimo “strappo” era in rivolta.La relazione introduttiva di Fini ricevette dalla platea il tiepido applauso di una quarantina di convenuti su 400 presenti.Clima teso ma propedeutico, sperammo in molti, finalmente, al cambiamento. Una buona parte di AN intenzionata a togliere la fiducia politica al presidente e comunque a far nascere un’opposizione interna contro un falso unanimismo di facciata. Fino a mezzanotte del 2 luglio si discusse e si decise per lo scontro per dire che la base era stufa e che non si poteva andare avanti in quelle condizioni.
      Il mattino successivo dopo i consueti dialoghi notturni fra i “colonnelli” e la consueta mozione degli affetti di Tremaglia si arrivò alla stesura del consueto incolore OdG unitario. Fini, con aria annoiata lo lesse e dichiarò di farlo suo, ne rinnegò di lì a breve, nella prassi, i contenuti e continuò imperterrito a condurre AN verso i lidi della liberaldemocrazia come dimostra il recente documento presentato alla direzione nazionale. Lo fece, con il conforto di coloro che, il giorno prima, volevano mandarlo a casa e grazie ai capi corrente che non ebbero il coraggio di passare il Rubicone.
      Quel giorno votammo contro in 8 su 400. Il “Corriere” ci definì “giapponesi” insinuando che nessuno ci avvisò che le ostilità erano cessate.Fu invece una scelta consapevole e, considerati i problemi dell’ora presente, anche politicamente doverosa, innanzitutto verso sè stessi.
      Ricordo la scena sul palco alla fine dell’assemblea. Fini era ancora lì: elegante, abbronzato, indifferente in mezzo ai “colonnelli” stanchi, scamiciati, fondamentalmente impotenti e perdenti di fronte all’IMMAGINE -TOTEM -FINI. Se avessero chiesto a Fini di camminare a quattro zampe questi lo avrebbe fatto pur di toglierseli di torno. Aveva vinto lui, ribaltando in 48 ore una situazione apparentemente perdente. Gli altri erano convinti di aver ottenuto un grande risultato facendogli leggere un pezzo di carta. Patetico. Fondamentalmente triste.
      Le intuizioni metapolitiche degli anni ‘70 e ‘80, Tarchi, Croppi,Nanni, i Campi Hobbit,la sinistra nazionale di Beppe Niccolai, anche la destra sociale di Alemanno. Tutto era, di nuovo, avvolto nella nebbia delle sigarette di Fini.
      Hanno ragione Cimmino e Mellone: la rinascita potrà avvenire solo se “la base” e gli intellettuali sapranno esprimere insieme un movimento tale da bonificare questa palude stagnante. Una sola domanda.
      Ma qualcuno ha veramente voglia di cambiare le cose oppure sogna il “country party”, facendo distinzione fra “right and wrong”, pensando “I care about you” magari supportato dal “ruolo svolto dalla Heritage Foundation e dall’American Interprise Institute” (non mi ha comprato l’infida Albione :sono espressioni tratte dall’anglofilo documento Fini-Urso-Viespoli che ne è infarcito) ?
      Finirà tutto all’italiana e l’IMMAGINE-FINI trascinerà il partito nel PPE. Com’è giusto che sia.
      Moriranno demo-liberal -conservatori con il loro “conservatorismo compassionevole” del cazzo .Per favore, noi no.
      29 luglio 2006. Mario Bortoluzzi

      Comment by mario bortoluzzi — 29/07/06 @ 112 am
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    2. Ormai definitivamente mellonizzato, ossia reso ragionevole,decido di porre per iscritto alcune questioncelle che mi sono già posto tra me e me (e anche tra me e Mario, per la verità…)Esse non riguardano tanto le proposte, quanto le diagnosi (la mia mellonizzazione, perciò, non può definirsi completa, ma tant’è…). Deformato dai decenni trascorsi a studiare i guelfi e gli spartiati, le Waffen SS e la Grande Armée, ho imparato a distinguere tra comandanti e falsi comandanti: tra dirigenza e falsa dirigenza, per usare termini più adatti alla politica moderna. Ebbene, esistono, in sostanza, due tipi di capi: quello che si autodetermina e quello per evidenza carismatica. Il primo, è sorretto dall’ambizione, da un certo genio machiavellico e dalla pulsione necessitante di sovvertire il proprio destino di mediocrità; il secondo è accettato come leader in virtù delle proprie doti, naturali, morali, intellettuali: possiede le caratteristiche del capo, ma non è detto che le usi o che gli interessi comandare, giacchè, sovente, non ha nulla da dimostrare. Una volta raggiunto il potere, il primo lo vive come costante affermazione narcissica del proprio ego ipertrofico, mentre il secondo, nel migliore dei casi, accetta il proprio destino e cerca di lasciare traccia di sè. Nell’antichità, appartennero alla prima categoria Caio Mario o Pericle, alla seconda Alcibiade o Alessandro Magno. Curioso si è che nel fascismo postrivoluzionario, rimasero al vertice soltanto i leader appartenenti alla categoria A, mentre quelli più identificabili con la B furono tutti eretici se non addirittura transfuga dal movimento. Cosa rende carismatico un capo? Per solito l’esemplarità della sua figura, che crea desiderio di emulazione, cioè, sostanzialmente, un modello di carattere virtuoso. Cosa rende pernicioso un capo? Il fatto che trasformi in sistema (per rendere meno stridente il contrasto)la sua strada alla scalata del potere: il fatto, cioè, che crei un modello vizioso. Un gruppo di uomini politici di terzo o quarto piano, per una contingenza di quelle di cui la storia è ricca (pensiamo alla Rivoluzione Francese, che rese onnipotenti dei borghesucci), si trovò catapultato ai vertici del potere politico: avranno pensato che era il minimo che loro si doveva, dopo la militanza in anni difficili. E occuparono i siti del potere che erano in grado di comprendere: quello spicciolo, fatto di incarichi, di autorità, di relazioni di bottega. Chi più chi meno, mancavano tutti dei requisiti essenziali per rappresentare un esempio: parlavano di difesa dei valori della Patria e non facevano nemmeno il servizio militare, affermavano l’importanza della cultura e nessuno di loro fece studi non si dice approfonditi ma nemmeno regolari, rivendicavano una sorta di superiorità morale, ma fecero di tutto per dimostrare l’esatto contrario. Saltata l’esemplarità, vale a dire il legame naturale tra il leader e i suoi seguaci, dovettero, empiricamente, inventarsi altri legami, che garantissero il loro carisma. Questi legami, non essendo di tipo spirituale, non poterono che essere di ordine clientelare. Il neofeudalesimo nacque per necessità storica, e si rafforzò nella paura che qualcuno scoprisse il bluff, che ponesse la domanda fatidica: perchè non hai fatto la naja? Chi ti ha raccomandato? Perchè non ti sei laureato? Perchè nonostante questo ti si sono spalancate certe porte? Qualcuno, nell’altro 3D rinfacciava a Buttafuoco e Mellone di essersi rifugiati al calduccio nell’università: magari si fossero rifugiati nello studio anche altri! Lo studio è fatica, senso del dovere: lo studio è una battaglia quotidiana, fatta di sapere e di determinazione. Una preparazione culturale robusta dà i suoi frutti (e loro ne sono la prova): fuori da quei confini imperano la chiacchiera abborracciata, il pressapoco, la cicalata all’italiana. Io non credo, platonicamente, che siano i filosofi a dover governare: credo, però, che chi governa non possa farlo senza i filosofi, che gli indichino la strada e gli obiettivi a lungo termine. Ma, tornando ai colonnelli: essi, Fini compreso, che non è un generale, ma un colonnello un po’ meno caporale degli altri, hanno creduto che la battaglia fosse per la conquista di una collina e non di un impero. E’ un po’ come se Napoleone avesse combattuto a Waterloo per conquistare la Haute Sainte: una conquista inutile e poco duratura. Questo significa che quei signori che goliardavano e giocavano a football ai tempi belli del Secolo, non hanno introiettato Juenger, ma neppure Tolkien, non hanno capito Codreanu e neppure Pound. Ossia, non hanno mai avuto una visione di destra del mondo, semplicemente perchè il loro mondo finiva poco più in là della loro scrivania di ministro o di consigliere d’amministrazione. Un po’ poco per essere dei veri leader. Insomma, non hanno capito che la cultura serve solo se entra a far parte della nostra anima e del nostro sistema filosofico: è inutile fare dieci convegni sulla cultura di destra, se non si crede che la cultura, tutta quanta, sia un’arma spirituale formidabile. Dei Julien Sorel senza la granitica volontà del giovanotto: dei Sorel all’abbacchio, infine. Ora ci chiediamo come possiamo ovviare a questa situazione: certi cambiamenti sono lentissimi, e noi abbiamo fretta, perchè siamo stanchi di vederci scappare un’occasione dopo l’altra di cambiare questa nostra Patria, che ne avrebbe tanto bisogno. Cominciamo ad avere il coraggio di dire a voce alta che questa visione non ci appartiene e che non vogliamo le lenticchie: vogliamo servire l’Italia, ognuno come può, con la musica, i libri, la fatica delle nostre braccia. La destra è viva, solo che è incatenata come un Prometeo alla roccia. Non tutti i colonnelli sono uguali, e forse qualcuno si ricorda ancora di quando era un semplice soldato. E non combatteva per sè, ma per la vittoria di tutti.
      Comment by Marco Cimmino
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