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Risultati da 31 a 40 di 53

Discussione: Prodi traballa

  1. #31
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    Festa a sorpresa per Veronica Lario
    Marrakech, Berlusconi le dona collana

    Silvio Berlusconi ha organizzato una suntuosa festa a sorpresa a Marrakech in Marocco, per la moglie Veronica Lario che mercoledì scorso ha compiuto 50 anni. L'ex premier ha fatto arrivare le amiche della moglie e poi si è presentato lui stesso in un locale dove, travestito da marocchino, ha chiamato accanto a sè la signora. Poi cantando "Buon compleanno" le ha donato una collana di diamanti. A rivelarlo è il quotidiano marocchino Aujourd'hui.

    I 50 anni di una donna sono una tappa importante, proprio per questo Berlusconi ha voluto regalare alla moglie due giorni di completa spensieratezza organizzando tutto nei minimi dettagli. Veronica Berlusconi è arrivata a Marakkech con il figlio, ma a sua insaputa l'avevano preceduta sette amiche arrivate in jet privato con un fotografo e quattro guardie del corpo. Mascherate da berbere le hanno fatto una sorpresa sulla terrazza del Cafè de France a Dar Soltana, riservata per l'occasione.

    Il giorno dopo il gruppo si è recato nel centro storico di Marrakech per fare un giro di bancarelle, poi un pranzo suntuoso al Palazzo Hroll. Secondo il quotidiano, verso le 18 è sbarcato in Marocco anche l'ex presidente del Consiglio. Il gruppo di amiche si sono recate in un locale tipico della città, dove mentre mangiavano, erano intrattenute da danzatori locali. La signora si è spaventata quando uno di loro ha cominciato a farle segni di richiamo e inaspettatamente l'ha invitata a ballare. Per poco non sono entrati in azione le guardie del corpo quindi Berlusconi ha cominciato a cantare e ha tirato fuori un collier di diamanti. Nel ristorante è scoppiato un applauso
    http://www.tgcom.mediaset.it/politic...lo320286.shtml

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens
    Festa a sorpresa per Veronica Lario
    Marrakech, Berlusconi le dona collana
    [/url]
    E a noi cosa ce ne dovrebbe fottere?

  3. #33
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    [...]
    Berlusconi resta sempre l'unico pirla nella storia del mondo che è riuscito a farsi brogliare le elezioni all'opposizione.
    quoto, con invidia per la sintesi e il sense of humor.

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    E a noi cosa ce ne dovrebbe fottere?
    Se non te ne fotte basta che ti fermi al titolo - Se leggi tutto per poi dire che te ne fotte si vede che hai curiosità morbose e forse anche invidia

  5. #35
    Amico di Oniria..wooff...
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    PENSO CHE LA SINISTRA SIA UN CALDERONE DA STREGHE.....CI SI TROVA DI TUTTO.POCHI BEVONO E TANTI PAGANO........peccato che chi paga sono sempre gli stessi......ITALIANI brava gente....,mi dispiace dirlo....fessi!

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da calvin


    Cronaca di una dissoluzione annunciata

    "Se Bertinotti conferma la censura che ha rivolto all'organo di informazione dell'Idv, il partito ne farebbe una questione di fiducia politica non scevra di conseguenze per questa maggioranza". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro replicando al presidente della Camera Fausto Bertinotti, che oggi ha definito "deplorevole" l'intenzione di Di Pietro di pubblicare sul suo sito i nomi dei parlamentari che hanno votato contro l'esclusione del voto di scambio mafioso dai benefici dell'indulto.
    E’ l’ultimo capitolo di una quarantotto ore da infarto per la coalizione di governo. Perché le tensioni che sono esplose nella discussione parlamentare sugli emendamenti al provvedimento di indulto, non solo si sono temperate, ma hanno lasciato il segno. Pensiamo ai rapporti fra l’Italia dei valori e Rifondazione comunista. Ad esempio gli “imbecille”, “buffone”, “ipocrita”, che gli onorevoli Farina, Folena e Gibelli hanno rivolto al loro collega di maggioranza Borghesi che accusava il loro partito di salvare dalla galera “tutti coloro che hanno fatto morire la gente a causa di infortuni sul lavoro”. Argomenti e toni sbagliati utili solo ad esasperare gli animi, in un contesto che appariva da commedia. La voce ad esempio, che il ministro Mastella era appena entrato nell’emiciclo ed era subito tornato sui suoi passi avendo visto Di Pietro ai banchi del governo. Tanto che l’onorevole Vietti si chiedeva come fosse possibile che il ministro guardasigilli non seguisse il dibattito in aula su un suo decreto ed il governo veniva rappresentato dal ministro che a detto decreto era contrario fino alla mobilitazione di piazza. “Ma c’è ancora un governo?”, chiedeva l’onorevole Vietti. E la domanda non era mica poi tanto retorica.
    Perché è vero che alla fine Mastella si è presentato nell’emiciclo di Montecitorio, accolto da uno scrosciante applauso della Cdl e dagli "Oh...", in tono di sorpresa.
    Ma facevano impressioni le sei sedie vuote di distanza che lo separavano dal collega delle infrastrutture Antonio Di Pietro. Il quale facendo finta di niente, continuava a telefonare, a scrivere, a tenere la testa china sul banco, qualunque cosa insomma, pur di evitare di rivolge lo sguardo al collega. La situazione paradossale non sfugge ai banchi di An dai quali si leva il grido: “Bacio, Bacio”. A quel punto, per la prima volta, Di Pietro leva lo sguardo e accenna ad un sorriso al quale però Mastella non risponde minimamente. Non è una love story. Ma il finale potrebbe essere tragico lo stesso, per il governo, più che per il pubblico.
    Ed eccolo allora il ministro Guardasigilli iniziare il suo intervento: "Chiedo scusa laddove sia apparsa una forma di scarsa considerazione rispetto a quest'Aula nella quale ho passato tanti anni della mia vita parlamentare": Mastella ribadisce di essere "personalmente favorevole all'indulto e, ove ci fosse, all'amnistia. Tuttavia - sottolinea - su questo non c'è una opinione del governo perché si tratta di una materia riservata al Parlamento". Ecco, si vota l’indulto, il governo non ha un’opinione.
    E l'Udc apprezza "l'intervento di Mastella per la sua sincerità e i toni appassionati", ma nel complesso lo ritiene, "tardivo e insufficiente". E’ sempre Vietti che infierisce: "Manca del tutto, in questo dibattito, l'indicazione di cosa pensi il governo sull'indulto. Sia da un punto di vista politico, sia da un punto di vista tecnico. Da parte dell'esecutivo c'è solo un silenzio assoluto". Vietti comprende che Mastella "debba mantenere molte posizioni" sia come ministro, sia come senatore, sia come sindaco, ma afferma "che noi avremmo preferito averlo qui in aula come interlocutore". E Di Pietro per essere ancora più esauriente lascia i banchi del governo. Bondi non perde lo spazio per la battuta: "E' in atto nel governo uno scontro tra Mastella e Di Pietro. Si tratta di uno spettacolo penoso e indegno per le Camere. E' solo grazie al senso di responsabilità di Forza Italia che l'indulto va avanti in Parlamento". E non contento gira la lama nella piaga: "Proprio ieri -ha detto l'esponente azzurro- ho chiesto al presidente Bertinotti se lui ritenesse dignitoso per il governo e il Parlamento il comportamento del ministro Di Pietro, che si autosospende, che alimenta l'opposizione nei confronti della sua stessa coalizione e poi va in piazza" a protestare.
    E Bertinotti aveva dato la sua risposta con la contestazione del sito.
    La storia del sito scatena la rabbia dell’opposizione non ci vede più. L’affondo lo dà Pier Ferdinando Casini, che si alza in piedi dal suo posto e, gridando, chiede le dimissioni del ministro, "quantomeno per coerenza". A questo punto i deputati della Cdl applaudono e cominciano a scandire in coro: "di-mi-ssio-ni, di-mi-ssio-ni !" Sui banchi del governo i soli Guardasigilli Mastella e il ministro degli Esteri D'Alema, sembrano i consoli britannici per le colonie quando le tribù indigene chiedono la testa del loro capo.
    Ci vuol poco a quel punto che le fiamme sull’indulto si spargono più o meno ovunque. "Il fatto che Mastella in aula a Montecitorio abbia annunciato di doversi assentarsi per andare a votare al Senato -ha sottolineato Gasparri- dimostra che questa coalizione è indecorosa. Mastella parla in aperto contrasto con Di Pietro, dimostrando che questo governo non una politica unitaria". Ma resta la domanda: esiste ancora un governo? E con che coraggio chiedono la fiducia sull’Afghanistan?
    reportage

  7. #37
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  8. #38
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    Il mercoledì nero di Prodi
    D'Alema si scopre filoamericano e spiazza il Professore

    E' stato un mercoledì nero quello trascorso dal professor Prodi fra politica estera ed interna e va detto che niente ha fatto il presidente del Consiglio per renderlo meno cupo.

    La cosiddetta conferenza di pace, come era chiaro, si è rivelata una passerella del ministro degli Esteri italiano, utile a ricordare agli Stati Uniti d'America che l'onorevole D'Alema non ha solo il volto ostile mostrato in occasione della guerra in Iraq, ma anche quello accondiscendente avuto in occasione della guerra in Kossovo. E se mai qualcuno sperava che dalla conferenza di Roma provenisse un documento di condanna dell'azione militare israeliana, una richiesta di cessare il fuoco immediato, e chissà che altro, il grande realismo di D'Alema ha evitato una posizione ridicola o velleitaria dell'Italia. E bene ha fatto anche il ministro degli Esteri a differenziare la posizione del governo italiano da quella libanese, che tra l'altro appare la stessa di Hezbollah, per lo meno nelle parole del presidente Berri.

    Prodi si è invece presentato alla Camera per dire che dopo la conferenza di Roma il "cessate il fuoco" tra Israele e Libano "è più vicino, molto più vicino". Ma più vicino da dove? Perché la cosa davvero sgradevole del vertice romano è che si è svolto proprio nella giornata di combattimenti più aspri fra israeliani ed Hezbollah, tali da far pensare che siamo alla svolta cruenta del conflitto, non certo al suo punto di stabilizzazione e riflessione. Se dunque il vertice ci ha ridato il D'Alema realistico e atlantista che avevamo già apprezzato in altri frangenti, al contempo abbiamo visto un Prodi illuso ed illusionista che davvero non appare in grado di guidare e tanto meno di capire l'evoluzione dello scenario della politica internazionale.

    Il problema vero, e per questo abbiamo parlato di un mercoledì nero del presidente Prodi (altrimenti ci saremmo limitati al giovedì mattina e al primo pomeriggio) è che il professore non appare nemmeno più comprendere lo scenario della politica interna, e di conseguenza rischia di essere messo presto da parte anche dello stesso. Perché il disagio ed il conflitto del ministro Mastella non dipende soltanto dal comportamento bizzarro, per così dire, del suo collega Di Pietro * visto che se voleva davvero opporsi all'indulto poteva minacciare le dimissioni dal governo, come fecero con risultati efficaci Lega ed An nella passata legislatura - ma dal fatto che il presidente del Consiglio è sostanzialmente stato d'accordo, se non sui comportamenti, sulle valutazioni del ministro delle Infrastrutture, così come scriveva proprio il "Corriere della Sera" di mercoledì: "Il governo vorrebbe l'indulto e al contempo vorrebbe tenersene fuori". Se allora un presidente del Consiglio condivide il dissenso di un suo ministro contro il disegno di legge di un ministro pur competetene e capace di orientare positivamente i due terzi del Parlamento, non capiamo come questo presidente del Consiglio possa pensare e pretendere di poter restare in carica ancora a lungo.

    E' vero che Romano Prodi continua a sostenere che dopo di lui non ci sarà nessun governo, ma solo le elezioni. Anche qui abbiamo l'impressione che ecceda nell'illudersi e soprattutto nella pratica di voler illudere. Ma non è detto che gli riesca.

    Roma, 27 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  9. #39
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    Amici, se i bananas fossero gente con la voglia di lavorare sarebbero cacchi amari, ma per fortuna tutti saappiamo che tipo di gente è quella lì, si presenta solo il 27 del mese a riscuotere l'assegno.

    Il Cavaliere si è incacchiato, cribbio, vuole il nome degli assenti poi da l'incarico a Schifani di cazziare Baccini il quale risponde col dito medio teso e dice "cazzo vuoi, pelatone".

    Il Giornale 28.7.06

    Il Cavaliere chiede la lista degli assenteisti: ora basta

    da Roma

    «Quindici, mi dicono che nel centrodestra c'erano quindici assenti. Ora basta, voglio nomi e cognomi». Mercoledì sera, quando arriva a Villa Miani per la cena organizzata con i senatori di Forza Italia sono ormai le undici. Il Senato è stato impegnato fino a qualche minuto prima con il voto sul Dpef, approvato con 154 «sì» contro 147 «no». E Silvio Berlusconi è furioso. Perché, sbotta rivolto ai primi senatori che gli si fanno incontro, «abbiamo perso un'altra occasione». «Incredibile», chiosa quasi sconsolato. Renato Schifani, capogruppo azzurro a Palazzo Madama, fa di conto e riporta i numeri alle loro giuste proporzioni. «Gli assenti - dice a Berlusconi - erano otto, di cui uno giustificato perché colpito da un aneurisma». Certo, ammette, «quei sette assenti sarebbero stati sufficienti a mandare la votazione in parità» (154 a 154). Con una conseguenza di non poco conto: la risoluzione di maggioranza sul Documento di programmazione economica e finanziaria che indica le linee guida della prossima Finanziaria non sarebbe passata. Insomma, un terremoto politico.
    Così, ci sta che Berlusconi reagisca con foga, prima decisamente infastidito e poi un po' sconfortato, perché «non è la prima volta che perdiamo l'occasione di mandarli sotto». Il Cavaliere chiede la lista degli assenti, e segue l'elenco scuotendo la testa: Giuseppe Firrarello e Pasquale Giuliano di Forza Italia; Francesco Divella, Alfredo Mantovano e Giuseppe Valentino di An; Mario Baccini dell'Udc; Giuseppe Leoni della Lega. Tra i senatori che non hanno votato c'è pure il vicepresidente di Palazzo Madama Roberto Calderoli, giustificato anche lui visto che stava presiedendo la seduta.
    Per i due azzurri (che non erano alla cena) si annunciano telefonate di fuoco, per gli altri l'ex premier non perderà occasione di far presente il problema ai rispettivi leader di partito. Ai suoi, Berlusconi lancia subito un appello: a Palazzo Madama occorre «serrare i ranghi». E ancora: «La prima cosa da fare, la più importante, è assicurare la presenza in Aula. Non dobbiamo lasciare nessuno spazio alla sinistra». Perché, spiega, «avremmo prevalso in diverse occasioni se fossimo stati più presenti». Insomma, «da ora in poi è questo il nostro compito e tutti devono tenerlo presente».
    D'altra parte, proprio sulla questione delle assenze della Cdl al Senato, qualche giorno fa si era aperta una dura polemica tra Schifani e Baccini. Con il primo a puntare il dito sul voto della scorsa settimana sui presupposti di costituzionalità del decreto Bersani-Visco, passato per cinque voti ma con altrettante assenze nel centrodestra (anche qui in caso di pareggio il testo non sarebbe passato). Tra cui quella di Baccini, a Londra per impegni istituzionali al seguito del presidente del Senato Franco Marini. «Si poteva evitare - aveva detto Schifani - visto che non si è mai visto un vicepresidente che va al seguito del presidente». «Schifani rivolga i suoi strali ai senatori di Forza Italia, sempre che siano disposti ad ascoltarlo», aveva replicato l'esponente dell'Udc. E ancora: «Rispondo dei miei comportamenti ai miei elettori e non prendo ordini da nessuno. Come fare opposizione, poi, io e tanti validi colleghi lo abbiamo ben chiaro. Schifani evidentemente no».

  10. #40
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    Mastella: Di Pietro pensi a cantieri
    Continua il botta e risposta tra i due


    "Io mi occupo del pianeta carceri, così come il ministro delle Infrastrutture si occuperà del cantiere della A3", ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Di Pietro non intende però tirarsi indietro nella battaglia contro l'indulto al Senato e, come promesso, ha pubblicato sul suo sito l'elenco dei deputati che hanno votato sì al provvedimento.

    http://www.tgcom.mediaset.it/politic...lo320933.shtml

 

 
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