
Originariamente Scritto da
calvin
Cronaca di una dissoluzione annunciata
"Se Bertinotti conferma la censura che ha rivolto all'organo di informazione dell'Idv, il partito ne farebbe una questione di fiducia politica non scevra di conseguenze per questa maggioranza". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro replicando al presidente della Camera Fausto Bertinotti, che oggi ha definito "deplorevole" l'intenzione di Di Pietro di pubblicare sul suo sito i nomi dei parlamentari che hanno votato contro l'esclusione del voto di scambio mafioso dai benefici dell'indulto.
E’ l’ultimo capitolo di una quarantotto ore da infarto per la coalizione di governo. Perché le tensioni che sono esplose nella discussione parlamentare sugli emendamenti al provvedimento di indulto, non solo si sono temperate, ma hanno lasciato il segno. Pensiamo ai rapporti fra l’Italia dei valori e Rifondazione comunista. Ad esempio gli “imbecille”, “buffone”, “ipocrita”, che gli onorevoli Farina, Folena e Gibelli hanno rivolto al loro collega di maggioranza Borghesi che accusava il loro partito di salvare dalla galera “tutti coloro che hanno fatto morire la gente a causa di infortuni sul lavoro”. Argomenti e toni sbagliati utili solo ad esasperare gli animi, in un contesto che appariva da commedia. La voce ad esempio, che il ministro Mastella era appena entrato nell’emiciclo ed era subito tornato sui suoi passi avendo visto Di Pietro ai banchi del governo. Tanto che l’onorevole Vietti si chiedeva come fosse possibile che il ministro guardasigilli non seguisse il dibattito in aula su un suo decreto ed il governo veniva rappresentato dal ministro che a detto decreto era contrario fino alla mobilitazione di piazza. “Ma c’è ancora un governo?”, chiedeva l’onorevole Vietti. E la domanda non era mica poi tanto retorica.
Perché è vero che alla fine Mastella si è presentato nell’emiciclo di Montecitorio, accolto da uno scrosciante applauso della Cdl e dagli "Oh...", in tono di sorpresa.
Ma facevano impressioni le sei sedie vuote di distanza che lo separavano dal collega delle infrastrutture Antonio Di Pietro. Il quale facendo finta di niente, continuava a telefonare, a scrivere, a tenere la testa china sul banco, qualunque cosa insomma, pur di evitare di rivolge lo sguardo al collega. La situazione paradossale non sfugge ai banchi di An dai quali si leva il grido: “Bacio, Bacio”. A quel punto, per la prima volta, Di Pietro leva lo sguardo e accenna ad un sorriso al quale però Mastella non risponde minimamente. Non è una love story. Ma il finale potrebbe essere tragico lo stesso, per il governo, più che per il pubblico.
Ed eccolo allora il ministro Guardasigilli iniziare il suo intervento: "Chiedo scusa laddove sia apparsa una forma di scarsa considerazione rispetto a quest'Aula nella quale ho passato tanti anni della mia vita parlamentare": Mastella ribadisce di essere "personalmente favorevole all'indulto e, ove ci fosse, all'amnistia. Tuttavia - sottolinea - su questo non c'è una opinione del governo perché si tratta di una materia riservata al Parlamento". Ecco, si vota l’indulto, il governo non ha un’opinione.
E l'Udc apprezza "l'intervento di Mastella per la sua sincerità e i toni appassionati", ma nel complesso lo ritiene, "tardivo e insufficiente". E’ sempre Vietti che infierisce: "Manca del tutto, in questo dibattito, l'indicazione di cosa pensi il governo sull'indulto. Sia da un punto di vista politico, sia da un punto di vista tecnico. Da parte dell'esecutivo c'è solo un silenzio assoluto". Vietti comprende che Mastella "debba mantenere molte posizioni" sia come ministro, sia come senatore, sia come sindaco, ma afferma "che noi avremmo preferito averlo qui in aula come interlocutore". E Di Pietro per essere ancora più esauriente lascia i banchi del governo. Bondi non perde lo spazio per la battuta: "E' in atto nel governo uno scontro tra Mastella e Di Pietro. Si tratta di uno spettacolo penoso e indegno per le Camere. E' solo grazie al senso di responsabilità di Forza Italia che l'indulto va avanti in Parlamento". E non contento gira la lama nella piaga: "Proprio ieri -ha detto l'esponente azzurro- ho chiesto al presidente Bertinotti se lui ritenesse dignitoso per il governo e il Parlamento il comportamento del ministro Di Pietro, che si autosospende, che alimenta l'opposizione nei confronti della sua stessa coalizione e poi va in piazza" a protestare.
E Bertinotti aveva dato la sua risposta con la contestazione del sito.
La storia del sito scatena la rabbia dell’opposizione non ci vede più. L’affondo lo dà Pier Ferdinando Casini, che si alza in piedi dal suo posto e, gridando, chiede le dimissioni del ministro, "quantomeno per coerenza". A questo punto i deputati della Cdl applaudono e cominciano a scandire in coro: "di-mi-ssio-ni, di-mi-ssio-ni !" Sui banchi del governo i soli Guardasigilli Mastella e il ministro degli Esteri D'Alema, sembrano i consoli britannici per le colonie quando le tribù indigene chiedono la testa del loro capo.
Ci vuol poco a quel punto che le fiamme sull’indulto si spargono più o meno ovunque. "Il fatto che Mastella in aula a Montecitorio abbia annunciato di doversi assentarsi per andare a votare al Senato -ha sottolineato Gasparri- dimostra che questa coalizione è indecorosa. Mastella parla in aperto contrasto con Di Pietro, dimostrando che questo governo non una politica unitaria". Ma resta la domanda: esiste ancora un governo? E con che coraggio chiedono la fiducia sull’Afghanistan?