Maggioranza liquefatta
Una presa di coscienza imporrebbe le dimissioni del governo Prodi
E' davvero difficile credere, all'indomani del voto sull'indulto alla Camera, se esistano ancora una maggioranza ed un governo. Le polemiche forsennate fra l'Italia dei Valori ed il resto dell'Unione, e quelle certo non più contenute fra Rifondazione ed il Pdci, sono tali da far cadere non solo ogni prospettiva di azione comune, ma anche i rapporti minimi di civile convivenza che dovrebbero vivere fra partiti, alleati o meno che siano.
Colpisce che davanti a un tale sfascio il presidente del Consiglio tiri dritto e si trinceri dietro i voti di fiducia. Perché la crisi che attraversa la maggioranza è grave, profonda, preoccupante: di difficile, per non dire impossibile, soluzione. Prima se ne prende atto e si cercano nuove strade, meglio è. Vogliamo anche ricordare il recente intervento del Capo dello Stato sulla esiguità numerica di una maggioranza che pretenderebbe, per avere una autentica legittimità politica, per lo meno una necessaria compattezza. E' proprio questa compattezza che manca, come si è visto dal dibattito parlamentare, e che induce a pensare come sia per lo meno avventuroso andare avanti in frangenti di questo genere. Un soprassalto di coscienza imporrebbe le dimissioni del governo, irrigidirsi invece nella difesa dello stesso ci sembra non solo inutile - la crisi si aprirà lo stesso - ma anche dannoso per il Paese. Che vi sia questa consapevolezza anche all'interno della stessa maggioranza è del resto chiaro dalle dichiarazioni che da più voci sono venute proponendo un allargamento. Non vi è però allargamento possibile senza coinvolgere in prima persona il principale partito dell'opposizione, il solo che può garantire la sicura e necessaria stabilità. Non sarebbero infatti sufficienti i voti dell'Udc o di parte dell'Udc in condizioni simili, ammesso mai che il partito di Casini, cosa che non crediamo, volesse imbarcarsi nel sostegno di una coalizione di governo tanto fragile e convulsa. Il presidente Berlusconi ha dato questa disponibilità fin dal primo giorno della nuova legislatura analizzando realisticamente il voto popolare. Oggi questa sua proposta appare ancora più necessaria. Domani sarà indispensabile. Dopodomani, invece, potrebbe essere troppo tardi.
Roma, 28 luglio 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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