Guerra in Medioriente
E' possibile cessare il fuoco solo se viene smantellata Hezbollah
Rispetto all'opinione di Polo Pombeni o Antonio Ferrari che ci spiegano, rispettivamente su "Messaggero" e "Corriere della Sera", dell'attesa e delle promesse per l'imminente conferenza romana sul Medio Oriente, o al sospetto lasciato da Eugenio Scalfari, nel suo editoriale di domenica per la "Repubblica" - e cioè che in fondo l'iniziativa del governo italiano serve a poco, per non dire a niente - noi crediamo che con il vertice di Roma si prepari qualcosa di politicamente interessante.
Perché è vero che Scalfari ha il realismo e la sensibilità sufficienti per comprendere come l'evoluzione dello scenario bellico sia tale da non consentire un ruolo a mediatori politici: qui non si tratta di restituire i soldati israeliani rapiti, ammesso che siano ancora vivi. Si tratta fondamentalmente della minaccia che l'Iran di Ahmadinejad rappresenta per Israele con il suo avamposto militare in Libano, Hezbollah.
Poi una conferenza di pace dovrebbe avere la prerogativa di vedere i principali soggetti impegnati nel conflitto al tavolo negoziale. Ed è evidente che non si tratta di questo, proprio perché Israele, Siria e Iran saranno assenti dal vertice di Roma. Vi saranno però altri Stati arabi, oltre che gli Usa, con il segretario di Stato Condoleezza Rice.
Gli Stati arabi presenti hanno rapporti controversi con Israele, ma di certo non hanno interesse ad una egemonia dell'integralismo sciita iraniano nell'area. Sauditi, giordani, egiziani sono principalmente sunniti. Sciita è solo il governo siriano anche se la maggioranza di quel paese è sunnita, all'inverso di quello che era l'Iraq di Saddam. Per cui sarebbe semmai curioso scoprire che i leader arabi moderati presenti a Roma si scoprissero equidistanti da Israele e dai suoi rivali siriani ed iraniani, con semmai una leggera propensione alle ragioni di Israele che in fondo nel conflitto in Libano contrasta l'espansionismo sciita.
Quanto agli Usa, essi hanno tutto l'interesse a lavorare per fare emergere le responsabilità iraniane e a distaccare politicamente il mondo arabo dall'Iran e lasciare isolato il governo di Assad, che non ha pochi problemi con Washington. Tanto che la posizione annunciata dalla Rice è sì "cessate il fuoco", ma solo "alle dovute condizioni".
Le dovute condizioni significano smantellare la forza di Hezbollah, milizia che si sarebbe già dovuta ritirare con gli israeliani dopo le prime offensive nella terra dei cedri e che invece si sono ramificate ed estese. Per cui non ci si può stupire che l'intero Libano paghi le conseguenze di quanto sta avvenendo, visto che, invece di disarmare Hezbollah, lo ha portato perfino al governo.
Il vertice di Roma magari non servirà a molto per gli esiti del conflitto, ma molto ci potrà dire sul piano politico, incluso il ruolo dell'Italia, che forse scoprirà finalmente l'impossibilità dell'equivicinanza, sostenuta dal titolare degli Esteri, soprattutto se gli stessi paesi arabi della regione diffidano dell'ingerenza iraniana e siriana negli affari del Libano e la ritengono alla base dell'offensiva israeliana. Forse non è il momento della pace, ma di certo è il momento che il governo italiano cambi posizione politica.
Roma, 24 luglio 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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