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La Malfa: il governo cadrà e sarà l'ora dei liberali
• da La Stampa del 24 luglio 2006, pag. 8
«Bisogna guardare oltre. Questo bipolarismo non funziona. Altro che "muscolare" come dice il mio amico Bruno Tabacci. Qui di muscolare al massimo c'è l'aspirazione. Il governo Prodi, come palesano le dichiarazioni del presidente della Repubblica Napolitano e di quello del Senato Marini, cadrà. E allora bisognerà affrontare i problemi che l'economia italiana si trascina da quindici anni». Giorgio La Malfa dice apertamente che è questo il motivo per cui ha lasciato la presidenza di un partito, i Repubblicani, che è stato per cmquant'anni una cosa sola con il suo cognome. «Voglio essere più libero». Ma non, stando ai boatos di Montecitorio, per entrare in un governo D'Alema o di Grande Coalizione. L'ex ministro delle Politiche comunitarie dice che il suo è un progetto di più ampio respiro: «Voglio dialogare con componenti dell'una e dell'altra parte e capire se c'è lo spazio per costruire un soggetto autenticamente liberale».
La Malfa cita i suoi vecchi alleati di governo Tremonti, Casini e Berlusconi, ma in questo caso ci tiene a sottolineare le convergenze con un pezzo di centro-sinistra. «Seguo con attenzione l'evoluzione dei Radicali e di Daniele Capezzone. Ma sulle questioni dell'economia ci sono punti di contatto sia con Rutelli che con Bersani». Sembra uno spot per il partito Democratico. «La parola mi ha sempre affascinato, ma resta il fatto che la Margherita non andrà mai nel partito dei socialisti europei, i Ds non andranno mai altrove. Invece io mi sono sempre ispirato alla terza forza liberale, minoritaria ma determinante nella formazione dei governi di tutto il continente».
In tempi di maggioranze «sexy», come direbbe Prodi, sorge spontaneo chiedere al deputato La Malfa se nel suo appello non ci sia il preludio di un imminente avvicinamento all'attuale maggioranza. O, come dicono le voci del Transatlantico, ad un governo diverso. In questi giorni fra Camera e Senato si votano tre provvedimenti. Sul primo il centro-sinistra si gioca la credibilità in politica estera, sugli altri due quella sulla politica economica. Il deputato non promette alcun sostegno. Sul rifinanziamento dice che se il centro-destra al Senato decide di «mettere in evidenza» le contraddizioni di questo governo «fa un'operazione legittima». Idem sulla manovra-bis e sul pacchetto Visco-Bersani: «Se mettono la fiducia voto no. Perché quel pacchetto è cosa diversa da quando fu varato, soprattutto nella parte fiscale».
Per l'ormai ex leader dei Repubblicani proprio sulla questione delle tasse si misura l'«incapacità» del governo Prodi di portare avanti «una chiara strategia» di politica economica. «Con la lotta all' evasione non si va da nessuna parte. E' un'illusione, erba trastulla. L'unico modo per rimettere a posto i conti è sostenere la crescita. E per crescere di più bisogna tagliare la spesa, abbassare le aliquote e fare privatizzazioni per abbattere il debito». Su questo punto «nemmeno l'autorevolissimo Tommaso Padoa Schioppa dimostra di potersi imporre». Nel Dpef la crescita alla fine della legislatura, nel 2011, è stimata all'l,7%. «Non al 3-3,5% della Spagna, dell'Irlanda o della Gran Bretagna. E sa perché? Perché sospetto che nemmeno lui crede alla possibilità di fare di più per la crescita. Con la zavorra di Rifondazione al massimo può imporre il rigore finanziario e più tasse». Insomma, per ora La Malfa smentisce di avvicinarsi a qualsivoglia futuribile governo, ma resta affezionato all'idea espressa subito dopo la vittoria del centrosinistra: «Prodi cadrà». Allora disse che sarebbe nato sicuramente un governo di Grande Coalizione, ora ci crede meno. «Se i leader più responsabili del centro-sinistra, D'Alema e Rutelli, avessero detto subito dopo il voto che era necessario, quel governo avrebbe potuto avere persino un premier politico. Ora è tutto più difficile...»




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