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  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Perdonatemi, spero che non mi consideriate solo uno sterile provocatore.
    Il condannare lo steriminio sistematico degli ebrei intrapreso in quegli anni non mi sembra che sia assimilabile ad un giudeizzamento.
    Colui che è indicato come il "Papa" ha espresso sdegno per un omicidio di massa, compiuto in nome di Dio che, mi pare, condanna in modo inequivocabile il togliere la vita ad un'altra persona. Non c'è alcun distinguo, nelle Sacre Scritture, tra credenze di sorta.
    Lo sterminio nel quale furono compresi primariamente gli ebrei è legittimato in qualche modo dall'accusa di Deicidio?
    Alla tua domanda vi è una sola risposta: no. Le sofferenze degli ebrei non sono legittimizzate dal Deicidio (non è una accusa, stà scritto nelle S.Scritture). Vorrei ora affermare che l'uccisione di un'altra persona è lecita ed ammessa dalla dottrina della Chiesa a solo una condizione: che il condannato sia colpevole (possiamo ragionare su quale reato meriti la morte dell'esecutore). Il comandamento non uccidere intende, non uccidere l'innocente, si deve stare dalla parte di Abele non di Caino. La pena capitale di solito è stata applicata a reati violenti, quali omicidio volontario (magari efferato). Coloro che sono colpevoli di omicidio a volte, infatti, desiderano la morte, perché il senso di colpa è per loro devastante (tuttavia per altri non lo è a sufficenza). Sottolineo che non deve muovere la mano degli uomini la vendetta, ma solo il senso di giustizia.

  2. #12
    Pasdar
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    Citazione Originariamente Scritto da Sùrsum corda! Visualizza Messaggio
    Alla tua domanda vi è una sola risposta: no. Le sofferenze degli ebrei non sono legittimizzate dal Deicidio (non è una accusa, stà scritto nelle S.Scritture). Vorrei ora affermare che l'uccisione di un'altra persona è lecita ed ammessa dalla dottrina della Chiesa a solo una condizione: che il condannato sia colpevole (possiamo ragionare su quale reato meriti la morte dell'esecutore). Il comandamento non uccidere intende, non uccidere l'innocente, si deve stare dalla parte di Abele non di Caino. La pena capitale di solito è stata applicata a reati violenti, quali omicidio volontario (magari efferato). Coloro che sono colpevoli di omicidio a volte, infatti, desiderano la morte, perché il senso di colpa è per loro devastante (tuttavia per altri non lo è a sufficenza). Sottolineo che non deve muovere la mano degli uomini la vendetta, ma solo il senso di giustizia.
    Le tue parole mi scaldano il cuore.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  3. #13
    Bibidibobidibù
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    Citazione Originariamente Scritto da Sùrsum corda! Visualizza Messaggio
    Il comandamento non uccidere intende, non uccidere l'innocente, si deve stare dalla parte di Abele non di Caino.
    dove sta scritto questo?

  4. #14
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    Lightbulb

    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Visualizza Messaggio
    dove sta scritto questo?
    Perchè è stupido pensare che siamo tutti innocenti, deve esserci quindi una pena per chi trasgredisce proporzionale all'errore. Hai ucciso, quindi puoi essere punito con la morte. La Chiesa infatti non è mai stata contro la pena da morte e tuttavia non ne richiede esplicitamente la presenza dove non sia contemplata nel diritto positivo di uno stato. Se avessi ucciso sarei consapevole di potere meritare la morte, quindi per dignità potrei anche decidere di non oppormi, sempre che il coraggio lo permetta. Trasgressione-punizione è una costante nelle S.Scritture, se stai dalla parte di Dio non puoi che avere una idea certa sul tema. Non uccidere l'innocente è talmente evidente che risulta inutile specificarlo. Dio infatti mica nega il paradiso ai giusti suoi servi, ma a coloro che non lo hanno voluto amare. La morte dell'anima si deve temere in quanto definitiva. Personalmente ritengo sempre che si debba con tutte le forze, indurre la gente a cambiare la vita in meglio, ad amare Dio e il prossimo, a sperare sempre che si possa vivere in pace con Dio, gli uomini e noi stessi; in questa ottica un carcere a vita (per davvero, magari lavorando) può essere propedeutico alla conversione del "reprobo".

  5. #15
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    Predefinito "Gad Lerner, giù le mani da Papa Ratzinger"

    Gad Lerner, giù le mani da Papa Ratzinger

    di RENATO FARINA
    Libero 9 febbraio 2008

    La lista diffusa per internet di un elenco di professori ebrei o comunque solidali con Israele è orribile. Si sente l'odore dei pogrom di fine ottocento in Russia, l'abbaiare dei cani nella caccia nazista al giudeo. Verrebbe voglia di dire: aggiungete il mio nome alla lista. Il professor Joseph Ratzinger lo farebbe. Per questo mette tristezza vedere come, con il medesimo scandalo della lista oscena, si sia scritto che Benedetto XVI ha fatto un grave torto agli ebrei. Non è così. Proprio no. E non hanno ragione autorevoli rabbini come Riccardo Di Segni e Giuseppe Laras o un giornalista del peso di Gad Lerner a ritenere un'ingiuria la decisione del Papa di continuare a pregare per la conversione dei "fratelli maggiori". Dove sta l'offesa? Desiderare che uno ami Gesù Cristo come lo ami tu, e sia riconosciuto come centro del cosmo e della storia, non è una pretesa, un'imposizione, un giudizio: ma c'è lo stesso sentimento per cui si augura a un amico di condividere con te l'ideale più puro e vero. Così lui farà con te. La vita è questo intreccio. C'è reciprocità. E non mi pare un'infamia, ma esattamente il colore dell'amicizia. Come diceva Wojtyla: "Non c'è dialogo se non è messa in conto la conversione".
    I fatti sono questi. Nel messale romano tridentino, detto anche di San Pio V, era prescritta per il Venerdì Santo una preghiera per gli ebrei: la "Oratio pro iudaeis". Erano definiti "perfidi". Invano Ildefonso Schuster, oggi beato, si batté perché fosse modificata. Lo fece Giovanni XXIII. Nel 1962 (si trattava sempre della messa tridentina in latino) consacrò questa nuova formulazione: "Preghiamo anche per gli ebrei. (...) O Dio onnipotente ed eterno, che non rigetti dalla tua misericordia neppure gli Ebrei, esaudisci le suppliche che ti rivolgiamo per questo popolo accecato, affinché ammetta che il Cristo è la luce della tua verità, ed esca così dalle tenebre". Niente più "perfidi" ma nelle tenebre, secondo il linguaggio neotestamentario, per non aver accolto la luce, il Verbo, il Cristo. Nel Messale di Paolo VI (1970), sostitutivo del precedente, la preghiera è diventata: "Preghiamo per gli ebrei. Il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell'amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza".
    Cosa è successo di nuovo? Nel luglio 2007 Benedetto XVI ha reintrodotto la possibilità di dir messa secondo il rito tridentino. Dunque ridando agli ebrei il titolo di "perfidi" (i lefebvriani non hanno mai riconosciuto le correzioni di papa Roncalli) o come minimo di "ottenebrati". L'Anti-Defamation League, associazione contro l'antisemitismo, se n'è accorta subito e ha messo la Messa antica del venerdì santo nella lista degli orrori: tra le "dieci questioni che hanno ferito gli ebrei nel 2007". Ma Ratzinger non aveva nessuna intenzione di dare il permesso di offendere gli ebrei tacciandoli di ciechi. Nemmeno però poteva incistare nel Messale antico il nuovo testo di Montini: sarebbe stato un corpo estraneo, un non senso. Così, lavorando con il cardinal Walter Kasper (un teologo di alto rango) ha confezionato questa preghiera per il Venerdì santo. La proponiamo in latino: "Oremus et pro iudaeis ut Deus et Dominus noster illuminet corda eorum, ut agnoscant Iesum Christum salvatorem omnium hominum. Oremus. Flectamus genua. Levate. Omnipotens sempiterne Deus, qui vis ut omnes homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant, concede propitius, ut plenitudinem gentium in Ecclesiam Tuam intrante omnis Israel salvus fiat. Per Christum Dominum nostrum. Amen". Insomma, si prega perché Israele si converta e sia così salvo riconoscendo Cristo Signore. Lo si chiede in ginocchio (Flectamus genua).
    I rabbini hanno protestato con sdegno. Di Segni ha chiesto di chiudere "dopo 43 anni" il dialogo con il Vaticano: "Tutto urta la nostra sensibilità, ci troviamo dinanzi al peggio". Laras: "Si nega il presupposto stesso del dialogo, il rispetto per ciò che l'altro è. Si legittima un'idea di dialogo finalizzato, in realtà, alla conversione degli ebrei al Cattolicesimo, cosa che è ovviamente per noi inaccettabile". Gad Lerner sulla prima pagina di Repubblica sostiene: perché fra tutti i popoli che ci sono, si sceglie di pregare solo per quello ebreo? Perché ratzinger continua a considerare Israele un "popolo maledetto".
    Posso dirlo con certezza. Non è affatto così. Basti leggere i volumi dedicati all'argomento dal Prefetto della Fede (allora) e dal Papa (oggi). Uno dei suoi primi gesti è stato di voler pregare nella sinagoga di Colonia, e per questo è stato stramaledetto dai tradizionalisti. Molti di essi oggi gli imputano di vergognarsi della Chiesa perché ha eliminato la formula "perfidi giudei". Scrivendo di questo permanente odio, do ragione ai rabbini e a Gad su un punto non secondario: c'è antisemitismo nella pancia di tanto cattolicesimo tradizionalista. Ma sono settori marginali. Oggi l'antisemitismo in casa cattolica si gioca sul versante progressista, proprio dove stanno tanti amici di Lerner e di Di Segni ed avversari di Ratzinger: a costoro ripugna la pretesa ratzingeriana di "Cristo Unico salvatore", sono per il dialogo in cui della conversione degli altri nulla importa, siano essi ebrei o musulmani o atei: per loro il dialogo è il restare tutti sulle stesse posizioni di partenza. Ma costoro detestano e avversano nelle viscere e nella politica la concezione religiosa ebraica. Quella dove Dio, popolo, alleanza, terra promessa non sono dati della mente ma trovano concretezza storica nello Stato di Israele. Altro che Ratzinger maledicente gli ebrei. Bisogna davvero essere degli irresponsabili a propagandare simili deformazioni del pensiero altrui. Poi non ci si meravigli se cacciano il Papa dalla Sapienza. Ritengo la frase di Gad Lerner una ingiuria al Pontefice, ma non è la prima che trova spazio sul quotidiano di Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari.
    P.S. Ci sono molte cose che sarebbe necessario mettere sul tavolo a proposito del rispetto reciproco tra ebrei e cristiani. Non mi risulta siano state cancellate, né che il Papa l'abbia chiesto - proprio perché capisce il dolore di Israele, e ne chiede ancora scusa - alcune benedizioni tuttora liberamente pronunciate in sinagoga. Ad esempio la birkat-ha minim (benedizione contro gli eretici) della liturgia giudaica: "Che per gli apostati non ci sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il regno dell'orgoglio e periscano in un istante i nazareni (i giudeo-cristiani, ndr) e gli eretici: siano cancellati dal libro dei viventi e con i giusti non siano iscritti. Benedetto sei tu Yahweh che pieghi i superbi". Questa è la dodicesima benedizione nella forma primitiva. Oggi è più diffusa, nel Talmud babilonese, una versione diversa: "Per i calunniatori e gli eretici non vi sia speranza, e tutti in un istante periscano; tutti i Tuoi nemici prontamente siano distrutti, e Tu umiliali prontamente ai nostri giorni. Benedetto Tu, Signore, che spezzi i nemici e umili i superbi". Nessuna delle due è il massimo della benevolenza, e non sarebbe male se i rabbini Di Segni e Laras, oltre che Gad Lerner, si battessero per cancellare o almeno addolcire queste benedizioni. Come si dice. par condicio, fratelli maggiori.

  6. #16
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    Ratzinger si conferma interprete volenteroso dei desideri degli ebrei

    Ratzinger e la preghiera per i Giudei


    Doc. n. 1 – Ratzinger fa cambiare la preghiera per i Giudei nel Messale di san Pio V

    In una nota del 4 febbraio 2008 la Segreteria di Stato vaticana ha reso noto che "l'Oremus et pro Iudaeis della Liturgia del Venerdì Santo", contenuto nel Messale del 1962 (con il titolo Pro conversione Judaeorum) è stato sostituito da un nuovo testo che, recita la nota, "dovrà essere utilizzato, a partire dal corrente anno, in tutte le Celebrazioni della Liturgia del Venerdì Santo con il citato Missale Romanum". Il nuovo testo è il seguente:
    Oremus et pro Iudaeis. Ut Deus et Dominus noster illuminet corda eorum, ut agnoscant Iesum Christum salvatorem omnium hominum.
    Oremus. Flectamus genua. Levate.
    Omnipotens sempiterne Deus, qui vis ut omnes homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant, concede propitius, ut plenitudine gentium in Ecclesiam Tuam intrante omnis Israel salvus fiat. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

    Il sito della Radio Vaticana riporta una traduzione in lingua italiana:
    Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini. Dio Onnipotente ed eterno, Tu che vuoi che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, entrando la pienezza dei popoli nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo.

    Il testo tradizionale dell’orazione, prima delle riforme, era:
    Orémus et pro pérfidis Iudaéis: ut Deus et Dóminus noster áuferat velámen de córdibus eórum; ut et ipsi agnóscant Iesum Christum Dóminum nostrum.
    Omnípotens sempitérne Deus, qui étiam iudáicam pérfidiam a tua misericórdia non repéllis: exáudi preces nostras, quas pro illíus pópuli obcæcatióne deférimus; ut, ágnita veritátis tuæ luce, quæ Christus est, a suis ténebris eruántur. Per eúndem Dóminum. R/. Amen.

    Traduzione italiana(da: Messale Romano, LICE – Berruti,& C., Torino 1936):
    Preghiamo anche per i perfidi Giudei, affinché Dio nostro Signore tolga il velo dai loro cuori e riconoscano anch'essi Gesù Cristo, Signore nostro.
    Dio onnipotente ed eterno, che non ricusi la tua misericordia neppure ai perfidi Giudei, degnati esaudire le preghiere che noi ti rivolgiamo per questo popolo cieco affinché, riconoscendo la luce della tua verità, che è il Cristo, siano liberati dalle loro tenebre. Per lo stesso Signore.

    Doc. n. 2 - Commento di don Francesco Ricossa, superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii

    Come è noto, la correzione del testo liturgico tradizionale è stato richiesto dalla comunità ebraica dopo la "promulgazione" del Motu Proprio Summorum Pontificum.
    Si ripete perciò quanto accadde con il Vaticano II e la successiva riforma liturgica, e cioè che quello che avrebbe dovuto essere insegnamento e preghiera della Chiesa venga invece dettato o perlomeno influenzato da chi è estraneo e persino contrario alla Chiesa.
    La richiesta della comunità ebraica viene però incontro ai progetti personali di Joseph Ratzinger, il quale ha da tempo e più volte preconizzato una "riforma della riforma" liturgica mediante un amalgama e una contaminazione del rito Romano e di quello riformato dopo il Vaticano II in chiave ecumenista. Lo stesso Motu proprio prevede e auspica questa contaminazione; la celebrazione versus Deum ma con il rito montiniano alla Cappella Sistina ne è stato un esperimento; la nuova riforma dell'orazione pro Judaeis della Settimana Santa l'ultimo esempio.
    Come abbiamo già avuto modo di dire, il Rito Romano tradizionale che non si è riusciti a sopprimere con 40 anni di divieti e di persecuzioni rischia ora (se ciò fosse mai possibile) di scomparire mediante fusione e contaminazione col rito riformato.
    Qualcuno obietterà che nella nuova orazione per i Giudei si chiede la loro conversione, mentre nell'orazione riformata da Paolo VI si chiede la loro fedeltà all'Alleanza (!), ovverosia, di fatto, il perseverare nell'errore. A questa obiezione si può facilmente rispondere: prima di tutto che non è l'orazione riformata che è stata modificata, pur essendo essa scandalosa e inaccettabile per la fede cristiana; essa continua a far parte del "rito ordinario" che di fatto è ancora celebrato ovunque nelle nostre chiese; e poi che al contrario è l'orazione tradizionale che è stata modificata e nuovamente proibita, come se fosse impronunciabile.
    La nuova orazione prevista per chi userà il messale "del 1962" dev'essere giudicata non solo per quello che dice, ma per quello che si rifiuta di dire: si rifiuta cioè di ammettere con San Paolo che il popolo una tempo eletto - rifiutando Gesù Cristo - è come accecato e nelle tenebre. San Paolo lo sapeva bene, lui che - da fariseo uccisore di cristiani qual era - convertito dal Signore sulla via di Damasco, fu colpito da una misteriosa cecità fino a che, col battesimo, fu liberato dalle tenebre del giudaismo e vide la Luce vera che splende nelle tenebre, Gesù Cristo il Verbo di Dio.
    La nuova orazione ratzingeriana chiede per i giudei la luce di Cristo, ma nega che essi si trovino nelle tenebre del rifiuto di Cristo, vergognandosi della parola rivelata (2 Cor 3, 15-16), come se i Giudei dovessero solo progredire nella via di Dio e non anche uscire dall'errore.
    Una simile decisione non può essere attribuita solo alla "Segreteria di Stato", come alcuni cercheranno di dire, anch'essi ciechi volontari, ma allo stesso Benedetto XVI ai cui ordini è la Segreteria di stato; non può essere attribuita invece alla Chiesa Cattolica, sposa immacolata di Cristo, ed a Cristo stesso.
    Auspichiamo che i cattolici siano coerenti, e sappiano rifiutare un piatto (il "Motu Proprio”, i vari indulti, la stessa messa se celebrata "una cum")" che, ancora una volta, dimostra essere null'altro che un dono avvelenato.


    Verrua Savoia, 6 febbraio 2008



    Don Francesco Ricossa

  7. #17
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    2000 anni fa, 1000 anni fa,70anni fa , oggi.

    DIO E' CON NOI


  8. #18
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    Exclamation L'attacco al Papa del Rabbinato italiano sul mensile dei Gesuiti

    «Con Benedetto XVI il dialogo tra cattolici ed ebrei torna indietro di 50 anni»
    I rabbini italiani sabato non parteciperanno alla Giornata sull'ebraismo indetta dai vescovi

    ROMA - I rabbini italiani non parteciperanno sabato 17 gennaio alla Giornata sull'ebraismo, indetta dalla Confrenza episcopale italiana (Cei), in quanto con Benedetto XVI il dialogo cattolici-ebrei è tornato indietro di 50 anni. Lo afferma il rabbino capo di Venezia, Elia Enrico Richetti, in un intervento per il mensile dei gesuiti «Popoli». Lo scorso 30 ottobre il Papa aveva invece definito «fruttuoso» il dialogo tra cristiani ed ebrei, dopo aver difeso Pio XII affermando che durante la seconda guerra mondiale «aiutò gli ebrei in silenzio».

    DIALOGO INUTILE - Il rabbino Richetti scrive che secondo l'attuale pontefice «il dialogo è inutile perché in ogni caso va testimoniata la superiorità della fede cristiana» e in tal modo si va verso «la cancellazione degli ultimi cinquant'anni di storia della Chiesa. In quest'ottica, l'interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa è la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso dalla sua somma autorità». All'origine della crisi del dialogo c'è la decisione di Joseph Ratzinger del ritorno della Messa in latino con il messale tridentino di San Pio V nel quale si invoca la conversione degli ebrei alla verità cristiana. «Nelle preghiere del Venerdì Santo», dice Richetti, «è contenuta una preghiera che auspica la conversione degli ebrei alla "verità" della Chiesa e alla fede nel ruolo salvifico di Gesù. A onor del vero, quella preghiera, che nella prima formulazione definiva gli ebrei "perfidi", ossia "fuori dalla fede" e ciechi, era già stata "saltata" (ma mai abolita) da Giovanni XXIII. Benedetto XVI l'ha espurgata dai termini più offensivi e l'ha reintrodotta», scrive il rabbino capo di Venezia.

    RIFLESSIONE - «Da questo momento la parte ebraica si è presa una pausa di riflessione nel dialogo con la Chiesa cattolica e si è avviata una fase di contatti e tentativi di mediazione. Purtroppo i risultati si sono dimostrati deludenti. Si sono registrate reazioni "offese" da parte di alte gerarchie vaticane». Conclude infine Richetti: «Dialogare vuol dire rispettare ognuno il diritto dell'altro a essere se stesso, cogliere la possibilità di imparare qualcosa dalla sensibilità dell'altro, qualcosa che mi può arricchire. Quando l'idea di dialogo come rispetto sarà ripristinata, i rabbini italiani saranno sempre pronti a svolgere il ruolo che hanno svolto negli ultimi cinquant'anni».

  9. #19
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    Predefinito La decisione del Papa riapre scontro Santa Sede-ebrei

    CITTA' DEL VATICANO - La decisione di Benedetto XVI di ritirare la scomunica ai quattro vescovi ultra-tradizionalisti ordinati nel 1988 da monsignor Marcel Lefebvre, tra i quali il ''negazionista'' Richard Williamson, getta nuova benzina sul fuoco della scontro fra Santa Sede e mondo ebraico e allarga ulteriormente il fossato tra due fronti che da decenni non si trovavano su posizioni cosi' distanti. Alti esponenti della religione ebraica hanno immediatamente contestato - e con toni di inedita durezza - il fatto che il 'perdono' pontificio non abbia tenuto conto delle dichiarazioni revisioniste e negazioniste sull'Olocausto fatte dal britannico Williamson.

    Quest' ultimo, in un'intervista alla tv svedese, rilasciata nello scorso novembre ma mandata in onda tre giorni fa, ha affermato di non credere all'esistenza delle camere a gas naziste. Il superiore lefebvriano Fellay ha subito commentato che si tratta di affermazioni personali, usate strumentalmente per screditare la ''Fraternita' di San Pio X''.

    E anche oggi il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha avuto un bel dire nell'affermare che la Santa Sede non condivide in nessun modo le dichiarazioni revisioniste di Williamson sulla Shoah: secondo Lombardi, la ''revoca della scomunica non c'entra assolutamente nulla'' e non significa ''sposare le sue idee e le sue dichiarazioni, che vanno giudicate in se'''.

    Cio' non e' bastato. Se dapprima, infatti, il portavoce del ministero degli esteri israeliano Yigal Palmor, si e' trincerato dietro un 'no comment', affermando che la riammissione dei lefebvriani in seno alla Chiesa ''non e' una questione che riguarda i rapporti tra i due Stati'', il rabbino David Rosen, personalita' attivamente coinvolta nel dialogo tra ebrei e cattolici, ha voluto definire la revoca della scomunica a Williamson come ''un passo che contamina l'intera Chiesa'', se quest'ultima non esige dal vescovo la ritrattazione di cio' che ha detto sulla Shoah. Secondo Rosen, nella decisione pontificia ''c'e' stata una superficialita''' che mostra ''gravi lacune nel funzionamento interno del Vaticano''. E ''accettare una persona chiaramente antisemita'', ha aggiunto, ''e' farsi gioco di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II e di tutti i Papi'' che hanno operato per il dialogo tra le religioni.

    Per il rabbino, inoltre, non basta che il Vaticano si proclami fedele alla dichiarazione conciliare Nostra Aetate (che 40 anni fa segno' una svolta decisiva nei rapporti col mondo ebraico): ''non conta cio' che il Vaticano dice, conta cio' che fa'', ha ammonito. E fino a quando non esige ''una ritrattazione'' delle dichiarazioni revisioniste di Williamson ''e' l'intera Chiesa che resta contaminata''.

    Parole dure come macigni, anche rispetto alle possibilita' di riallacciare il dialogo, specialmente dopo le precedenti tappe di un allontanamento segnato dalle polemiche sulla ''preghiera per gli Ebrei'' del Venerdi' Santo e sulla causa di beatificazione di Pio XII, fino alla decisione dei rappresentanti ebraici italiani di non partecipare all'annuale Giornata del Dialogo promossa dalla Cei.

    Che ci sia imbarazzo nelle stanze vaticane traspare anche dalla scelta odierna della Radio Vaticana di diffondere un ampio servizio sulla ''forte attenzione'' sempre riservata da Benedetto XVI all'ebraismo e alla memoria della Shoah. Anche qui viene ripetuto che le dichiarazioni negazioniste di Williamson rappresentano solo ''posizioni personali, totalmente non condivisibili, e che tanto meno riguardano il magistero pontificio e le posizioni della Chiesa cattolica''.

 

 
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