Culto dei Libanesi alla Madre di Dio
La venerazione di Maria è molto viva nel cuore di tutti i Libanesi e suscita l’ammirazione di tutti coloro che, in un modo o in un altro, hanno potuto avvicinare i fedeli del Libano. Nella sua Mission en Phénicie, Renan ha potuto scrivere: "Il culto della Vergine è profondissimo presso le genti del Libano e costituisce il grande ostacolo agli sforzi dei Protestanti presso quei popoli. Essi cedono su tutti i punti, ma quando si tratta di rinunziare al culto della Vergine, un legame più forte di loro li trattiene".
Isolati fin dai tempi più remoti nella montagna libanese, i Cristiani, specie i Maroniti, hanno trovato nella Madre di Dio consolazione e aiuto nelle molte prove che hanno dovuto affrontare e superare lungo i secoli. Essi amano associare la figura di Maria alle reminiscenze bibliche legate al Monte Libano e all’albero del Cedro, che tanta parte hanno nelle composizioni poetiche veterotestamentarie e che spesso dalla tradizione patristica sono applicate alla Vergine Maria.
Per loro la Vergine Maria è la prediletta da Dio del "Cantico dei Cantici", che viene dal Libano: "Veni de Libano…"; essa s’innalza "come il cedro del Libano"; l’odore profumato delle sue vesti è "come il profumo del Libano" [Cant. 4, 11]. Nelle "Litanie Lauretane", che sempre i Maroniti recitano volentieri, dopo l’invocazione "Rosa mystica", inseriscono l’invocazione: "Cedro del Libano, prega per noi".
I Maroniti osservano un rito particolare, quello della benedizione con l’immagine mariana, sul modello della benedizione eucaristica. Il sacerdote in cotta e stola la incensa, sale i gradini dell’altare, prende l’immagine della Vergine e si volge verso i fedeli, pronunciando ad alta voce questa formula di benedizione: "Per l’intercessione della Madre di Dio, la Vergine Maria, vi benedica la SS.ma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo". I fedeli rispondono: "Amen, perché ogni bene viene dalla Santa Vergine".
I Maroniti riservano a questa e ad altre occasioni molti canti popolari in onore di Maria, suggestivi per la spontaneità dei testi e per la loro semplicità melodica. Ne traduciamo uno per esemplificare:
"O Madre di Dio, o misericordiosa
Madre di pietà e soccorso,
tu sei il nostro rifugio
e la nostra speranza.
Proteggici, o Vergine,
e abbi pietà dei nostri defunti.
O Vergine Madre, anche se
il tuo corpo è lontano da noi,
la tua intercessione ci accompagna
e ci protegge.
Da colui che ti ha esaltata
sopra ogni creatura
nel prendere da te un corpo,
ottieni ai peccatori il perdono,
continuamente.
Tu sei nostra madre e nostra speranza,
nostro vanto e nostro rifugio,
intercedi per noi presso il tuo Figlio
ché perdoni i nostri peccati
per sua misericordia.
Non ci abbandonare,
buona e piena di ogni grazia.
Salva i tuoi servitori,
ché ti possiamo ringraziare
nei secoli dei secoli".
Il Libano, terra di Santuari mariani
Il Libano, terra di rifugio per tutti gli abitanti della regione, è stato chiamato "Paese di Maria" per la proverbiale devozione dei Libanesi per la loro Regina. Per questo il Paese è costellato di Chiese e di Santuari mariani. Infatti, gran parte delle Chiese è dedicata alla Vergine; e c’è sempre, nelle altre, un Altare consacrato a lei che è invocata con i titoli più belli e singolari: "Nostra Signora dell’Annunciazione", "Nostra Signora della Luce", "Nostra Signora dei Doni", ecc. Grandi statue sono erette in cima ai monti, e sono tantissimi i Santuari mariani frequentati da folle di pellegrini provenienti da ogni angolo del Paese.
I Santuari mariani non si contano e appartengono a tutte le Comunità cristiane. Fra questi vanno citati: quelli di Bkerké, Dimane, Qannoubine nella valle della Qadisha, il villaggio biblico di Cana, Bikfaya, Jbeil, Balamand, Ehden, Harissa, Zahlé, Mannara a Magdouché, Deir al-Kamar, Ksara, Bzommar, ecc.
Presenteremo ai nostri Lettori solo alcuni di questi, iniziando con quello più visitato, che porta il nome di "Notre-Dame du Liban", ad Harissa, la cui costruzione risale al 1904, in occasione del cinquantesimo anniversario della definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione.
Il Santuario di "Nostra Signora del Libano" ad Harissa
Il Santuario dista 25 kilometri da Beirut, la capitale del Libano, su una collina che sovrasta a 600 metri di altezza la cittadina costiera di Jounieh. Lì si erge la gigantesca statua della Vergine, bianca figura che troneggia dall’alto della collina: con le braccia aperte e rivolta verso il mare, dà un effetto di grande suggestione. Questo luogo costituisce un centro focale delle Comunità cattoliche del Libano. In effetti, sul fianco della collina si vede la Sede patriarcale maronita di Bkerké; sulla cima vi è il Convento dei Padri Missionari di San Paolo, appartenenti alla Chiesa Greco Melkita Cattolica; un po’ più in alto, a qualche centinaio di metri, si trova la Sede della Nunziatura Apostolica in Libano, e nelle vicinanze il Convento dei Francescani. Più in là, il Convento di Charfé, Sede del Patriarcato Siro-cattolico, e sulla collina di Bzoummar, il Patriarcato Armeno-cattolico.
Il luogo fu scelto nel 1904 come Sede del Santuario dal Patriarca Maronita Elias Hoyek (1899-1931), e da Monsignor Charles Duval, Delegato Apostolico in Libano, per commemorare il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. La statua prende a modello l’immagine della Santa Vergine apparsa nel 1830 a Caterina Labouré alla Rue du Bac a Parigi. L’artista Durenne la confezionò in dodici pezzi il cui peso totale ammontava a 14 tonnellate. Verso la fine di luglio 1906 fu trasportata ad Harissa e fu posta su un piedistallo a spirale composto da un centinaio di gradini. L’inaugurazione fu presieduta da Monsignor Hoyek, il 3 maggio 1908, anno del Giubileo sacerdotale di Papa Pio X e delle Apparizioni della Vergine a Lourdes. Da allora si celebra la festa della Madonna del Libano ogni anno il 1° Maggio, all’inizio del mese mariano.
Da un anno all’altro, il piccolo Santuario si è ingrandito ed è diventato il primo centro di Pellegrinaggi mariani provenienti da ogni parte: dal Libano, dal Medio Oriente e dai Paesi arabi. Il loro numero è andato ingrandendosi giorno dopo giorno, in ogni stagione e ad ogni occasione: familiare, religiosa, sociale, come a segnare da qui sempre nuova ripartenza nella vita cristiana.
Anche Non-Cristiani e Non-credenti vengono a questo Santuario, come turisti o con intento religioso di venerazione per Colei che il Corano chiama "la più nobile delle donne dell’universo", e dal popolo è detta "Sittina Mariam", vale a dire: "Nostra Signora Maria". Tutti e ciascuno vogliono salutare la Vergine, "Nostra Signora del Libano", contemplare il suo volto, averne una benedizione, ammirare questo luogo unico al mondo, e ripartire con nuovo slancio per una vita migliore. Davvero, in questo luogo si avvera ogni giorno la parola profetica della stessa Madonna: "Tutte le generazioni mi proclameranno beata" (Lc 1, 48).




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