Il bombardamento da parte dell’esercito israeliano del quartiere di Haret Hreik è una «violazione del diritto umanitario», ossia un crimine contro l’umanità, ha dichiarato domenica 23 luglio Jan Egeland, segretario generale aggiunto dell’ONU agli Affari Umanitari.
«E’ orribile. Non sapevo che bombardassero gli isolati di abitazioni gli uni dopo gli altri», ha detto, visitando il quartiere devastato.
«E’ una violazione del diritto umanitario».

(Nota: Se il segretario aggiunto dell'Onu "non sapeva" di queste violazioni immaginatevi cosa ne sappiamo noi).


Venerdì 21 luglio, a Beirut, davanti a giornalisti, il segretario di Stato agli Affari Esteri d’Inghilterra, Kim Howells, ha criticato apertamente la strategia militare israeliana.
«Non sono bombardamenti chirurgici. [...] Se [gli israeliani] perseguono l’Hezbollah, occorre mirare all’Hezbollah, non all’insieme della nazione libanese», ha detto il segretario di Stato, che effettua una visita nella regione.
Gli israeliani «distruggono l’insieme delle infrastrutture libanesi e uccidono un numero enorme di persone
».
Queste parole - osserva L’Orient - Le Jour - «contrastano nettamente con la posizione del primo ministro Tony Blair, che si è astenuto accuratamente dal criticare Israele e si è allineato senza riserve sulla posizione americana».

Gilad Atzmon - autore e musicista, nato in Israele, dove ha svolto il servizio militare, e ora residente a Londra - scrive: «Israele non riuscirà mai a imporre la sua disgustosa nozione unilaterale di ‘pace’. [...] Però la reazione israeliana agli attacchi dei militanti palestinesi ed hezbollah è abbastanza strana. Nonostante che sia i militanti palestinesi sia l’Hezbollah abbiano inizialmente colpito obiettivi militari legittimi, la controffensiva israeliana è stata chiaramente diretta verso obiettivi civili, infrastrutture civili, e ha visto uccisioni di massa dirette contro una popolazione innocente. Non serve un genio per capire che non è certo il modo per vincere una guerra o per affrontare un tipo di combattimento particolare come la guerriglia. [...] Dalla fine della guerra fredda le cose sono cambiate. Israele non è più minacciata dagli Stati vicini, piuttosto negli anni più recenti è diventato evidente che in realtà è il popolo palestinese che alla fine distruggerà il sogno di uno Stato ebraico nazionale. [...] Israele è una democrazia a orientamento razziale. I suoi leader
sono impegnati in un’unica cosa, cioè mantenere il loro potere politico
. [...] In altre parole Peretz ed Olmert devono fornire al popolo israeliano un glorioso spettacolo di spietata rappresaglia. Devono dimostrare ai loro entusiasti elettori di avere interiorizzato il vero significato biblico di ‘Occhio per occhio’. Di fronte al massacro di oggi a Beirut sembra in qualche modo che abbiano provato addirittura a dare al vecchio detto ebraico un nuovo significato. Per quanto devastante possa sembrare, è esattamente quello che gli israeliani vogliono che facciano. All’interno del democratico Israele, il richiamo biblico ‘Scaglia la tua furia contro i goyim’ viene tradotto in una pratica politica pragmatica ebraica laica. Non è solo triste, è una vera tragedia. E mi chiedo se c’è qualcuno là fuori che è ancora sopraffatto dall’agenda di pace unilaterale israeliana».


Ecco l’Appello lanciato da RJLiban il 20 luglio 2006:
«Appello ai libanesi, discendenti dei libanesi e amici del Libano nel mondo.
Appello alla resistenza libanese - Hiroshima Libano.
No, signor Chirac. No, signor Bush. No, dirigenti di questo mondo.
Noi non vogliamo corridoi umanitari. Non vogliamo evacuazioni. Non vogliamo pietà.
Il popolo libanese chiede il Diritto di vivere, la cessazione dei bombardamenti sui civili e la fine del blocco dell’aeroporto internazionale e dei porti del Libano, il nostro Paese, che non è fuorilegge!
Voi ci prendete in ostaggio, decimate le nostre famiglie e le nostre città, ci riducete a carne da cannone.
Basta!
Di cosa ci accusate? Di avere rapito due soldati nemici? Il fronte del sud esiste ancora e noi abbiamo il diritto di rapire soldati per chiedere la liberazione di decine di libanesi torturati nelle carceri israeliane.
Noi siamo fieri del nostro Paese. Siamo fieri del nostro popolo in tutte le sue componenti. Siamo fieri di avere manifestato, a milioni, nel marzo 2005 per reclamare un Libano democratico, lasciato libero dalle truppe siriane che detengono ancora decine di libanesi torturati nelle prigioni siriane.
Voi accusate l’Hezbollah di terrorismo, voi inventate menzogne, voi create motivi per giustificare l’aggressione barbara di Israele contro il nostro Paese.
No. L’Hezbollah non esisteva ancora al tempo degli attentati contro le truppe francesi e americane a Beirut nel 1983. Non ha bombardato civili israeliani al tempo della grande resistenza nel sud del Libano che ha permesso di sconfiggere Israele nel maggio del 2000. Non ha utilizzato bambini israeliani come scudi umani.
Voi rimpatriate i vostri cittadini per poterci massacrare meglio, col pretesto di distruggere l’apparato militare dell’Hezbollah. Voi fate sprofondare il nostro popolo in uno stato generale di panico collettivo. Ci date una dilazione, prima della soluzione finale. Quanti combattenti si trovano, tra le centinaia di vittime cadute da una settimana o sotto le macerie della fabbrica di trattamento del latte ‘Candia Liban Lait’?
Persone di buona volontà, libanesi, discendenti di libanesi e amici del Libano nel mondo, vi chiediamo di manifestare, là dove siete, di pregare, là dove siete, per il popolo libanese, che è sul punto di essere distrutto.
I nostri carnefici stanno per concedere ancora una settimana allo stato ebraico per trasformare il Libano in una nuova Hiroshima.
Ma non avere paura, popolo del Libano. Non fuggire. Continua la tua resistenza. Abbiamo resistito già a 25 anni di guerra.
Il Libano ci appartiene.
Viva il Libano!
»


Ma Israele, è minacciato?
L’esperto militare israeliano Martin van Creveld, docente di storia militare all’Università ebraica di Gerusalemme, già nel 2003 - esprimendo in tal modo la sua collera contro i paesi d’Europa (la Francia in particolare) a causa della loro evidente mancanza di entusiasmo per la guerra universale degli Sharon-Bush «contro il terrorismo»- si era fatto portatore di minacce esplicite, peraltro
confermate nel corso di svariate interviste.
Il professor van Creveld ci avvisava dunque che:
«Noi possediamo diverse centinaia di bombe atomiche e missili, e siamo in grado di lanciarle in ogni direzione, eventualmente anche su Roma. La maggioranza delle capitali europee sono bersagli per le nostre forze aeree [...]. Le nostre forze armate sono le seconde o le terze al mondo, per potenza.
Abbiamo la capacità di trascinare il mondo intero nella nostra caduta. E posso assicurarvi che questo accadrà, nel caso in cui precipitassimo nell’abisso
» .
È dunque minacciato, Israele?
Non esattamente.
È proprio il contrario, direi.
Israele è la vera minaccia per «la pace e la sicurezza», che gli sono tanto care!