Un'interessante lettera al direttore inviata a "Arezzo Notizie"
I veri responsabili del massacro di Qana, quello di oggi e quelli del passato
Facendo nostre le considerazioni di Massimo Bianchi, di Nicole Touati, di Guido Guastalla e di tanti altri Toscani che conoscono il Medio Oriente e sono impegnati per la libertà e per la pace in Medio Oriente, ribadiamo che proprio adesso, in questa difficile ora, in cui piangiamo la morte accidentale di tanti innocenti, occorre stare dalla parte giusta.
Dalla parte di chi è da sessant'anni aggredito e minacciato di distruzione da parte di stati canaglie, repubbliche fantoccio e fazioni nazislamiste armate fino ai denti, che non esitano a farsi scudo nel conflitto di donne e bambini, nonché a usare villaggi e condomini come santuari da cui diffondere il terrore.
Israele è l'aggredito, non l'aggressore.
Israele frena e misura continuamente l'uso della forza, ma non può certo stare a guardare mentre da trent'anni, dal Sud del Libano, piovono razzi sul suo territorio, o mentre i suoi soldati vengono rapiti.
L'unico modo per onorare tutte le vittime civili innocenti di questa come di altre guerre, i 37 bambini di Qana come le decine di migliaia di vittime israeliane, libanesi e arabo-palestinesi degli ultimi sessant'anni, è attenersi ai fatti, conoscere la storia, scegliere da che parte stare.
Noi stiamo con Israele, che ha diritto all'autodifesa e deve portare avanti la distruzione delle infrastrutture del terrore nei territori da cui è continuamente aggredita, fra i quali Gaza e il Libano meridionale.
Noi stiamo con gli esuli e l'opposizione libanesi, che hanno bisogno di essere sostenuti, finché Hizballah non sarà disarmato e messo fuorilegge e finché la repubblica del Libano non tornerà ad essere un paese libero e sovrano.
Noi stiamo con il grande movimento nonviolento di autoriforma della repubblica d'Iran, promosso fra gli altri dal grande Akbar Ganji. Se la sua eroica iniziativa gandiana avesse successo, se il feroce e corrotto prete che è alla guida dell'Iran, l'ayatollah Khamenei, venisse rovesciato; se il suo fantoccio, il presidente antisemita e guerrafondaio Ahmadinejad, fosse costretto alle dimissioni, la libertà del Libano, la sicurezza di Israele, la pace nel Medio Oriente, sarebbero obiettivi più vicini.
Chi conosce, almeno un po', la storia delle crisi fra Israele e Libano, storia ormai lunga trent'anni, sa riconoscere i veri responsabili: l'OLP, Hizballah, Hamas, Siria, Iran, nonché un numero imprecisato di fazioni libanesi e di complicità internazionali. Fra queste ultime, la più grave è stata l'acquiescienza delle Nazioni Unite. La supponenza di Kofi Annan e l'ipocrisia delle Nazioni Unite, proprio in queste ultime ore, davanti alla morte degli innocenti di Qana, è particolarmente vomitevole.
Mentre i fanatici di Hizballah non esitano a farsi scudo dei civili, mentre Israele viene bombardata quotidianemente, siamo costretti ad ascoltare le inaccettabili prediche di questi inutili burocrati, che usano il Palazzo di vetro come centrale di propaganda antioccidentale e come paravento dietro il quale continuare a proteggere i santuari del terrorismo mondiale.
Nel 1978 iniziò la missione UNIFIL. I suoi obiettivi erano soprattutto quelli di controllare il disarmo delle fazioni palestinesi e libanesi che minacciavano Israele e mettevano in pericolo i Libanesi inermi. Ebbene, in questi trent'anni invece, il Libano ha continuato a essere il ricettacolo di tutti i delinquenti del mondo arabo. Il paese ha rischiato di essere inghiottito dalla Siria. Hizballah è cresciuto come un cancro, diventando un potente stato nello stato, riducendo la repubblica libanese all'impotenza.
Hizballah non soltanto non ha ottemperato alla risoluzione 1559 dell'ONU, ma ha anche costruito le proprie postazioni e bunker proprio sotto gli occhi degli inviati dell'UNIFIL. Nel silenzio omertoso della stampa locale e internazionale e praticamente con il tacito consenso dell'UNIFIL stessa.
Vorremmo ricordare, anche, che lo Stato maggiore israeliano, al fine di evitare di uccidere dei civili innocenti, ha condotto con il corpo a corpo l'assalto ai bunker di Bint Jbiel. Sono stati uccisi nove soldati e feriti altri ventidue. La strategia militare avrebbe richiesto il bombardamento a tappeto, prima dell'intervento della fanteria. Israele lotta disperatamente per la propria esistenza, ma non esita a sacrificare le proprie truppe per ridurre al minimo le sofferenze dei civili che Hizballah e le altre organizzazioni del terrore usano come propri scudi umani.
Vorremmo invitare coloro che desiderano approfondire tragedie come quelle di Qana, a documentarsi per capire come mai tanti edifici civili finiscono per essere colpiti dall'autodifesa israeliana, visitando siti come questi:
http://vitalperspective.typepad.com/...tanding_q.html
Invitiamo ad approfondire, leggendo altri articoli su Internet, il tragico destino di Qana, già colpita in passato, perché già nel passato usata come santuario dai terroristi, con il silenzio e la complicità di osservatori internazionali che erano di fatto schierati con il terrore:
http://en.wikipedia.org/wiki/Qana
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../ferrari.shtml
La guerra è feroce e terribile, ma chi, abbandonandosi ai propri bassi istinti antioccidentali e ai propri riflessi anti-israeliani, punta il dito solo contro Israele o chiede un generico e vago "cessate il fuoco", come se i contendenti avessero identiche responsabilità morali e politiche per questa crisi, diventa anch'egli un feroce massacratore, di verità, se non di vite umane.
Mauro Vaiani, assistente di Alessandro Antichi
(Arezzo Notizie, 31 luglio 2006)


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