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Discussione: Hesbollah

  1. #1
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    Predefinito Hesbollah

    Non so se sia nato prima l'uovo o la gallina! Ma su Palestina e Israele non ci capisco più niente.

    Premetto che a monte c'è l'errore (INGLESI?) di aver ceduto una fetta di terra palestinese agli ebrei a fronte delle loro agevolazione per risolvere tanti problemi legati a Suez. (Finanziamenti alle imprese da parte di danarosi magnati ebraici e interessamento verso tribù locali per espropri terrieri nelle località interessate) ma aizzare le guerriglie con la legittima ambizione di movimenti della palestina per riottenere il territorio a loro espropriato e concesso allo Stato ebraico è stato come mettere benzina sul fuoco, con il pericolo ora che tramutando la rivolta come guerra di religione, non se ne uscirà più e anche con il pericolo che potendo avere delle armi atomiche, il conflitto verrà esteso anche ad altri stati, di riflesso ci coinvolge e non poco!

    Come se ne esce?

    Ritengo che il popolo della sinistra non è stata sempre imparziale nei
    confronti di Israele. Da un lato perchè difende i pù deboli e dall'altra
    parte perchè è appoggiata dagli USA. E' vero tanti sono stati gli abusi ed
    avevano ragione i pacifisti a protestare. Purtroppo quell'aiuto della
    sinistra ha incoraggiato i coruttori palestinese in un primo tempo ed i
    fondamentalisti in un secondo tempo.
    Israele ha capito che una pace durevole si crea solo con il dialogo e le concessioni. Si è ritirata da Ghaza e si preparava ad evacuare anche altri territori occupati. In compenso Hamas haincominciato a lanciare missili, a sequestrare in militare.
    Dall'altro lato gli Hesbollah hanno rapito altri militari e lanciato missili a lunga portata con il proposito dichiarato di eliminare lo stato di Israele (appoggiati
    dall'Iran). Gli Hesbollah si stavano preparando a quella operazione in modo
    massiccio. Che cosa avrebbe potuto fare Israele? Lasciarsi soppraffare? O
    rispondere con violenza alla violenza? E quali sono i limiti della violenza?
    Purtroppo la guerra provoca vittime e vittime innocenti sia da una parte che
    dall'altra. La soluzione è il dialogo per giungere alla pace. Ma come si può
    dialogare con chi non vuole dialogare (la restituzione dei soldati
    sequestrati avrebbe evitato tanta strage). La risposta è ancora il dialogo
    accompagnato da un contingente neutrale che impone (con la forza se
    necessario) l'interruzione dei combattimenti per una pace duratura e non
    provvisoria come nel passato. Ve lo dice un anziano over 60 che milita nelle
    file della sinistra da quando era ragazzo.
    Ciceruacchio

  2. #2
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Ciceruacchio
    . . .
    La risposta è ancora il dialogo
    accompagnato da un contingente neutrale che impone (con la forza se necessario) l'interruzione dei combattimenti per una pace duratura e non provvisoria come nel passato.
    Tutti hanno paura di dirlo, ma forse l'unica soluzione possibile è totalmente militare: un contingente terzo ed estraneo alla contesa che occupi con la forza in egual misura territori appartenenti ad entrambi gli stati.

  3. #3
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    Ciceruacchio, non sari un esperto della questione mediorientale ma hai capito i tratti fondamentali della questione, direi.

    Come se ne esce? A me l'unica soluzione sembra una conferenza di pace. I tratti fondamentali di una soluzione definitiva non possono che essere la rinuncia di Israele alla Cisgiordania a meno di piccoli aggiustamenti territoriali, garanzie da parte del nuovo stato palestinese circa il suo assetto "militare", la rinuncia al ritorno in Israele dei profughi palestinesi della guerra del 1948 e dei loro discendenti dietro qualche forma d'indennizzo, un qualche accordo sull'uso delle risorse idriche. Una soluzione del genere dovrebbe essere imposta ai contendenti.

    Certo, finché l'ANP sarà nelle mani dello Hamas non c'è trippa per gatti. Quindi bisognerebbe rafforzare l'ala più moderata (Abu Mazen), e purtroppo la reazione israeliana ai primi attacchi dello Hizbullah, per quanto giustificabile in linea di principio, ha allontanato la soluzione perché indiscriminata ed ha contribuito ad esasperare le posizioni delle parti in causa.

  4. #4
    repubblicano nella sinistra
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    Citazione Originariamente Scritto da Jan Hus
    Ciceruacchio, non sari un esperto della questione mediorientale ma hai capito i tratti fondamentali della questione, direi.

    Come se ne esce? A me l'unica soluzione sembra una conferenza di pace. I tratti fondamentali di una soluzione definitiva non possono che essere la rinuncia di Israele alla Cisgiordania a meno di piccoli aggiustamenti territoriali, garanzie da parte del nuovo stato palestinese circa il suo assetto "militare", la rinuncia al ritorno in Israele dei profughi palestinesi della guerra del 1948 e dei loro discendenti dietro qualche forma d'indennizzo, un qualche accordo sull'uso delle risorse idriche. Una soluzione del genere dovrebbe essere imposta ai contendenti.

    Certo, finché l'ANP sarà nelle mani dello Hamas non c'è trippa per gatti. Quindi bisognerebbe rafforzare l'ala più moderata (Abu Mazen), e purtroppo la reazione israeliana ai primi attacchi dello Hizbullah, per quanto giustificabile in linea di principio, ha allontanato la soluzione perché indiscriminata ed ha contribuito ad esasperare le posizioni delle parti in causa.
    sono pefettamente d' accordo con ogni cosa scritta da Jan,
    per completezza dell' informazione ricordo che grosso modo le cose auspicate da Jan sono contenute in modo estremente particolareggiato nella proposta di pace nota come "documento di Ginevra" redatto dalle componenti più avanzate delle due società ( Israeliana e Palestinese), fra gli strepiti isterici degli "hezbollah" di entrambe le parti ( comprese le loro rappresentanze italiane).
    L' unica differenza era che per i profughi palestinesi si prevedeva un ritorno simbolico di una ventina di migliaia di persone.
    Sempre per la cronaca i lavori di ginevra furono ignorati dal governo berlusconi, ma fortemente appoggiati da Blair

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da lucrezio
    sono pefettamente d' accordo con ogni cosa scritta da Jan,
    per completezza dell' informazione ricordo che grosso modo le cose auspicate da Jan sono contenute in modo estremente particolareggiato nella proposta di pace nota come "documento di Ginevra" redatto dalle componenti più avanzate delle due società ( Israeliana e Palestinese), fra gli strepiti isterici degli "hezbollah" di entrambe le parti ( comprese le loro rappresentanze italiane).
    L' unica differenza era che per i profughi palestinesi si prevedeva un ritorno simbolico di una ventina di migliaia di persone.
    Sempre per la cronaca i lavori di ginevra furono ignorati dal governo berlusconi, ma fortemente appoggiati da Blair

    Amico Lucrezio,
    non conosco gli accordi di Ginevra. Conosco però il tempo che questi "dannati" del Medio Oriente, stanno allarmando il mondo intero e la cosa preoccupa.

    Che l'America, preoccupata più che la piaga si dilaghi sino a minacciare i loro pozzi di petrolio e una cosa;

    Che quel pazzo che fà sapere che è alla ricerca di acqua pesante per dotarsi di bombe atomiche e un'altra;

    Che qualcuno soffi sul "fuoco" che divampa in quei luoghi per vendere le sua armi e un'altra (E DI OGGI CHE L'INDUSTRIA DELLE ARMI INGLESI FORNISCE I DUE SCHIERAMENTI!!!) E' un'altra cosa ancora;

    Che i nostri telegionali fanno numeri sempre più strappalacrime mettendo in prima pagina i volti di bambini, è un'altra cosa ancora;

    Ma lì sono più di duemila anni che quelle "TRIBU'" si stanno combattendo. LA VOGLIAMO CAPIRE?

    MA CHE SI SCORNINO FRA DI LORO!!!

    Ciao, vado in spiaggia.
    Ciceruacchio

  6. #6
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    Una parte di me li manda a quel paese e l'altra, ha tanta pietà!

    I padri, i figli ricorderanno per sempre chi ha lanciato quel missile maledetto portatore di morte e alimentatore Le stragi dei civili non servono ad Israele, specie quando coinvolgono i bambini.

    Così agli Hezbollah del Libano, seppure saranno sconfitti, altri si sostituiranno, senza che il problema di fondo venga risolto.

    La politica delle armi (della supposta superiorità militare) non paga. L’Afghanistan e l’Iraq ne sono un emblematico esempio.
    In Afghanistan infuria la guerriglia, ma di Bin Laden nemmeno l’ombra.
    Che fine ha fatto? E’ possibile che il primo paese al mondo nel campo tecnico non riesca a trovare il suo nemico numero uno, quando ci sono strumenti così sofisticati che riescono o trovare perfino uno spillo? O forse è vero l’assunto che un integralismo esiste solo se esiste un altro integralismo? In Iraq è strage continua: ogni giorno decine di vite vengono immolate. Per quale giusta causa? Il Presidente Bush, che è riuscito a trasformare l’iraq in un campo di terroristi, parla da tempo di soluzione (quale?) vicina, ma la realtà ci dice un’altra cosa: il territorio iracheno continua ad essere irrigato di sangue e non si vede come la guerra in corso possa finire e come l’Iraq possa diventare un paese democratico e tranquillo.
    Ciò che nella striscia di Gaza non fa più notizia. Sulla guerra in Libano si sviluppa un dibattito ipocrita e senza logica se la tregua della seguire (?) la pace o viceversa. E intanto il Paese viene distrutto e le vittime dei bombardamenti aumentano. Forse per dare ad Israele il tempo di concludere….
    Si uccidono giovani vite, vengono distrutte strutture e infrastrutture diffondendo dolore e morte e odio….tanto odio.

    Riflessioni scomposte di chi pensa che pochi uomini, anche se potentissimi, non possono arrogarsi il diritto di decidere il futuro di misera e di sofferenza di milioni di uomini, così come molti commentatori e opinionisti politici, tranquillamente seduti su comode poltrone di eleganti studi televisivi non possono pontificare sulla giustizia della guerra, sul diritto della forza (prof. Parsi), sul diritto all’esistenza o alla difesa d’Israele, attingendo notizie qua e là senza che mai abbiano messo piede in quei tormentati territori.

    Perché prima, come tirocinio, non vanno a visitare i campi profughi, o perché non trascorrono qualche settimana a Gaza o nell’odierna Beirut? Perché non provano ad essere i padri di quei poveri corpicini straziati?

    Eppure tutti, politici e opinionisti, sanno che l’inizio di un cammino sicuro anche se faticoso verso la pace parte dalla soluzione del problema palestinese.
    Ciceruacchio

  7. #7
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    Predefinito Riccione - spiagge riservate agli Hezbollah

    Riccione – spiagge riservate agli Hezbollah

    1- E’ di pochi giorni fa la notizia che il sindaco di Riccione, Abdulallah Al-Fassino, ha dato il via libera per la concessione di spiagge riservate ai nababbi musulmani, i quali così, dopo aver pestato comodamente le loro mogli fra le mura di casa o in hotel ed averle quindi costrette a girare col burqa con 40 gradi all’ombra per impedire ai romagnoli di ammirare le loro grazie, potranno concedere alle sventurate qualche ora d’aria su di un arenile ad esse riservato, sempre (s’intende) per non indurre in tentazione i romagnoli, che notoriamente la gnocca non l’hanno mai vista ed hanno bisogno di farsene portar un po’ da Abu Dhabi per non restare a secco.

    2- E‘ però di oggi una nuova, mirabolante iniziativa. L’assessore al Turismo e alla Jihad, Jussef Kamal Al-Dilibert, ha annunciato che il comune di Riccione metterà a disposizione degli Hezbollah una striscia costiera di circa 10 kilometri, nella quale i simpatici ospiti arabi potranno installare a piacimento i loro lanciarazzi multiculturali, preferibimente a metà strada tra le cabine ed i chioschi dei venditori di piadine, che per l’occasione saranno riconvertiti (assieme ai proprietari) alla distribuzione di kebab.

    3- Contemporaneamente l’assessore ai Servizi Sociali ed all’Eugenetica, la signora Fatima Kossutta, ha invitato tutte le famiglie romagnole che hanno bimbi disabili ad affidarli alle amorevoli cure degli hezbollah, che si premureranno di organizzare per loro simpatiche partite di palla avvelenata (oppure esplosiva) fra un lanciarazzi e un altro. Se poi qualche bimbo crepa pazienza, anzi meglio, così si potrà dire che è colpa degli ebrei.

    Ultim’ora: tutte le discoteche di Riccione saranno chiuse fino a nuovo ordine. L’assessore alla Paranoia e all’Indottrinamento, Muhammad Al D’Alemah, sta infatti esaminando un progetto di delibera con cui si stabilirebbe che ragazzi e ragazze dovranno andare a ballare in locali separati e che comunque sarebbe meglio se le ragazze stessero a casa a lavare i piatti e zitte. Per quelle che si convertiranno all’Islam ci sarebbe invece la possibilità di godersi l’ora d’aria, ovviamente assieme ai mariti, nelle spiagge dedicate ai musumani.

    Inch’Allah!

  8. #8
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    richiesta ai moderatori: si potrebbe cancellare questa immondizia ?

  9. #9
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    Caro Pietro Aretino, di ironia c'è sempre bisogno, di fesserie, invece, se ne sentono già abbastanza. Si suppone che qui si sia tra adulti, se vuoi scrivere stupidaggini puoi farlo altrove.
    Grazie

  10. #10
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    News del 28-08-2006
    Non ci si può meravigliare troppo per la foto pubblicata ieri dal Corriere: vi si vedono alcuni giovani che, del tutto indisturbati, innalzano immagini di Hassan Nasrallah, il capo degli Hezbollah, un uomo di guerra, durante la marcia per la pace Perugia-Assisi.

    Così come non ci si può meravigliare per la partecipazione alla marcia dei rappresentanti dell'Ucoii, l'organizzazione islamica, ispirata ai Fratelli musulmani, che paragona Israele al nazismo.

    Né per la folta presenza, documentata dai cronisti, di simboli e bandiere palestinesi. Chi si meraviglia mostra di non avere mai compreso di quante e quali ambiguità politiche sia impregnato il pacifismo italiano.

    Piuttosto, sarebbe interessante sentire cosa pensino di tutto ciò i molti politici della maggioranza che erano presenti alla marcia e che si sono affrettati a dichiarare la piena sintonia fra la manifestazione d'Assisi e l'azione del nostro governo.

    La missione militare nel Libano meridionale cui l'Italia si appresta a partecipare con un ruolo di rilievo è necessaria, fondamentale.
    Ed è giusto essere orgogliosi del fatto che l'Italia si sia impegnata a fare la sua parte.
    Però non ci si può nemmeno nascondere la circostanza che l'Italia, nella sua classe politica e nella sua opinione pubblica, mentre è unita nel sostenere la missione, non lo sia altrettanto nelle motivazioni per cui la sostiene.

    C'è «unità» sulla missione, non sui suoi scopi. Se ne è accorto benissimo Furio Colombo che, sull'Unità di ieri, ha osservato che molti, a sinistra, intendono la missione come una «camicia di forza» da porre intorno a Israele, il cattivo Israele contro cui hanno combattuto i nobili resistenti di Hezbollah: in una visione delle cose che è sostanzialmente complice di coloro che hanno scatenato la guerra (Hezbollah, finanziato e sostenuto dall'Iran) e il cui progetto era e resta quello di realizzare, prima o poi, la distruzione dello Stato di Israele.

    Come conciliare tali motivazioni con quelle di chi pensa invece che la missione abbia il compito immediato di proteggere i confini di Israele dalla minaccia rappresentata da Hezbollah e quello, di più lunga lena, di creare le condizioni per il disarmo del «partito di Dio»?

    Forse i fatti daranno ragione alle speranze di chi ritiene che la missione possa stabilizzare la tregua e dare l'avvio a un periodo di pace (così, ad esempio, ieri, su questo giornale, un grande esperto di questioni militari, e di conflitto mediorientale, come Martin van Creveld).
    Ma è anche possibile che Hezbollah, una volta ricostituite le sue forze grazie agli iraniani, ricominci a colpire Israele.

    Obbligando di nuovo gli israeliani a reagire. La missione si troverebbe allora tra due fuochi. Che effetti avrebbero sulla nostra partecipazione, a quel punto, gli orientamenti, così palesemente divisi e contraddittori, dell'opinione pubblica italiana?

    Per ora registriamo il fatto che ci sono settori non irrilevanti del nostro Paese che hanno in orrore le missioni militari solo se il loro segno è, senza ambiguità, pro occidentale (come quella svolta in Iraq o quella tuttora in corso in Afghanistan).

    Questi stessi settori possono invece appoggiare una missione militare se, anche a dispetto delle motivazioni ufficiali del governo, sono in grado di attribuirvi in qualche modo, come nel caso della missione in Libano, un significato antioccidentale e, nello specifico, antiisraeliano.
    Anche a prescindere dal livello di rischio. Forse ancor più elevato in Libano che in Iraq o in Afghanistan.

    (° da Corriere della Sera 28 agosto 2006)

    Angelo Panebianco
    Ciceruacchio

 

 
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