I monaci athoniti pensano che venire in Italia significa "perdersi" e non hanno proprio tutti i torti se si considera che qui c'è un certo caos religioso, anche in casa ortodossa.
Poi c'è una questione di ordine psicologico. Un monaco athonita, anche nella stessa calabria, non è certamente come in Grecia. In Grecia è normale vedere un monaco e la cosa non crea scalpore. Tra chi gli si avvicina c'è sempre chi sa porre delle domande congrue se non altro perché sono secoli che l'Ortodossia esiste in quel paese.
In Italia, invece, un monaco athonita è come un pappagallo esotico da esposizione e tale viene cosiderato e trattato. Generalmente la stragrande maggioranza delle persone che lo avvicina non sa nulla e, ahimé, non si interessa neppure della fede ortodossa come se questa fosse totalmente estranea al Cristianesimo!!
E' inutile: 1000 anni di scisma hanno lasciato una pesante eredità accentuata ancor più dall'attuale folle secolarismo!
Poi ci sono casi in cui sarebbe proprio meglio che certe persone non siano state cristiane, date le idee erronee e distorte che navigano nella loro testa e che pensano siano proprie al Cristianesimo. Costoro sono come un terreno dal quale bisogna prima divellere le erbacce.
E' un grosso lavoro da fare, mentre il monaco è tenuto a farne uno solo: salvare la propria anima e non esporla in situazioni difficili.
Visti questi presupposti non è facile che torni un monaco athonita o che stia qui per lungo tempo!
P.S.
Allo stesso Kosmas, prima che partisse in Italia, all'Athos dissero chiaramente: "Perché vuoi andare là? Potresti perderti!".
Egli venne ugualmente pensando che si potesse almeno dialogare con molti italiani. Dopo diversi anni si accorse che, invece, questo non è possibile. L'Ortodossia rimane qualcosa che, per i più, resta incomprensibile. Questo riguarda, ovviamente, anche il mondo cattolico...




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