Anch'io condivido le vostre posizioni. La cittadinanza è una cosa seria. Uno dei nostri drammi è che le nostre scuole realizzano l'obbiettivo di formare dei cittadini competenti, solo in una esigua minoranza di casi e più per caso che per volontà. Basta citare il caso scandaloso dell'educazione civica e della sua colpevole assenza come materia di studio ed anche come prospettiva didattica (in compenso però paghiamo profumatamente l'ora di religione cattolica). Ci sono alcune iniziative ma tutto è lasciato allo spontaneismo. In questo quadro ridurre il numero di anni per ottenere la cittadinanza non fa altro che confermare lo svilimento del concetto di cittadinanza ed alla fine, anche del concetto di Patria. Secondo me basterebbe questo per dire che la nostra è una Repubblica di nome ma che lo è molto poco di fatto. Questo mi fa dire che i repubblicani servono..... a poco nelle sedi istituzionali e partitiche...... molto nella società e nella cultura. Un episodio di vita concreta: la nonna parla del nipotino e del fatto che, come tutti i bambini vuole sempre vincere. Come ha risolto questo problema la nonna cittadina della repubblica italiana (nonchè lombarda 100%)?: insegnando al nipote a barare.
Saluti.




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