L’INDIPENDENZA DEL COMMISSARIO
GIANCARLO PADOVAN
Da qualche tempo ho perso le tracce dei giornalisti duri e puri. Se ne coglieva il gran fiorire agli albori di calciopoli, quando molti brandivano la propria verginità pubblicando le intercettazioni telefoniche ( esclusive o a puntate), come se di per se stesse avessero rappresentato la verità o il buon giornalismo. E con quelle, naturalmente, ci si lavava la coscienza, implicitamente stabilendo il senso di appartenenza al giusto contro il male, rappresentato dalla Juventus, da chi la stava dirigendo e perfino da chi ne era tifoso. Ora mi aspetto che dopo l’intemerata del Commissario straordinario della Figc, Guido Rossi, verso la categoria (giornalisti dei quotidiani sportivi e delle pagine sportive dei quotidiani generalisti) sia tutto un accorrere per dimostrare la propria indipendenza, messa pesantemente in discussione dal professore.
Premesso che l’indipendenza è un bene da conquistare, quotidianamente e con chiunque, non da conservare o esibire, a Tuttosport siamo inclini a preferire fatti e proposte – a volte le polemiche, altre volte le provocazioni – alle autoreferenziali professioni di autonomia. Non potevamo, dunque, avere soddisfazione maggiore di quella ottenuta in queste ore e proprio per opera della Federcalcio che Guido Rossi sovrintende con straordinari poteri. Ci riferiamo al caso- Recoba e a quella ineludibile appendice rappresentata dal patteggiamento del giocatore e di Gabriele Oriali davanti al Tribunale di Udine il 25 maggio 2006. Sergio Colautti, rappresentante di orgogliobianconero. it, nei giorni scorsi si era rivolto alla Procura di Roma dopo che alcuni esposti, indirizzati proprio a Rossi in Federcalcio, erano stati ignorati. Di questo Tuttosport ha informato i suoi lettori ieri a pagina 6, chiedendone conto al Commissario straordinario. Oggi siamo in grado di affermare con certezza che gli esposti e quindi il caso-Recoba, alla luce del patteggiamento in sede penale e della possibile riapertura dell'inchiesta sportiva, sono stati smistati all'Ufficio indagini. Dunque adesso sono in mano a Francesco Saverio Borrelli. Per la verità, nel suo esposto, Colautti si era anche soffermato sulle rivelazioni di Grigorios Georgatos, ex terzino interista, sull'uso di anabolizzanti durante la sua esperienza italiana. Ma, come Rossi sa bene, anche i giudici ( sportivi e non) peccano di indipendenza. Così la Juve è stata processata e assolta per doping, mentre in altre procure nessuno si è peritato di occuparsene. Purtroppo così andava anche la giustizia sportiva (prima almeno che arrivasse Rossi) su argomenti quali i passaporti finti ( e con reati penali quali la ricettazione), le fideiussioni false (o mai depositate), i bilanci artefatti o sballati. Non è vero che nessuno denunciava. Nessuno si muoveva e molti duri e puri erano schierati a difesa della cittadella di appartenenza. Temo che Rossi, allora, si occupasse d'altro. Oggi non può, come non può ignorare la storia. Così, se da una parte accogliamo con favore l'approdo del caso-Recoba tra le carte di Borrelli, dall'altra ci chiediamo quanto fosse opportuna, adeguata e accettabile la veemente uscita anti-conciliatoria del Commissario. Noi pensiamo che non lo fosse per nulla. Ma, oggi più di ieri, lo pensano anche quei club che vedono nel Tar e nella Corte Europea l'ultimo appiglio per ottenere giustizia.
Cominciano le danze? Sarebbe ora...




