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Discussione: ......

  1. #201
    Hrodland
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    Piccola parentesi fuori dall'argomento.

    Se volete divertirvi con gente che non sa difendere le proprie teorie sballate, e pensa solo ad offendere, venite qua: http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=281232, e possibilmente prendete il posto mio, perchè non ne posso più degli olocazzatari!

  2. #202
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    Milano, 30 agosto 2006 - «Consenziente? Con un coltello puntato sulla pancia mentre uno ti violenta, vorrei sapere quale donna non lo sarebbe...». Pauline (nome di fantasia), 22 anni, parla con la voce rotta dall’emozione. Il ricordo del brutale stupro subito insieme alla sua amica Charlotte in un cascinale di Sale, in provincia di Alessandria, da parte di due tunisini incontrati in stazione Centrale, le toglie ancora il sonno. Parla al telefono da una località della Francia dove è scappata il giorno dopo la violenza.
    È affaticata e ferita, nel fisico e nell’anima. «Prendo delle medicine — spiega — e i punti che mi hanno messo in ospedale ancora mi fanno male».

    È cambiata la sua vita? «È certo che non sono più la stessa. Prima non avevo paura di nulla, ero una persona entusiasta del mondo che avevo intorno. Loro, quei due là, mi hanno tolto qualcosa. Il sorriso, anzitutto e poi la fiducia. Andavo in giro e non mi preoccupavo di nulla, ora vedo volti minacciosi ovunque. Solo alla vista di un uomo tremo».

    Ma come hanno fatto a convincervi a seguirli? «Erano simpatici, cortesi. Soprattutto parlavano benissimo il francese e questo ha contato molto. Io e Charlotte ci siamo sentite tranquille. Non davano l’idea di essere due delinquenti. Noi eravamo preoccupate di aver perso il treno per Arona e loro, sorridendo, ci hanno detto di non preoccuparci. ‘Abbiamo la macchina, che problema c’è?’. In quel momento, davvero, non vedevamo alcun problema...».

    E invece? «E invece all’improvviso si sono trasformati in due persone completamente diverse».
    Vi hanno picchiate? «No, durante il rapporto non stati violenti. Però avevamo sempre questa lama di non so quanti centimetri puntata sulla pancia. Se non è violenza questa».

    Cosa avete pensato in quel momento? «Di non tornare vive».
    Dopo la violenza cosa è successo? «Ci hanno costretti a seguirli in macchina. Poi si sono un po’ calmati. Hanno detto che volevano fare benzina e ci hanno proposto di bere qualcosa. A quel punto abbiamo capito che forse ci avrebbero riportate indietro sane e salve».

    Ma perchè ha dato a uno dei due il suo numero di cellulare?
    «Perchè avevo paura. In quelle condizioni ti arrendi a tutto. Fai qualunque cosa. Se mi avessero chiesto il portafoglio, gli avrei dato il portafoglio».

    Poteva dargli un numero inventato? «Gliel’ho dato giusto perchè se mi avesse chiamato avrebbe capito che avevo detto la verità. Al contrario avrebbe potuto arrabbiarsi con me e farmi di nuovo del male. La paura fa fare cose illogiche, forse non hai capito...».

    Qual è il ricordo più brutto?
    «Aver dovuto prendere la pillola del giorno dopo. Mi ha choccata».

    Tornerebbe in Italia?
    «Adesso non voglio sentirla nemmeno nominare. Più avanti non so, devo prima riprendermi. Con le mie amiche, magari, tornerò volentieri. Dovevamo andare insieme alla mia amica in un posto bellissimo, in montagna, lontane da tutto. Ci siamo ritrovate catapultate in incubo da cui ancora non ci siamo risvegliate del tutto».

    Dov’è ora? «In Francia, dove siamo scappate non appena abbiamo potuto. Ma non sono ancora tornata a casa. Non ne ho la forza, mi vergogno».

    I suoi genitori non sanno nulla? «Assolutamente no, sono all’oscuro di tutto».
    Glielo dirà? «Più avanti, quando starò meglio. Forse...».

    Tornerà per il processo?
    «Senti, basta. Non voglio più parlare. Sono stanca. Questa storia ora voglio solo dimenticarla».

  3. #203
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    Mah, a giudicare da quest'intervista i due non si erano neppure resi conto di averle violentate. In questa storia io vedo, mutatis mutandis, troppa "ingenuità" da entrambe le parti.

    O sono più subumani di quanto immaginassi o c'è, effettivamente, qualche particolare da aggiungere.

    Comunque le care, vecchie mamme che insegnavano alle bambine che "non si va con gli sconosciuti" ci vorrebbero sempre... Peccato siano diventate roba da WWF.

  4. #204
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    Citazione Originariamente Scritto da Legionnaire
    io non capisco perchè ogni volta si alimentano queste discussioni rivoltanti sulle cause...che quella aveva la gonna e ha ammiccato,ma gli piacevano i negri,etc....con dubbie analisi sociologiche fatte da chi non ha nemmeno gli strumenti cognitivi per farle......

    qua si tratta di esprimere cordoglio alle vittime di un abominio o fregarsene o in extrema ratio proporre contromisure...o rivendicare....

    il resto è noia


    SOLO ODIO!
    Detesco anch'io le pippe sociologiche, ma in situazioni simili è semplice questione di opportunità.

    Se io entro a mezzanotte in un bar malfamato con mille euro in mano e mi rapinano, avrò subito un'ingiustizia e sarà stato commesso un crimine... ma qualunque persona intelligente dirà che me la sono andata a cercare.

    La stessa cosa qui. Lo stupro non è mai giustificato, castrazione, ecc. ma salire in auto in minigonna con due extracomunitari appena conosciuti alla stazione nel cuore della notte, dimostrando magari troppa cordialità, significa proprio cacciarsi da sole in una situazione ad altissimo rischio.

  5. #205
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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada
    Mah, a giudicare da quest'intervista i due non si erano neppure resi conto di averle violentate. In questa storia io vedo, mutatis mutandis, troppa "ingenuità" da entrambe le parti.

    O sono più subumani di quanto immaginassi o c'è, effettivamente, qualche particolare da aggiungere.

    Comunque le care, vecchie mamme che insegnavano alle bambine che "non si va con gli sconosciuti" ci vorrebbero sempre... Peccato siano diventate roba da WWF.
    Se avevano effettivamente un coltello puntato alla pancia, beh..solo violenza la puoi chiamare.
    Per il resto vale secondo me il discorso fatto da Orazio in un precedente post

    Citazione Originariamente Scritto da Orazio Coclite
    Di chi è la colpa che accadono fatti del genere? Solamente delle due bestie allogene? Non solo dico io.
    Secondo me la colpa è anche di chi aveva il dovere di educare queste due ragazze, nella fattispecie: la famiglia e lo Stato.
    In Francia ormai è invalsa da tempo l'opinione secondo cui algerini, tunisini e allogeni vari siano francesi al 100%. Questo lo dice a gran voce lo Stato, la televisione, il sistema educativo, i media, i personaggi famosi dello spettacolo. E lo stesso viene replicato in famiglia: "non esistono razze", "quelli sono francesi come noi", "anche i 'bianchi' stuprano e/o rubano", ecc.
    E il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: andare a fidarsi di due tipi le cui intenzioni erano chiarissime fin dalle premesse.
    Ma io dico, ma come si fa a fidarsi di due allogeni camiti incontrati alla stazione che offrono un passaggio a due giovani ragazze bianche? Ma in famiglia a queste scellerate non hanno insegnato nemmeno i fondamenti del vivere?
    Perché sta qui il problema. Ossia che in una società che tra pubblicità con famigliole multietniche dove il bambino negro risponde alla mamma bianca (sic) con perfetto accento meneghino, telefilm dove ci dicono che gli zingari sono tutta brava gente e dove colui che non accetta la società multirazziale è sempre e solo un ferocissimo e cattivissimo nazzysta, in una società che ci bombarda di messaggi devianti e malati le persone, oramai sempre più inacculturate ed inebetite, perdono la cognizione della realtà e credono veramente alle panzane che gli vengono ammanite.
    Si arriva così all'assurdità di accettare un passaggio da parte di due negri alla stazione, una cosa che anche solo quindici anni fa nessuna ragazza avrebbe mai fatto.
    Io, di contro, alla mia progenie insegnerò, chiaro e tondo, che "quelli là" non sono italiani come noi, non sono persone di cui potersi fidare o con cui fare comunella; perché "quelli là" sono nient'altro che invasori, e come tali vanno osteggiati e un bel dì ricacciati da dove sono venuti.
    E questo non è razzismo né tantomeno odio del diverso, quanto semplice e sacrosanto dovere alla salvaguardia della propria Stirpe, della propria Patria e, lampante in questo caso, della propria progenie.
    Poi se qualcuno penserà di perseguirmi penalmente per il fatto che affermo a ogni piè sospinto queste mie idee, beh, che faccia pure. In questo momento storico è necessario che tutte le persone di buon sangue solleviano la testa dalla melma e urlino forte il proprio malcontento. Questi sono anni cruciali per il destino e la storia d'Italia e d'Europa. Non dobbiamo più nasconderci né tantomeno vergognarci di quello che pensiamo. Dobbiamo fregarcene se creiamo 'scandalo'. La gravità del momento ha buttato alle ortiche ogni tatticismo e riservatezza.
    Oggi è in corso un'invasione con annessa guerra contro gli europei, non è tempo di pensare ai massimi sistemi quando ti stanno portando via la terra da sotto i piedi.

  6. #206
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    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    Se avevano effettivamente un coltello puntato alla pancia, beh..solo violenza la puoi chiamare.
    Per il resto vale secondo me il discorso fatto da Orazio in un precedente post
    Alla pancia, mah... Mi scapperebbe una battutaccia (che abbiano scambiato il coltello per qualcos'altro), ma non è il caso...

    Nella vicenda scorgo tratti strani, dal numero telefonico (non mi convince la motivazione per cui la fanciulla avrebbe dato quello autentico... anzi, a ben pensarci, stupratori che chiedono il cellulare della vittima non ne conosco molti) alla proposta di bere qualcosa insieme dopo la violenza, ecc.

    Resto comunque dell'idea che i crimini vadano durissimamente repressi, ma che la vittima debba sempre osservare la più elementare autotutela. Svaligiare un appartamento è da carcere, ma aprire ingenuamente la porta agli sconosciuti per ritrovarsi davanti i ladri è da schiaffi.

  7. #207
    alfredoibba
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    Nessuna giustificazione per i violentatori.

 

 
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