
Originariamente Scritto da
=DADOUKOS=
Sanco dovrebbe sapere (poiché bisogna parlare in terza persona) che, essendo io un umile conduttore di capre, e non uno studioso soprassapiente, non posso tener testa alle sue dotte argomentazioni: cercherò pertanto solo di elaborare delle precisazioni.
Qui si può farlo 'ad armi pari', a differenza di altro forum dove tale discussione fu iniziata: in esso lui (e solo lui, si badi) aveva detto 'tutto quello che voleva e doveva dire', mentre le parole del sottoscritto furono distorte in uno strambo compendio, la discussione fu chiusa ed io 'invitato' a trasferirmi in altri posti (tra i quali, questo).
Pertanto, eccoci qui.
Ciò che meraviglia di Sanco è solo l'acritico fanatismo con cui viene sposata la causa risorgimentale e il dar credito alle favole (queste, sì, favole) agiografiche diffuse a loro tempo. A queste ultime, infatti, nessuno storiografo serio, da decenni, è più deciso a dar conto. Eppure, da parte di Sanco e della corrente di pensiero che egli rappresenta, ci si continua ad infiammare per il 'risorgimento' - questione che pur dovrebbe interessar loro solo 'di striscio' - molto più, cosa davvero singolare, che da parte degli storici che 'ufficialmente' dovrebbero difendere la causa unitarista.
Egli poi menziona Messina e Civitella, ma ben si guarda dal nominare Gaeta... semplice dimenticanza o lapsus freudiano?
Quanto all'organizzazione del Regno egli dovrebbe ben sapere, se è così informato, con quale armi esso fu vinto, e come fu facile sopraffare i garibaldini nelle occasioni in cui la loro arma migliore (l'oro per corrompere il nemico) non funzionò. E poiché egli cita Piazzale Loreto possiamo fargli notare una curiosa nemesi storica (una delle tante) che sottrasse le navi italiane della seconda guerra mondiale allo stesso modo (tanto che il verso "navi d'Italia che ci foste tolte/non in battaglia ma col tradimento" poteva benissimo adattarsi alla marina napoletana, una volta sostituito 'Regno' ad 'Italia'...).
Noi siamo contenti del fatto che egli sia meridionale e felice di esserlo, speriamo che i Piemontesi per i quali egli prova altrettanto trasporto lo ripaghino con egual moneta e non lo apostrofino come il Piola, il quale, infuriato con i marinai siciliani che non riuscivano a condurre la sua nave-carretta in Calabria, esclamava che non bisognava fucilare solo quelli, ma tutti i Siciliani...
Qui Sanco, facendo proprie le idee tipiche degli pseudo-studi e dei pamphlet oleografici dell’epoca,
esprime, curiosamente, la concezione che del ‘brigantaggio’ avevano i Piemontesi circa un secolo e mezzo fa..
In realtà, qualsiasi storico serio prende con le molle la stessa definizione di ‘brigantaggio’. E' tutto dire che ‘brigante’ era bollato allora dai sardogaribaldini anche un hidalgo come Borjes (questo sì, un vero signore, basti leggere il suo diario).
Questa buffa insinuazione, se non fosse così subdola, potrebbe quasi indurre al riso.
In realtà Sanco dovrebbe sapere bene delle rivolte popolari scoppiate prima dell’invasione piemontese, contro i garibaldesi, che quando non si tradussero solo in freddezza e indifferenza, portarono alla cacciata dell’invasore, come ad Isernia e nella gloriosa giornata di Caiazzo.
Queste parole avvelenate – e proiettate su un piano fantastico completamente sganciato dalla realtà meridionale di quegli anni - si commentano da sole. È evidente che il riferimento ideale di Sanco non sono i contadini, bensì i borghesotti locali, gli unici che dalla vendita delle terre ecclesiastiche (che gli agricoltori potevano coltivare con poca spesa) trassero giovamento per rafforzare le loro avide tendenze latifondiste.
Non proseguo oltre, perché le parole riportate, oltre a dimostrare la misconoscenza del cosiddetto ‘brigantaggio’, rasentano l’offesa. Disturba il fatto, lo ripetiamo, che Sanco non sia sulle posizioni degli attuali storici unitaristi, i quali non possono chiudere gli occhi dinanzi ai fatti, bensì su quelle dei resoconti coevi dei luogotenenti piemontesi e ai risibili pseudostudi circolanti all’epoca.
Nessuno vuole fare un’agiografia dei peggiori ‘briganti’, ma è certo che con le proprie posizioni Sanco avrebbe potuto scegliersi come eroe anche una personalità abietta quale quella di Cialdini (quanto stride questa squallida figura di parvenu dinanzi alla luminosa parabola di Borjes!). Quanto alla maniera disonorevole con cui i Piemontesi condussero la guerra – il cui unico motivo fondante può essere, se si escludono la pazzia o l’efferatezza, il ritenere poco più che bestie il nemico – nessuno storico serio, di nessuna fazione, la nega.
Quanto poi alla questione dell’Unità, ho già scritto altrove che Ferdinando prima e il figlio Francesco poi, fecero tentativi per creare una Lega Italica, tentativi che furono respinti dal Piemonte, il quale evidentemente già cullava il propri sogno egemonico e progettava l’aggressione.
In più, storici autorevoli (tra cui il Montanelli che Sanco cita) fanno notare che il Re del Piemonte Vittorio Emanuele non volle accettare il titolo di ‘I’ Re d’Italia, manifestazione fin troppo evidente del suo considerare la conquista del Sud come una mera annessione al Suo Regno e nessun nuovo ‘inizio’ di nessuna ‘Italia’.
Gli altri motivi per cui l’attuale non può essere considerata una ‘Unità’ sono già stati esposti altrove e Sanco li conosce.
Ritornando alla Patria…
Coloro che si allearono con i garibaldini furono sempre i borghesotti locali che avevano fiutato l’affare o che si comportavano gattopardescamente.
I contadini – compresi anche quelli che in un primo momento erano stati illusi dalle promesse del ligure - reagirono sempre all’oppressione e quando ne ebbero i mezzi cacciarono i piemontesi e i loro tirapiedi con le giacche rosse. ‘Nove contadini su dieci sono realisti’, annotava Borjes.
Paganesimo è anche fedeltà al proprio sangue.
I miei antenati furono contadini. Si opposero all’invasione.
‘Briganti’ per Sanco, ‘Partigiani’, per me.
Patria è la Terra dei Padri. I Piemontesi non sono i miei Padri. Essi, anzi, sono i massacratori dei miei Padri.
E poiché la Terra dei Padri non può essere allo stesso tempo quella dei Padri e quella degli uccisori dei Padri, la mia Patria non è quella dei Piemontesi.