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Discussione: Torna Mazzini

  1. #431
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    Caro Gaio, non sono un “complottista” incallito, e quindi ritengo, come te, che la storia sia altro . ma io non sono uno storico e più del come, sono interessato ai perché. Resto dell’opinione che una linea di continuità NEL TEMPO leghi in modo evidente l’agire di determinate forze in campo. Ma come hai ben espresso siamo su questo di opinioni differenti. Quello che mi risulta strano e il tono di sufficienza. Il forum è un luogo di discussione? Ogni tanto c’è una discussione che invece di fare propaganda (al fine di che non capisco) suscita approfondimento?
    Bene approfondiamo. Se dobbiamo semplicemente quotare o disapprovare nessuno cresce, ed allo stesso tempo nessuno si mette in discussione. Quanti “cattivi maestri” si celano dietro l’arroganza del “quello che dico io è la verita!”.? Tanti, purtroppo tanti.
    Ritieni davvero che le tesi che io sostengo siano frutto di amor per le telenovelle? Per la fantasy o frutto di perverse elucubrazioni mentali? Ritieni che non sarei in grado di riversare nel post centinaia di autori, testi e uomini che hanno idee similari alle mie? Ma che senso avrebbe? Io voglio dialogare con persone intelligenti, su temi che considero utili alla costruzione di qualcosa di reale , nella costruzione di un alternativa al conformismo dilagante. Noi a Napoli ci proviamo da tempo e qualche cosina siamo riuscita a farla, proprio perchè pur favorevoli all’idea di una continuità dei nostri nemici nel tempo (complottismo?) non applichiamo il complotto fra di noi. Siamo seri ed equilibrati? Quello che realizzeremo lo dimostrerà. Per adesso ORA a Napoli ci sono ben tre sedi operanti sull’identitarismo, sul tradizionalismo, e sul meridionalismo (non faccio nomi di sigle perché come detto prima non sono qui per fare nessuna forma di proselitismo), una rivista identitaria, è una bella comunità militante , e questo da almeno 2 anni e mezzo. Oltre questo a Napoli (città intendo , in provincia non so) come sedi e strutture, alternative al sistema NON C’è NESSUNO, (ad esclusione dei centri sociali e dei loro orchetti, e della casa editrice di vecchia data che ben conoscerai, che di tanto in tanto lancia qualche messaggio). Ho ritenuto te e gli altri amici del forum gente degna e preparata per discutere con cognizione di causa e senza “sufficienza”, se ciò non è reciproco, non fa nulla, dovevo provarci lo stesso.
    Mi devi perdonare, talvolta ci metto un po' di irruenza. E' che il solco con Voi mi sembra poi incolmabile, quasi un problema politico... Ma entrambi amiamo la Nostra terra. C'è bisogno del Vostro lavoro, anche, ma resto della mia e non voglio che Tu cambi opinione. Ricercate meno complotti, se posso consigliarvi, e più la Vostra identità. Te l'ho scritto: la storia di questa Nazione sarebbe stata migliore se al posto di Carlo Alberto, ci fosse stato Ferdinando a scompigliare le carte. Valeva di più, aveva capito l'importanza della ferrovia, ma porcaccia...andava a messa quattro volte al giorno...
    E comunque, da piacentino di nascita (quindi Padano puro, nato in riva al Po), Ti dico che sono onorato che la mia Nazione abbia Napoli e tutto quanto ha saputo dare nella storia europea e mediterranea.
    A parte i Napoletani...ah...ah...ah...(e dai che scherzo!!!...)

  2. #432
    INSORGERE E' GIUSTO!
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  3. #433
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    caro Sanco quando mi hai scritto che non necessariamente chi è meridionalista deve essere anti-risorgimentalista, sono stato daccordo con te. Fondamentalmente perchè se ritengo che si vuole costruire l'Europa bisogna
    ricucire lo strappo della seconda guerra civile europea, allo stesso tempo se si vuole dara il via alla casa comune dell'italianità bisogna ricucire lo strappo del risorgimento. Ma.....perchè c'è sempre un ma, ci sono sempre da fare precisazioni.

    ma questo prescinde dal giudizio storico-politico su un Regno, nato bene e presto degenerato, e che non sarebbe caduto come una pera cotta se fosse stato così straordinariamente organizzato e felice come si racconta nelle... favole).

    Ma quale favole? Ci fu una guerra di invasione nei confronti di uno stato sovrano che "....fra l'acqua santa e l'acqua e mare" era prospero e pacifico. Invaso senza dichiarazione di guerra, roso dall'interno dall'opera della massoneria. Che subiva l'embargo da parte dell'inghilterra (da qui l'usanza del baccalà a Napoli, i quali napoletani per vendere le sete lavorate alla marineria inglese dovevano commerciare con i norvegesi che essendo poveri pagavano in soldi, legno e stok-fisc). caduto perchè i borboni fecero tantissimi errori, ma era organizzato al punto di avere la seconda flotta mercantile del mediterraneo e la prima galleria ferroviaria al mondo, al mondo.
    Basta con le favole, lo diciamo noi meridionali.


    0) CONSIDERAZIONI SULLA PATRIA (: ITALIA) VISTA DA ILLUSTRI APPARTENENTI ALLA “NAZIONE NAPOLETANA” (1700)

    “Genovesi non è solo colui che nel 1734 saluta la nuova dinastia borbonica come un «principato domestico», speranza di «vera libertà e grandezza», «perché niun popolo può dirsi veramente libero, il quale non abbia un principato domestico, e niente è più noto per la storia umana quanto che ogni provincia è schiava». Genovesi è colui che chiaramente individua nella libertà di Napoli, certamente condizionata dall’italianizzarsi della nuova dinastia, la premessa per l’unità e l’indipendenza dell’Italia tutta, di cui egli fu uno dei primi seri, autentici assertori. L’Italia, «comune madre nostra», egli la dice avvilita perché «in tante e sì piccole parti smembrata». La teoria dantesca del popolo romano come atto ad imperandum è da lui ripresa: «A voler considerare l’Italia e dalla parte del suo sito e in quella degl’ingegni, e per quel che ella altre volte ha fatto e fa eziando, tuttoché divisa e come dilacerata, si converrà di leggieri ch’ella fra tutte le nazioni d’Europa si è fatta a dominare». Il problema è che deve «in qualche forma di concordia e di unità ridursi»”.

    Questo non fa altro che confermare le tesi meridionaliste, (non secessioniste, non regionaliste, non micronazionaliste) che il sentimento di italianità era un sentimento condiviso. che l'italia era da costruire ma non con la distruzione dell'identità, della sovranità e delle ricchezze meridionali. Eravamo tanto Italiani che da prima che si facesse l'Italia-stato gli editti napulitani erano scritti in ITALIANO. Poi divenimmo grazie all'unità statuale "....beduini" , "...africani", "briganti", "... italiani da fare", o meglio da dis-fare. Vogliamo ricordare che Felice Ammature scrisse il dizionario ITALIANO con 2000 correzioni al vocabolario della Crusca?

    Quanto al sentimento nazionale, si ricordi che l’Italia allora era percorsa da due eserciti stranieri come nel 1943-45: da una parte quello francese e dall’altro quello degli “Alleati”: gli Austro-Russi più la flotta inglese. Gli “insorgenti” non furono che i marocchini dei Suvorov e dei Nelson ( non potremmo mai essere daccordo con questa interpretazione dei "fatti", ma soprattutto coi termini usati)e non combatterono che per ricreare un’Italia debole e divisa entro cui gli stranieri sarebbero potuti in ogni momento rientrare a saccheggiare le loro case e i loro campi (cosa che gli Austro-Russi, ad es., facevano non meno dei Francesi). Di contro, tra i “giacobini” vi erano uomini come il salernitano Matteo Galdi che già nell’estate del 1796 parlava «a difesa dell’integrale unità della Penisola» e pensava alla colonizzazione del Nord Africa e al Mediterraneo come «un immenso lago latino» da cui «espellere gli Inglesi e i Russi» che vi imperversavano (cfr. R. Soriga, L’avvenire mediterraneo d’Italia secondo la mente di un ‘patriota’ del 1796, in “Rass, storica del Risorg.”, a. 1930, fasc. IX, pp. 88-90). E allora suona come un monito ai patrioti italiani che Nelson, dopo aver promesso di trattare Napoli «come un villaggio irlandese in egual ribellione» (cfr. V. Sani, La Repubblica napoletana del 1799, Inserto di “Storia e Dossier”, n. 115, aprile 1997, p. 53), abbia riservato l’antenna della fregata Minerva all’impiccagione dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, mentre, abbattuti i fasci repubblicani (cfr. le belle monete della Partenopea), al servo borbonico (questi sono i termini che devono essere usati per la riconciliazione nazionale? Il popolo Napulitano è servo Borbonico? Io direi popolo fedele) veniva concesso di sollazzarsi con lo scempio di Piazza Mercato, che anticipava di un secolo e mezzo le «feste della liberazione” di Piazzale Loreto”.

    Ma le atrocità giacobine? L'eroismo delle insorgenze? Che i napoletani primi in Europa cacciarono i Giacobini? Che il popolo amava la sua patria? Questa è la storiografia risorgimentale più bieca.
    E con le ballate che si fa una nazione e non con le sole leggi, e nella canzone popolare Napoletana suonano ancore queste parole ".....libertè egalitè , io rubo a te , tu rubi a me", Oppure "...chi tene pane e vine, adda essere giacubin" o come diceva l'on A. Manna "...la repubblica partenopea libera è sovrana nasce a posillipo e finisce a porta capuana" (intendendo che includeva tre soli quartieri napoleni). I giacobini Napoletani possono essere solo paragonati agli attuali governati Iracheni. Gente che per motivazioni (e perchè no, anche interessi) individuali, tradì il suo popolo, la sua patria, il suo re.

    2) CONSIDERAZIONI SUL LEALISMO BORBONICO NEL 1860 (E SULLA FEDELTA' AL RE E LA FEDELTA' ALLA “PATRIA”)

    “E’ bene chiarire che la rivendicazione del significato tradizionale dell’impresa dei Mille, e quindi dell’abbattimento del Regno delle Due Sicilie, nulla toglie al rispetto per quei militari borbonici che ritennero di doversi battere fino all’ultimo per la dinastia. I garibaldini, contrariamente a quel che si dice “in partibus guelforum”, ebbero essi stessi questo rispetto, avendo un alto senso dell’onore militare. Va poi detto che molti ufficiali borbonici combatterono per Francesco II per ragioni di lealismo dinastico e non perché cattolici reazionari. Quando Alberto Mario si reca a colloquio col difensore di Reggio, il generale Briganti, questi sta sì recitando il rosario, ma gli dice: “Alfiere sotto il re Murat, militai anch’io per l’indipendenza d’Italia sul Po. Ora la mia fede di soldato è legata a Francesco II, e non la romperò. Del resto ammiro il vostro valore e m’è simpatica la causa che sostenete.” E Mario: “Generale, onore a chi serba la data fede! [...] Ma la fede al vostro re vi rende infedele alla patria e vi fa spargere sangue fraterno per mantenerla schiava. La prima fede all’Italia. Voi dovete ricomparire generale sul Po nel 1860, ove foste alfiere nel 1815, contro lo stesso nemico. Ivi l’onore va in compagnia con la gloria” (Da Camicia Rossa, in Antologia di scrittori garibaldini, cit., p. 479). Lo stesso D’Annunzio, cantore in Elettra di Garibaldi e dei garibaldini, non manca di rendere omaggio ne Le vergini delle rocce al giovanile eroismo della regina Sofia, mentre poco sensibile si mostra verso la figura di Francesco II”.

    I napoletani che non tradirono la patria , erano italiani, e molti videro solo che al posto del Borbone c'era il famelico Savoia, che non cambiò neppure nome alla salita al regno d'Italia.

    3) CONSIDERAZIONI SUL RUOLO DEGLI INGLESI NEL RISORGIMENTO

    “Non estraneo aIla coltivazione della “teoria del complotto” fu anche il filosofo Del Noce, di cui la rivista di A.N. «Area» - che poi non si capisce come faccia a onorare la memoria di Berto Ricci e di altri fascisti filomazziniani e filogaribaldini - tempo fa si compiaceva di ricordare l’opinione secondo cui il Risorgimento non sarebbe stato altro che “un capitolo della storia dell’imperialismo inglese” (L. Copertino, Cattolici romani, quindi nazionalisti, in «Area», giugno 1996, pp. 84-85). E su questo, bastano poche parole. Nel “triennio giacobino”, lo si è visto, i patrioti italiani sono per gli Inglesi dei nemici. Nell’età napoleonica, invece, l’Italia è percorsa da dei Lawrence d’Arabia ante litteram come Lord Bentinck e il generale Mac Farlane che promettono agli Italiani l’indipendenza in cambio dell’appoggio contro i Francesi. A Milano gli “Italici puri” di Confalonieri scatenano la rivolta di piazza contro Eugenio Beauharnais, ma al momento del dunque, Congressi di Parigi e Vienna (1814-15), si dà il benservito a Confalonieri e gli stessi generali inglesi filoitaliani “furono messi a tacere. Altre erano le necessità quando si lavorava per la guerra e la vittoria - così scrisse Castlereagh - altre ora che si vuole assestare l’Europa secondo il principio di legittimità ed equilibrio” (G. Volpe, L’Italia del Risorgimento e l’Europa, cit., p. 303). Nell’età della Restaurazione i nostri esuli avranno ospitalità in Inghilterra e qui sorgerà anche, parallelamente a quello filo-ellenico, un movimento d’opinione filo-italiano, cui si deve guardare con riconoscenza. Ma nel ’21 il governo inglese non mosse un dito per salvare la Napoli costituzionale e nel ’48 fu favorevole alla sola rivoluzione siciliana in quanto prevalentemente autonomista: era interesse britannico una Sicilia “dipendenza” di Londra (un tale interesse si riaffacciò alla fine della Seconda guerra mondiale). In tutti i modi l’Inghilterra tentò di evitare che Carlo Alberto scendesse in campo contro l’Austria e sperò così di isolare i moti lombardo-veneti, anche se fu poi favorevole ad un ingrandimento del Regno sabaudo in funzione antifrancese (cfr. O. Barié, L’Inghilterra e il problema italiano nel 1848-49, Milano 1965). In effetti, e sempre per la stessa ragione, solo nel 1859-60 la Gran Bretagna volle decisamente l’unità d’Italia, e se questo era un interesse dell’imperialismo inglese ciò non toglie che fosse ancor più un interesse del nazionalismo italiano. Sarà bene ricordare, poi, di fronte all’insistenza con cui si ricorda con fini malevoli la copertura data dalle navi inglesi allo sbarco garibaldino a Marsala, che sui campi di battaglia gli Inglesi non c’erano: “Ma la vittoria delle Camicie Rosse fu italiana soltanto - purtroppo contro altri Italiani [...] Von Moltke, capo del formidabile Stato Maggiore prussiano, che di queste cose se ne intendeva, ebbe a dire che la battaglia del Volturno era stata condotta in maniera tattica esemplare” (G. Di Vita, loc. cit., p. 381). E l’autorevolissima opinione di Moltke valga anche a tacitare storici e pseudostorici che vogliono fare del “revisionismo storico” persino sulle qualità guerriere di Garibaldi. Sulla “questione inglese” il neo e il postfascismo italiani farebbero poi bene a ripescare la stampa della R.S.I.: cfr. G. L. Gatti, L’Inghilterra contro il Risorgimento e l’unità d’Italia, in «Libro e moschetto», 5 ag. 1944; A. Nacci, L’Italia e gli Alleati, in «Avanguardia», 27 genn. 1945 (il secondo era il giornale delle SS italiane, anch’esso su posizioni del tutto filorisorgimentali)”.

    Non ho parole , visioni totalmente opposte su tutto. Ma che si stesse aprendo il canale di suez e che l'inghilterra temeva la concorrenza della seconda flotta mercantile del mediterraneo? L'isola di ferdinandea? Lord Palmerston? I Borboni "negazione di Dio"? La questione degli zolfi? l'opera della massoneria? I tentativi destabilizzanti dei terroristi Bandiera ePisacane? L'attacco alla chiesa cattolica? Un nazionalismo fatto contro la religione nazionale? l'opera dei calvinisti? La compravendita di cariche nell'esercito, nella marina e nella nobiltà di titoli in cambio di tradimento nei confronti dei Borbone, del popolo, della patria natia?
    Sei proprio sicuro che la battaglia del volturno sia stata "splendida" per i savoia? E poi sai chi accompagnò garibaldi all'entrata a napoli? il capo dei cammoristi! Cosa ebbe in cambio lo sappiamo noi OGGI che subiamo due omicidi al giorno. Chi aiuto (oltre alle fregati inglesi) garibaldi appena sbarcato in sicilia? I PICCIOTTI cosi come nello sbarco di altri "liberatori" nel 45.
    E ti prego non tiriamo in ballo la continuità ideale con il fascismo, (non che me freghi molto sia chiaro) dovresti sapere benissimo che i PRIMI MERIDIONALISTI nascono proprio con O.N. , come citi nei passi successivi. Ma dimenticavo, può darsi che sei dalla parte dei sostenitori degli italiani di serie A e serie B, sei anche dalla parte di quelli che pensano ai fascisti di serie A e serie B.



    “Sul brigantaggio occorre essere chiari. Questo era un fenomeno endemico nel Regno di Napoli ( il banditismo organizzato al fine di attivita illegali era solo napoletano?????? O era endemico in tutt'Europa?) e da sempre se ne registrava un incremento nei passaggi di regime (Come ben sanno gli storici prussiani e fiamminghi). Vero è però che tra il ’60 e il ’65 (con strascichi fino al ’70), il Sud conobbe una vera e propria guerriglia antiunitaria (guerra di liberazione nazionale vorrai dire? Chi cacchio lo sapesse cosa significasse l'unità a quei tempi?), che si può continuare a chiamare brigantaggio per la buona ragione che ad iniziarla e a terminarla vi furono anche personalità del mondo arcaico-rurale meridionale che già prima del ’60 erano dei malviventi a tutti gli effetti (tale il famigerato Carmine Crocco, il quale nel ’60 aveva partecipato all’insurrezione antiborbonica della Lucania sperando di averne dei vantaggi dal nuovo regime). (come se io ti dicessi che siccome nino Bixio prima di far parte dei mille e dopo commerciava in schiavi, la spedizione dei mille fu una spedizione schiavista, con tanto di pensione pagata dai popolani napoletani) Negli anni della ribellione generalizzata costoro, Crocco, Nanco ecc., divennero il polo di attrazione “militare” di ogni sorta di scontenti: dai soldati borbonici non integrati nell’esercito italiano agli ex galeotti usciti a fiumi dalle carceri borboniche ( vogliamo ricordare l'estrazione sociale dei garibaldini per favore?), per finire ai contadini ulteriormente immiseriti dall’appropriazione borghese delle terre demaniali ed ecclesiastiche (terre che con l'unità d'Italia non andarono ai contani ma ai liberali, con una sola aggravante la perdita totale degli usi civici). Ma è significativo che l’esplosione del fenomeno coincida con la volontà cavourriana ( chi era cavour? , era o non era un massone? era o non era un liberale?, Era o non era un filo-inglese?)di sottrarre a Garibaldi e alla sinistra meridionale il controllo del Sud, procedendo sbrigativamente all’annessione (falso plebiscito, occupazione militare, depredazioni economiche) e dando il via alla “dissennata politica dei proconsoli piemontesi [...] che della situazione locale non capivano nulla, anche perché i ‘galantuomini’ loro alleati non avevano nessun interesse a fargliela capire” (I. Montanelli, op. cit., p. 86). Ad approfittarne furono Pio IX e Francesco II, che da Roma inviarono subito come loro agenti i mercenari del legittimismo internazionale, con tanto di incoraggiamento “del comando francese, rappresentato da uno strano e misterioso avventuriero bretone, Langlois, di cui non si è mai riusciti a ricostruire i precedenti e la figura” (ibid., p. 89). Il clero del Sud, spesso più ragguardevole per il sudiciume morale che per la pietà evangelica, fornì ovviamente ampio appoggio propagandistico e logistico al brigantaggio, che non a caso ebbe un forte riflusso allorché con la Luogotenenza del generale Cialdini si strinse un ferreo cordone sanitario lungo la frontiera con lo Stato della Chiesa, dunque si inasprì sì la repressione nelle province meridionali, ma senza nemmeno più riguardi per vescovi, preti, frati e nobiltà legittimista. Il che rende corretta l’inserzione di tutta questa triste vicenda - di cui certamente vanno comprese le profonde ragioni “oggettive” ???????????- entro la storia della cospirazione clerico-legittimista contro il Regno d’Italia. Se ho accennato con Montanelli alle effettive colpe dei Piemontesi, un limite va però posto alla fin troppo facile immagine degli ufficiali subalpini quali “belve colonialiste” ed anche all’idilliaca immagine del “partigiano” o del “pio contadino” che i vari fronti dell’Antirisorgimento divulgano per dignificare oltre il dovuto il brigantaggio. Uno dei primi resoconti sul fenomeno fu il saggio su Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863 (Milano, 1864), dedicato al generale Govone, uno degli artefici della repressione e più tardi ministro della Guerra, dall’ufficiale dello Stato Maggiore Alessandro Bianco di Saint-Jorioz (sì, il figlio del teorico della “guerra per bande”!). Ebbene, in questo saggio scritto “a caldo”, se si ha perfettamente cognizione dell’importanza degli intrighi borbonico-papalini, si mostra pure una notevole comprensione delle cause economiche, sociali e culturali della guerriglia meridionale e si punta il dito tanto sulla durezza del dominio di classe dei “galantuomini” che sull’errore del “piemontesismo” (ibid., p. 377 sgg.). Né vi è nel piemontese Bianco il livore antimeridionale di un Farini, ché anzi egli trova nella gente del Sud “intelligenza pronta e fervida, docilità somma, e molto buon volere”, vedendovi un popolo rovinato da tre secoli di tirannide politico-religiosa, ma destinato a divenire “una parte eletta d’Italia” per il riconosciuto primato della sua più alta tradizione culturale (ibid., pp. 324-325). Ecco, se devo scegliermi un “eroe”, non mi scelgo né il Che Guevara legittimista José Borjès né il brigante Crocco di cui è recente l’agiografia del regista di A.N. Pasquale Squitieri, ma proprio il soldato Bianco, che è innanzitutto un eroe dell’intelligenza e rappresenta un’Italia unita capace di guardare i propri errori e andare avanti, in una mutua comprensione tra Nord e Sud e in una volontà riformistica guidata dalla tradizione nazionale. Purtroppo però attorno a me vedo perdurare i guasti provocati dai capanniani “formidabili” anni ’60-70, in cui il brigantaggio cominciò ad essere rivalutato astoricamente dall’Antirisorgimento di destra e di sinistra. Lo storiografo “ufficiale” dell’estrema sinistra, Renzo Del Carria, nel suo vendutissimo Proletari senza rivoluzione (v. vol. I, III ed., Roma 1976) volle sminuire, senza peraltro negarlo, l’elemento borbonico-clericale del brigantaggio, esaltando questo come espressione di una “informe coscienza di classe” portante all’attacco rivoluzionario “contro lo Stato borghese-capitalista” (ibid., p. 65). A destra, specialmente al Sud, lo si è celebrato e lo si celebra come “rivolta contro il mondo moderno” dei contadini, del clero e della nobiltà “tradizionali” contro la borghesia “massonico-giacobina”. Di fronte alle contraddizioni intime di un fenomeno tanto complesso e tanto specificamente meridionale, a sinistra fa comodo dimenticare le parole del valoroso legittimista spagnolo Borjès sui “vietcong” meridionali: “Andavo a dire al re Francesco II che non vi hanno che miserabili e scellerati per difenderlo, che Crocco è un Sacripante e Langlois [anche lui!] un Bruto”. A destra si sorvola sulle parole del brigante La Gala ad un notabile suo prigioniero sulle idealità dei “pii difensori del Trono e dell’Altare”: “Tu hai studiato, sei avvocato, e credi che noi fatichiamo per Francesco II?” Del Carria (ibid., pp. 103 e 102 n. 28), almeno, ammetteva che dopo il ’65 la sua “guerriglia partigiana” era divenuta via via sempre più “malandrinaggio” che non si arrestò neanche di fronte all’uccisione degli stessi contadini e allo stupro delle loro donne. I “vandeani” di casa nostra, come l’Adolfo Morganti esaltante l’“opposizione [...] armata” del popolo contro la “catechesi sociale liberale e massonica” (Le convergenze parallele. Su Evola e il cattolicesimo, in AA. VV., Julius Evola. Mito, azione, civiltà, Rimini 1996, p. 76), dovrebbero chiedersi perché codesto ultimo “malandrinaggio” che finì per disgustare gli stessi “cafoni” cessò solo nel ’70, quando chi si ostinava a foraggiarlo perse il suo ignobile staterello... Da ultimo, una curiosità: l’editore di Proletari senza rivoluzione era Giulio Savelli, figlio scapestrato di una grande famiglia della “nobiltà nera” di Roma, divenuto poi per breve tempo l’uomo di Bossi nella Capitale, poi un deputato di Forza Italia (corrente iperliberal-liberista), quindi dell’UDR per legarsi infine al CCD. Quanto al maoista Del Carria, è oggi militante della Lega Nord. Ogni commento è superfluo"

    Inutile dirti che appoggio in pieno le tesi delle ultime 20 righe.


    ma aggiungo, al di la delle NETTE differenti visioni delle cose, Vogliamo spenderle due parole su Lombroso ed i Socialisti dell'epoca? sai..... quello che insegnava nell'università piemontese che noi meridionali eravamo dei "criminali genetici" perchè ci mancava una vertebra.........più vicini alle scimmie che agli uomini........
    Vogliamo spenderle due parole sulle stragi di Bronte, Casalduni, Ponte Landolfo.......
    Vogliamo ricordare alcuni passagi della legge Pica......
    Chi fine fece San Leucio?
    che fine fece Pietrarsa?
    che fine fece il terzo polo industriale d'europa che si trovava in calabria?
    e le nostre navi a chi vennero date? (regalate)
    ed i cantieri navali di castellammare perchè vennero smontati e ricostruiti a la spezia?
    e l'oro del Banco di Napoli?
    Perchè il banco di napoli dovette accettare la convertibilità e le altre banche "italiane" no?

    e visti che tu chiudi il tuo pezzo associando l'idea l'idea anti-Risorgimentalistica a nomi di persone che poi hanno "tradito", vuoi che incominci l'elenco dei nazionalisti che hanno tradito? dei "facisti" che hanno tradito?
    E qui ci voglio 30 pagine piene.

    Se si vuole far si che gli italiani abbiano una storia comune la "partiggianeria" e l'ultima delle cose necessarie.

    Restano i FATTI, CON L'UNITA' STATUALE I MERIDIONALI SI TROVANO DI FRONTE ALLA DUPLICE SCELTA PERDENTE: Brigante o Emigrante? E dopo 145 anni a cosa siamo arrivati? he noi meridionali che siamo sempre stati italiani dobbiamo quasi dimostrarlo di essere italiani (visti i gradi di vivibilità che ci hanno regalato) e continuiamo ad emigrare, mentre quelli che non parlavano neppure italiano la fanno da padrone e con il loro egoismo liberale vogliono fare la patania. Bell'Italia. bell'Italiunita davvero!

  4. #434
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    Valeva di più, aveva capito l'importanza della ferrovia, ma porcaccia...andava a messa quattro volte al giorno...

    Bigotto , ed integralista cattolico, A stento scopava con la moglie........Quanti danni ha fatto l'integralismo religioso.



    Sulla partita di ritorno vuoi giocarti una cena?

  5. #435
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    Citazione Originariamente Scritto da sanco Visualizza Messaggio
    Mi ero allontanato da questa discussione […]Però Daudokos, nel momento in cui è apparsa la parola “patria”, mi ha richiamato dicendo che mi aspettava qui, in campo neutro e ad armi pari.
    Ma che cosa dovrei dire che lui già non sappia? Io ho già detto tutto quel che volevo e dovevo dire su certe “questioni risorgimentali”.
    Sanco dovrebbe sapere (poiché bisogna parlare in terza persona) che, essendo io un umile conduttore di capre, e non uno studioso soprassapiente, non posso tener testa alle sue dotte argomentazioni: cercherò pertanto solo di elaborare delle precisazioni.
    Qui si può farlo 'ad armi pari', a differenza di altro forum dove tale discussione fu iniziata: in esso lui (e solo lui, si badi) aveva detto 'tutto quello che voleva e doveva dire', mentre le parole del sottoscritto furono distorte in uno strambo compendio, la discussione fu chiusa ed io 'invitato' a trasferirmi in altri posti (tra i quali, questo).
    Pertanto, eccoci qui.

    I forumisti meridionali devono sapere che sono meridionale ed orgoglioso di esserlo [...]; i soldati di Messina e di Civitella; ma questo prescinde dal giudizio storico-politico su un Regno [...] che non sarebbe caduto come una pera cotta se fosse stato così straordinariamente organizzato e felice come si racconta nelle... favole).
    Ciò che meraviglia di Sanco è solo l'acritico fanatismo con cui viene sposata la causa risorgimentale e il dar credito alle favole (queste, sì, favole) agiografiche diffuse a loro tempo. A queste ultime, infatti, nessuno storiografo serio, da decenni, è più deciso a dar conto. Eppure, da parte di Sanco e della corrente di pensiero che egli rappresenta, ci si continua ad infiammare per il 'risorgimento' - questione che pur dovrebbe interessar loro solo 'di striscio' - molto più, cosa davvero singolare, che da parte degli storici che 'ufficialmente' dovrebbero difendere la causa unitarista.

    Egli poi menziona Messina e Civitella, ma ben si guarda dal nominare Gaeta... semplice dimenticanza o lapsus freudiano?
    Quanto all'organizzazione del Regno egli dovrebbe ben sapere, se è così informato, con quale armi esso fu vinto, e come fu facile sopraffare i garibaldini nelle occasioni in cui la loro arma migliore (l'oro per corrompere il nemico) non funzionò. E poiché egli cita Piazzale Loreto possiamo fargli notare una curiosa nemesi storica (una delle tante) che sottrasse le navi italiane della seconda guerra mondiale allo stesso modo (tanto che il verso "navi d'Italia che ci foste tolte/non in battaglia ma col tradimento" poteva benissimo adattarsi alla marina napoletana, una volta sostituito 'Regno' ad 'Italia'...).

    Noi siamo contenti del fatto che egli sia meridionale e felice di esserlo, speriamo che i Piemontesi per i quali egli prova altrettanto trasporto lo ripaghino con egual moneta e non lo apostrofino come il Piola, il quale, infuriato con i marinai siciliani che non riuscivano a condurre la sua nave-carretta in Calabria, esclamava che non bisognava fucilare solo quelli, ma tutti i Siciliani...


    “Sul brigantaggio occorre essere chiari. Questo era un fenomeno endemico nel Regno di Napoli e da sempre se ne registrava un incremento nei passaggi di regime. Vero è però che tra il ’60 e il ’65 (con strascichi fino al ’70), il Sud conobbe una vera e propria guerriglia antiunitaria, che si può continuare a chiamare brigantaggio per la buona ragione che ad iniziarla e a terminarla vi furono anche personalità del mondo arcaico-rurale meridionale che già prima del ’60 erano dei malviventi a tutti gli effetti
    Qui Sanco, facendo proprie le idee tipiche degli pseudo-studi e dei pamphlet oleografici dell’epoca,
    esprime, curiosamente, la concezione che del ‘brigantaggio’ avevano i Piemontesi circa un secolo e mezzo fa..
    In realtà, qualsiasi storico serio prende con le molle la stessa definizione di ‘brigantaggio’. E' tutto dire che ‘brigante’ era bollato allora dai sardogaribaldini anche un hidalgo come Borjes (questo sì, un vero signore, basti leggere il suo diario).

    è significativo che l’esplosione del fenomeno coincida con la volontà cavourriana di sottrarre a Garibaldi e alla sinistra meridionale il controllo del Sud
    Questa buffa insinuazione, se non fosse così subdola, potrebbe quasi indurre al riso.
    In realtà Sanco dovrebbe sapere bene delle rivolte popolari scoppiate prima dell’invasione piemontese, contro i garibaldesi, che quando non si tradussero solo in freddezza e indifferenza, portarono alla cacciata dell’invasore, come ad Isernia e nella gloriosa giornata di Caiazzo.

    Il clero del Sud, spesso più ragguardevole per il sudiciume morale che per la pietà evangelica, fornì ovviamente ampio appoggio propagandistico e logistico al brigantaggio
    Queste parole avvelenate – e proiettate su un piano fantastico completamente sganciato dalla realtà meridionale di quegli anni - si commentano da sole. È evidente che il riferimento ideale di Sanco non sono i contadini, bensì i borghesotti locali, gli unici che dalla vendita delle terre ecclesiastiche (che gli agricoltori potevano coltivare con poca spesa) trassero giovamento per rafforzare le loro avide tendenze latifondiste.

    Non proseguo oltre, perché le parole riportate, oltre a dimostrare la misconoscenza del cosiddetto ‘brigantaggio’, rasentano l’offesa. Disturba il fatto, lo ripetiamo, che Sanco non sia sulle posizioni degli attuali storici unitaristi, i quali non possono chiudere gli occhi dinanzi ai fatti, bensì su quelle dei resoconti coevi dei luogotenenti piemontesi e ai risibili pseudostudi circolanti all’epoca.
    Nessuno vuole fare un’agiografia dei peggiori ‘briganti’, ma è certo che con le proprie posizioni Sanco avrebbe potuto scegliersi come eroe anche una personalità abietta quale quella di Cialdini (quanto stride questa squallida figura di parvenu dinanzi alla luminosa parabola di Borjes!). Quanto alla maniera disonorevole con cui i Piemontesi condussero la guerra – il cui unico motivo fondante può essere, se si escludono la pazzia o l’efferatezza, il ritenere poco più che bestie il nemico – nessuno storico serio, di nessuna fazione, la nega.

    Quanto poi alla questione dell’Unità, ho già scritto altrove che Ferdinando prima e il figlio Francesco poi, fecero tentativi per creare una Lega Italica, tentativi che furono respinti dal Piemonte, il quale evidentemente già cullava il propri sogno egemonico e progettava l’aggressione.

    In più, storici autorevoli (tra cui il Montanelli che Sanco cita) fanno notare che il Re del Piemonte Vittorio Emanuele non volle accettare il titolo di ‘I’ Re d’Italia, manifestazione fin troppo evidente del suo considerare la conquista del Sud come una mera annessione al Suo Regno e nessun nuovo ‘inizio’ di nessuna ‘Italia’.

    Gli altri motivi per cui l’attuale non può essere considerata una ‘Unità’ sono già stati esposti altrove e Sanco li conosce.

    Ritornando alla Patria…
    Coloro che si allearono con i garibaldini furono sempre i borghesotti locali che avevano fiutato l’affare o che si comportavano gattopardescamente.
    I contadini – compresi anche quelli che in un primo momento erano stati illusi dalle promesse del ligure - reagirono sempre all’oppressione e quando ne ebbero i mezzi cacciarono i piemontesi e i loro tirapiedi con le giacche rosse. ‘Nove contadini su dieci sono realisti’, annotava Borjes.
    Paganesimo è anche fedeltà al proprio sangue.
    I miei antenati furono contadini. Si opposero all’invasione.
    ‘Briganti’ per Sanco, ‘Partigiani’, per me.

    Patria è la Terra dei Padri. I Piemontesi non sono i miei Padri. Essi, anzi, sono i massacratori dei miei Padri.
    E poiché la Terra dei Padri non può essere allo stesso tempo quella dei Padri e quella degli uccisori dei Padri, la mia Patria non è quella dei Piemontesi
    .

  6. #436
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    Citazione Originariamente Scritto da nando- Visualizza Messaggio
    Valeva di più, aveva capito l'importanza della ferrovia, ma porcaccia...andava a messa quattro volte al giorno...

    Bigotto , ed integralista cattolico, A stento scopava con la moglie........Quanti danni ha fatto l'integralismo religioso.



    Sulla partita di ritorno vuoi giocarti una cena?
    E' una scommessa persa in partenza. E poi non sono neppure tifoso del Piacenza.
    Concordo sui danni dell'integralismo religioso...Vogliamo ripeterli e perpetrarli o aggravarli?

  7. #437
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    Predefinito Favole ed altro

    Caro Nando (e cari Tutti gli Altri),
    io questa discussione non la volevo fare (a te, Nando, scrissi pure privatamente: parliamo di tutto ma non di questo), perché non ho cose nuove da dire. Non posso non rispondere, comunque, a te che sei persona garbata e che gradisce sapere il pensiero altrui.

    1) Quando parlo di “favole” non ti offendere. Il Regno borbonico era certamente migliore (sotto tutti i punti di vista; carceri comprese) di quanto non sia stato dipinto dai suoi avversari interni ed esterni sia all’epoca della sua esistenza sia dopo. Le cose funzionano sempre così: lo spiegava già Machiavelli. Chi fa storia onestamente (e io direi, anche politica con la volontà di sanare ferite passate) deve dire la verità e quindi, relativamente al Regno di Napoli (o delle Due Sicilie), riconoscerne tutti i dati positivi. Le “favole” cominciano quando la caduta del Regno viene spiegato tutta con i complotti massonici, i tradimenti, gli inglesi, la mafia e la camorra filogaribaldine ecc. Sono in parte le stesse “favole” che il neofascismo si è sempre raccontato per motivare lo sbarco alleato in Sicilia, il 25 luglio ecc. Se il 25 luglio l’Italia fascista non insorge contro i gerarchi traditori e il Re e aspetta settembre per far qualcosa vuol dire che nello Stato fascista e nel PNF qualche problema intrinseco c’è. Così, se un Regno tanto amato dalle sue popolazioni viene così facilmente sbaragliato da una banda di avventurieri allogeni, qualche problema lo avrà avuto, anche in termini di consenso popolare. Intanto, perché l’esercito borbonico, tranne qualche buona prova, non regge alla sfida? Guarda la contemporanea storia del conflitto Nord-Sud negli Usa: i Confederati erano in svantaggio perché un paese agricolo, ma stanno in guerra, con l’esercito, 5 anni. Dov’è il “nostro” (di noi meridionali) esercito confederato? Anche nel ’99, di fronte ai francesi, l’esercito borbonico di Mach era svanito di fronte al minoritario esercito di Championnet… Sono “favole” queste? Uno Stato con la S maiuscola è innanzitutto uno Stato con un esercito “nazionale” (non mezzo mercenario come sarà sempre quello borbonico) valido. Tu/con altri/ dirai che anche l’esercito italiano dei Savoia e poi sabaudo-fascista non era un grande esercito. Va bene, ma ha vinto nella I guerra mondiale, si è preso l’Etiopia, è stato su tanti fronti per 3 anni quando la Francia (la secolare nazione!) si è fatta fottere al 1° anno…
    2) Io non nego affatto che l’unificazione del Sud al Regno d’Italia ebbe aspetti di conquista e colonizzazione interna. Non nego neanche la realtà degli orribili episodi di cui i “piemontesi” furono responsabili nella controguerriglia postunitaria. Tutto questo va conosciuto, va detto, perché non mi piacciono neanche le “favole” della vecchia storiografia liberale, contrariamente a quello che crede Daudokos. Ma se tutto questo deve divenire parte di un processo di negazione della stessa nozione antichissima di ITALIA e del diritto e dovere degli Italiani ad essere una grande nazione con a capo Roma (oggi è il 20 settembre, ed io lo festeggio), beh, allora mi cascano le braccia e pure qualcosa d’altro. Poi, se i discendenti dei Borbone se ne vanno alle feste mondane della grande aristocrazia con i discendenti dei Savoia, chi chiama noi meridionali a tenere il lutto per “’o re”?
    3) Infine, questione “massoneria”. Gli anni d’oro dei Borboni furono anche anni d’oro della Massoneria napoletana. Da napoletano, sarei onorato di avere come concittadino illustre un massone come Raimondo di Sangro, ad esempio. La massoneria è stata tante cose, buone e cattive. Non è il diavolo: lasciamo agli integralisti cattolici questa stupida credenza. Poi, mi è capitato di scrivere altre volte, smettiamola di credere che nella storia i massoni stanno sempre da una parte e non dall’altra. Massoni erano tanti ufficiali di Napoleone, ma massoni erano anche tanti ufficiali di eserciti, dall’inglese al prussiano, dall’austriaco al russo, che combattevano contro Napoleone. Idem per la guerra di Secessione: l’ufficialità del Sud era massonica al 90%. Il KKK (simpatico o antipatico che stia) viene pure da lì.
    4) Appendice sulla massoneria. Ai “filoborbonici antimassoni”: Perché non indagate per scoprire se negli attuali movimenti neoborbonici non ci siano dei massoni? Credo che avreste delle belle sorprese!

    Per chiudere. Il mio intervento termina qui. L'ho scritto prima di vedere il nuovo intervento di Daudokos, che mi offre soltanto l'invito a formare una compagnia di attori-contendenti in viaggio da un forum all'altro in cerca di fans: mi dispiace, ma lui con me deve, se ha interesse a riprendere rapporti costruttivi (di cui gli ho dato di recente un segnale che fa finta di non aver colto), parlare d'altro.
    Non voglio dire niente di più, non voglio rispondere ad altre domande su questa questione, anche fatte da parte di persone che la pensano come me. Non è per mancanza di rispetto per gli interlocutori, è che a me le discussioni senza fine non interessano, tanto più che ho molte cose da fare: non ho le capre ma ho due figlie, una in carne ed ossa e una di carta.
    Può anche darsi che non interverrò mai più su questo forum, anche nelle discussioni (pro)positive come questa: alla fine succede sempre qualcosa per cui devi pentirti di averci messo piede.

    PS - Onore ai soldati di Gaeta! Evviva Josè Borjes!: mi è sempre stato simpatico, e mi fa schifo come l'hanno fucilato i "piemontesi". Ma è lo stesso modo con cui hanno fucilato i loro che all'Aspromonte stavano con Garibaldi: loro erano fatti così, erano troppo nordici, "prussiani" per i nostri gusti meridionali, e per questo l'Italia l'hanno unita loro e non noi, che non volevamo fare piangere il papa o far dispetto ai principi cugini. Ci hai mai pensato, Daudokos?

  8. #438
    megaelleno
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    Sembra concludersi così anche l’ennesimo tentativo di comprendere le motivazioni che Sanco e la corrente di pensiero cui egli appartiene adduce per i propri panegirici filorisorgimentali.
    Certamente, non sono io quello alla ricerca di ‘fans’, né apro discussioni esagitate, i fan-atismi li lascio a chi si strappa le vesti per Mazzini e compagnia. La mia posizione è – come felicemente la definì Sanco stesso – ‘più che minoritaria’: tale essa è e tale deve restare.

    Non ho ignorato, ed anzi ho colto e profondamente apprezzato, il segnale di distensione che egli mi ha inviato. Tuttavia, credo che nessun rapporto costruttivo possa essere avviato fin quando egli continuerà a mettere la questione su un piano personale e fin quando ci saranno argomenti- tabù che non possono essere sfiorati.
    Nessun rapporto costruttivo vi sarà finché egli rifuggirà il confronto su questi temi (allora poté chiudere la discussione perché ne era moderatore, adesso abbandona il campo).
    Ci rincresce averlo distolto dai suoi mille impegni, a noi gente di montagna la natura dona molto più tempo libero, ma la questione rimarrà sempre in sospeso. A noi non dispiace, se non per il fatto che assieme alla questione resta ‘sospeso’ il rapporto con un così valido e arguto interlocutore. Noi, a differenza dei Piemontesi, siamo capaci di immensa stima anche per chi è dall’altra parte, non considerandolo un essere subumano da civilizzare e debellare (e, per quanto dipende da noi, cerchiamo di non farlo ‘piangere’).

    Ma non permetteremo che si inneggi a chi ha calpestato la Patria, la nostra Patria, la vera Patria, e non una patria vaga e indefinita. Quella Patria che noi abbiamo definito e che tale resterà fin quando qualcuno non forzi la logica di quanto abbiamo già detto.
    Noi, arroccati sulla Gaeta delle nostre coscienze, saremo sempre fedeli al nostro sangue, sempre pronti a riprendere le armi se necessario, per far sì che quello che è accaduto non accada mai più: allora ci chiameranno ‘briganti’ o ‘eroi’, non importa, lasciamo che il nostro Fato sia il Tribunale della Storia a deciderlo.

  9. #439
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    Citazione Originariamente Scritto da sanco Visualizza Messaggio
    Caro Nando (e cari Tutti gli Altri),
    io questa discussione non la volevo fare (a te, Nando, scrissi pure privatamente: parliamo di tutto ma non di questo), perché non ho cose nuove da dire. Non posso non rispondere, comunque, a te che sei persona garbata e che gradisce sapere il pensiero altrui.

    1) Quando parlo di “favole” non ti offendere. Il Regno borbonico era certamente migliore (sotto tutti i punti di vista; carceri comprese) di quanto non sia stato dipinto dai suoi avversari interni ed esterni sia all’epoca della sua esistenza sia dopo. Le cose funzionano sempre così: lo spiegava già Machiavelli. Chi fa storia onestamente (e io direi, anche politica con la volontà di sanare ferite passate) deve dire la verità e quindi, relativamente al Regno di Napoli (o delle Due Sicilie), riconoscerne tutti i dati positivi. Le “favole” cominciano quando la caduta del Regno viene spiegato tutta con i complotti massonici, i tradimenti, gli inglesi, la mafia e la camorra filogaribaldine ecc. Sono in parte le stesse “favole” che il neofascismo si è sempre raccontato per motivare lo sbarco alleato in Sicilia, il 25 luglio ecc. Se il 25 luglio l’Italia fascista non insorge contro i gerarchi traditori e il Re e aspetta settembre per far qualcosa vuol dire che nello Stato fascista e nel PNF qualche problema intrinseco c’è. Così, se un Regno tanto amato dalle sue popolazioni viene così facilmente sbaragliato da una banda di avventurieri allogeni, qualche problema lo avrà avuto, anche in termini di consenso popolare. Intanto, perché l’esercito borbonico, tranne qualche buona prova, non regge alla sfida? Guarda la contemporanea storia del conflitto Nord-Sud negli Usa: i Confederati erano in svantaggio perché un paese agricolo, ma stanno in guerra, con l’esercito, 5 anni. Dov’è il “nostro” (di noi meridionali) esercito confederato? Anche nel ’99, di fronte ai francesi, l’esercito borbonico di Mach era svanito di fronte al minoritario esercito di Championnet… Sono “favole” queste? Uno Stato con la S maiuscola è innanzitutto uno Stato con un esercito “nazionale” (non mezzo mercenario come sarà sempre quello borbonico) valido. Tu/con altri/ dirai che anche l’esercito italiano dei Savoia e poi sabaudo-fascista non era un grande esercito. Va bene, ma ha vinto nella I guerra mondiale, si è preso l’Etiopia, è stato su tanti fronti per 3 anni quando la Francia (la secolare nazione!) si è fatta fottere al 1° anno…
    2) Io non nego affatto che l’unificazione del Sud al Regno d’Italia ebbe aspetti di conquista e colonizzazione interna. Non nego neanche la realtà degli orribili episodi di cui i “piemontesi” furono responsabili nella controguerriglia postunitaria. Tutto questo va conosciuto, va detto, perché non mi piacciono neanche le “favole” della vecchia storiografia liberale, contrariamente a quello che crede Daudokos. Ma se tutto questo deve divenire parte di un processo di negazione della stessa nozione antichissima di ITALIA e del diritto e dovere degli Italiani ad essere una grande nazione con a capo Roma (oggi è il 20 settembre, ed io lo festeggio), beh, allora mi cascano le braccia e pure qualcosa d’altro. Poi, se i discendenti dei Borbone se ne vanno alle feste mondane della grande aristocrazia con i discendenti dei Savoia, chi chiama noi meridionali a tenere il lutto per “’o re”?
    3) Infine, questione “massoneria”. Gli anni d’oro dei Borboni furono anche anni d’oro della Massoneria napoletana. Da napoletano, sarei onorato di avere come concittadino illustre un massone come Raimondo di Sangro, ad esempio. La massoneria è stata tante cose, buone e cattive. Non è il diavolo: lasciamo agli integralisti cattolici questa stupida credenza. Poi, mi è capitato di scrivere altre volte, smettiamola di credere che nella storia i massoni stanno sempre da una parte e non dall’altra. Massoni erano tanti ufficiali di Napoleone, ma massoni erano anche tanti ufficiali di eserciti, dall’inglese al prussiano, dall’austriaco al russo, che combattevano contro Napoleone. Idem per la guerra di Secessione: l’ufficialità del Sud era massonica al 90%. Il KKK (simpatico o antipatico che stia) viene pure da lì.
    4) Appendice sulla massoneria. Ai “filoborbonici antimassoni”: Perché non indagate per scoprire se negli attuali movimenti neoborbonici non ci siano dei massoni? Credo che avreste delle belle sorprese!

    Per chiudere. Il mio intervento termina qui. L'ho scritto prima di vedere il nuovo intervento di Daudokos, che mi offre soltanto l'invito a formare una compagnia di attori-contendenti in viaggio da un forum all'altro in cerca di fans: mi dispiace, ma lui con me deve, se ha interesse a riprendere rapporti costruttivi (di cui gli ho dato di recente un segnale che fa finta di non aver colto), parlare d'altro.
    Non voglio dire niente di più, non voglio rispondere ad altre domande su questa questione, anche fatte da parte di persone che la pensano come me. Non è per mancanza di rispetto per gli interlocutori, è che a me le discussioni senza fine non interessano, tanto più che ho molte cose da fare: non ho le capre ma ho due figlie, una in carne ed ossa e una di carta.
    Può anche darsi che non interverrò mai più su questo forum, anche nelle discussioni (pro)positive come questa: alla fine succede sempre qualcosa per cui devi pentirti di averci messo piede.

    PS - Onore ai soldati di Gaeta! Evviva Josè Borjes!: mi è sempre stato simpatico, e mi fa schifo come l'hanno fucilato i "piemontesi". Ma è lo stesso modo con cui hanno fucilato i loro che all'Aspromonte stavano con Garibaldi: loro erano fatti così, erano troppo nordici, "prussiani" per i nostri gusti meridionali, e per questo l'Italia l'hanno unita loro e non noi, che non volevamo fare piangere il papa o far dispetto ai principi cugini. Ci hai mai pensato, Daudokos?
    Caro Sanco, ha scritto ancora una volta bene. Non che voglia adularTi, ma è bello trovare gente che non si è fatta fuorviare dalla confusione.
    Il problema è partire da un'analisi storica decente, se non oggettiva. Il problema è stroncare definitivamente le storie scritte con i libretti dei complotti.
    Ed è verissimo quando sostieni che identico errore hanno fatto i "neofascisti" con la seconda guerra mondiale, aggiungendo all'irresponsabilità interessata ed antinazionale della cultura antifascista, la loro ridicola versione dei fatti. Cioè, noi la guerra l'avremmo persa per colpa degli spioni, per il tradimento della famiglia reale, per quattro ammiragli infedeli, ecc.
    Nulla di più falso. Raramente un popolo giunge a più di mezzo secolo da una sconfitta così dura come quella del settembre 1943, senza preparare una qualche forma di riscossa che non sia legata all'affermarsi di squadre sportive o di marchi commerciali. Se la sconfitta perdura quindi, lo si deve all'insufficente autocritica ed analisi storica. Evidentemente l'esposizione di Mussolini a piazzale Loreto ha spazzato via tutte le cattive memorie.
    Di qui, tornando al 1861, è evidente che se il Regno delle Due Sicilie fosse stato così florido, così culturalmente coeso, così ricco di identità, si sarebbe difeso casa per casa, villaggio per villaggio, città per città. Ed invece, nonostante tutto e bisogna ammetterlo, si comportarono quasi meglio le nostre ridicole divisione costiere in Sicilia nel luglio '43.
    Un migliaio di camicie rosse con aggregati qualche migliaia di picciotti abbattè una monarchia secolare e tradizionale, arrivando in pochi mesi da Marsala al Volturno.
    Ed ancora non ho ricevuto sufficienti spiegazioni di questo fatto: se i Savoia erano così odiati, perchè il mezzogiorno italiano fu l'unica parte d'Italia a fare vincere la monarchia nel giugno '46? Con che voti era eletto Lauro a Napoli negli anni '50, se non con i voti dei monarchici? E chi volevano che tornassero i monarchici napoletani se non Umberto II?
    Ciascuno fa riferimento alla Patria in cui crede e di cui si sente figlio. Ed è giusto che sia così. Ma anche la Patria può essere concetto variabile, e la comunità locale non può definirsi Patria in senso lato e comunque politico: una valle non è una Patria vera e propria. E' un po' come la famiglia.
    Inoltre, per concludere, ribadisco che nessuno sta qui osannando i Piemontesi. Ho detto che uno dei libri migliori per capire il Risorgimento è quello di Cattaneo sul 1848. Quanti errori commisero i Piemontesi, certo! Se non ne hanno commessi di più è perché c'erano altre forze oltre loro, cioè i garibaldini-mazziniani. Fu grazie a loro se una guerra che rischiava essere di sola annessione "dinastica", si trasformò in rivoluzione nazionale. Ed ancora, come Tu hai sottolineato, non si capisce molto del 1861, se non si coglie la profonda rivalità fra Palermo e Napoli. Ergo, il mezzogiorno non era unito ed almeno una sua parte, la Sicilia ( e che parte...) non voleva i Borboni.

  10. #440
    legione muti
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da =DADOUKOS= Visualizza Messaggio
    Sanco dovrebbe sapere (poiché bisogna parlare in terza persona) che, essendo io un umile conduttore di capre, e non uno studioso soprassapiente, non posso tener testa alle sue dotte argomentazioni: cercherò pertanto solo di elaborare delle precisazioni.
    Qui si può farlo 'ad armi pari', a differenza di altro forum dove tale discussione fu iniziata: in esso lui (e solo lui, si badi) aveva detto 'tutto quello che voleva e doveva dire', mentre le parole del sottoscritto furono distorte in uno strambo compendio, la discussione fu chiusa ed io 'invitato' a trasferirmi in altri posti (tra i quali, questo).
    Pertanto, eccoci qui.



    Ciò che meraviglia di Sanco è solo l'acritico fanatismo con cui viene sposata la causa risorgimentale e il dar credito alle favole (queste, sì, favole) agiografiche diffuse a loro tempo. A queste ultime, infatti, nessuno storiografo serio, da decenni, è più deciso a dar conto. Eppure, da parte di Sanco e della corrente di pensiero che egli rappresenta, ci si continua ad infiammare per il 'risorgimento' - questione che pur dovrebbe interessar loro solo 'di striscio' - molto più, cosa davvero singolare, che da parte degli storici che 'ufficialmente' dovrebbero difendere la causa unitarista.

    Egli poi menziona Messina e Civitella, ma ben si guarda dal nominare Gaeta... semplice dimenticanza o lapsus freudiano?
    Quanto all'organizzazione del Regno egli dovrebbe ben sapere, se è così informato, con quale armi esso fu vinto, e come fu facile sopraffare i garibaldini nelle occasioni in cui la loro arma migliore (l'oro per corrompere il nemico) non funzionò. E poiché egli cita Piazzale Loreto possiamo fargli notare una curiosa nemesi storica (una delle tante) che sottrasse le navi italiane della seconda guerra mondiale allo stesso modo (tanto che il verso "navi d'Italia che ci foste tolte/non in battaglia ma col tradimento" poteva benissimo adattarsi alla marina napoletana, una volta sostituito 'Regno' ad 'Italia'...).

    Noi siamo contenti del fatto che egli sia meridionale e felice di esserlo, speriamo che i Piemontesi per i quali egli prova altrettanto trasporto lo ripaghino con egual moneta e non lo apostrofino come il Piola, il quale, infuriato con i marinai siciliani che non riuscivano a condurre la sua nave-carretta in Calabria, esclamava che non bisognava fucilare solo quelli, ma tutti i Siciliani...




    Qui Sanco, facendo proprie le idee tipiche degli pseudo-studi e dei pamphlet oleografici dell’epoca,
    esprime, curiosamente, la concezione che del ‘brigantaggio’ avevano i Piemontesi circa un secolo e mezzo fa..
    In realtà, qualsiasi storico serio prende con le molle la stessa definizione di ‘brigantaggio’. E' tutto dire che ‘brigante’ era bollato allora dai sardogaribaldini anche un hidalgo come Borjes (questo sì, un vero signore, basti leggere il suo diario).


    Questa buffa insinuazione, se non fosse così subdola, potrebbe quasi indurre al riso.
    In realtà Sanco dovrebbe sapere bene delle rivolte popolari scoppiate prima dell’invasione piemontese, contro i garibaldesi, che quando non si tradussero solo in freddezza e indifferenza, portarono alla cacciata dell’invasore, come ad Isernia e nella gloriosa giornata di Caiazzo.



    Queste parole avvelenate – e proiettate su un piano fantastico completamente sganciato dalla realtà meridionale di quegli anni - si commentano da sole. È evidente che il riferimento ideale di Sanco non sono i contadini, bensì i borghesotti locali, gli unici che dalla vendita delle terre ecclesiastiche (che gli agricoltori potevano coltivare con poca spesa) trassero giovamento per rafforzare le loro avide tendenze latifondiste.

    Non proseguo oltre, perché le parole riportate, oltre a dimostrare la misconoscenza del cosiddetto ‘brigantaggio’, rasentano l’offesa. Disturba il fatto, lo ripetiamo, che Sanco non sia sulle posizioni degli attuali storici unitaristi, i quali non possono chiudere gli occhi dinanzi ai fatti, bensì su quelle dei resoconti coevi dei luogotenenti piemontesi e ai risibili pseudostudi circolanti all’epoca.
    Nessuno vuole fare un’agiografia dei peggiori ‘briganti’, ma è certo che con le proprie posizioni Sanco avrebbe potuto scegliersi come eroe anche una personalità abietta quale quella di Cialdini (quanto stride questa squallida figura di parvenu dinanzi alla luminosa parabola di Borjes!). Quanto alla maniera disonorevole con cui i Piemontesi condussero la guerra – il cui unico motivo fondante può essere, se si escludono la pazzia o l’efferatezza, il ritenere poco più che bestie il nemico – nessuno storico serio, di nessuna fazione, la nega.

    Quanto poi alla questione dell’Unità, ho già scritto altrove che Ferdinando prima e il figlio Francesco poi, fecero tentativi per creare una Lega Italica, tentativi che furono respinti dal Piemonte, il quale evidentemente già cullava il propri sogno egemonico e progettava l’aggressione.

    In più, storici autorevoli (tra cui il Montanelli che Sanco cita) fanno notare che il Re del Piemonte Vittorio Emanuele non volle accettare il titolo di ‘I’ Re d’Italia, manifestazione fin troppo evidente del suo considerare la conquista del Sud come una mera annessione al Suo Regno e nessun nuovo ‘inizio’ di nessuna ‘Italia’.

    Gli altri motivi per cui l’attuale non può essere considerata una ‘Unità’ sono già stati esposti altrove e Sanco li conosce.

    Ritornando alla Patria…
    Coloro che si allearono con i garibaldini furono sempre i borghesotti locali che avevano fiutato l’affare o che si comportavano gattopardescamente.
    I contadini – compresi anche quelli che in un primo momento erano stati illusi dalle promesse del ligure - reagirono sempre all’oppressione e quando ne ebbero i mezzi cacciarono i piemontesi e i loro tirapiedi con le giacche rosse. ‘Nove contadini su dieci sono realisti’, annotava Borjes.
    Paganesimo è anche fedeltà al proprio sangue.
    I miei antenati furono contadini. Si opposero all’invasione.
    ‘Briganti’ per Sanco, ‘Partigiani’, per me.

    Patria è la Terra dei Padri. I Piemontesi non sono i miei Padri. Essi, anzi, sono i massacratori dei miei Padri.
    E poiché la Terra dei Padri non può essere allo stesso tempo quella dei Padri e quella degli uccisori dei Padri, la mia Patria non è quella dei Piemontesi.


    Grazie dell'intervento ma questo è un tread legato a Mazzini e la RSI...apritevene uno sul brigatantaggio e i partigiani, se vi aggrada l'argomento...

 

 
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