
Originariamente Scritto da
Gaio Mario
Caro Sanco, ha scritto ancora una volta bene. Non che voglia adularTi, ma è bello trovare gente che non si è fatta fuorviare dalla confusione.
Il problema è partire da un'analisi storica decente, se non oggettiva. Il problema è stroncare definitivamente le storie scritte con i libretti dei complotti.
Ed è verissimo quando sostieni che identico errore hanno fatto i "neofascisti" con la seconda guerra mondiale, aggiungendo all'irresponsabilità interessata ed antinazionale della cultura antifascista, la loro ridicola versione dei fatti. Cioè, noi la guerra l'avremmo persa per colpa degli spioni, per il tradimento della famiglia reale, per quattro ammiragli infedeli, ecc.
Nulla di più falso. Raramente un popolo giunge a più di mezzo secolo da una sconfitta così dura come quella del settembre 1943, senza preparare una qualche forma di riscossa che non sia legata all'affermarsi di squadre sportive o di marchi commerciali. Se la sconfitta perdura quindi, lo si deve all'insufficente autocritica ed analisi storica. Evidentemente l'esposizione di Mussolini a piazzale Loreto ha spazzato via tutte le cattive memorie.
Di qui, tornando al 1861, è evidente che se il Regno delle Due Sicilie fosse stato così florido, così culturalmente coeso, così ricco di identità, si sarebbe difeso casa per casa, villaggio per villaggio, città per città. Ed invece, nonostante tutto e bisogna ammetterlo, si comportarono quasi meglio le nostre ridicole divisione costiere in Sicilia nel luglio '43.
Un migliaio di camicie rosse con aggregati qualche migliaia di picciotti abbattè una monarchia secolare e tradizionale, arrivando in pochi mesi da Marsala al Volturno.
Ed ancora non ho ricevuto sufficienti spiegazioni di questo fatto: se i Savoia erano così odiati, perchè il mezzogiorno italiano fu l'unica parte d'Italia a fare vincere la monarchia nel giugno '46? Con che voti era eletto Lauro a Napoli negli anni '50, se non con i voti dei monarchici? E chi volevano che tornassero i monarchici napoletani se non Umberto II?
Ciascuno fa riferimento alla Patria in cui crede e di cui si sente figlio. Ed è giusto che sia così. Ma anche la Patria può essere concetto variabile, e la comunità locale non può definirsi Patria in senso lato e comunque politico: una valle non è una Patria vera e propria. E' un po' come la famiglia.
Inoltre, per concludere, ribadisco che nessuno sta qui osannando i Piemontesi. Ho detto che uno dei libri migliori per capire il Risorgimento è quello di Cattaneo sul 1848. Quanti errori commisero i Piemontesi, certo! Se non ne hanno commessi di più è perché c'erano altre forze oltre loro, cioè i garibaldini-mazziniani. Fu grazie a loro se una guerra che rischiava essere di sola annessione "dinastica", si trasformò in rivoluzione nazionale. Ed ancora, come Tu hai sottolineato, non si capisce molto del 1861, se non si coglie la profonda rivalità fra Palermo e Napoli. Ergo, il mezzogiorno non era unito ed almeno una sua parte, la Sicilia ( e che parte...) non voleva i Borboni.