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Discussione: Elezioni di Mid-Term

  1. #21
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    quanto al Tennessee sono convinto che la partita vera si giochi lì... Il candidato democratico è fortemente atipico in quanto conservatore e simpatizza con "l'area di centro" (se mi passate il paragone con l'Italia) degli elefantini... ho letto anche io che pare essere in leggera difficoltà tanto che la settimana scorsa si è presentato alla conferenza stampa dell'affersario chiedendo come mai gli spot dei repubblicani si accanivano contro di lui (per la passione che ha per le belle donne, come dargli torto).. mossa disperata?

  2. #22
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Midterm, i Blue Dogs all'assalto delle roccaforti repubblicane

    I candidati democratici vanno a caccia di voti negli Stati della "Red America" (La Stampa, 27-10-06)

    I cani blu stanno andando all'assalto degli Stati rossi e se riusciranno nell'impresa il 7 novembre l'America cambierà volto. I cani blu (Blue Dogs) sono i candidati di orientamento moderato, se non addirittura conservatore, grazie ai quali il partito democratico tenta di fare breccia negli Stati rossi - i «Red States» repubblicani - come Ohio, Indiana, Missouri, Tennessee, North Carolina e Virginia per vincere le elezioni di Midterm e tornare a conquistare il controllo di entrambi i rami del Congresso per la prima volta dopo dodici anni.

    Sebbene guidati da un presidente ultraliberal come Howard Dean, i democratici si affidano ai cani blu perché facendo leva su fede, patria e famiglia possono insinuarsi nei dubbi che l'elettorato conservatore ha nei confronti dei repubblicani del presidente George W. Bush a causa del perdurare delle violenze in Iraq, dell'aumento della spesa pubblica come di numerosi scandali finanziari e sessuali. Nelle file della «Blue Dogs Coalition» vi sono personaggi come Brad Ellsworth, lo sceriffo dell'Indiana nemico giurato di aborto e nozze gay, Heat Shuler, l'ex quarterback dei Washington Redskins che si candida in North Carolina assicurando che non voterà mai un liberal doc alla guida della Camera dei Rappresentanti, e Harold Ford, rampante afroamericano del Tennessee, figlio di ricchi «con la fede nel cuore». Il testimonial nazionale di questa offensiva di candidati locali è Barack Obama, il senatore dell'Illinois stella della Convention di Boston del 2004 che professa «Dio e pluralismo», vuole «inseguire ovunque i terroristi» ed è circondato da folle di sostenitori pronti a versargli fiumi di dollari che lui poi recapita ai singoli candidati. Obama è in questi giorni il politico più popolare degli Stati Uniti ed il fatto che si tratti di un quarantenne afroamericano che sprona i liberal ad evitare derive pacifiste e laiciste svela la mutazione a cui i democratici affidano le speranze di un riscatto dal tracollo del 1994.

    Riuscendo a conquistare la Camera, come i sondaggi suggeriscono, e forse anche il Senato i democratici coglierebbero due successi. Primo: il presidente Bush diventerebbe un'anatra zoppa, obbligato a patteggiare con il Congresso ogni decisione, a cominciare dai fondi per le truppe in Iraq. Secondo: il successo nei «Red States» ed il tramonto anticipato di Bush aprirebbero subito la corsa alla Casa Bianca nel 2008.

    Ma al verdetto delle urne mancano ancora undici giorni. Anche nel 2002 e nel 2004 i democratici arrivarono favoriti all'Election Day per uscirne poi sconfitti. L'architetto di quelle vittorie repubblicane, Karl Rove, è convinto che riuscirà ancora a beffare gli avversari con l'operazione «ultime 72 ore» ovvero la mobilitazione capillare di tutti i potenziali elettori nei collegi decisivi, facendo ricorso ad un misto fra patriottismo, nuove tecnologie e volontariato. E se riuscisse a scongiurare la valanga democratica a dispetto di tutte le previsioni Rove consegnerebbe a Bush l'alloro dell'invincibilità.

  3. #23
    sembra l'estate di cerrapungi
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    La guerra liberal di Nancy per espugnare Capitol Hill

    Se i democratici vincono le elezioni di Midterm la Pelosi sarà la prima donna a presiedere la Camera (La Stampa, 31-10-06)

    Se la notte del 7 novembre le urne premieranno i democratici Nancy Pelosi diventerà la prima donna presidente della Camera dei Rappresentanti e per George W. Bush saranno dolori.

    Nancy Pelosi ama indossare vestiti di colore pastello - soprattutto il rosso, simbolo dei repubblicani - ha cinque figli ed altrettanti nipoti ed a chi la incontra nel weekend mentre fa shopping nella sua San Francisco può sembrare una sessantenne americana come tante altre. Ma dietro il volto rassicurante dell’italoamericana della Costa Occidentale c’è un leader politico di ferro: nelle vesti di capogruppo dei democratici alla Camera dei Rappresentanti negli ultimi due anni è riuscita a tenere compatti i propri deputati nell’opposizione alla Casa Bianca in novanta votazioni su cento. Se un simile tasso di fedeltà al partito è comune fra i repubblicani mentre nella riottosa casa democratica si tratta di record e svela l’abilità con cui da 19 anni sa destreggiarsi i corridoi di Capitol Hill.

    Sui valori Nancy Patricia D’Alesandro Pelosi - così venne iscritta nel 1940 all’anagrafe di Baltimora dal padre Tommaso, anch’egli deputato - è diventata nel tempo una bandiera dei liberal: in prima fila nella difesa delle nozze gay e contro i lobbisti di Washington, determinata nel chiedere l’inizio del ritiro delle truppe dall’Iraq, senza argini nell’accusare l’amministrazione Bush di aver violato i diritti civili con il Patriot Act e tenace sostenitrice del Protocllo di Kyoto è capace di rappresentare come pochi ciò che prova la base elettorale democratica. Non a caso alle elezioni del 2004 raccolse nel suo distretto in California l’85 per cento delle preferenze, facendo sfigurare perfino John Kerry che a Boston si fermò al 60. «Nancy è di gran lunga più liberal di Hillary Clinton» riassume il sondaggista John Zogby.

    A Washington molti sono convinti che è stata lei la vera regista di questa campagna elettorale. Quando si è trattato di definire la piattaforma di proposte la scelta è stata di limitarsi al manifesto «Six for "06» - un succinto elenco di sei proposte dal salaro minimo alla sicurezza nazionale - ma poi tutta l’enfasi politica, i fondi elettorali e gli sforzi dei candidati sono stati gettati in un’offensiva dura e senza interruzione nei confronti del presidente George W. Bush. Nancy Pelosi è convinta di riuscire a battere i repubblicani con una aggressiva campagna anti-Bush ripetendo la tattica con cui nel 1994 gli stessi repubblicani si lanciarono contro l’allora presidente Bill Clinton arrivando a conquistare il Congresso. A chi le obietta che si tratta di una strategia elettorale tutta in negativo, lei ribatte: «Non devo chiedere scusa a nessuno, non c’è nulla di più importante di vincere perché è la vittoria che consegna l’opportunità di governare».

    I repubblicani la considerano il simbolo vivente di tutto ciò in cui non credono, descrivendola negli spot come una donna che «alzerà le tasse e distruggerà le imprese» e raffigurandola nei pamphlet elettorali come un divoletto rosso con tanto di frusta. Il timore dei conservatori è che una volta arrivata in vetta alla Camera dei Rappresentanti possa tentare di far votare l’impeachment contro Bush a causa delle bugie dette sulle armi di distruzione di Saddam Hussein. Lei si è affrettata a smentire questa ipotesi, nel timore di boomerang elettorali, ma chi la conosce assicura che è pronta a rendere il governo impossibile all’attuale presidente: a cominciare dal voto per il rinnovo degli stanziamenti per finanziare la presenza delle truppe in Iraq. Dennis Cardoza, deputato democratico della Calfornia di orientamento moderato, è fra i pochi ad azzardare una previsione opposta: «Se diventerà presidente della Camera, Nancy non processerà Bush ma costruirà il consenso cercando di attirare i favori di un numero sempre maggiore di repubblicani al fine di spianare la strada alla nostra riconquista della Casa Bianca nel 2008».

  4. #24
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    certo che i giornali italiani non si smentiscono mai... vedremo lunedì...

  5. #25
    Ashmael
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    Per i repubblicani la vedo maluccio...Ma vedremo lunedì, appunto.

  6. #26
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    Martedi'

  7. #27
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    (AGI) - Washington, 24 ott . - Alle elezioni di medio termine i democratici dovrebbero intercettare la maggioranza dei voti degli elettori che non sono apertamente schierati. Lo rivela un sondaggio 'Washington Post-Abc'. Secondo l'inchiesta, il 59 per cento degli indecisi votera' per i candidati democratici a Camera e Senato, mentre solo il 31 per cento scegliera' i repubblicani. "Il crescente sostegno degli indipendenti ai candidati democratici alla Camera rappresenta un cambiamento significativo di orientamento rispetto alle elezioni del 2004, quando i democratici ebbero solo un lieve vantaggio", ha commentato il Post.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Christine Visualizza Messaggio
    Martedi'

    lunedì notte da me e te.. martedì in italia...

  9. #29
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    Thumbs down Sparate asinine

    Octobre surprise


    Meglio di un piano diabolico architettato da Karl Rove. Meglio di un endorsement per i Democratici pronunciato da Osama bin Laden. Meglio di dieci sondaggi favorevoli in Virginia. Meglio del job-approval di Bush che schizza, senza motivo, all'80%.

    Le disgustose parole pronunciate ieri da John Kerry contro i militari americani sono la migliore october surprise che i Repubblicani potessero aspettarsi per le elezioni del 7 novembre.

    In estrema sintesi, Kerry ha detto che i giovani devono studiare e sforzarsi di diventare intelligenti, altrimenti restano stupidi e rischiano di finire a fare i soldati in Iraq.

    Sembra impossibile ma è tutto vero, tanto che perfino un moderato come McCain ha perso la testa.

    John F*cking Kerry è stato uno dei candidati più imbarazzanti che abbia mai corso per la Casa Bianca, ma stavolta ha davvero oltrepassato i limiti della decenza. Un blogswarm lo seppellirà.

  10. #30
    Veritas liberabit vos
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    Cool Viaggio negli stati chiave 2

    Senato USA:
    viaggio negli stati-chiave /2


    A quattro giorni dalle elezioni di mid-term negli Stati Uniti, analizziamo la situazione negli stati in cui si sta giocando la partita per il controllo del Senato. Si tratta dei cinque seggi che, appena una settimana fa, erano valutati toss-up sia da Real Clear Politics che da Rasmussen Reports: Virginia, Missouri, Tennessee, New Jersey e Montana.

    Oggi, Rasmussen Reports giudica in bilico soltanto Virginia, Missouri e Tennessee, perché ha spostato il New Jersey e il Montana nella categoria leaning Democrat.
    Per Real Clear Politics, invece, il Tennessee è approdato nella colonna leaning Republican, il New Jersey in quella leaning Democrat, mentre Virginia, Missouri e Montana restano toss-up.

    Nella nostra previsione - che non è cambiata rispetto alla scorsa settimana - noi condividiamo la scelta di Rasmussen rispetto al New Jersey minore, sottoscriviamo la scelta di Real Clear Politics rispetto all'open seat del Tennessee (che sembra ormai avviato verso una vittoria repubblicana) e rimaniamo convinti che in Virginia e Missouri, dopo una lunghissima notte elettorale, la spunterà il GOP.
    E' in questi ultimi due stati, in ogni caso, che secondo noi verranno decise le sorti del Senato. A meno di una rimonta al fotofinish del repubblicano Conrad Burns in Montana,ancora assai probabile, visto le forze in campo. Ma entriamo nel dettaglio, in ordine crescente di difficoltà (di previsione).

    New Jersey

    Media RCP: Kean (R) 41,3% - Menendez (D) 48,5%
    Bid Intrade: Kean (R) 14,2 - Menendez (D) 85,0



    Come previsto una settimana fa, le chance repubblicane di strappare in New Jersey ai democratici restano per ora, ossia in quesdte elezioni una pia illusione. Dal 25 ottobre, giorno in cui Rasmussen aveva registrato una perfetta parità tra Kean e Menendez, il candidato democratico ha inanellato una serie positiva di 10 sondaggi consecutivi, che vanno dal +12% di Reuters/Zogby al +2% di Public Opinion Strategies . Menendez, principe corrotto del corrotto New Jersey , è avanti di oltre 7 punti percentuali nella media RCP e si avvia a grandi passi verso la rielezione. Neppure gli scommettitori di Trade Exhange Network credono più nel miracolo del GOP. Figuriamoci noi, che non ci avevamo mai creduto.

    Tennessee

    Media RCP: Corker (R) 51,5% - Ford (D) 45,0%
    Bid Intrade: Corker (R) 87,0 - Ford (D) 21,5





    Le migliori notizie per il GOP arrivano dall'open seat del Tennessee, dove Bob Corker sembra sul punto di vincere il seggio lasciato vacante da Bill Frist. Negli ultimi giorni il candidato repubblicano ha allungato decisamente il passo secondo CNN (+8%), Rasmussen (+8%) e Reuters/Zogby (+10%). Corker conduce di oltre 6 punti percentuali nella media RCP, tanto che Real Clear Politics ha tolto il Tennessee dalla colonna dei toss-up. E, da metà ottobre in poi, continua a crescere nelle quotazioni Trade Exhange Network. Se avete qualche dollaro da parte e volete assolutamente scommettere su uno dei candidati repubblicani di questi cinque stati-chiave, affidatevi con tranquillità a Bob Corker. Complimenti ad Harold Ford, che ha condotto un'ottima campagna, ma il suo destino è segnato.

    Montana

    Media RCP: Burns (R) 45,3% - Tester (D) 48,7%
    Bid Intrade: Burns (R) 32,0 - Tester (D) 67,0



    il Montana rimane un toss-up puro. La rimonta di Conrad Burns, ormai registrata anche dai sondaggi e dagli scommettitori, può ancora superare di qualche millimetro dal traguardo. Allo stato attuale, Tester ha un vantaggio che oscilla tra il +6% di Rasmussen e il +1% di Reuters/Zogby, passando per il +3% di Mason-Dixon. Ma una cosa è certa:

    se la base repubblicana del Montana offrirà una performance di livello nelle ultime 72 ore prima del voto e se il GOP continuerà ad investire dollari come ha fatto nelle ultime settimane, i democratici dovranno sudare freddo fino all'ultimo secondo prima di poter cantare vittoria.

    Virginia

    Media RCP: Allen (R) 46,0% - Webb (D) 46,5%
    Bid Intrade: Allen (R) 45,0 - Webb (D) 52,0





    Continuiamo a credere nella vittoria di George Allen in Virginia.
    A restituirci, il sorriso è arrivato l'ultimo sondaggio Rasmussen che vede Allen e Webb appaiati al 49% (in quello precedente di Rasmussen, Webb aveva un vantaggio del 5%). Ma i sondaggi sono ancora troppo contraddittori per archiviare la pratica Virginia (che doveva essere chiusa un paio di mesi fa): CNN vede davanti Webb (+4%); Reuters/Zogby anche, ma di pochissimo (+1%); mentre Roanoke College giudica Allen in vantaggio (+3%). Il penultimo sondaggio Rasmussen aveva gettato nel panico gli scommettitori, che hanno sempre valutato molto alte le probabilità di rinconferma di Allen, tanto che nei giorni scorsi - per la prima volta - il candidato repubblicano era precipitato al di sotto del 50%. Ieri il trend si è invertito nuovamente a favore di Allen, ma potrebbe essere un "rimbalzino" isolato. State sicuri che, fino all'ultimo minuto utile, la battaglia in Virginia sarà violentissima ed estremamente incerta. I democratici, soprattutto la sinistra più radicale del partito, hanno investito una quantità notevole di energie e risorse in questo stato e combatteranno fino alla morte (la loro, si spera).

    Missouri

    Media RCP: Talent (R) 46,6% - McCaskill (D) 48,0%
    Bid Intrade: Talent (R) 46,3 - McCaskill (D) 50,0



    I due ultimi sondaggi di Rasmussen vedono la McCaskill davanti di un punto percentuale. Con Reuters/Zogby e Survey USA questo vantaggio sale a +3%, mentre la CNN vede i due candidati in perfetta parità. La McCaskill ha un lieve vantaggio nella media RCP e anche gli scommettitori cominciano a dubitare delle possibilità di Talent. Da parte nostra, continuiamo a vedere il senatore repubblicano leggermente favorito, anche se il rischio di un arrivo sul filo di lana, come nel 2002, è quasi una certezza. L'importante è che finisca bene, proprio come nel 2002.


    UPDATE.

    John McIntyre parla di un late momentum del repubblicano Michael Steele in Maryland. Immaginate un candidato nero del Maryland che salva il Senato repubblicano...


    Postilla: Una postilla per il provincialismo culturale e anche mentale di certi foruminsti, che guardano la realtà attraveso le lenti deformate dei media progresssiti: in queste elezioni, più che in passato, le forze socio-culturali in campo sono trasversali. Le destre religiose hanno di fatto favorito l'esplodere degli scandali sessuali nel GOP per fare piazza pulita di certe mele marce.
    Inoltre, come ho riferito qui e come commenterò a più riprese nel mio blog controrivoluzionario dopo le elezioni, una parte dei democratici vicini a Hilary Clinton hanno sostenuto e lo fanno tuttora i candidati GOP negli Stati in bilico. In questi giorni mi sono trovato a dividere da uno scontro fisico, sostenitori dell'asinello in Montana, tra quelli - clintoniani- che sotengono Burns e gli obamiani-osamiani . Mi hanno riferito che in Virginia si stanno verificando situazioni analoghe. Preludio al clima idilliaco che regnerà dopo le elzioni nel partito dell'asino

    Io stesso se votassi -meno male che lo faccio in uno Stato saldamente rosso - nelle Stato di New York voterie Hilary Clinton ( Forza Hilary!!!! ) e per il motivo già spiegato. Ma forse tutto questo è impossibile sia compreso da certuni...

 

 
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