Non aver fatto mai un condono sarebbe una cosa di cui vergognarsi, ora?


Non aver fatto mai un condono sarebbe una cosa di cui vergognarsi, ora?


Chiedetelo al professor Visco.
Saluti liberali


dal quotidiano LIBERO di oggi....
"C'È UN CLUB DI INTOCCABILI: I LAZZARONI
di VITTORIO FELTRI
Il professor Pietro Ichino martedì scorso ha scritto un editoriale sul Corriere della Sera ponendo una questione importante: bisogna licenziare i nullafacenti del pubblico impiego, perché non è giusto pagare (pur poco) chi tira a campare e pagare allo stesso modo chi invece si dà da fare. Il ragionamento non fa una grinza. I dipendenti statali (cioè quelli che costituiscono l'apparato dei servizi fondamentali, dagli insegnanti ai magistrati, dai burocrati degli enti locali ai militari eccetera) sono 3 milioni 360 mila e rotti. Tanti. Se si calcola che uno su quattro (a essere generosi) scalda la sedia, si capisce che, reintroducendo l'istituto del licenziamento per i fannulloni, alla fine si risparmierebbe un sacco di soldi. In questo senso Ichino non ha torto. Tanto più che i costi del personale aumentano ogni anno, quindi non c'è verso di stabilizzare i budget. Il professore entra anche nei particolari: propone di istituire una commissione autonoma e indipendente la quale giudichi il grado di efficienza dei dipendenti. Il dipendente fuori da certi parametri, a casa. Detto così, il "giochino" sembra funzioni a meraviglia. Figuriamoci. Primo. I sindacati hanno sempre difeso i lazzaroni; guai a toccarglieli. Oggi i lazzaroni godono di tante e tali tutele da essere inamovibili. Sono sacri, considerati eroi. E dal punto di vista rivoluzionario, cioè di sinistra, lo sono perché nessuno più di loro danneggia il padrone, il datore di lavoro (pubblico o privato che sia); e danneggiare il padrone è un dovere del proletariato. Cacciare un eroe è un'impresa superiore alle forze persino di Prodi. Secondo. Il professor Ichino, cattocomunista, dovrebbe sapere che nel nostro Paese vige lo Statuto dei lavoratori, una normativa d'impronta sovietica che di fatto rende impossibile licenziare chicchessia, a prescindere da cosa abbia combinato in ufficio o in fabbrica. In proposito esiste una vasta letteratura sconfinante con la barzelletta. Nonostante ciò, nella scorsa legislatura (regnante Berlusconi) la Cdl tentò di cancellare almeno l'articolo 18 (il più ridicolo, riguardante la ricollocazione del dipendente nel posto da cui era stato rimosso) dello Statuto elaborato nel 1968 dal ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, socialista. Venne giù mezzo mondo. Fausto Bertinotti, ora presidente della Camera e all'epoca leader dei comunisti, padrino dei noglobal e dei disubbidienti, amico di Castro e di Marcos, organizzò un referendum addirittura per estendere la validità delle regole marxiste-leniniste dalle grandi alle piccole (piccolissime) aziende. Berlusconi, davanti a minacce del genere, fu obbligato a ritirare il provvedimento, o meglio a lasciarlo cadere. Spiacerebbe al professore spiegarci come sia praticabile il licenziamento dei nullafacenti in un'Italia governata dalla stessa sinistra oltranzista che trasformò l'articolo 18 in una specie di Piave? Mettiamo pure che in una maniera o nell'altra, la rigidità dei comunisti e dei sindacati venga superata. Resterebbe un problema politico, lo stesso che frenò gli slanci iniziali del centrodestra. Abbiamo detto: i dipendenti pubblici sono poco meno di 3 milioni e mezzo. Ciascuno dei quali, si presume, abbia famiglia: moglie e un figlio, per stare nei minimi termini. Il numero delle persone intimorite dal licenziamento dei nullafacenti sale di conseguenza a dieci milioni, otto dei quali votanti. È pensabile che un esecutivo, per giunta di sinistra, rischi di inimicarsi in un colpo solo la bellezza di otto milioni di votanti? Sarebbe opportuno alleggerire gli organici almeno dai peggiori scansafatiche, ma per giungere a tanto s'imporrebbe un cambiamento di mentalità e di costumi a qualsiasi livello. Non è vero che gli sprechi siano dovuti principalmente all'inefficienza di una quota di mezzemaniche. A che servono 150 mila consulenti, molti strapagati, a libro paga nelle strutture pubbliche? Si cominci qui a dare una sfoltitina. Inoltre. Ogni anno sono collocati a riposo 90 mila statali e affini. Anziché rimpiazzarli tutti, se ne rimpiazzino due terzi magari con criteri d'assunzione diversi dai soliti concorsi per titolo e esami dove l'imbroglio (o la raccomandazione) vale più dell'intelligenza e della preparazione. Quanto alle retribuzioni, basta con automatismi, promozioni per anzianità e roba simile. Si escogiti un sistema di selezione simile a quello delle imprese private, anche se mi rendo conto non sarà facile "inventarlo". In ogni caso per rendere accettabile una grande riforma, un risanamento su base logica, anticlientelare, contraria al nepotismo, è indispensabile il buon esempio di chi regge le sorti della cosa pubblica. E qui non ci siamo. Anni luce ci separano dalla decenza. Abbiamo un Parlamento con novecento fra deputati e senatori, il più affollato del mondo, credo; senza contare i funzionari, gli impiegati, gli uscieri, i questori, centinaia e centinaia di persone. E che dire del Quirinale? Anche qui, centinaia di dipendenti con stipendi di lusso. Le regioni sono enti di beneficenza. Spendono la metà delle risorse in compensi. Quando negli anni Settanta furono istituite, tutto era pronto per eliminare le province in modo da evitare doppioni onerosi e totalmente inutili. Immaginarsi. All'ultimo momento nessuno ebbe il coraggio di tagliare il superfluo, e il superfluo è lì da vedere e da valutare: si chiama ancora province. Quindi consiglieri, uffici di presidenza, un moloc burocratico insaziabile. Sommiamoci i comuni, massì, anche le circoscrizioni: soldi soldi soldi. Chi gestisce questa enorme fabbrica di disastri e di spese e di sprechi? Una classe politica autoreferenziale, che cresce e si moltiplica a dismisura. Fassino ha una moglie alla quarta legislatura. Pecoraro Scanio ha sistemato il fratello precario. Dove? In lista. Le liste sono bloccate. Gli elettori non scelgono un tubo. E il fratello del ministro adesso è senatore. Indennità da leccarsi le orecchie. Pensione assicurata. Mastella non ha fatto mistero della sua trovata: ha infilato la moglie nel listino, d'accordo con Bassolino, e la moglie eccola presidente del parlamentino campano. Mi fermo per rispetto del pudore. L'elenco sarebbe troppo lungo. Professor Ichino, chi è senza nullafacenti scagli la prima lettera di licenziamento. Non prevedo un gran traffico di corrispondenza.
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Saluti liberali


Sono appena tornato da un congresso di 3 giorni a Brno, posto carino, dove il mercato del lavoro è liberissimo, e si vede, purtroppo.
Quindi mi esimo dal rispondere a Feltri che, come al solito, non ha capito nulla, e ha sparato il suo polpettone.
Il sindacato, in Italia, ha un potere, purtroppo strabico. Se è stravero che un dipendente pubblico è ipertutelato, è anche vero che servirebbero molte più tutele per una gran parte di lavoratori del privato che ancora oggi lavorano in condizioni da terzo mondo. Chiedere ad un edile, o a una commessa di ipermercato qualsiasi, per avere referenze.
Quindi il problema non sta nell'eliminazione dei sindacati, ma nella loro organizzazione: è possibile che se Ichino dice cose sacrosante sul fannullonismo di una categoria si becca improperi da 360° mentre nessuno spende una parola sul fatto che nei cantieri italiani ci sono 3-4 volte più incidenti che in quelli tedeschi, e che la precarietà dei lavoratori (causando distacco ed inesperienza) fa aumentare del 50% l'incidenza degli stessi?
Ma non vorrei andare fuori tema, per cui (non avendo molto tempo) mi limito a due risposte veloci:
L'UGL (credo si scriva così, emanazione della vecchia CISNAL) è un sindacato di destra, con molti esponenti anche di simpatie all'estrema destra. Bene, il suo presidente è stato tra i più duri nel criticare l'intervento di Ichino.
Il mio istituto se paragonato ad istituti simili all'estero ha una produzione scientifica paragonabile alla media in Francia o Spagna, o Svizzera. Mentre è meno produttivo di un medio istituto tedesco o inglese.
Questo va senza dubbio a nostro merito perchè per noi, a causa della mancanza strutturale di fondi, e del sistema burocratico che ci impedisce una normale collaborazione internazionale (che io, ad esempio, evito mentendo, grazie al fatto di godere di una situazione particolare di stipendiato su richiesta di una altro ente) abbiamo mille più limiti nel far ricerca che un gruppo, omologo, all'estero.
Io ho stimato, nel nostro istituto, un venti per cento di fannulloni, forse con un po di cattiveria, diciamo che i fannulloni totali sono un 10%. Tutti, logicamente, col posto fisso.
Ma, come dicevo prima, il nostro istituto è una mosca bianca nel deprimente panorama italico...
Saluti.


Bene, la sicurezza nei cantieri. Ottimo argomento. Un tantino OT, d'accordo, ma non come si crederebbe. Tra i cantieri non troppo......sicuri.......ci sono anche, forse soprattutto in certe aree geografiche, quelli conseguenti ad appalti e concessioni pubbliche. Ne avevo già parlato tempo fa. Ci sarebbero comunque tante cose da dire, forse troppe. E non solo su controlli e sistemi di qualificazione delle imprese. E non solo sulla particellizzazione del mercato delle imprese edili italiche. E non solo su fenomeni come le grandi imprese cooperative, che nel settore in certe regioni hanno un monopolio quasi assoluto............(indovinate perchè)........e che non sembrano proprio così al di sopra degli standard medi riguardo a rispetto di certi parametri.......di sicurezza (almeno per le "medie" del centronord). E non solo sul fatto che estrapolare gli oneri per la sicurezza dai ribassi, negli appalti pubblici, è una misura insufficiente, e che in Italia MANCA A TUTTI I LIVELLI LA CULTURA DELLA SICUREZZA. A volte i lavoratori, anche di imprese pubbliche che li forniscono di TUTTI i dispositivi di sicurezza, collettivi e individuali, non li utilizzano, esattamente come gli automobilisti, prima della patente a punti, non mettevano le cinture di sicurezza alla guida.
Quanto alle commesse, quelle di certe.....imprese della grande distribuzione.......con determinati marchi ...progressisti........non stanno per nulla meglio delle altre, da nessun punto di vista.
Circa l'articolo di Feltri e lo sparare nel mucchio, beh.........direi che il nostro cattocomunista citato dal volatile artificiale........non ha fatto di meglio.
Saluti liberali


Quindi a conti fatti sia che siano di orientamento di dx , o di sx, i sindacati continuano imperterriti a voler alzare scudi in difesa di plateali casi di fannulismo totale o ancor più gravi casi di assenze croniche dal posto di lavoro , eppure quasi ogni cittadino ha toccato con mano i nefasti effetti di questa situazione oltre l'indecente.
Evidentemente la triplice che si occupa di pubblico impiego continua a dover giustificare se stessa strumentalizzando vergognosamente in senso inverso questo schifo.
Se io dovessi timbrare la presenza nell'azienda dove lavoro per poi uscire di nascosto per i fatti miei,l 'ovvia ( e giusta) conseguenza sarebbe il licenziamento in tronco.
Qualcuno mi può spiegare perchè applicare un sistema simile per il pubblico impiego debba essere così difficoltoso.