Il ministro del Lavoro spiazza tutti e dice: "Non ho mai pensato
di alzare il limite di età, al contrario potremmo secendere a 58 anni"
Pensioni, l'annuncio di Damiano
"Pensiamo di abbassare l'età"
Rutelli: "I sindacati hanno ragione, no a peggioramenti della legge Dini"
Pensioni, l'annuncio di Damiano
"Pensiamo di abbassare l'età"
ROMA - "Nelle nostre intenzioni c'è quella di abbassare sotto i sessant'anni il limite minimo di età pensionabile: esattamente il contrario di quanto, erroneamente, ci è stato attribuito in qualche caso nei giorni scorsi". Il ministro del Lavoro Cesare Damiano interviene nel dibattito in corso sulle pensioni e spiazza tutti.
"Non ho mai detto - spiega il ministro - nè pensato di alzare il limite minimo d'età per la pensione a 62 anni, ma anzi stiamo studiando una modifica delle legge Maroni per consentire ancora ai lavoratori italiani che abbiano raggiunto i 35 anni di contributi di andare in pensione con meno di 60 anni, ad esempio a 58".
Una presa di posizione che supera anche le contese che si erano aperte in giornata con il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli che si era schierato apertamente con i sindacati. In occasione del workshop Ambrosetti a Cernobbio, il vice premier aveva detto: "Il sindacato vuole vedere le carte e noi abbiamo il dovere di mettere sul tavolo le proposte che tengono conto dei diversi fattori. Ora è necessario aprire il confronto".
"Non si tratta di fare interventi incoerenti" rispetto alla legge Dini - ha aggiunto Rutelli - Il ministro Damiano ha cominciato a mettere mano all'intero sistema previdenziale. Abbiamo trovato un'intesa fondamentale nel consiglio dei ministri dell'altro ieri e ci saranno poi altri due mesi di confronto in Parlamento".
E la sinistra radicale continua il pressing. Da Bari, al forum "L'impresa di un'economia diversa", organizzato dalla Campagna 'Sbilanciamoci', composta da organizzazioni della società civile, interviene il sottosegretario all'Economia, Paolo Cento. "Credo che dobbiamo dire con chiarezza che la Finanziaria deve essere di rigore ma fondata sull'equità e sull'innovazione ambientale - osserva l'esponente dei Verdi - Se c'è l'attacco alle pensioni - ha continuato - con l'attacco alle politiche sociali viene meno uno dei punti del programma dell'Unione. Se i sindacati dovessero arrivare allo sciopero generale penso che il governo vacillerebbe fortemente perché verrebbe meno la base sociale del consenso che ci ha consentito di vincere le elezioni".
Si allinea con le osservazioni fatte dai sindacati il ministro per le Politiche Sociali, Paolo Ferrero. I "sindacati hanno ragione" e la "Finanziaria non può essere una Finanziaria di tagli, a partire da quelli per la sanità e le pensioni", dice Paolo Ferrero, intervenuto oggi a Bari. "Penso che in questo modo le organizzazioni sindacali stanno richiamando il governo e la maggioranza a quello che è il programma su cui abbiamo vinto le elezioni: i sindacati hanno ragione".
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