L'inafferrabile criminale. La storia.
di Rino Monreale
1 Novembre 1962: nasce ufficialmente Diabolik il primo "antieroe nero".
All'uscita, avvenuta in sordina, di quell'albetto dal formato insolito, pochi avrebbero immaginato che, nel giro di dieci anni, quel personaggio sarebbe diventato un fenomeno di costume; che sarebbe stato accusato di incitamento a delinquere prima, ed elogiato come primo fumetto anti-convenzionale poi; e che avrebbe lasciato una impronta decisiva nell'industria del fumetto italiana, generando decine di imitazioni: i fumetti neri.
Così col passare del tempo il nome "Diabolik" è entrato nel lessico comune; è stato associato a personaggi popolari; ha dato origine ad un vasto merchandising quando questa parola era ancora sconosciuta; ha ispirato un film, un paio di dischi e un attivissimo club.
Ma all'inizio di tutto c'è l'idea di partenza, l'intuizione geniale. "Ma la famosa idea, però non viene tanto spesso. Nel mondo dei fumetti essa si presenta forse ogni sette, otto anni. Ed è proprio quell'idea che dà una svolta al mercato.... In Italia, un'idea vincente è stata sicuramente Diabolik, se vogliamo indicare un fenomeno importante." (Sergio Bonelli).
Diabolik nasce dalle menti delle sorelle Angela e Luciana Giussani nell'estate del 1962. Angela aveva già lavorato nell'editoria assieme al marito l'editore Gino Sansoni che all'epoca era titolare della Casa Editrice Astoria. Così nel 1960 quasi per gioco le sorelle fondarono insieme la Editrice Astorina che già dal nome faceva capire che loro non avevano molte pretese. L'Editrice Astorina vivacchiava pubblicando principalmente le storie di Big Ben Bolt il pugile detective, e alcuni giochi in busta. Ma le sorelle Giussani avevano in mente qualcosa di diverso, che fosse destinato a un pubblico adulto, qualcosa che fosse completamente loro, magari ispirato al romanzo francese avventuroso (Rocambole, Arséne Lupin, Fantomas). Così dopo una gestazione abbastanza impegnativa nasce Diabolik; con il volto ispirato all'attore Robert Taylor, la calzamaglia alla Uomo Mascherato, e una avventura alla Fantomas.
Arrivato nelle edicole il 1 novembre 1962, il n. 1 "Il Re del Terrore" si presenta con una tiratura decisamente limitata (poche migliaia di copie), distribuite esclusivamente nell'Italia Settentrionale, privilegiando alcune zone e tipi di edicole (principalmente le stazioni ferroviarie), con un prezzo abbastanza alto, 150 Lire (contro le 50-100 di tutte le altre pubblicazioni), e con un formato decisamente insolito, anzi rivoluzionario per l'epoca, ma che era dettato da motivi di praticità, infatti l'albo era completamente tascabile. I primi numeri registrarono una vendita deludente, l'eroe in nero infatti non colpì più di tanto, il nuovo personaggio passò inosservato anche dalla stampa; però dal settimo numero in poi si verificò un incremento costante e ininterrotto fino ad arrivare ai vertici massimi di diffusione.
Nel 1964 esplode il fenomeno dei fumetti neri.
Nel luglio 1964 infatti arriva nelle edicole un personaggio mascherato che punta decisamente su erotismo e violenza: Kriminal; nel giro di pochi mesi è la volta di Satanik, Sadik, Jnfernal, Makabar, Spettrus, Demoniak e tanti altri.
L'ingrediente principale di questi fumetti avventurosi e decisamente fantasiosi, era la violenza, una violenza spesso allo stato puro, che strideva con l'atteggiamento tenuto dagli eroi buoni e immacolati dei fumetti per ragazzi conosciuti fino ad allora, il tutto condito anche con un pizzico di sesso.
Per gli adolescenti di allora il cui panorama era sempre stato limitato alle caste avventure di Topolino, Nembo Kid, Capitan Miki, Il Corriere dei Piccoli, e simili... questi albi erano decisamente una novità, questi erano ...audaci, erano ...per adulti.
Quante erano quelle testate? Una miriade! Infatti in pochi mesi una vera ondata di personaggi neri invase le edicole, erano personaggi che spesso nascevano e si dissolvevano nel giro di pochi numeri, creati appositamente per sfruttare il momento favorevole del mercato.
Il successo di cassetta divenne consistente, e il proliferare di queste testate, sintomo anche di un interesse del pubblico, attirò l'attenzione di stampa, sociologi e moralisti. Nella primavera del 1965 iniziò una violenta campagna di stampa nei confronti del fumetto nero in generale. Si accusavano i nuovi personaggi di istigare i giovani al crimine, ai comportamenti immorali, e naturalmente di portare il paese allo sfascio. Dai giornali più conservatori fino a quelli di sinistra il coro delle accuse era unanime; accuse gratuite, e prive di costrutto, basate unicamente sul teorema della "offesa alla morale" (pubblica & privata), ma che ebbero comunque il loro effetto.
Vi furono articoli, interviste, interpellanze, sequestri della magistratura; e il pubblico come al solito si trovò schierato su due fronti: i lettori che difendevano le loro scelte, mentre genitori e custodi della pubblica morale erano per la linea dura, anche se non tutti erano così miopi. Infatti diversi uomini di cultura, giornalisti e scrittori, non si fecero trascinare nella bagarre e gettarono acqua sul fuoco della polemica; è rimasto famoso Dino Buzzati, fan del personaggio, che aveva addirittura chiamato Diabolik il suo cane.
In questo periodo le sorelle Giussani iniziarono saggiamente a smussare la componente più violenta del loro personaggio.
L'isteria collettiva durò alcuni mesi poi tutto rientrò a limiti più fisiologici, anche perché vi erano nell'aria tali e tanti fermenti di cambiamenti culturali e sociali, che ben presto l'attenzione dei moralisti si spostò su altri bersagli, anche se l'opinione generale sul personaggio rimase per molto tempo negativa.
Nel 1965, in pieno periodo caldo, Diabolik diventa quattordicinale, segno evidente dell'innegabile successo del personaggio; e rimane a tale periodicità fino al 1978, quando diventa quindicinale, soltanto nel 1981 passa a periodicità mensile. Nel 1967 Diabolik compie 100 episodi (vedi le storie per una guida ragionata alla lettura degli albi dell'eroe nero), è l'inizio del boom vero e proprio, e la pubblicazione entra in un periodo di grande creatività. Infatti con l'episodio n. 107 "Diabolik chi sei" (l'episodio più amato dai collezionisti), vengono svelate, ma non del tutto, le origini del personaggio.
Vengono inoltre girati in quell'anno "Diabolik" un discreto film a medio budget diretto da Mario Bava, e "Dorellik" una parodia cinematografica che vedeva nel ruolo del protagonista Johnny Dorelli.
Col successo sempre crescente del personaggio in redazione si dovette sviluppare una struttura organizzativa tale da assicurare la continuità qualitativa e quantitativa delle storie. Soggetti e sceneggiature attribuite alla Redazione sono frutto del lavoro comune di molte persone, mentre i disegni vennero assicurati da un grande numero di disegnatori che riuscivano a restare entro gli standard di qualità e di tempo con un esempio di lavoro all'americana (separando matite e chine tra diversi disegnatori), probabilmente unico nel panorama italiano.
La redazione di Diabolik è sempre stata atipica rispetto alle altre; dalla meta degli anni Sessanta in poi vi si trova una grande libertà creativa, che attira giovani appassionati di fumetti e non: c'era chi portava una semplice idea per fughe o colpi, chi provava a scrivere un intero soggetto, e chi faceva i lavori manuali tipici di ogni redazione. Sono stati molti i collaboratori delle sorelle Giussani per i quali Diabolik è stato gavetta e trampolino di lancio verso attività future; la lista sarebbe lunga, tra i più noti: Pier Carpi, Giancarlo Berardi e Alfredo Castelli.
Gli anni Settanta si aprono con una pubblicazione in costante aumento di interesse e di vendita. E' questo il periodo migliore per Diabolik, periodo che va dal n. 100 al n. 400 (cioè dall'anno VII-1968 al XVIII-1979), sia per gli ottimi disegni: questo è il grande momento di Coretti, Facciolo, Bozzoli, e soprattutto Zaniboni; sia per le storie: tese, interessanti, coinvolgenti, con buone ambientazioni, e il giusto tono umano, storie che non hanno la pretesa di lanciare denunce sociali, solo far pensare un po'. Nel 1971 richiesto a gran voce dai lettori nasce il Club di Diabolik, la notorietà del personaggio continua a crescere, e verso la metà degli anni Settanta la tiratura supera l'incredibile cifra di 400.000 copie. Nel 1978 nasce la serie Diabolik R che presenta le ristampe in ordine cronologico, l'iniziativa avrà subito un successo superiore alle previsioni.
Negli anni Settanta avvenne la grande purga. I personaggi meno validi caddero senza sforzo nel dimenticatoio. Infatti, posto di fronte a quel diluvio cartaceo, il pubblico fece la sua scelta, affidandosi solo ai più validi. Così della folta schiera degli eroi neri, rimase solo uno sparuto gruppo. E fra tutti Diabolik. Nel 1974 con la chiusura dei pur validissimi Kriminal e Satanik si concludeva l'epoca dei fumetti neri.
Oggi Diabolik è l'unico sopravvissuto, l'ultimo della stirpe dei neri, dopo essere stato il primo; segno anche questo della validità di un personaggio che ha saputo superare il tempo, la crisi del settore, e che soprattutto è sopravvissuto agli anatemi dei moralisti e agli studi dei sociologi.
Oggi come allora pero Diabolik e` un personaggio semplificato di un ribelle individualismo; sempre vivace, aggressivo, ingegnoso, che continua a combattere la proprietà privata senza conferire, per ciò che lo riguarda, un eccessivo valore alle fortune in denaro e preziosi che va raccogliendo nei suoi rifugi. Sempre fedele a Eva Kant come compagna e all'Ispettore Ginko come rivale.




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