







“Io sono Beatrice”. Beatrice chi? La guida del nuovo Santoro rosé
Uno sta lì, in spasmodica attesa da
anni, avendo praticamente fatto
la meglio gioventù e quasi la meglio
vecchiaia nell’aspettazione, e che ti
esce fuori? “Io sono Beatrice Borromeo”,
ohibò!, che ti prende un giustificato
momento di smarrimento: cavolo,
si sapeva che Michele si era fatto
biondo, ma così biondo? Invece Beatrice
è bionda di suo, e con un “arguto
testo” (così l’Unità, sarà ironica?)
documenta di solitari e temerari arrivi
alla stazione di Milano. Vabbè, ma
Michele? Dov’è, che qui è tutto un fremito
per sapere che tono userà con il
Cav. e per vedere che tonalità di chioma
userà per sé. Niente. Appare Paolo
Mondani, di nero vestito, l’orologio
nero, pure gli occhiali neri (magari voleva
fare giusta intonazione con Michele,
ché ben si sa che nero e giallo
vanno insieme), neri i capelli dritti come
le guglie del duomo – manco avesse
preso di corsa il tram o fosse salito
a mani nude dalla Madonnina – l’aria
affannosa di chi passa giornate a stanare
ogni possibile carogna del mondo
– hai voglia! – e qualche sorcio la
cui presenza nel servizio viene con vigore
denunciata. Disagio, droga, vite
tristi, italiani e immigrati buoni e italiani
e immigrati stronzi, tutto nella
giusta misura, speculazioni edilizie, liquami
per casa e siringhe nel parco,
carogne del caporalato e arricchiti
che si fanno le ville con le statue finto
paolinebonaparte, telecamera nascosta,
giornalismo on the road che mostra
tutto il viaggio, svincolo e casello
e piazzola di sosta compresi. L’insieme
una tacca sopra Primopiano – raduno
serale un po’ mesto da terza rete
dove mettono Maurizio Mannoni salepepe
e certe volte Bianca Berlinguer,
che te la saluto la Borromeo ferroviaria
– ma pure una certa aria da
Circolo di Compagnia della Nobiltà
Democratica.
Sempre in attesa di Michele. Biondo,
si è capito, ma biondo quanto?
Tende verso Livia Turco? Vira dalle
parti dell’onorevole Bertolini? Si avvicina
arditamente a Biscardi? Niente.
A un certo punto, sbuca Sandro
Ruotolo. Immobile, pare un busto del
Pincio. Baffoni curatissimi e sguardo
indagatore, ripreso dalle telecamere
da sotto con il mustacchio che fa gazebo
alla bocca, e perciò mostra gaddiana
“carabinieresca, abbottonata
disciplina”: non dice una parola ma
tutto fa intendere. “Io sono Beatrice
Borromeo”. Ah, sì? Piacere, ma Michele?
Pure la bellissima picciona
viaggiatrice, “mi capita di arrivare a
Milano la sera tardi”, viene ripresa da
sotto in su, con la gamba destra ben
piantata e la sinistra un po’ arcuata,
in singolare triangolazione, e quando
si arriva al primo piano si sgranano
gli occhioni, le chiome bionde seguono
il ritmo perplesso del viso, e per un
momento non si capisce bene come la
faccenda possa andare avanti. A proposito
di biondo, sempre là stiamo:
quello del Sommo Conduttore? Butta,
dioneguardi, verso l’ardente tipo Michelle
Hunziker? “Io sono Beatrice
Borromeo”. Caraaaaaa, l’abbiamo capito,
pure “un filino progressista”,
com’è stato adeguatamente segnalato
al Cav. – sale in carrozza e va a Milano,
buon viaggio e un bacio ai pupi. Quasi
le nove e trenta, il cubo al centro
dello studio di colpo brilla di luce
particolare, niente a che vedere con
l’intelligenza degli elettricisti. Ecce
Michele! “Ce l’abbiamo fatta!”, dice
lui – e concorda magari una folla stremata
di parrucchieri in professionale
attesa. “Grazie di averci aspettato”.
Prego, non avremmo potuto far altro.
Ne valeva la pena: la dignità, la Costituzione,
Biagi e Luttazzi, l’informazione
libera, l’intera famiglia Guzzanti
(babbo escluso), il buono e il meglio
che l’editto bulgaro ignominiosamente
ci tolse quando “anche un passero
da un ramo/ per paura se n’andò”, caro
Theodorakis, e persino il Vesuvio
fu deportato in Costa Smeralda.
Oh, Michele! Ohi, ohi, Michele! Che
razza di biondo è mai il tuo? Un rossiccio,
piuttosto, accenno d’amarena,
in splendido abbinamento con tutta la
scenografia circostante di caldo color
ciliegio, sedie rigide con altissime
spalliere, la cosa più simile vista in televisione
alla Cappella Sistina quando
viene sistemata per il Conclave, com’era
dentro San Pietro durante il Concilio,
due file contrapposte di reverendissimi
padri del rinnovato Spirito Democratico.
Il concilio di Santoro – e si
capisce che il buon Mondani ha sbagliato
tutto l’abbinamento, per tacere
dei rischi corsi, come quando suonava
i campanelli nel bel servizio andato in
onda. “Buongiorno, la disturbo?”. “Sì,
mi disturba molto. Vado a prendere la
pistola”. “Addirittura?”. Dice Michele:
“Sandro Ruotolo in testa”, per primo
al traguardo del suo cuore, e rassegna
gli altri, “Rula Jebreal sta già affilando
gli artigli”, e si vede che le tocca la
parte della giornalista democratica e
tosta, genere che se prendi un secondo
di respiro ti raffica con un’altra ventina
di domande. La telecamera ruota
intorno alle spalle, ai piedi, alla nuca
di Michele. Accenni di boccoli color
rosè. “Marco mi raccomando…”, perché
c’è pure Travaglio con tutti gli incartamenti.
Vauro fa le vignette, in coda
Fausto Bertinotti, “rivoluzionario
diventato presidente della Camera”,
che con eleganza controrivoluzionaria
dice “chapeau!” a tutto il democratico
Circolo (o Concilio, volendo).
Però… “Il clima è strano, un po’
sommesso”, per l’Unità. Si capisce: la
rivoluzione non sarà un pranzo di gala,
ma neppure un panino Fattoria all’autogrill
o un gelatino alla soia. Possibile
che per sentire il nome di Previti
bisogna arrivare alle dieci e mezza?
Che per quello di Berlusconi, lo
stesso che fa scappare i passeri dal ramo,
bisogna accontentarsi di Paolo,
che smercia, pare d’intendere, ferri a
vapore fabbricati in Cina? Quattro anni
in attesa per finire al molto stiro e
al poco ammira? “Io sono Beatrice
Borromeo”. Carissimaaaaaa… “Io amo
i Navigli, il piccolo artigianato, i
tram…”. Perché: il panettone, lo zafferano,
le luci della Scala e il risotto da
Bice che le hanno fatto, ragazza mia?
Al termine Michele (tricologicamente
più rosso che biondo, più rosè che rosso
nell’esordio) ha evocato una panchina
di piazza Mazzini dove sarebbero
potuti finire lui e Ruotolo, “che c’ha
anche un cagnolino”. Felicissima la
bestiola, ma per noi (per tutti i passeri
sul ramo) infelicissima ora zero, senza
quest’Anno zero. Michele ha invitato il
Cav. Ha fatto benissimo. Su certi argomenti
– tra l’infoltire e lo sfumare – si
capiranno al volo. E qualcuno vada a
prendere Beatrice in stazione.
Stefano Di Michele
.
A fool and his money can throw one hell of a party.


Ho visto la puntata su raiclick.it da quanto non si faceva una trasmissione del genere in Italia? ottimi servizi (il servizio sui cinesi, ad esempio, non li han mica incensati...), fan senza dubbio riflettere e mostrano una realtà. Spero che servano perchè qualcuno cominci a prendere dei provvedimenti.
Le vignette di Vauro finali sono una chicca![]()






Mai lapsus fu più illuminante.Originariamente Scritto da Tolomeo

