
Originariamente Scritto da
Lao-Tse
Era la mia una semplificazione, nel senso che, a mio avviso, la questione centrale rimane ancora la proprietà privata dei mezzi di produzione.
Certo esistono millle lavori che non fanno parte della dicotomia proprietario-proletario, penso allo sbirro, al soldato, al docente, all'avvocato...ma a mio avviso fanno parte di quella che Marx chiama sovrastruttura, cioè sono strutture derivate dalla divisione tra le classi dei mezzi di produzione e hanno la funzione di creare un contesto legittimante al capitalismo.
Certo oggi il proletario non è una classe in senso marxista, nel senso che non ha assolutamente coscienza di sè.
oggi il rivoluzionario è chi sceglie di esserlo, al di la del determinismo sociale che esisteva nel pensiero marxista delle origini( che in parte viene corretto da Lenin introducendo il concetto di avanguardia o rivoluzionario di professione.)
Oggi, mancando al proletariato quelle condizioni ottocentesche di assoluto disagio, manca ad esso lo stimolo di essere unito e comportarsi da classe rivoluzionaria, ma piuttosto a correre verso l'imborghesimento.
In questo senso credo che oggi è rivoluzionario chi sceglie di esserlo, cioè chi capisce, al di là della sua personale condizione, l'iniquità del capitalismo.
ma direi che sono precisazioni, di massima sono d'accordo con tutte le puntualizzazioni mossami, specie da parte di Sandinista e Outis.
Se la questione è se il proletario e la classe rivoluzionaria oggi possono coincidere, oggi io credo di no. Oggi, paradossalmente, esiste (o meglio può esistere, dato che ancora neanche esiste) solo l'avanguardia in senso leninista, ma non più il proletario inteso come classe protagonista della rivoluzione.
Si passa dalla rivoluzione fatta dai proletari (Marx), alla rivoluzione delle avanguardie che giudano i proletari (Lenin), alla rivoluzione solo delle avanguardie (oggi).
mi piacerebbe sapere cosa pensa di quest'ultima frase un Marxista- Leninista preparato come Sandinista, ti sembra plausibile come formulazione?