di Alessia Lai

Non ha mai chiesto il cessate il fuoco, invitando Israele a risolvere in modo definitivo e rapido il problema Hizbollah, non ha mai espresso alcun biasimo per l’uccisione indiscriminata di civili durante le aggressioni sioniste al Libano permettendo, anzi, agli Usa di utilizzare aeroporti britannici per inviare armi a Trel Aviv durante la guerra.
Questo è Tony Blair: il lacchè britannico della Casa Bianca che nemmeno di fronte a gli scempi israeliani dello scorso luglio ha smesso di seguire la linea politica voluta dall’altro lato dell’oceano Atlantico. E ora, Blair, ha pure la faccia di sbarcare a Beirut, accolto da un altro che il coraggio lo tira fuori solo nelle occasioni in cui può compiacere quelli che considera i suoi ‘amici’ occidentali: Fuad Siniora.


Il primo ministro libanese ha dato il benvenuto al rappresentante britannico in un clima generale ben poco amichevole. Anche la stampa filo governativa, infatti, aveva espresso perplessità sull’opportunità della visita di Blair in Libano. Ma per Siniora e i suoi alleati della coalizione del ‘14 marzo’ l’affiliazione al clan dei ‘democratici’ è più importante della dignità del loro Paese, martoriato anche nel silenzio complice di Londra. Gli altri, i rappresentanti politici vicini al popolo e alle sue sofferenze più che alle alte sfere della politica internazionale, non hanno voluto incontrate il rappresentante di un Paese che è stato complice dell’aggressione sionista al Libano. I ministri di Hizbollah e il presidente del Parlamento Nabih Berri non hanno infatti visto Tony Blair, mentre quest’ultimo non ha messo in agenda nessun incontro con il presidente della Repubblica Lahud, nella lista nera delle potenze occidentali perché considerato vicino a Damasco.
Nei giorni scorsi il leader religioso sciita libanese, Mohammed Hussein Fadlallah, aveva chiamato il governo per affermare che la visita di Blair non era affatto gradita e insistere perché venisse cancellata. “A Blair bisognava dire di non venire”, ha affermato l’esponente religioso, “non siamo tanto ingenui da accoglierlo dopo che ha contribuito a ucciderci e a massacrare i nostri figli”. Visione condivisa dalle migliaia di manifestanti che ieri a Beirut si sono radunati per protestare contro la visita del premier londinese e che ne hanno interrotto la conferenza stampa gridandogli di vergognarsi.
Impassibile Blair, incoraggiato da Siniora, ha recitato la filastrocca della necessità di una “piena applicazione della risoluzione 1701”, per poi promettere che Londra “farà la sua parte” nell’aiutare la ricostruzione libanese. Ora che il Libano è in ginocchio e che il fardello della missione ‘di pace’ nel sud del Paese se lo sono accaparrato Italia e Francia (nonostante le preoccupazioni ‘sfuggite’ a Chirac in un fuori onda), i britannici sono quindi pronti a intervenire nella lucrosa ricostruzione del Paese.
Saranno pure lacchè, ma servono nella stanza ovale…