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Discussione: Testimoni oggi

  1. #211
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    Terra Santa: la Chiesa Melchita 'chiama' il Cammino neocatecumenale
    Leader greco-melchita ringrazia per l’opera del Cammino in Galilea.


    GERUSALEMME, domenica, 3 giugno 2007 (ZENIT.org)

    Il leader della Chiesa Melchita cattolica della Galilea ha proposto la creazione di un “ramo” del Cammino Neocatecumenale perché lavori specificamente con la Chiesa melchita.

    In una recente lettera inviata a padre Rino Rossi, direttore della “Domus Galilaeae” – iniziativa del Cammino Neocatecumenale –, l’Arcivescovo Chacour ha riconosciuto che questa realtà ecclesiale sta dando “eccellenti frutti” nel suo compito evangelizzatore all’interno della Chiesa melchita.
    L’Arcivescovo Chacour, candidato in due occasioni al Premio Nobel per la Pace, afferma nel suo messaggio di aver cercato “qualcuno o qualche comunità che predicasse la Buona Notizia” ai suoi parrocchiani come una risposta al proselitismo delle sette, e che il Cammino Neocatecumenale ha risposto a questo appello.
    Per sviluppare ancor di più i frutti di questa evangelizzazione, l’Arcivescovo propone la creazione di un ramo del Cammino Neocatecumenale perché lavori all’interno della Chiesa melchita adottando la liturgia del rito melchita cattolico.
    “Voi seguite con il vostro modo di agire, lo stesso cammino e gli stessi metodi dei miei Antenati, gli Apostoli, che loro usarono al principio della Cristianità, duemila anni fa. Proclamate la Parola di Dio, senza paura, con convinzione e determinazione”, scrive.
    Padre Rossi, in alcune dichiarazioni a ZENIT, ha manifestato la propria gioia per l’invito della Chiesa melchita.
    “Condividiamo l’urgenza espressa dall’Arcivescovo Chacour di evangelizzare ‘le pietre vive’ nella terra del Signore – ha affermato –. Il Cammino Neocatecumenale è un itinerario di evangelizzazione che si è mostrato molto valido anche per arrestare l’espansione delle sette tra i fedeli cattolici in altri luoghi del mondo, soprattutto in America Latina”.

    Pubblichiamo di seguito la lettera dell’Arcivescovo Chacour a padre Rino Rossi.

    * * *

    Caro amatissimo padre Rino Rossi,

    Benvenuto nel nome del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
    Colgo l'opportunità della Pasqua per farle gli auguri come facciamo nella nostra chiesa d'oriente: Cristo è risorto! È veramente risorto!

    È un piacere per me esprimere il mio apprezzamento e sincero rispetto per il meraviglioso ministero che la "Domus Galilaeae" ha assunto di proclamare la Buona Notizia in alcune parrocchie della nostra grande diocesi. Forse è utile ricordarle che la diocesi Melchita Cattolica di Akko, Haifa, Nazaret e tutta la Galilea, praticamente questa diocesi di Israele, è la più grande comunità cattolica in Terra Santa. Questa comunità vanta 110.000 Cattolici, tra i quali 76.000 sono Cristiani Cattolici Melchiti della mia diocesi.

    Noi non abbiamo, per motivi storici, il controllo di nessun luogo santo o santuario, eccetto la sinagoga di Nazaret. Il nostro campo d'azione e ministero è proteggere e sviluppare la chiesa viva, le pietre vive.

    Noi siamo ancora esposti al proselitismo dei nostri Cristiani da parte di differenti così dette "sette cristiane". Ho pregato e cercato qualcuno o qualche comunità che predicasse la Buona Notizia ai miei parrocchiani. Ho trovato voi, pronti e felici di aiutarci.

    Si conosce l'albero dai frutti, e dopo alcuni mesi di diligente lavoro nelle diverse parrocchie della diocesi Cattolica Melchita, il vostro gruppo ha dato eccellenti frutti. Per questo sono grato e prego per tutti quelli che hanno aiutato a ricondurre nella chiesa tante anime perdute.

    Sarei lieto anche di considerare l'unione di un ramo del "Cammino Neocatecumenale" alla nostra chiesa e che adottaste il rito Melchita Cattolico. Voi seguite con il vostro modo di agire, lo stesso cammino e gli stessi metodi dei miei Antenati, gli Apostoli, che loro usarono al principio della Cristianità, duemila anni fa. Proclamate la Parola di Dio, senza paura, con convinzione e determinazione.

    Avete rispettato le esigenze della nostra chiesa locale, le nostre tradizioni e la nostra spiritualità. Stiamo imparando molto da voi e siamo sicuri che il vostro gruppo è aperto a imparare qualcosa dalla nostra gente e dalle tradizioni della nostra chiesa.

    La prego di portare alla sua comunità della Domus Galilaeae la nostra gratitudine e profonda stima unita alle nostre preghiere.

    Cristo è risorto! È veramente risorto!
    Vostro, con la benedizione del Signore



    Abuna Elias Chacour
    Arcivescovo della Galilea



    Tratto da Zenit.org
    Codice: ZI07060312
    Data pubblicazione: 2007-06-03

    NOTIZIA ORIGINALE

    Nella foto: Abuna Elias Chakour

  2. #212
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    Una nuova cultura, la cultura della comunione
    La prospettiva che si apre all'Europa dalla manifestazione di Stoccarda


    “Con i vostri Movimenti date un volto all’unità dell’Europa”. Sono parole del cancelliere tedesco Angela Merkel, tra i molti messaggi giunti ai 12 responsabili della II manifestazione ecumenica internazionale “INSIEME PER L’EUROPA”, cattolici ed evangelici, ortodossi, anglicani tra cui: Alpha International (Inghilterra), Comunità di Sant’Egidio (Italia), Fondacio (Francia), Movimento dei Focolari (Italia), Schönstatt (Germania), Syndesmos (Belgio), Ymca (Germania).

    Il volto dell’Europa, emerso a Stoccarda, sabato 12 maggio, nell’affollato Palasport Hans-Martin Schleyer, ha i lineamenti di una nuova cultura: la cultura della comunione. E’ una cultura che nasce dai “carismi, doni gratuiti di Dio” che hanno suscitato queste nuove realtà cristiane. E’ ben espressa dalla solenne dichiarazione d’impegno finale, letta dai giovani davanti agli 8000 aderenti ai 250 movimenti e comunità, che ha concluso, sabato 12 maggio, la manifestazione: “I carismi che abbiamo ricevuto ci spingono sulla via della fraternità e della comunione come profonda vocazione europea”.

    Una via iniziata già da alcuni anni, nel 1999 e che ha avuto una tappa significativa alla prima edizione di questa manifestazione, nel 2004. E’ una via che si allarga in seguito ad un sempre maggior numero di movimenti di Chiese e di Paesi.

    Come più volte è risuonato a Stoccarda, in un’Europa a rischio di scetticismo, di paralisi per l’insorgere dei nazionalismi, movimenti e comunità cristiane hanno “la consapevolezza che le proprie diversità rappresentano una ricchezza e non un motivo di paura o di separazione” – sono ancora parole del messaggio – e possono “diventare un segno di speranza” per il continente. E’ sulla base di questa comunione che, insieme, i movimenti nella dichiarazione finale dicono “sì alla difesa della vita in tutti i suoi stadi; sì alla famiglia legata da un patto indissolubile di amore fra uomo e donna; sì al creato con la difesa dell’ambiente; sì ad un’economia solidale; alla solidarietà con poveri ed emarginati, allo sviluppo dei paesi svantaggiati, in particolare l’Africa; sì alla pace, con la mediazione nei conflitti; sì a città che siano luoghi di solidarietà e accoglienza, aperte alle diverse culture.

    Non sono solo punti programmatici, ma l’indicazione di un nuovo sviluppo di quanto è già vissuto nei diversi Paesi d’Europa. Lo ha mostrato, nel pomeriggio, la carrellata di storie personali e di iniziative, proprio in questi ambiti. Hanno mostrato la forza di rinnovamento del Vangelo vissuto.

    Qualche esempio. Famiglia: si può riemergere dalle inevitabili crisi di coppia, attingendo in Dio la sorgente dell’amore, come testimoniano i coniugi Volpini dell’Equipe Notre Dame. Economia: il progetto dell’Economia di comunione, dei Focolari, porta ad una gestione delle imprese che non solo destinano parte degli utili agli indigenti, ma sanano anche l’indigenza non meno grave di relazioni autentiche nel mondo del lavoro. Giustizia e Pace: l’Europa ha un debito con l’Africa. Ne ha preso coscienza già 50 anni fa al momento della nascita del processo di unificazione. Toccanti le esperienze della Comunità Sant’Egidio in Africa sui fronti dell’Aids, dell’educazione e delle mediazioni a favore della pace. Città: nella giungla dei grandi agglomerati urbani, occorrono oasi di umanità. Tra le molte iniziative, le scuole di pace dell’Ymca, contro bullismo e violenza: nel quartiere di Monaco, dove coinvolgono oltre 1000 ragazzi, si registra il tasso di violenza più basso della città.

    Nella dichiarazione finale c’era anche il “sì alla collaborazione con le istituzioni, con le forze sociali e politiche”. Questa prospettiva si è aperta in concreto nel dialogo con il presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi e con Jacques Barrot, vice-presidente della Commissione europea. Profonda la sintonia con il progetto d’Europa da loro prospettato. Prodi ha indicato “quattro parole da consegnare all’Europa: unità, fraternità – “di cui tenere conto anche nell’agire politico” - riconciliazione e pace. Riguardo alla famiglia ha parlato della necessità di “politiche coraggiose”, politiche che ”sappiano unire e non dividere, senza le quali il tessuto profondo dell’Europa rischia di perdersi”. Mentre Barrot prospettava il traguardo dell’unità europea, come una tappa e un modello per altri continenti e per forme di governo della comunità mondiale di domani.

    Un’impresa ardua. Ma proprio nel Vangelo, giovani, famiglie, professionisti e operai, politici e uomini di cultura dei diversi Movimenti trovano “la forza trainante”. Di fronte all’interrogativo di tanti: “Da chi, dove andremo?” - come ha detto il pastore evangelico Ulrich Parzany, promotore dell’iniziativa di evangelizzazione Pro-Christ in Germania - ripetono a Gesù: “Tu solo hai parole di vita”. Lui diventa “la figura chiave della loro vita”. “In una società frantumata dall’individualismo” è Lui che mediante lo Spirito Santo riunisce tutti e ne fa una comunità, il popolo di Dio.

    Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, ha parlato di questo popolo, come di “un popolo profetico per l’Europa”, che è tale se si “abbevera alla Parola di Dio e non alle chiacchiere dei dibattiti, gridate e vuote”. Un popolo che immette nel continente “una corrente vitale”, “una corrente di passione per l’unità” che “guarda con amore al fratello”, ai più poveri, che “travolge rigidità e frontiere” al di là dei suoi confini, aprendosi all’Africa, “dove più di due terzi sono esclusi dal benessere”, e al mondo intero.

    Una corrente che ha la sorgente nel mistero di Gesù che sulla croce lancia il grido di abbandono – è questo il messaggio di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, letto da una delle sue prime compagne. Riconoscendo e amando lui sotto tutti i volti del dolore, “potremo raccogliere il grido dell’umanità di oggi e per il suo grido, che ha tutto redento, creare attorno a noi la società rinnovata che il mondo attende”.

    Questa manifestazione vuol rispondere alle attese delle Chiese. Papa Benedetto XVI, in un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, auspica che l'iniziativa "rafforzi il desiderio di comunione" che anima queste realtà ecclesiali e "contribuisca a sciogliere pregiudizi, a superare nazionalismi e barriere storiche e spinga ad impegnarsi perché non venga meno nell'Europa dei tempi post-moderni la dimensione spirituale". Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, augura “segni manifesti della resurrezione” per “arricchire l’Europa del senso autentico della vita”, mentre l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, primate della Chiesa d’Inghilterra, indica tra le maggiori sfide per l’Europa “la stabilità spirituale”, e la ricerca di “un centro di visione comune da cui guardare il continente”.

    Insieme per l’Europa ha avuto l’incoraggiamento di Capi di Stato, come il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, che ha espresso la sua “soddisfazione per questa “iniziativa volta a consolidare la consapevolezza che la piena realizzazione del progetto europeo è fondamentale per il nostro futuro”. Ed ha definito “indispensabile” il “contributo convinto di tutte le componenti della società civile dei nostri Paesi perché il processo di integrazione europea prosegua e si rafforzi”. Il Presidente federale della Germania, Horst Köler, ha indicato come “specifico contributo” delle comunità e dei movimenti cristiani all’Europa, la “comprensione reciproca, perché sanno unire le persone al di là delle frontiere, tramite la fede e le radici comuni”.

    E’ una nuova consapevolezza di responsabilità che movimenti e comunità avvertono ora. Già è deciso dai promotori dell’evento: il cammino continua. Mentre l’eco di Stoccarda raggiungerà nelle prossime settimane altre città d’Europa: in preparazione 58 incontri, di cui 34 in Italia.

    Tratto dal sito ufficiale del Movimento dei Focolari

  3. #213
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    In 24 con la veste bianca
    Rinnovate le promesse battesimali al termine del Cammino neocatecumenale.


    «E’ stato un cammino di riscoperta dell'amore di Dio: cioè capire esattamente cosa vuol dire che Dio mi ama. E' stato un passare da una forma di religiosità a una fede più matura. In questi anni ho cambiato l'idea di Dio e di Gesù Cristo che avevo, in senso molto esistenziale. Oggi posso dire che mi fido di Dio, per le esperienze che abbiamo vissuto: fidandoci tutto ha avuto un senso nuovo e le cose sono andate nel verso giusto».

    A parlare è Paolo Pellegrini, insieme alla moglie Giovanna: ma dietro le loro parole c'è il sentire di 24 persone - tra loro si chiamano "fratelli" - dai 38 ai 73 anni che sabato notte, durante la Veglia pasquale, hanno rinnovato solennemente le promesse battesimali nella Cattedrale di S. Marco, davanti al Patriarca. Sono la terza comunità neocatecumenale del S. Cuore di Mestre, che 24 anni fa ha iniziato un cammino di riscoperta del battesimo.

    In viaggio di nozze. Con loro c'era anche padre Renato Gatti, frate francescano, a quel tempo vicario parrocchiale nella comunità di via Aleardi, ora parroco a Gazzolo di Lumezzane (BS). Padre Renato è stato invitato all'eucaristia solenne "in albis" (con le vesti bianche del battesimo, nella domenica che ha appunto questo nome) celebrata sabato 14 aprile nella chiesa del S. Cuore; e parteciperà al pellegrinaggio in Terra Santa - quasi un "viaggio di nozze" - in programma dal 16 al 25 settembre. Un altro presbitero polacco, don Robert, nella nostra diocesi per motivi di studio, ha seguito la comunità negli ultimi due anni ed era presente anche lui a San Marco, insieme ai catechisti.

    Sereni di fronte alla morte. La Terza comunità del Sacro Cuore è frutto della fusione di tre comunità, una delle quali aveva iniziato il Cammino nella chiesa della Madonna della Salute. Faceva parte di una di queste Maurizio Colbacchini, che ha maturato la vocazione religiosa e ora è benedettino. Dalle coppie presenti sono nati una trentina di figli: «Fino ad ora», spiega Paolo, che è responsabile della comunità, «stanno seguendo tutti la scelta dei genitori». Quattro persone, in questi 24 anni, sono morte. «Siamo stati testimoni di come, pur nella sofferenza, si può morire credendo nella vita eterna, pregando e benedicendo Dio per la vita ricevuta e non per la morte subita», raccontano. «Durante l'unzione degli infermi non si faceva finta di parlare d'altro, ma c'era consapevolezza di quello che si stava ricevendo, alla presenza di tutta la comunità. Anzi, il rito si è concluso con un'agape e un brindisi: in fondo ci si stava preparando a morire...».

    Saldi nelle prove. Altri segni forti visti in questi anni sono state esperienze di perdono nel matrimonio: «Abbiamo visto matrimoni in crisi completamente risanati, frutto di una riconciliazione profonda che ha portato anche all'abnegazione totale della moglie al marito malato. Abbiamo visto una volontà risoluta nell'essere fedeli alla propria chiamata matrimoniale, pur di fronte a sofferenze. Il Cammino ci ha fatto capire l'importanza del perdono e del non resistere al male, l'amore al nemico e l'amare l'altro nella dimensione della croce». Le famiglie hanno fatto la scelta di essere aperte alla vita: lo testimonia il gran numero di figli.

    Di fronte alla sofferenza. «Ci sono sorelle che hanno sofferenze fisiche grandi come case che non sono rimaste scandalizzate, che nella croce non maledicono Dio, hanno ricevuto un discernimento e non stanno lì a lamentarsi tutto il giorno. Ci sono persone in cura per un esaurimento nervoso: la cura migliore che hanno ricevuto è stata la Parola di Dio. Una sorella vive in casa, per la sua malattia, da cinque anni. Anche a lei è stata consegnata la veste bianca. In un'epoca in cui si vuole anestetizzare il dolore a tutti i costi, tutto questo ha un senso nuovo».

    Formazione permanente. E' terminato il Cammino, e ora? «Termina il neocatecumenato e inizia, come dicono i nostri statuti, la formazione permanente», spiega Paolo Pellegrini. La loro vita sarà ancora scandita dalla Parola di Dio, dalla vita sacramentale e dalla vita comunitaria: come hanno imparato in questi 24 anni.

    di Paolo Fusco

    Tratto da Gente Veneta , no.15 del 2007

    Nella foto: La Basilica e Cattedrale di San Marco a Venezia.

  4. #214
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    L'ultimo saluto a Valentino Dodici
    Una folla commossa nella chiesa dei Santi Angeli per l'addio ad un giovane fratello delle comunità di Borgotrebbia (Piacenza).


    LIBERTA' di mercoledì 4 luglio 2007, Piacenza

    L'appello alla fede del parroco, don Pietro Cesena «L'amore vero non si spezza davanti alla morte, ne è provato ma rimane intatto». Don Pietro Cesena (parroco della chiesa dei Santi Angeli a Borgotrebbia), parla del «decesso biologico» di Valentino Dodici come diun'occasione di riflessione e conversione per l'intera comunità. Il sacerdote ha ricordato il suo ex parrocchiano come un'anima buona che aveva iniziato un cammino spirituale nei misteri del Signore, proprio tra i neocatecumeni della parrocchia.
    «Per superare questo momento faccio un appello forte alla nostra fede - ha detto - in questo momento per mezzo di Valentino, che si trova nella Gerusalemme del cielo, Gesù è in mezzo a noi e ci grida di togliere la pietra che soffoca il nostro cuore. Da troppi anni non viviamo più la relazione con Cristo, strumentalizziamo e giustifichiamo i nostri peccati».
    Ieri pomeriggio, per le esequie del trentottenne piacentino, la chiesa non era sufficiente a contenere tutte le persone accorse per l'estremo saluto.
    E tanti amici e conoscenti sono rimasti fuori sul sagrato per salutare l'ultimo viaggio di Valentino Dodici. E davanti all'altare, la salma giaceva tra un'enorme profusione di fiori bianchi, accompagnata da una foto di un'immagine serena vegliata dal grande cero pasquale. «L'avevamo acceso insieme a Valentino nella notte di Pasqua. Lui era qui presente con noi a pregare» ha ricordato don Cesena. Più volte durante l'omelia è stata ricordata la sua esperienza di fede. «Aveva iniziato un cammino per entrare nel mistero della sua vita, per affidare al Signore anche quello che non riusciva a capire» ha spiegato il sacerdote. Durante il sermone ha sottolineato l'importanza dell'imparare a vivere a fondo l'esperienza di Dio. «C'è una morte spirituale che anticipa quella della carne. Quando ci sostituiamo a Dio, quando sappiamo da soli quello che è giusto per noi, quando viviamo in funzione di noi stessi, allora siamo già morti - ha spiegato il celebrante - e tutti facciamo nella nostra vita un'esperienza simile. Le
    responsabilità della vita passano attraverso la morte del nostro io. Dio ha un progetto che supera la nostra pianificazione per una felicità piccola, destinata a non realizzarsi. La nostra patria è il cielo, il nostro destino è morire come tutta la creazione.
    Ma il Signore ci chiama ad uscire da questa piccolezza».
    Con insistenza don Cesena ha cercato parole di conforto per i famigliari e gli amici più cari. «La vostra consolazione più grande sia che Valentino era nella chiesa e portava con lui la parola del Signore» ha detto. E a lui si sono uniti i membri della terza comunità neocatecumenale di cui faceva parte Valentino Dodici. Le esequie sono state accompagnata da numerosi canti accompagnati da un insieme di chitarre. Sull'altare condon Cesena anche don Pietro Sbuttoni e don Angelo Cavanna.

    di Ilaria Molinari

    Tratto dal sito : Libertà online

    NOTIZIA ORIGINALE

    Nella foto: Valentino Dodici (Libertà online).

  5. #215
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    TE LO SEI MAI CHIESTO? 3 Domande x 3 Risposte


    Padre Bernardino risponde:

    D. Nel leggere il Vangelo, ho talvolta l’impressione che si oscilli fra il rapporto basato sul Vecchio Testamento e quello impostato sull’amore. Come spiegarlo?


    R. Lei consideri anzitutto che il Salvatore doveva tener conto della mentalità e sensibilità della gente alla quale si rivolgeva, guidata fin lì da rabbini che lui stesso avrebbe definito “ciechi e guide di ciechi”. Inoltre prenda atto della gradualità che ha dovuto usare, nel partire de zero e spingere sempre più avanti.
    Lo ha usato anche nel manifestare la sua stessa identità divina e messianica…
    Se lei valuta attentamente solo questi due principi interpretativi non può non ammirare in Cristo la lucidità nel proporre l’autentico Messaggio del Padre e il rispetto della capacità di apprendimento di chi lo seguiva.
    Nessun Rabbi dei suoi tempi e nessun maestro di altri potrà mai paragonarsi a Lui.

    D. So che una volta, voi religiosi andavate a far visite alle famiglie solo in casi gravi: morte dei genitori e simili. Com’è che oggi anche voi avete allentato ?

    R. Lo stile austero cui lei allude lo ricordo benissimo: è durato mediamente fino al 1960 o giù di li. Ma vede: fino a quel tempo veniva inteso come un sacrificio eroico, per amore di Cristo; e conosco confratelli che su questo mi hanno commosso. Oggi la sensibilità e la valutazione è cambiata, come in altri settori.
    Continuare in quella forma darebbe l’impressione di stoicismo antievangelico, comunque controproducente. Basterà che il religioso ne approfitti, per fare un po’ di apostolato fra i suoi (che spesso ne hanno bisogno come gli altri). In qualche caso, anche di più..

    D. Mi sono mostrato molto risentito con un mio cognato, per fargli capire il torto che aveva, avanzando diritti non suoi. Avrò mancato di carità. Ne otterrò qualcosa di buono?


    R.
    Non saprei cosa rispondere. Bisognerebbe conoscere suo cognato: temperamento, istruzione, tipo di rapporto fra voi due e (ancora di più, fra le vostre spose).Così, in via di principio, quando le ragioni non bastano, sarebbe meglio saper attendere.
    Mostrarsene un po’ disgustato, potrebbe facilitare una maggiore presa di coscienza, da parte di lui, della propria posizione e intuirne la scorrettezza. Ma se la situazione non si sblocca, è meglio saper mollare e attendere con fiducia. Spesso quanto si è detto diretto all’interlocutore fermenta poco alla volta nel suo interno. Alla fine, un saluto, una visita, un regalo, un’attenzione arrivano là dove non arriva la logica del discorso su diritti e doveri…

  6. #216
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    18/07/2007
    Credevamo in Dio … a modo nostro
    Storia di una (duplice) conversione: dal comunismo all'Opus Dei.


    Ex militanti del Partito Comunista francese, oggi Anna e suo fratello Fabio sono membri dell’Opus Dei. Poco tempo dopo l’ordinazione sacerdotale di Fabio, Anna ripercorre la loro storia.

    Anna, suo fratello Fabio è diventato sacerdote. Che cosa prova?

    Ne sono molto orgogliosa e molto fiera. Mio padre, molto commosso, è andato a Roma per l’ordinazione, benché non sia praticante: la cerimonia e l’accoglienza della gente che ha incontrato l’hanno toccato. È ritornato trasformato: “È stato formidabile” mi ha detto.

    Da bambina che rapporto aveva con lui?

    Eravamo molto vicini. Sono stata sempre molto fiera di lui: era apprezzato dai suoi insegnanti e dai suoi amici, buono studente e buon compagno.

    Siete una famiglia cattolica?

    Mia madre non era praticante, ma ci aveva iscritti al catechismo e festeggiavamo la Risurrezione del Signore a Pasqua. Credevamo in Dio a modo nostro. Mio padre era un comunista convinto; ha da poco ricevuto una medaglia del partito. Quando io avevo 17 anni e mio fratello Fabio 15 ci siamo iscritti alla cellula Ho Chi Min del nostro quartiere a Argenteuil (fuori Parigi). Ero attirata particolarmente dalla lotta contro il razzismo, volevo fare qualcosa per la società: renderla più solidale, più umana, favorire l’altruismo. Mi ricordo di un meeting con Georges Marchais al quale abbiamo assistito: mi entusiasmai e mi convinsi che il comunismo avrebbe salvato il mondo.

    Che studi ha seguito?

    Ero al liceo professionale di Argenteuil. Il liceo professionale non è tenuto molto in considerazione ma io mi trovavo bene: inoltre alla mia famiglia non importava che tipo di scuola frequentassi. L’importante era che io fossi felice. Quando mia madre è morta di cancro ho visto mio padre sacrificarsi per noi. Da quel momento non ho più creduto in Dio, nemmeno “a modo nostro”. Appena ho terminato gli studi ho cercato lavoro, ma sono rimasta disoccupata per tre anni. A casa c’era molto da fare ma mio padre mi incoraggiava a entrare nel mondo professionale. Fabio, da parte sua, era andato a Parigi a studiare Ingegneria. Alla fine, grazie a un’amica di famiglia, ho trovato impiego alla scuola media di Argenteuil come bidella. Il mio incarico consisteva, oltre che alla pulizia dei locali, nel distribuire i pasti alla mensa.

    Come si è riavvicinata alla religione?

    Un giorno Fabio mi ha spiegato che si stava riavvicinando al cristianesimo: aveva conosciuto un ragazzo in università, un cattolico praticante. A Natale, mi ha regalato una Bibbia. L’ho letta. Qualche tempo dopo, mi ha proposto di andare a Messa con lui nella chiesa della Madeleine. Ho accettato per fargli piacere. Vedendolo inginocchiarsi davanti al tabernacolo ho capito che credeva veramente. A poco a poco mi ha spiegato che cosa stava vivendo e tutto ciò mi attirava. Dato che recitava il rosario, ne ho comprato uno anch'io e lui mi ha insegnato a recitarlo. Ho cominciato ad andare a Messa la domenica con lui e a confessarmi ogni tanto.

    E il suo incontro con l’Opus Dei?

    Fabio mi parlava della gioia e della pace che regnavano nel centro dell'Opus Dei che frequentava. Lo trovavo meraviglioso, ma restavo diffidente. Nel 1992 Fabio mi ha proposto di assistere alla beatificazione del fondatore dell’Opus Dei. Mi sono iscritta al Foyer Monbièvre per partecipare al viaggio a Roma. L’atmosfera era allegra. Ho scoperto l’Opus Dei e ho incontrato alcune numerarie ausiliari. Mio fratello mi aveva parlato molto di queste persone che, nell’Opus Dei, si occupano della casa. Aveva molta ammirazione per il loro lavoro: far sì che il “centro” fosse un focolare di famiglia. Ciò corrispondeva un po’ a quello che facevo alla scuola media dove lavoravo.

    Perché diventare numeraria ausiliare?

    Tutto ciò che mio fratello mi raccontava delle numerarie ausiliari mi attirava: il servizio agli altri, il desiderio di rendere felici le persone che ci stanno accanto e di aiutarle con dettagli concreti. Ho quindi chiesto di far parte dell’Opus Dei come numeraria ausiliare. Per un anno ho lavorato in un centro restando ad abitare ad Argenteuil. Ciò mi ha permesso di conoscere da vicino il lavoro e l’ambiente e mi ha confermato nella mia decisione. Mio padre era inquieto perché trovava rischioso lasciare un posto di lavoro stabile nel pubblico impiego. Ma ha sempre rispettato la nostra libertà.

    Lei è felice?

    Sì. Quando ero comunista volevo rendere la società più solidale. Oggi, lo faccio attraverso il mio lavoro: sorridendo mentre servo a tavola, rispondendo con cortesia al telefono. In più, nell’Opus Dei, ho imparato a pregare per le persone di cui mi prendo cura. È la cosa migliore che io possa fare per loro. E conosco poi molte altre persone. Anche se non sono praticanti, tutti sono contenti di sapere che prego per loro e sovente mi confidano le loro preoccupazioni.

    Tratto dal sito ufficiale dell'Opus Dei Italia

    ARTICOLO ORIGINALE

    Nella foto: Anna.

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    Loreto : si prepara l'accoglienza dei giovani
    Nella diocesi di Macerata saranno ospitati molti giovani del Cammino neocatecumenale.


    PAPA A LORETO: GIULIODORI CHIEDE COLLABORAZIONE AI SINDACI

    (AGI) - Macerata, 18 luglio

    I sindaci dei 13 comuni della diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia intendono garantire ‘un clima di accoglienza e di ospitalita’ ai ragazzi che giungeranno nel loro territorio in occasione dell’incontro con il Papa a Loreto l’uno e due settembre’. La disponibilita’ delle amministrazioni locali e’ emersa nell’incontro di questa mattina, voluto dal vescovo di Macerata, mons. Claudio Giuliodori, con i sindaci e i referenti delle amministrazioni dei comuni della diocesi. Erano presenti anche i responsabili della Protezione civile regionale coinvolti nell’evento che rappresenta ‘l’appuntamento centrale del progetto triennale dell’Agora’ dei giovani italiani’. Una nota diffusa al termine della riunione sottolinea che ‘la macchina organizzativa per definire il coordinamento logistico dell’incontro con il Papa e’ in moto’. Durante l’incontro, continua il comunicato dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi, ’si e’ posta l’attenzione sulle soluzioni tecniche e organizzative da adottare in sinergia tra societa’ civile e realta’ ecclesiale per poter garantire - come ha sottolineato mons. Giuliodori - un clima di accoglienza e di ospitalita’ ai ragazzi’. Il vescovo, riferisce la nota, ha chiesto agli amministratori pubblici di ‘porre particolare attenzione alle necessita’ dei giovani che saranno ospitati nelle famiglie, nelle parrocchie e nelle strutture pubbliche’. Ai sindaci, nel corso dell’incontro, e’ stata presentata l’organizzazione di massima dell’Agora’ riguardo alla gestione dei servizi logistici, dei pasti, dei trasporti e dell’assistenza sanitaria per i giovani ospitati. A Macerata, alla vigilia dell’arrivo del Papa a Loreto, i momenti salienti si concentreranno nelle giornate del 30 e 31 agosto, che andranno a valorizzare le risorse imprenditoriali, culturali, commerciali, sociali e religiose della diocesi anche con la distribuzione di materiale promozionale per far conoscere i la ricchezza del territorio. Fino ad oggi sono gia’ 3667 i ragazzi di tutta Italia destinati ad essere ospitati nella diocesi. Ad essi si aggiungeranno le delegazioni straniere provenienti da Croazia e Albania, mentre 4 saranno i giovani provenienti direttamente dall’Australia. Per quanto riguarda le diocesi italiane, sono attesi in particolare oltre 1000 ragazzi della Sicilia e della Sardegna. Consistente inoltre l’adesione dei giovani italiani e stranieri appartenenti al Cammino Neocatecumenale che ha chiesto alla diocesi di Macerata ospitalita’ per oltre 1500 pellegrini. (AGI)

    NOTIZIA ORIGINALE

    Nella foto: Mons. Claudio Giuliodori, Vescovo della Diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia.



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