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Discussione: Testimoni oggi

  1. #51
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    Il catecumenium
    Un nuovo modello estetico per la parrocchia del terzo millennio


    Nel 1997 ad una convivenza di Vescovi dell’America con gli iniziatori del Cammino neocatecumenale, nel 1997, si delineò chiaramente che solo una nuova estetica avrebbe salvato la Chiesa. Senz’altro questo principio non si riduce al mero piano artistico, ma al “nuovo modo di presentare Cristo e il messaggio evangelico”, secondo il commento di Papa Giovanni Paolo II ai Vescovi dell’Europa negli anni ottanta.

    Kiko Arguello, come artista e iniziatore di un Catecumenato per gli Adulti, ha proposto nel corso degli anni un modello estetico di parrocchia popolarmente chiamato “catecumenium”, che non solo contiene un tempio (la chiesa) e una abitazione per il parroco (la canonica), ma che diventa un vero “centro parrocchiale”, con luoghi per il culto e la evangelizzazione e altri spazi per la ricreazione e l’assistenza.
    Dopo la comparsa dei primi prototipi come quello della parrocchia “de la Paloma” di Madrid (con l’adattamento del tempio) o quello di San Bartolo in Tuto di Firenze (totalmente nuovo), sono state molte le parrocchie che in tutto il mondo sono state incoraggiate ad adattare i loro spazi alle necessità liturgiche e sociali.
    Data la situazione attuale nella quale si trova mondo moderno e che ci coinvolge, è necessario cambiare non il contenuto, ma la forma di dare una risposta. E’ per questo che Giovanni XXIII convocò il Concilio Vaticano II, vedendo il cambio d’epoca che si avvicinava e le sfide che attendevano la Chiesa nel terzo millennio.
    Il Concilio operò un profondo rinnovamento ecclesiale, purificando e facendo risaltare la semplicità e il fondamento della fede, come la relazione con la liturgia che sperimentò un cambio radicale e positivo tanto più quanto tornava a bere alle fonti della Tradizione.

    Dopo che le chiese, lungo gli anni e i secoli, erano state trasformate in pinacoteche, piene di altari, immagini e altri complementi, senza mai cadere,però , nell’altro estremo, quello protestante, peraltro ingiustificato, di negare qualsiasi rappresentazione artistica della fede (sullo stile dell’islam), il Concilio fissò le basi (teologiche) per il recupero della tradizione più profonda della fede che, evidentemente, si sviluppa attorno al Mistero Eucaristico.

    Le Costituzioni Apostoliche “Sacrosantum Concilium” e “Lumen Gentium” abbozzano la nuova teologia ecclesiale fondata sulla comunione, nella visione della Chiesa come “Popolo di Dio”, Luce delle Genti, che si riunisce , vive e celebra intorno all’altare del banchetto pasquale e del sacrificio di Cristo.
    Recuperando i significati reali del sacerdozio e della Lettera agli Efesini di San Paolo circa i cristiani, come fu proprio del Concilio, Kiko Arguello, congiunto a liturgisti come Padre Pedro Farnès, architetti come Mattia del Prete o Maurizio Bergamo, e rimanendo all’interno della teologia conciliare, ha plasmato una nuova estetica parrocchiale che spazia dal tempio per la celebrazione domenicale e della Pasqua, fino alle sale per le celebrazioni comunitarie, chiostri, patii, saloni e alloggi, realizzando il sopra menzionato “Catecumenium” o “Centro parrocchiale”.
    Tutte le stanze godono di una architettura moderna, quanto a materiali e struttura, ma simbolica e funzionale. Nulla è casuale e tutto ha una sua funzione e significato che viene in aiuto alla fede.
    Dalla moquette e il suo colore, alla ripartizione degli spazi e alla loro illuminazione giungendo fino alle Corone misteriche o murali iconografici, tutto è posto al servizio del fedele che va non ad ammirare l’insieme ma a celebrare la fede in comunità aiutato non solo dall’azione intrinseca della liturgia ma anche dal contorno che lo coinvolge.
    Dopo le prime esperienze in alcune parrocchie, ad oggi molte chiese hanno adattato i loro spazi alla teologia conciliare che il Cammino promuove. Non si tratta di una “estetica neocatecumenale”, come molti per scarsa conoscenza credono, bensì di una “estetica conciliare” , che in molte parrocchie si limitò esclusivamente a spostare l’altare dalla parete e lasciare lo spazio sufficiente perché il presidente potesse stare di fronte all’assemblea.
    Pertanto la nuova estetica di cui ultimamente si parla (per la sua mancanza), non è una nuova invenzione del Cammino ma una necessità prevista dal Concilio che esso (Cammino) ha saputo applicare in tutte le dimensioni, il che non significa che essa sia l’unica, né che altre parrocchie non abbiano già una estetica secondo le indicazioni del Concilio pur senza l’intervento del Cammino. Parrocchie come Nostra Signora del Transito o la Vergine de la Paloma a Madrid, San Frontis de Zamora, Santa Giuliana e Semproniana di Barcellona, Santi Martiri Canadesi o Santa Francesca Cabrini a Roma, o la più recente Santa Trinità di Piacenza sono solo alcuni delle decine di esempi di come un tempio può adeguarsi alle necessità attuali della liturgia e della comunione.

    Molte altre parrocchie hanno optato per costruire non solo il tempio, ma tutto un centro parrocchiale nuovo, come Santa Catalina Labourè o San Giuseppe Operaio di Madrid, San Bartolo in Tuto a Firenze, la nuovissima San Giovanni Battista in Ferro di Cavallo a Perugia (inaugurata lo scorso 27 Settembre) o la Sacra Famiglia in Murcìa , ottenendo, nella maggior parte dei casi, un risultato eccellente e realmente utile alla vita parrocchiale dei fedeli.

    Fonte: camineo.info
    Libera traduzione: A.S.- catechumenium.it

    In alto: il disegno della planimetria della Parrocchia di San Giovanni Battista in Ferro di Cavallo recentemente inaugurata a Perugia.




    Nell'immagine: il disegno della planimetria della Parrocchia di San Bartolo in Tuto a Scandicci (Firenze), capostipite della nuova estetica parrocchiale in Italia secondo la proposta di Kiko Arguello.

  2. #52
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    Parrocchia di S. Bartolomeo in Tuto

    Parrocchia di S. Bartolomeo in Tuto
    Via Salvemini 50018 Scandicci Firenze Tel 055-252741 E-Mail : centro.firenze@tin.it
    - Premendo con il mouse su ciascuna icona puoi vederla in formato alta risoluzione
    - With a click of your mouse on each of the icons you can see it with high resolution
    - Para ver los iconos en formato a alta resoluciòn apreta cada uno


    1. La Chiesa
    2. La sala per gli incontri
    3. Casa del Parroco
    4. Stanze per le celebrazioni
    5. Santuario della Parola
    6. Centro "Caritas"
    7. Alloggio custode
    8. Le scale
    9. Chiostro
    10. Servizi
    11. Piazzale
    12. Viale d'ingresso
    13. Ingresso principale
    14. Ingresso di servizio
    15. Ingresso posteriore


    La Nuova Chiesa


  3. #53
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    VEDUTA ASSONOMETRICA POSTERIORE


    I CONTENUTI DEL PROGETTO
    La Chiesa: l'anima del rinnovamento liturgico del Concilio é: "La più perfetta partecipazione a quello che i Sacramenti significano e realizzano" (Sacrosantum Concilium>. Così la nostra Chiesa anche nella sua disposizione vuole essere fedele all'azione dello Spirito. La centralità dell'Altare, della mensa della Parola, il Battistero per il Battesimo per immersione come auspica il Concilio, la presenza del Cielo nel Mistero Pasquale, espressa dagli affreschi che incoronano la Chiesa, tutto canta la vittoria di Cristo contro la morte. La rinnovata configurazione dell'esterno della nostra Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo in Tuto, perché possa presentarsi al duemila come espressione di fede e di vita cristiana di tutti i parrocchiani e come centro di accoglienza aperto a tutti i lontani e bisognosi della zona. L'Aula Magna, con capacità per 300 persone, per i momenti più significativi della vita parrocchiale, e per incontri di tipo religioso e culturale.
    Le Sale Celebrative: luoghi dove si vive l'iniziazione cristiana degli adulti, dei giovani, degli adolescenti, dei fanciulli e dove si possano riunire tutte le varie espressioni di gruppo e di attività parrocchiale.

    Il Santuario della Parola (con Biblioteca) che assieme alla Chiesa parrocchiale, costituirà un centro fondamentale per approfondire e conoscere meglio le Sacre Scritture.
    Il Centro Caritas, per l'assistenza e l'aiuto a tutti coloro che si trovano in difficoltà.
    La Mensa per i momenti dì agape fraterna delle diverse espressioni della Parrocchia, e di sollecitudine verso i più poveri.
    Le Cellette con due ambiti: uno per la accoglienza di coloro che in momento di assoluta precarietà si trovano senza tetto ed un altro adibito alla cura vocazionale dei giovani che il Signore voglia chiamare ad una speciale consacrazione, attuando un centro vocazionale in comunione con la diocesi. Gli Uffici Parrocchiali per la gestione dei differenti servizi richiesti dalla vita della Parrocchia.
    L'ampliamento della Canonica che consenta una presenza più significativa del ministero Presbiterale e Diaconale. L'appartamento per il custode di tutto il Centro Parrocchiale.

    LE CARATTERISTICHE DEL PROGETTO

    Il progetto soddisfa le esigenze parrocchiali tenendo conto delle caratteristiche Formali e funzionali dell'edificio attualmente esistente, con il quale l'ampliamento si integrerà in un complesso unitario grazie anche ad interventi localizzati sull'esterno e sull'interno dell'edificio esistente. L'ampliamento è costituito da blocchi indipendenti strutturalmente al fine di poter essere realizzato in fasi successive in modo tale da poter disporre al termine di ciascuna fase di un insieme interconnesso e quindi immediatamente funzionante ed utilizzabile. Inoltre tra ogni fase e le successive, il cantiere potrà essere completamente rimosso senza che questo possa costituire pericolo per le persone né diminuzione del decoro per la città. Di seguito si elencano i singoli blocchi che costituiscono il complesso con specifica delle funzioni svolte. I diversi blocchi sono classificati con le lettere dalla "A" alla "G", come rappresentato nella planimetria di riferimento.


    1. Edificio esistente. Comprende al piano terra: la chiesa, la sacrestia ed alcune salette; al piano primo: quattro sale, la canonica e servizi; al piano secondo: un terrazzo praticabile e parte della canonica. Al piano terra verranno effettuate alcune modifiche interne ed esterne, che comporteranno l'ampliamento dei volumi, costruendo una cortina muraria continua a filo con l'aggetto esterno del piano primo. I nuovi volumi saranno utilizzati come corridoi e servizi. Per motivi di carattere formale si é ritenuto opportuno "ricostruire" l'angolo mancante per meglio uniformare l'esistente con l'ampliamento. Per gli stessi motivi si è ritenuto opportuno costruire un corpo speculare a quello esistente rispetto all'asse principale della chiesa.
    2. Insieme di spazi connettivi di interfaccia tra l'edificio esistente e l'ampliamento. Si compone di due corpi strutturalmente isolati. Il primo é costituito da un atrio colonnato che collega l'ingresso al salone e disimpegna alcuni uffici, i servizi e il campanile con l'ingresso alla canonica. Le varie parti che lo costituiscono si sviluppano a vari livelli e per diverse altezze. Il secondo si sviluppa al solo livello di piano terra, ed é adibito a salone per incontri assembleari per circa 300 posti a sedere.
    3. Edificio strutturalmente isolato. Si sviluppa su due livelli intorno ad un chiostrino centrale ottagonale; al piano terra dispone di tre sale per incontri, di alcuni ambienti adibiti ad ufficio e magazzini e di un blocco di servizi comprendente tre bagni di cui uno idoneo per portatori di handicap; al primo piano dispone invece di quattro sale per incontri e di un blocco bagni analogo a quello del piano terra.
    4. Corpo scale, strutturalmente isolato. Si sviluppa su 4 livelli di cui uno interrato.
    5. Edificio strutturalmente isolato. Come il corpo C, si sviluppa su due livelli intorno ad un chiostrino centrale ottagonale; sia al piano terra che al primo piano, dispone di quattro sale per incontri e di un blocco servizi comprendente tre bagni di cui uno idoneo per portatori di handicap.
    6. Corpo scale, strutturalmente isolato. Si sviluppa su 4 livelli di cui uno interrato.
    7. Edificio strutturalmente isolato. Sviluppa su tre livelli di cui uno completamente interrato, adibito a garage e magazzino con altezza interna inferiore a mt. 2.40. Il piano terra, articolato intorno ad un chiostrino centrale ottagonale, dispone di tre sale mensa, di una cucina, di tre blocchi servizi di cui uno idoneo per portatori di handicap, e di alcune sale destinate ad uffici parrocchiali. In una parte del piano primo trova collocamento l'alloggio del custode.

    1. LA CHIESA
    2. LA SACRESTIA
    3. L 'UFFICIO DEL PARROCO
    4. L'AULA MAGNA
    5. LE SALE CELEBRATIVE
    6. IL SANTUARIO DELLA PAROLA
    7. IL CENTRO CARITAS
    8. LA MENSA
    9. LE CELLETTE
    10. GLI UFFICI PARROCCHIALI
    11. IL CAMPANILE E LE SCALE


    LA VEDUTA PRINCIPALE
    Messaggio del Parroco
    E' il Concilio Vaticano II che porta i suoi frutti.
    E' un nuovo tipo di Parrocchia che sta sorgendo.
    E' una risposta dello Spirito Santo alla necessità dei tempi moderni.

    Una struttura che potremmo definire Ospedale dello Spirito destinata a ricostruire interiormente l'uomo, a promuovere un nuovo umanesimo fondato sull'opera dello Spirito, vero supplemento d'anima nella città di Firenze. Molteplici sono i segni che già tutto é stato preparato dal Signore: La nostra Parrocchia é la prima in Toscana, fra le prime nel mondo, in cui é iniziato il Cammino Neocatecumenale, una delle esperienze attraverso le quali il Concilio Vaticano II° arriva alla gente della nostra generazione.
    - Kiko Arguello, iniziatore insieme a Carmen Hernandez del Cammino Neocatecumenale, ha accettato di affrescare la nostra chiesa, che così ha assunto le caratteristiche di uno spazio liturgico davvero unico che vuole mostrare la rinnovazione liturgica del concilio.
    - La donazione del terreno attiguo alla chiesa, l'approvazione del nostro Vescovo.
    - Il consenso del Comune che vede, in quanto portiamo avanti, un autentico e profondo rinnovamento del tessuto sociale etc.
    Partecipare a quest'opera é veramente un onore, una grazia immeritata che Dio ci fa.
    Pensando che sia anche per Lei che ci legge, una grazia poter collaborare vorremmo offrirLe la possibilità di aiutarci a portare avanti un progetto che ci sorpassa ma che affrontiamo serenamente confidando nell'amore di Dio che tutto muove e da cui tutto riceviamo.
    Il parroco
    DON MARCO CALAMANDREI
    Email : centro.firenze@tin.it


  4. #54
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    Veduta dell'insieme del nuovo Centro Parrocchiale
    ( Dicembre 1998)






    I Lavori di Costruzione
    Del Campanile
    ( Dicembre 1998)



    Tetto in legno della
    "Sala delle Riunioni"
    Sarà capace di ospitare
    circa 300 persone.




    Torna all'indice
    <B>
    I commenti e le interviste apparse sulla stampa cittadina:
    LA NAZIONE
    Domenica 27 novembre 1994
    SCANDICCI / SAN BARTOLOMEO IN TUTO TRIPLICA GLI SPAZI

    Nascerà un centro per aiutare i più deboli degli anni 2000
    </B>
    Servizio di Massimo Parisi
    SCANDICCI - Lo chiamano "Centro sociale di sviluppo comunitario": è la sfida della parrocchia di San Bartolomeo in Tuto agli anni 2000> per "una migliore qualità del vivere urbano a Scandicci". Oggi pomeriggio a partire dalle ore 16 don Marco Calamandrei> insieme ai progettisti all'architetto Alberto Durante, all'ingegner Giuseppe Padellaro e a tutto il pool di professionisti che ha lavorato al piano> e alla presenza anche del sindaco di Scandicci, Gianni Bechelli> presenterà il progetto del nuovo complesso di San Bartolomeo in Tuto> un ampliamento della attuale parrocchia, che risale soltanto a dieci anni fa.
    La chiesa che sorge fra il viale Aldo Moro e la via SaIvemini, non basta più alle esigenze della parrocchia, che ha un bacino di riferimento nel centro nuovo di Scandicci di oltre 8.000 persone. La fervida attività dei gruppi e delle comunità parrocchiali ha bisogno di nuovi spazi per dispiegarsi in tutti i suoi effetti: nella parrocchia si ritrovano 14 piccole comunità composte da 40-50 persone ciascuna e 10 gruppi formati da una dozzina di persone.
    "La nostra vita comunitaria - spiega don Marco Calamandrei - ci consente di ricostruire un tessuto sociale: con questa azione possiamo vincere la solitudine ed aiutare le famiglie a superare le situazioni di disagio di cui è piena la nostra società". Ma anche solo per potersi riunire questi gruppi hanno bisogno di spazi adeguati per non dover ricorrere ai "doppi turni": e quindi ecco il nuovo progetto.
    La parrocchia di San Bartolomeo in Tuto in pratica triplica; intanto con un primo lotto di lavori che> dopo la realizzazione delle opere di urbanizzazione e la risistemazione dell'area esterna, porterà alla costruzione del campanile (di cui la chiesa è ancora sprovvista) e di una prima grande aula per riunioni che sorgerà nel terreno accanto all'attuale struttura architettonica. Poi> con l'aiuto delle offerte dei parrocchiani> andrà avanti la costruzione della restante parte della struttura con altri due corpi che ospiteranno aule> sale per riunioni e anche delle camerette per il ricovero di persone in difficoltà. Infine l'ultima struttura> una grande mensa che sarà realizzata, nell'ultimo lembo di terreno che va verso via Salvemini. Qui si troverà anche spazio un ambulatorio> uno spazio per la Caritas> ed altri locali per l'attività sociale della parrocchia. Tutto questo rispecchiando l'impostazione della attuale chiesa a pianta ottagonale che si ripete anche per i corpi dei nuovi edifici: complessivamente i metri cubi di nuova edificazione dovrebbero essere circa 35.000, per 7.500 metri quadri di superficie coperta. Un'opera quindi non di poco conto, che potrebbe arrivare a costare una decina di miliardi.
    La parrocchia del Duemila
    Si chiama <Centro sociale di sviluppo comunitario" di San Bartolomeo in Tuto. E' la sfida degli anni 2000 di don Marco Calamandrei (nella foto), in prima linea nella lotta alla solitudine e al disagio di chi vive a Scandicci. Oggi pomeriggio sarà presentato il progetto di ampliamento della parrocchia. una realtà che è un punto di riferimento per .8000 persone.

  5. #55
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    Padre Andrea Panont o.c.d.
    Il profumo delle spine
    Vangelo a parabole
    ------------------------
    Trinità

    In una missione cattolica dell'Etiopia, dove si stava svolgendo un corso di aggiornamento per i catechisti delle varie stazioni missionarie, il responsabile del corso, presenta un catechista anziano, dicendo: "Questo ha veramente il carisma di far capire la parola di Dio alla gente!" E a conferma della sua affermazione, racconta: "L'anno scorso in una stazione missionaria abbiamo avuto la visita d'un vescovo. Era la festa della SS.Trinità. Gli abbiamo fatto celebrare la Messa solenne.

    All'omelia, il vescovo, che non parlava la lingua del posto, doveva affidarsi al catechista come interprete; quindi dovevano alternarsi una frase del vescovo e la traduzione immediata del catechista.

    Comincia il vescovo:"Oggi è una delle feste più importanti dell'anno, perchè se non ci fosse la Trinità, non ci sarebbero né Natale, né Pasqua, né Pentecoste".

    Il catechista traduce: "Vi saluto con tutto il cuore, anche a nome dei cristiani della mia diocesi. Anche se il colore della nostra pelle è diverso, siamo tutti fratelli, perchè appartenenti tutti alla stessa famiglia della SS.Trinità ".

    Sentendo nelle parole del catechista una vera cordialità, i fedeli si illuminano tutti.
    Il vescovo: "Cos'è la SS.Trinità? Un solo Dio in tre persone. È un mistero più grande delle nostre menti, ma ce lo ha rivelato Gesù e ce lo insegna la Chiesa".

    Il catechista traduce:"Se in tre sono uno solo, vuol dire che la Trinità è un mistero di Amore e vuol dire che, pur molti e diversi, siamo immersi in un oceano d'amore; un amore più grande di tutte le differenze e di tutti i risentimenti.".

    Il popolo capisce e si vede che è contento.

    Il vescovo, vedendo la chiesa tutto un sorriso di gioia e di fede, prende coraggio e entra nel labirinto della teologia trinitaria: "Come mai sono tre, eppure è un Dio solo? Vedete, bisogna distinguere natura e persona: una sola natura, quindi una sola volontà, una sola intelligenza, una sola maestà divina, ma partecipata da tre persone, distinte, ma fatte uno dalla stessa natura divina."

    E il catechista: "Non ho capito bene quel che il vescovo vuol dire, ma penso che abbia voluto dire che la SS.Trinità è la realizzazione perfetta di quel che i missionari ci raccomandano continuamente di essere: un cuore solo e un'anima sola. Se qualche volta abbiamo cercato di esserlo, abbiamo provato la gioia nel cuore. Era una piccola intuizione di quel che è la Trinità e una piccola pregustazione della sua felicità..."

    Il popolo si sente coinvolto sempre più nella realtà meravigliosa della SS.Trinità e lo si vede dall'attenzione del loro ascolto e dalla gioia che traspare dai loro occhi (occhi grandi, "etiopici").

    Il vescovo è commosso ed entra più a fondo nel labirinto teologico e parla di "pericoresi", di "circuminsessione", e usa altri termini di alta cultura teologica.

    Il catechista: "Ecco, è chiaro: la vera celebrazione della festa della SS.Trinità, non sono le cerimonie che facciamo qui in chiesa, ma lo stile dei nostri rapporti vicendevoli nella vita di ogni giorno: l'accoglierci, l'aiutarci a vicenda, il gioire e il soffrire assieme: l'entrare sempre più profondamente nel girotondo di amore col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo".

    Alla fine il vescovo è contento e strabiliato, perchè non ha mai trovato un tale interessamento per la Trinità, neanche nei suoi teologi e la gente è contenta e felice, perchè ha capito che la SS.Trinità è un mistero di amore, al quale siamo chiamati a partecipare fin da quaggiù.

  6. #56
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    E' vero che tra i neocatecumentali le vocazioni sono molto numerose e spesso all' interno di queste famiglie almeno due o tre figli si consacrano al Signore?

  7. #57
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    messa così la domanda sembra che tutti i neocatecumenali diventeranno preti o suore.
    Ma non è così. Viene invece stimolata la ricerca alla propria vocazione, quella al sacerdozio o quella al matrimonio. Per quella al sacerdozio vi è un lungo periodo in cui il giovane ha modo di verificare se la sua è una vera chiamata o solo un sentimento temporaneo.

  8. #58
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    La fede nella quotidianità. Un giorno, essendo vicina l'estate, i colleghi parlavano delle vacanze dicendo: "Quest'anno devo mettere una vela in più sulla barca", "Io invece voglio cambiare località", "Io voglio comprare un motoscafo", Vittorio operava e ascoltava, poi dice: "Ragazzi, domani non vengo in ospedale, non mettetemi malati in lista per operarli". "Vitto'... che devi fare?". "Vado dal giudice". "Dal giudice? A fare che?". "Vado a prendere un altro bambino in affido". In sala operatoria si fa silenzio. Vittorio alza la testa e dice "Io e mia moglie ci divertiamo così, non vi preoccupate ragazzi". Il protagonista di questo episodio è Vittorio Trancanelli, il medico perugino che la diocesi di Perugia–Città della Pieve propone come testimone della fede al convegno ecclesiale di Verona. Vittorio è morto a soli 54 anni il 24 giugno del 1998. Ha vissuto la sua fede nella quotidianità della vita. Nel suo lavoro, nella famiglia, nella sua passione per la Bibbia e per l'ebraismo.
    La vita. Vittorio è figlio di Saverio Trancanelli e Caterina Sedeucic, rifugiati a Spello (lì nasce il 26 aprile 1944) a causa della guerra. La famiglia si trasferisce a Petrignano di Assisi, dove Vittorio vive fino al matrimonio con Lia. Si fidanza con lei a 21 anni, si laurea in medicina, si sposano il 18 ottobre 1970 e vanno a vivere a Perugia. "Quando Vittorio e io eravamo fidanzati pensavamo già ad un matrimonio cristiano, volevamo vivere con il Signore e anche fondare la nostra vita su di Lui che è la Roccia. Ci sembrava un sogno ma piano piano con la lettura e la meditazione della Parola di Dio potevamo realizzarlo". Sono le parole di Lia. Con lei Vittorio ha condiviso ogni scelta formando una coppia veramente speciale per la sintonia spirituale e il legame affettivo.

    Nel 1976, un mese prima della nascita del primo figlio Vittorio si ammala gravemente. Da una colite ulcerosa trasformatasi in peritonite gravissima uscì vivo per puro miracolo di Dio che ha accolto le suppliche di una moglie in attesa e di tanta gente che pregava per lui. Da quell'operazione rimane segnato per la vita portando una ileostomia fino alla fine, sopportando disagio e dolore che confidava solo alla moglie. "Dopo la nascita di Diego - continua Lia -, decidemmo di mettere in pratica il vangelo (Mt 18,5) Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio accoglie me".

    Arrivarono così i primi due figli adottivi, cui ne seguiranno altri e altri in affido. La loro esperienza di coppia si allarga in un progetto condiviso con altri: accogliere famiglie e persone, in particolare bambini, in stato di bisogno. Nasce l'associazione "Alle querce di Mamre", che prende il nome dal luogo in cui Abramo ospitando nella sua tenda degli stranieri accoglie Dio. Vittorio sceglie quel nome perché esprime esattamente ciò che vuol fare. Accogliere Dio, scrisse con altri cinque amici che condividevano il progetto, "quel Dio che scopriamo proprio nella comunione con gli altri fratelli, nella logica del quotidiano, nella dimensione cristiana del vivere quotidiano, possibile a tutti".

    Sul lavoro. Con questo stile del quotidiano Vittorio vive anche il suo lavoro. Diventa specialista di endoscopia digestiva e gastroenterologica e consegue l'idoneità a primario di Chirurgia generale. Lavora al di là delle sue forze trascurando persino la cura del suo corpo. Un giorno, a fine turno, ha un rapido scambio di vedute con il primario anestesista. Vittorio non vuole rimandare in camera una signora che aspettava il suo momento fin dal mattino. Il primario si rifiuta dicendo "il primario sono io e decido io, se non la smetti non addormenterò più i tuoi pazienti e opererai solo le urgenze". Vittorio lo guarda negli occhi e risponde "Io non temo lei, ma temo il Signore Dio mio e Dio tuo", e se ne va'. Il giorno dopo l'anestesista lo cerca per chiedergli scusa, dicendo che era stato un egoista.
    Il "rabbino". Prima di operare una paziente di religione ebraica ha recitato con lei lo Shemà Israel. Era, infatti, cultore della fede di Israele, passione che gli era nata da giovane, quando aveva intuito che per conoscere bene Gesù, la sua personalità, il suo modo di essere e di pensare, era importante ricordare che Gesù era un ebreo osservante. Dall'amore a Gesù di Nazareth era nata in lui la sete di conoscere la linguA e le scritture ebraiche, i commenti, la tradizione, le feste.

    Al Centro ecumenico San Martino che frequentava regolarmente era diventato "il nostro rabbino". Ai suoi funerali, celebrati dall'arcivescovo di Perugia–Città della Pieve mons. Giuseppe Chiaretti, in cattedrale c'era una città a rendergli omaggio, accanto alla moglie e ai figli: il figlio naturale, Guido, e i suoi fratelli adottati e in affido. Sulla sua bara ricoperta dal Tallit, il manto di preghiera degli ebrei, c'erano la Bibbia e la Croce.

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    “ Ti ho scelta per Madre io, il Creatore”

    Maria si accostò al presepe, chinò la testa e supplicò il Figlio in questi termini: “ Poiché mi hai esaltata, o Figlio, con la tua condiscendenza, la mia gente caduta nell’indigenza ti supplica oggi attraverso la mia voce. Adamo è venuto presso di me in gemiti amari, e l’addolorata Eva faceva eco ai suoi lamenti. Responsabile di questo loro stato è il serpente che li spogliò dell’onore. Essi perciò mi supplicano di proteggerli, gridando a me : O Piena di grazia”.
    Appena l’Immacolata ebbe completato tali preghiere al Dio disteso nella mangiatoia, questi le accettò confermandole. Egli le espose gli eventi degli ultimi tempi dicendo.” O madre, è per causa tua e per tuo mezzo che io li salverò. Se non avessi desiderato di salvarli, non avrei fatto splendere da te la mia luce, tu non saresti stata mia Madre. E’ per la tua stirpe che abito in una mangiatoia, è per mio proprio volere che cercai il tuo seno; per amore loro tu porti fra le braccia me, che i cherubini non vedono. Tu invece mi guardi e mi porti e, come tuo Figlio mi accarezzi, o Piena di grazia.
    Ti ho scelta per Madre io, il Creatore dell’universo e, come neonato, cresco benché fossi perfetto, derivante da perfetto. Sono stretto nelle fasce, per causa di quanti avevano rivestito allora le tuniche di pelle. Mi allieta una grotta per causa di quanti avevano contravvenuto al mio comandamento di vita, ed io sono disceso sulla terra affinché essi possano avere la vita.
    Sono sopraffatto dall’amore che sento per l’uomo. Il bambino che ora porti tra le braccia , lo vedrai fra non molto con le mani inchiodate, perché ama la sua stirpe. Ma tu mi stringerai in un abbraccio allorché sarò risuscitato, o Piena di grazia.

    San Melode il Confessore - VI secolo


    La Piccola Famiglia dell'Esodo, con grande affetto e riconoscenza, ricorda alla Vergine ogni Vostra necessità. La Madre Celeste intercederà per ognuno, secondo i bisogni di ognuno e secondo il miglior bene di tutti. Alle Sue Mani amorose Vi affida, a Voi si stringe con affetto. Riprende l'invio della preghiera mensile assicurandoVi che mai, neppure per un istante, i suoi Monaci si sono dimenticati di Voi.
    Per chi volesse sostenere il nostro apostolato a servizio delle persone che vengono definite "lontane" o che per qualche motivo si trovano escluse, con sofferenza personale, dalla comunione ecclesiale vi preghiamo di usare un bollettino postale, conto corrente numero 71662753 intestato a Piccola Famiglia dell'Esodo 88041 Decollatura ABI 07601 CAB 04400. Il Vostro aiuto ci permetterà di continuare ad accogliere e sostenere le giovani coppie in crisi, i separati, gli adulti in ricerca vocazionale e quanti desiderano incontrare il Signore della loro vita nella loro vita sofferente ed afflitta. Chi invece non desiderasse ricevere le nostre lettere ce ne dia cortese comunicazione. Saremo solleciti nel cancellare il suo indirizzo dalla nostra mailing list. Se invece a qualcuno interessasse il nostro programma 2007 anche in cartaceo ce ne faccia richiesta inviando il suo indirizzo postale o visiti, a partire dal 1 novembre, il nostro sito www.eremiti.org.

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    Grazie antonio del tuo contributo alle testimonianze di fede di oggi, in questa società cosi superficiale, semplicistica e individuale

 

 
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