Un nuovo modello estetico per la parrocchia del terzo millennio
(CAMINEO.INFO) - Nel 1997 ad una convivenza di Vescovi dell’America con gli iniziatori del Cammino neocatecumenale, nel 1997, si delineò chiaramente che solo una nuova estetica avrebbe salvato la Chiesa. Senz’altro questo principio non si riduce al mero piano artistico, ma al “nuovo modo di presentare Cristo e il messaggio evangelico”, secondo il commento di Papa Giovanni Paolo II ai Vescovi dell’Europa negli anni ottanta.
Kiko Arguello, come artista e iniziatore di un Catecumenato per gli Adulti, ha proposto nel corso degli anni un modello estetico di parrocchia popolarmente chiamato “catecumenium”, che non solo contiene un tempio (la chiesa) e una abitazione per il parroco (la canonica), ma che diventa un vero “centro parrocchiale”, con luoghi per il culto e la evangelizzazione e altri spazi per la ricreazione e l’assistenza.
Dopo la comparsa dei primi prototipi come quello della parrocchia “de la Paloma” di Madrid (con l’adattamento del tempio) o quello di San Bartolo in Tuto di Firenze (totalmente nuovo), sono state molte le parrocchie che in tutto il mondo sono state incoraggiate ad adattare i loro spazi alle necessità liturgiche e sociali.
Data la situazione attuale nella quale si trova mondo moderno e che ci coinvolge, è necessario cambiare non il contenuto, ma la forma di dare una risposta. E’ per questo che Giovanni XXIII convocò il Concilio Vaticano II, vedendo il cambio d’epoca che si avvicinava e le sfide che attendevano la Chiesa nel terzo millennio.
Il Concilio operò un profondo rinnovamento ecclesiale, purificando e facendo risaltare la semplicità e il fondamento della fede, come la relazione con la liturgia che sperimentò un cambio radicale e positivo tanto più quanto tornava a bere alle fonti della Tradizione.
Dopo che le chiese, lungo gli anni e i secoli, erano state trasformate in pinacoteche, piene di altari, immagini e altri complementi, senza mai cadere,però , nell’altro estremo, quello protestante, peraltro ingiustificato, di negare qualsiasi rappresentazione artistica della fede (sullo stile dell’islam), il Concilio fissò le basi (teologiche) per il recupero della tradizione più profonda della fede che, evidentemente, si sviluppa attorno al Mistero Eucaristico.
Le Costituzioni Apostoliche “Sacrosantum Concilium” e “Lumen Gentium” abbozzano la nuova teologia ecclesiale fondata sulla comunione, nella visione della Chiesa come “Popolo di Dio”, Luce delle Genti, che si riunisce , vive e celebra intorno all’altare del banchetto pasquale e del sacrificio di Cristo.
Recuperando i significati reali del sacerdozio e della Lettera agli Efesini di San Paolo circa i cristiani, come fu proprio del Concilio, Kiko Arguello, congiunto a liturgisti come Padre Pedro Farnès, architetti come Mattia del Prete o Maurizio Bergamo, e rimanendo all’interno della teologia conciliare, ha plasmato una nuova estetica parrocchiale che spazia dal tempio per la celebrazione domenicale e della Pasqua, fino alle sale per le celebrazioni comunitarie, chiostri, patii, saloni e alloggi, realizzando il sopra menzionato “Catecumenium” o “Centro parrocchiale”.
Tutte le stanze godono di una architettura moderna, quanto a materiali e struttura, ma simbolica e funzionale. Nulla è casuale e tutto ha una sua funzione e significato che viene in aiuto alla fede.
Dalla moquette e il suo colore, alla ripartizione degli spazi e alla loro illuminazione giungendo fino alle Corone misteriche o murali iconografici, tutto è posto al servizio del fedele che va non ad ammirare l’insieme ma a celebrare la fede in comunità aiutato non solo dall’azione intrinseca della liturgia ma anche dal contorno che lo coinvolge.
Dopo le prime esperienze in alcune parrocchie, ad oggi molte chiese hanno adattato i loro spazi alla teologia conciliare che il Cammino promuove. Non si tratta di una “estetica neocatecumenale”, come molti per scarsa conoscenza credono, bensì di una “estetica conciliare” , che in molte parrocchie si limitò esclusivamente a spostare l’altare dalla parete e lasciare lo spazio sufficiente perché il presidente potesse stare di fronte all’assemblea.
Pertanto la nuova estetica di cui ultimamente si parla (per la sua mancanza), non è una nuova invenzione del Cammino ma una necessità prevista dal Concilio che esso (Cammino) ha saputo applicare in tutte le dimensioni, il che non significa che essa sia l’unica, né che altre parrocchie non abbiano già una estetica secondo le indicazioni del Concilio pur senza l’intervento del Cammino. Parrocchie come Nostra Signora del Transito o la Vergine de la Paloma a Madrid, San Frontis de Zamora, Santa Giuliana e Semproniana di Barcellona, Santi Martiri Canadesi o Santa Francesca Cabrini a Roma, o la più recente Santa Trinità di Piacenza sono solo alcuni delle decine di esempi di come un tempio può adeguarsi alle necessità attuali della liturgia e della comunione.
Molte altre parrocchie hanno optato per costruire non solo il tempio, ma tutto un centro parrocchiale nuovo, come Santa Catalina Labourè o San Giuseppe Operaio di Madrid, San Bartolo in Tuto a Firenze, la nuovissima San Giovanni Battista in Ferro di Cavallo a Perugia (inaugurata lo scorso 27 Settembre) o la Sacra Famiglia in Murcìa , ottenendo, nella maggior parte dei casi, un risultato eccellente e realmente utile alla vita parrocchiale dei fedeli.
Fonte: camineo.info
Libera traduzione: A.S.- catechumenium.it










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