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Discussione: Testimoni oggi

  1. #131
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    DIPINTO: GIUDIZIO UNIVERSALE di KIKO ARGUELLO


  2. #132
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    Cosa è il Cammino Neocatecumenale?

    Nella Chiesa antica, in mezzo al paganesimo, quando un uomo voleva farsi cristiano, doveva fare un itinerario di formazione al cristianesimo, che si chiamava " Catecumenato", dalla parola Catecheo che significa "faccio risuonare" e, al passivo, "ascolto".
    Il processo attuale di secolarizzazione ha portato tanta gente ad abbandonare la fede e la Chiesa. Per questo è necessario aprire di nuovo un itinerario di formazione al Cristianesimo. Il Cammino Neocatecumenale non pretende quindi di formare un movimento per sé, ma di aiutare le parrocchie ad aprire un cammino di iniziazione cristiana al Battesimo, per scoprire che cosa significa essere cristiani. E uno strumento al servizio dei Vescovi nelle parrocchie per riportare alla fede tanta gente che l'ha abbandonata. Oggi in Occidente molte Diocesi stanno tentando di fare un catechismo per gli adulti. Il Neocatecumenato è una sintesi teologicocatechetica, un catechismo, un catecumenato per adulti, un itinerario di formazione cristiana per l'uomo contemporaneo.
    Nella Chiesa primitiva il Catecumenato era formato da una sintesi tra Parola (Kerygma), Liturgia e Morale. La Chiesa antica aveva anzitutto un Kerygma, cioè un "annunzio della salvezza". Questo annunzio del Vangelo era fatto da Apostoli itineranti come Paolo e Sila e provocava in quanti lo ascoltavano un cambiamento morale. Cambiavano vita, aiutati dallo Spirito Santo che accompagnava gli Apostoli. Questo cambiamento morale veniva sigillato e aiutato attraverso i Sacramenti. Concretamente, il Battesimo veniva dato per tappe. Cosè che la catechesi primitiva era una "gestazione" alla vita divina.
    Quando nei secoli successivi scompare il Catecumenato, questa sintesi (Kerygma - Cambiamento di vita - Liturgia) si perde. Il Kerygma, come chiamata alla fede che implica una decisione morale, non esiste più, si trasforma in "dottrina scolastica". La Morale diventa "foro interno", cioè fatto privato. La Liturgia diventa unica per tutti.
    Il Cammino Neocatecumenale recupera di nuovo questa "gestazione", questa sintesi fra Kerygma, Cambiamento di vita e Liturgia
    .

    Perché si chiama Neocatecumenato?

    Perché il Cammino Neocatecumenale viene fondamentalmente proposto a gente che è già battezzata, ma non ha sufficiente formazione cristiana. Anche la Catechesi Tradendae afferma che la situazione di molti cristiani nelle parrocchie è di "quasi catecumeni".
    La grande novità di questa Lettera del Santo Padre è che riconosce nel Neocatecumenato una iniziazione cristiana per gli adulti di tipo catecumenale, e offre così alle Diocesi uno strumento concreto di evangelizzazione senza trasformarlo in un ordine religioso, in un associazione particolare o in un movimento. Più volte nella storia della Chiesa i santi hanno tentato di far rivivere lo spirito del Vangelo nel popolo di Dio senza dover per forza circoscriverlo a un ordine religioso. I tempi non erano maturi. Oggi, dopo il Concilio Vaticano Il, la situazione contemporanea di ateismo e secolarizzazione colloca la Chiesa in una posizione dove è imprescindibile il ripristino del Catecumenato.
    Il Papa con questa Lettera avalla venticinque anni di esperienza iniziata in uno dei sobborghi più poveri di Madrid, estesa oggi a seicento Diocesi, tremila parrocchie, ottantasette nazioni per un totale di diecimila
    comunità, riconoscendo i frutti di conversione personale e l'impulso missionario. Il rinnovamento che è avvenuto nelle parrocchie grazie al Neocatecumenato, ha provocato infatti una sorprendente spinta missionaria che ha fatto sì che tantissimi catechisti e intere famiglie siano disposti a partire dovunque sia necessario evangelizzare.
    Un altro frutto importante per la Chiesa locale è il rifiorire di numerosissime vocazioni (solo nella prima metà del 1990 più di millecinquecento giovani provenienti dalle Comunità Neocatecumenali hanno sentito la chiamata al presbiterato) e ha dato luogo alla nascita di Seminari diocesani missionari che possano venire in soccorso, in questo momento di carenza di vocazioni, a tante Diocesi che si trovano in difficoltà. La novità di questi Seminari è quella di accostare una iniziazione cristiana seria, il Neocatecumenato, alla formazione dei presbiteri. Così in pochissimo tempo tanti Vescovi hanno deciso di aprire questi seminari nelle loro diocesi: come a Roma, a Madrid, a Varsavia, a Medellin, a Bangalore, a Callao (Lima),Newark (New York), a Takamatsu (Giappone) e in tanti altri paesi dove si stanno avviando.
    Con questa Lettera il Santo Padre, dopo averne constatato i frutti in tutto il mondo, riconosce formalmente il Cammino Neocatecumenale come un "itinerario di formazione cattolica valido per la società e i tempi odierni" e auspica che tutti i Vescovi, insieme ai loro presbiteri, aiutino e valorizzino questo Cammino nelle loro Diocesi.

    Roma, 24 settembre 1990

    Una via concreta per l'evangelizzazione dei lontani

    Il Cammino Neocatecumenale è vissuto all'interno dell'attuale struttura parrocchiale e in comunione con il Vescovo, in regime di piccole comunità formate da persone di diverse età, condizione sociale, mentalità e cultura. Non si tratta di un gruppo spontaneo, né di una associazione, né di un movimento di spiritualità, né di un gruppo di élite all'interno della parrocchia. Si tratta di persone che vogliono riscoprire e vivere pienamente la vita cristiana e le conseguenze essenziali del loro Battesimo attraverso un Neocatecumenato, diviso in differenti tappe, simile a quello della Chiesa primitiva, adattato alla loro condizione di battezzati. Queste comunità hanno perciò la missione di essere, al centro della parrocchia, il segno e il sacramento della Chiesa missionaria (Sinodo dei Vescovi); aprire una via concreta all'evangelizzazione dei lontani dando - nella misura in cui la fede si sviluppa - i segni che chiamano i pagani a conversione: l'amore nella dimensione della Croce e l'unità. "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati e in questo amore conosceranno tutti che siete miei discepoli" (cfr. Gv 13,34-35). "Padre, io vivendo in loro e tu in me, perché siano perfettamente uno e così il mondo creda che tu mi hai inviato" (cfr. Gv 17,21).



  3. #133
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    Cammino Neocatecumenale: un futuro fra ''Statuto'' e ''Direttorio''



    Mesi decisivi, quelli in arrivo, per la realtà fondata da Kiko Argüello: nel giugno 2007 scadono i cinque anni di sperimentazione dello Statuto. Non solo liturgia, dunque, ma anche dottrina e catechesi. Il quadro della situazione attuale.


    ROMA - D’accordola lettera del cardinal Arinze, d’accordo le parole del papa a chiedere il rispetto di alcune norme liturgiche, d’accordo gli interventi (neppure troppo numerosi) dei singoli vescovi, ma nel destino del Cammino Neocatecumenale c’è molto, molto di più. A bollire in pentola, dieci mesi dopo la comunicazione della Congregazione per il Culto Divino che a nome del papa precisava alcune norme liturgiche cui attenersi nel corso delle messe celebrate settimanalmente dalle comunità in Cammino, c’è qualcosa di assai più grosso, che non si limita alla sola liturgia ma chiama in causa l’intera costruzione che ha preso il nome di Cammino Neocatecumenale. C’è da discutere dello Statuto, c’è da discutere del Direttorio Catechetico, c’è da discutere delle basi stesse di quell’itinerario di formazione sorto in Spagna negli anni sessanta e ora ampliatosi al mondo intero, e massicciamente presente in buona parte delle nostre diocesi e in un numero sempre più numeroso di parrocchie.

    Per qualcuno è chiaro, anzi chiarissimo, di chi si parla. Per altri, forse, il Cammino Neocatecumenale non è nient’altro che una generica sigla, ad indicare una delle tante organizzazioni, movimenti, associazioni, sorte nella Chiesa nella seconda metà del secolo scorso. Il Cammino neocatecumenale è però un movimento sui generis: di rigore, anzi, non è un movimento, non è una associazione, non è una congregazione. E’ invece un “itinerario di formazione cattolica valida per la società e per i tempi odierni”, secondo le parole utilizzate da Giovanni Paolo II e riportate nel giugno 2002 dal cardinale James Francis Stafford, allora presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, al momento dell’approvazione dello Statuto. Ciò significa che – in via almeno teorica - non si tratta di una costruzione gerarchica, ma di una realtà attiva e presente nelle singole diocesi e nelle singole parrocchie, a disposizione e in piena comunione con i vescovi e con i parroci. Non una chiesa nella Chiesa, dunque, ma una realtà al servizio della Chiesa, che agisce solo laddove i vescovi la autorizzano e solo nelle parrocchie dove è espressamente invitata dal parroco. Nel concreto, a livello parrocchiale, questa realtà che prende il nome di Cammino Neocatecumenale è composta da un numero variabile di comunità (ognuna di venti, trenta, cinquanta persone) che vivono insieme un itinerario di riscoperta del battesimo e della propria fede attraverso una serie di “passaggi”, più o meno codificati, definiti dall’équipe responsabile del Cammino, e cioè dagli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernandez, ora affiancati dal sacerdote italiano padre Mario Pezzi. Ogni comunità ha dei catechisti (sono persone che vivono da tempo nel Cammino, che appartengono ad altre comunità, che danno il “primo annuncio” e seguono poi a distanza ma con costanza lo sviluppo dei gruppi sorti sotto la loro guida) e ha dei responsabili, scelti fra i suoi stessi membri, incaricati di coordinare le attività settimanali, concentrate nei vari appuntamenti di approfondimento della Parola, nella celebrazione eucaristica del sabato sera e nei momenti di ritiro mensile (le cosiddette convivenze). Il tutto per un percorso destinato, di passaggio in passaggio, a durare anni, anche decenni. Nel complesso un’esperienza forte, esigente, per nulla rilassante, per certi versi sconvolgente.

    Questo Cammino, basato sulle catechesi di Kiko e Carmen, è stato osservato a lungo dalla Santa Sede e dalle congregazioni competenti: quella del Clero, quella per l’Educazione cattolica, quella per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, quella per la Dottrina della Fede, oltre al Pontificio Consiglio per i Laici. A parziale conclusione di un iter durato anni, il 29 giugno 2002 proprio quest’ultimo dicastero approvava il testo dello Statuto del Cammino Neocatecumenale (qui il testo integrale in .pdf, dal sito ufficiale del Cammino): trentacinque articoli che ne descrivono natura, caratteristiche e obiettivi. Lo Statuto è uno strumento-cardine, che da un lato áncora il Cammino alla Chiesa Cattolica, disciplinandone la prassi, e dall’altro fornisce la possibilità a vescovi e parroci di conoscerlo meglio e di potersene avvalere per l’iniziazione cristiana e l’educazione alla fede nelle singole diocesi.


    Siamo nelle Marche, a Porto San Giorgio (Ascoli Piceno): qui c'è il Centro Internazionale Cammino Neocatecumenale "Servo di Jahvè". Nella foto un momento della tradizionale convivenza annuale dei seminaristi provenienti da tutti i Seminari Redemptoris Mater del mondo, ai quali si aggiungono gli aspiranti seminaristi provenienti dalle comunità sparse nei cinque continenti, presenti per concludere il tempo di discernimento personale sulla vocazione al presbiterato. L'immagine si riferisce alla convivenza del settembre 2005. Un mese fa, alla convivenza tenuta dal 15 al 17 settembre 2006, Kiko ha annunciato l'apertura di tre nuovi seminari, oltre ai 64 già esistenti: i luoghi sono Murcia (Spagna), Dar es Salaam (Tanzania) e in una città del Pakistan (non meglio definita, almeno al momento).

    Lo Statuto, dunque. Nel 2002 questo Statuto non fu approvato una volta e per sempre, ma con una formula speciale, “ad experimentum”, per un periodo di tempo iniziale limitato a cinque anni: “Trascorso questo periodo” – disse il cardinale Stafford al momento della cerimonia di consegna dello Statuto – “con l’esperienza acquisita, ricorrerete al Dicastero (il Pontificio Consiglio per i Laici, ndr) per una ulteriore conferma”. Non un punto di arrivo, dunque, quell’approvazione, ma un punto di partenza, il cui passo successivo – diceva Stafford – sarebbe stato “l’approvazione del Direttorio Catechetico”.

    E questo è un punto nevralgico, che spiega bene quanto i mesi che ci troviamo di fronte saranno fondamentali per il futuro del Cammino. Lo Statuto, approvato in via di sperimentazione per cinque anni, dunque fino al 29 giugno 2007, è infatti uno strumento puramente giuridico, che – seguiamo sempre il discorso dell’allora presidente del Pontificio Consiglio per i Laici – “non può costituire un orientamento sistematico e approfondito in materia dottrinale, liturgica e catechetica”. L’aderenza del Cammino Neocatecumenale (delle loro modalità di dire messa, delle catechesi di Kiko e Carmen, ecc) agli insegnamenti della Chiesa non è dunque sancita solo dallo Statuto, ma dall'approvazione congiunta dei documenti presentati dal Cammino alle varie congregazioni vaticane competenti. Tali documenti di fatto si riassumono nel cosiddetto Direttorio Catechetico, cioè nel testo dei volumi “Cammino Neocatecumenale. Orientamenti alle équipes di catechisti”, che nient’altro sono se non la raccolta della tradizione orale e della prassi ultra trentennale del Cammino (e cioè, per intendersi, le catechesi di Kiko, i suoi consigli ai catechisti, l’impostazione dell’itinerario di fede, le modalità di celebrazione della messa, e così via). Volumi che, diceva Stafford nel 2002 rivolgendosi ai responsabili del Cammino, “avete presentato alle competenti Congregazioni e che aspettano l'esame e l'approvazione congiunta della Congregazione per la Dottrina della Fede, della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e della Congregazione per il Clero”.

    In tutto ciò, il punto cruciale e in qualche modo dolente è che, trascorsi da allora quasi cinque anni, il Direttorio Catechetico non ha ancora ricevuto formale approvazione da parte della Santa Sede (l'unica a pronunciarsi con una decisione provvisoria, fondamentale per l'ok allo Statuto, fu la Congregazione per la dottrina delle fede). Ancora nessuna approvazione dunque per il Direttorio, e non è un dettaglio di poco conto, perché lo Statuto stesso sancisce che “il Cammino si attua … secondo le linee contenute nel Direttorio catechetico” e in più punti rimanda direttamente a quei volumi intorno ai quali ruota tutta la vita del Cammino Neocatecumenale.

    Dai fatti, si sa, sorgono sempre differenti interpretazioni, e fra i critici del Cammino c’è chi sostiene che in assenza di una approvazione esplicita del Direttorio Catechetico anche lo Statuto perda gran parte della sua efficacia. Certamente, il lungo periodo di tempo trascorso indica che il lavoro non è agevole: nei testi consegnati alla Santa Sede, frutto quasi esclusivo del lavoro di evangelizzazione svolto nei decenni passati da Kiko e Carmen, vi sono evidentemente passaggi dubbi, che richiedono attenzione e cautela. Le accuse di “errati presupposti dottrinali”, se non di vere e proprie eresie, sono piombati numerosi nei decenni e negli anni passati sulla testa del Cammino Neocatecumenale, e dal senso del peccato alla conversione, dal significato della redenzione alla presenza di Cristo nell’Eucaristia, passando per la natura della Chiesa, il significato della messa e l’accusa pubblica delle colpe commesse, quasi non c’è aspetto della fede cattolica che nel modo di essere neocatecumenale non sia stato presentato - dai censori del Cammino - come distorto o travisato. E critiche sono giunte non solo ad opera di laici o non credenti, ma anche da sacerdoti e vescovi.

    E’ un dibattito che, incandescente all’approssimarsi del 2000, è rimasto vivo anche dopo l’approvazione dello Statuto e promette di rivitalizzarsi ora in prossimità della scadenza dei cinque anni di sperimentazione decisi all’epoca. E’ chiaro però che tutto questo tempo non è trascorso invano, che passi avanti ne sono stati fatti molti, che il processo è destinato verosimilmente a raggiungere un punto di arrivo. Che – per dirla chiaramente – il Cammino Neocatecumenale non sarà bollato dalla Santa Sede come eretico, anche se per ottenere piena approvazione dovrà dimostrare di seguire attentamente le indicazioni del papa: è successo per gli aspetti liturgici dieci mesi fa ad opera della Congregazione per il Culto Divino, accadrà verosimilmente non troppo avanti nel tempo anche per quanto riguarda gli aspetti della dottrina e della catechetica, non appena le altre Congregazioni vaticane decideranno di “uscire allo scoperto”. E quale momento migliore per farlo, ora che la scadenza dei cinque anni si avvicina?

  4. #134
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    Cammino Neocatecumenale: avanti adagio verso il completo riconoscimento

    Nel giugno 2007 scadrà il periodo di sperimentazione dello Statuto. Korazym.org incontra mons. Miguel Delgado, capo ufficio del Pontificio Consiglio per i Laici: “Nessuna fretta, ma valuteremo con attenzione la questione Direttorio”.


    ROMA - Acque tranquille. Come quelle del Tevere, in questo ottobre dalle temperature più che primaverili. L’atmosfera è davvero calma e serena, il percorso di riconoscimento del Cammino Neocatecumenale da parte della Santa Sede continua, con i suoi ritmi e le sue esigenze. Non c’è alcuna fretta, e non c’è nessun segnale di preoccupazione. Almeno non fino ad ora.

    A piazza San Calisto, nel cuore di Trastevere, poche centinaia di metri da ponte Sisto, pochi passi dalla basilica di Santa Maria, ha la sua sede il Pontificio Consiglio per i Laici, il dicastero vaticano che si occupa – fra l’altro – del rapporto con tutte le organizzazioni, associazioni, movimenti e realtà ecclesiali sorte negli ultimi decenni in seno alla Chiesa Cattolica. Capo Ufficio di questo ramo della curia romana è monsignor Miguel Delgado Galindo: viso affabile, cortesia da manuale, uno stile diretto e semplice, non si sottrae alle domande sul destino del Cammino Neocatecumenale e anzi ricostruisce per Korazym.org tutto l’iter di riconoscimento avviato su richiesta degli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernández e a seguito del forte, fortissimo impulso di Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II.

    Mons. Delgado è al Pontificio Consiglio per i Laici dal 1999: ha vissuto in prima persona dunque gli anni cruciali che portarono, il 29 giugno 2002, all’approvazione ad experimentum – per un periodo di cinque anni - dello Statuto del Cammino. Ha più volte incontrato Kiko, Carmen e padre Mario Pezzi, ne ha ascoltato le richieste e le idee, ne ha tratto inevitabilmente forti indicazioni personali. E in qualità di giurista ha tutte le carte in regola per poter spiegare cosa dobbiamo attenderci nei prossimi mesi, con l’avvicinamento della data di scadenza del periodo di sperimentazione, fissato per il 29 giugno 2007.

    La prima mossa, in vista di quel termine, spetta al Cammino Neocatecumenale: saranno i suoi responsabili a dover presentare – se lo riterranno opportuno - richiesta per l’approvazione definitiva dello Statuto. E’ questa una procedura standard, seguita da tutte le associazioni di fedeli riconosciute dal Pontificio Consiglio: cinque anni di “rodaggio” sono ritenuti sufficienti per evidenziare, nella realtà concreta, la non presenza di modifiche da attuare sul testo dello Statuto. Tutto fin troppo lineare, se non fosse per quel particolare che abbiamo evidenziato ieri e che a piazza San Calisto hanno bene in mente: “Nel caso del Cammino Neocatecumenale – dice mons. Delgado – c'è un altro elemento che il dicastero dovrà valutare al momento debito: l’approvazione congiunta del Direttorio Catechetico”. Eccolo il Direttorio, eccoli i volumi delle catechesi di Kiko e Carmen (“un vero corso di catechesi, formulato con uno stile proprio, personale e diretto”, afferma il Capo Ufficio del Pontificio Consiglio che quei volumi li ha avuti fra le mani e li ha anche letti), eccoli i volumi delle catechesi di Kiko e Carmen che ancora attendono l’approvazione congiunta da parte della Congregazione per la Dottrina della fede, del Culto divino e del Clero.

    Al momento è prematuro avanzare ogni ipotesi: mancano ancora otto mesi” all’ora X, ricorda mons. Delgado. C’è ancora tempo, dunque - nella visione del Pontificio Consiglio per i Laici - per comprendere lo stato dell’arte nelle altre congregazioni vaticane ed agire di conseguenza: “Siamo costantemente in contatto con loro”, precisa il responsabile dei rapporti con le realtà ecclesiali.

    Plausibile pensare dunque che non vi sarà approvazione definitiva dello Statuto senza prima una parola netta sulla questione Direttorio? Si, plausibile. A meno che non accada qualcosa di diverso, e cioè che i responsabili del Cammino domandino al Pontificio Consiglio non l’approvazione definitiva ma un rinnovo del periodo ad experimentum, e cioè altri cinque anni di “rodaggio”. Una soluzione a cui si fa ricorso generalmente solo in presenza di una necessità interna al movimento (quali momenti assembleari vicini nel tempo e simili) e che non sembra affatto probabile nel caso del Cammino Neocatecumenale. Ad ogni buon conto la data del 29 giugno 2007 non è imperativa, ed anche per questo “al momento non sono in corso contatti con l’equipe del Cammino in riferimento alla scadenza del termine di sperimentazione di cinque anni”. Da parte vaticana, dunque, “nessuna fretta”; da parte neocat, men che meno. “Ci vuole tempo”, tranquillizza lo stesso mons. Delgado: verso giugno ne potremo riparlare.

    E allora, nel frattempo, c’è tempo per tornare indietro e ripercorrere gli anni precedenti al 2002, quelli caratterizzati dalla volontà ferrea di Giovanni Paolo II nel chiedere uno statuto per il Cammino Neocatecumenale. Un iter di riconoscimento caratterizzato da un dialogo vivace e a volte difficile, tutto volto ad accompagnare nel migliore dei modi “l’istituzionalizzazione di un carisma”. C’è tempo per capire la natura dello Statuto, per valorizzarlo nonostante la mancata compagnia del Direttorio, per comprendere quali procedure standard segua il dicastero e quali passi si aspettano da Kiko e Carmen. Una difesa e una spiegazione appassionata della dignità e dell’importanza dello Statuto, e un tuffo nel personale con le impressioni tratte dalle catechesi dei due iniziatori del Cammino; il tutto condito da un sorriso sulla comune origine spagnola che lega Kiko e Carmen a mons. Delgado, che lo stesso Argüello ringraziò pubblicamente, nel corso della cerimonia di consegna del giugno 2002. E poi, i rapporti con le altre congregazioni: l’ok provvisorio al Direttorio dato dalla Dottrina della Fede e le impressioni sulla lettera del cardinale Arinze. “Indicazioni chiarissime, potrebbero tutte essere applicate immediatamente” – dice il Capo Ufficio del Pontificio Consiglio per i Laici – “anche se” non è detto che "la congregazione con quella missiva abbia terminato del tutto il suo lavoro".

    L’impressione complessiva è che in questo luogo immerso nel cuore di Roma siano lontanissimi gli echi delle polemiche scoppiate negli anni intorno al Cammino Neocatecumenale. Tutti sono consapevoli del lavoro da fare, e del fatto che occorre coerenza e sinergia, e che un riconoscimento definitivo arriverà solo se tutti i soggetti in ballo esprimeranno parere favorevole. Al di là di questo, però, appare evidente che il riconoscimento vaticano non è in pericolo, anche se i tempi dipenderanno dall’aderenza dottrinale e liturgica che il Cammino darà prova di osservare, soprattutto nei mesi a venire. Il tutto “senza alcuna fretta”, attendendo con pazienza il responso della Congregazione per la Dottrina della Fede e di quella per il Clero. In fondo, dal 1997 al 2007 corrono solo dieci anni: un soffio, nella millenaria storia della Chiesa cattolica.

  5. #135
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    Il Cammino neocatecumenale visto dal Pontificio Consiglio per i Laici

    L’intervista integrale a monsignor Miguel Delgado Galindo, che per il dicastero vaticano segue l’iter di riconoscimento del Cammino. Fra passato e presente, uno sguardo a ciò che il futuro potrebbe riservare al popolo dei neocatecumeni.


    L'analisi: Cammino, avanti adagio verso il riconoscimento ufficiale

    ROMA - Monsignor Miguel Delgado Galindo è Capo Ufficio al Pontificio Consiglio per i Laici, il dicastero vaticano che si occupa dei rapporti con le realtà ecclesiali. Ha vissuto in prima persona, lavorandoci, l'iter che ha portato alla redazione e all'approvazione - ad experimentum per cinque anni - dello Statuto del Cammino Neocatecumenale. A lui le nostre domande sul passato, il presente e il futuro dell'itinerario di formazione iniziato da Kiko Arguello e Carmen Hernandez.


    Quali sono stati i punti sui quali nei cinque anni ci si è confrontati con gli iniziatori del Cammino?
    Per l’avvio di quell’iter fondamentale fu la volontà di Giovanni Paolo II, che dopo aver incontrato gli iniziatori del Cammino formulò il desiderio che si procedesse alla redazione di uno Statuto nel quale mettere per iscritto gli elementi giuridici presenti nella realtà del Cammino Neocatecumenale. Il papa considerava quella una occasione di forte maturità. Da quel momento iniziò una fase di lavoro più intensa, avviata nel 1997, durante la quale ci si confrontò direttamente con l’équipe responsabile del Cammino, alla ricerca della figura giuridica più adeguata alle caratteristiche del Cammino. Non un compito facile, perché con molta nettezza gli iniziatori affermarono immediatamente che nessuna delle figure giuridiche previste dal Codice di Diritto Canonico (1983) era confacente alla natura del Cammino. I lavori subirono una nuova accelerazione con la lettera inviata da Giovanni Paolo II al cardinale Stafford, allora presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, nella quale il papa ribadiva la competenza a tal proposito di quel dicastero vaticano e chiedeva in tempi brevi di arrivare all’approvazione di uno Statuto. Nuove riunioni vennero subito organizzate per portare a compimento il desiderio di Giovanni Paolo II…

    Al momento della cerimonia di consegna dello Statuto approvato, il cardinale Stafford ricordando l’intero iter ha parlato di “dialogo vivace e a volte anche difficile” con i responsabili del Cammino. Non è stato un percorso in discesa, quindi.. Che successe?
    Il punto è che non si trattava di un compito facile: in fondo non è mai agevole il percorso che porta all’istituzionalizzazione di un carisma. Il dialogo fu senza dubbio vivace, ma anche sincero, da entrambe le parti. Il Pontificio Consiglio illustrava le proprie competenze, gli iniziatori manifestavano la natura del carisma che sta alla base del Cammino, permettendoci di capirlo meglio. Furono incontri capaci di facilitare molto la reciproca conoscenza.

    Lei personalmente aveva già avuto modo di conoscere il Cammino?
    Si, in Spagna. Allora lavoravo come sacerdote e conobbi alcune persone del Cammino. Ma gli iniziatori no, loro li ho conosciuti qui.

    Ci sono stati dei contributi a questo lavoro da parte delle altre Congregazioni vaticane?
    Assolutamente si. E’ stato un lavoro di collaborazione continuo e proficuo: del resto nello Statuto non si affronta ciò che è di piena competenza di queste congregazioni. Naturalmente però la reciproca collaborazione è stata ed è tuttora doverosa, tanto con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, tanto con quella del Clero (in merito all’accenno che necessariamente si doveva fare nello statuto per ciò che riguarda i seminari Redemptoris Mater) e tanto con quella della Dottrina della Fede (per quanto concerne l’approvazione almeno provvisoria di questo itinerario di formazione).

    Il 29 giugno 2002 questo iter veniva completato. Lo Statuto era approvato con l’obiettivo di regolamentare la prassi del Cammino e garantirne il corretto inserimento nel tessuto ecclesiale. L’approvazione avvenne però con la formula “ad experimentum”. Quale ne è il senso, e avviene così – di solito – anche per le altre realtà?
    Si, generalmente si segue lo stesso percorso con tutte le associazioni internazionali riconosciute dal Pontificio Consiglio. Questo percorso prevede per tutti l’approvazione degli Statuti con la formula ad experimentum: è una fase di “rodaggio” che, prolungata per un periodo di tempo non breve (non uno o due anni, ma cinque), sappia fornire indicazioni sull’applicazione concreta. Ciò consente alle realtà approvate di continuare il loro sviluppo nel locale, di confrontarsi con i vescovi diocesani, di proseguire nel rapporto di stretta vicinanza con questo Pontificio Consiglio e di valutare esse stesse cosa fare alla scadenza del tempo stabilito; se cioè chiedere qualche modifica allo Statuto oppure la sua approvazione definitiva. Naturalmente, sia chiaro che quando parlo di approvazione definitiva non intendo dire che una volta giunta quest’ultima non si possano più fare modifiche allo Statuto: se sono necessarie, esse vengono concordate di buon grado. Ma nondimeno con l’approvazione definitiva la realtà ecclesiale raggiunge un aspetto definito.

    Lo Statuto del Cammino è uno strumento giuridico che – disse il cardinale Stafford – “non può costituire un orientamento sistematico in materia dottrinale, catechetica e liturgica”. Per tutti questi aspetti lo Statuto rimanda al Direttorio Catechetico, che attende l’approvazione congiunta delle congregazioni competenti. Perché questa approvazione definitiva non è ancora arrivata?
    Vede: il Direttorio, cioè tutti i volumi che lo contengono, sono stati approvati provvisoriamente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. E’ vero però che, come disse il cardinale Stafford, essi devono essere approvati definitivamente e anche in forma congiunta con la Congregazione per il Culto Divino e con la Congregazione per il Clero. La lettera del cardinale Arinze, nella quale si danno indicazioni in materia liturgica, ha rappresentato un gradino in più, un tassello ulteriore che si è aggiunto all’intero mosaico in costruzione. Tutto questo percorso porta via certamente molto tempo, anche perché i responsabili del Cammino devono avere contatti con ogni dicastero, trattando con ciascuno i temi di loro competenza.

    Il fatto che il Direttorio non sia ancora stato approvato non toglie forza e pregnanza allo Statuto stesso?
    E’ vero, all’interno dello Statuto ci sono continui rimandi al Direttorio. E’ però altrettanto vero che nello Statuto approvato nel giugno 2002 sono definiti molti aspetti che riguardano il modo di portare a compimento questo itinerario catechetico. La situazione è resa bene con l’esempio calzante del treno che trasporta un carico importante: c’è assoluto bisogno di persone che guidino la locomotiva (le equipes responsabili), conducendo il treno lungo i binari tracciati e avendo l’ok dei capistazione (i vescovi diocesani) ogni volta che si transita in una stazione. Come giurista riconosco anche io che la parte più importante è il contenuto, è quello che il Cammino fa nel concreto, ma non posso non sottolineare che la parte giuridica fornisce chiarimenti di primo piano riguardo al ruolo assunto dai catechisti, dai parroci, dai catechisti, dai vescovi diocesani. Persino un argomento delicato come la sostituzione di un membro dell’equipe di responsabili venuto a mancare è stata presa in considerazione e definita nel dettaglio. E sono momenti che prima o poi, nella vita di ogni realtà ecclesiale, giungono sempre. Ecco, fermo restando quanto detto prima penso che la valenza dello Statuto stia proprio in questa regolazione di aspetti di piano non secondario, quanto mai necessari e importanti.

    Dunque, lo Statuto ha una sua valenza indipendentemente dalla sorte del Direttorio…
    Esatto.

    A proposito di Direttorio, lei ha certamente avuto in mano i volumi delle catechesi, e certamente le ha lette. Quale impressione ne ha tratto?
    E’ un vero corso di catechesi, formulato con uno stile proprio, molto personale, figlio del fatto che di nient’altro si tratta se non della trascrizione fedele delle registrazioni audio degli interventi di Kiko e Carmen effettuati nelle comunità del Cammino nel corso degli anni. E con la sola aggiunta, ovviamente, di molti rimandi al Catechismo della Chiesa Cattolica. Traspare con evidenza dalle catechesi il modo di essere degli iniziatori, la loro assoluta spontaneità nell’affrontare le cose, lo stile diretto e personale che utilizzano, tipico peraltro di chi – e ci sono anche io – ha sangue spagnolo. Sono persone che hanno un carisma e lo stanno trasmettendo con la forza della vita e delle parole, e debbo dire che personalmente ritengo della massima importanza l’apporto di Carmen… Ora, è naturale che molte persone siano attratte da questo tipo di approccio, come è anche comprensibile che per qualcuno l’impatto possa essere troppo forte, possa spaventare… anche se direi che ormai in larga misura è la stessa mentalità del tempo presente a richiedere forme colloquiali di questo tipo.

    Momenti troppo forti, spaventi... Uno dei aspetti più critici del Cammino è quello dei passaggi, degli “scrutini”, nei quali si entra in grande profondità nell’intimo di una persona. Si è riflettuto anche di questo durante il percorso di riconoscimento? E’ stata data a tutto ciò un’attenzione particolare?
    Tutti gli aspetti della vita del Cammino sono stati approfonditi, e si è parlato molto anche del rispetto della persona, della sua coscienza, di tutto ciò che appartiene al foro interno e che può essere trattato in momenti comunitari alla presenza di altre persone. Di tutto questo si è discusso e su tutto questo si trovano riferimenti anche nello Statuto. Naturalmente poi nella realtà concreta molto dipende dalle persone che guidano questi incontri, dalle loro capacità e dalle loro sensibilità, e dalle stesse persone che vi partecipano, che possono avvertire alcuni interventi come invasivi. Si, questo è senza dubbio un punto delicato.

    Guardiamo al futuro, ora. Il cardinale Stafford, il 29 giugno 2002, disse: “Trascorso tale periodo di cinque anni, ricorrerete al dicastero per una ulteriore conferma”. Che cosa significa nel concreto? Che succederà, da qui al 29 giugno 2007? Di chi è la prima mossa?
    Generalmente, nella maggioranza dei casi, le associazioni riconosciute si rivolgono al dicastero al termine del periodo di sperimentazione, informando che non si ritengono necessarie modifiche allo statuto e chiedendone dunque l’approvazione definitiva. In altri casi la stessa realtà ecclesiale, al termine dei cinque anni, evidenzia degli aspetti da modificare o da ritoccare, facendocelo presente. Nel caso del Cammino Neocatecumenale si aggiunge un altro elemento, che il dicastero dovrà valutare al momento debito: parlo dell’approvazione congiunta del Direttorio Catechetico. Questo sarà un importante elemento di valutazione per l’approvazione definitiva.

    Si può ritenere che non vi sarà approvazione definitiva dello Statuto se prima non sarà arrivato l’ok congiunto delle congregazioni competenti al Direttorio Catechetico?
    Questo lo si valuterà: oggi è prematuro avanzare ogni ipotesi. Manca ancora del tempo e del resto bisognerebbe capire quale è – esattamente – lo stato dell’iter di approvazione del Direttorio. Per il momento, fino al 29 giugno 2007, viviamo questa fase. Anticipare di più, al momento, non è possibile.

    Attualmente, su questo specifico punto, vi sono contatti diretti con l’equipe neocatecumenale?
    No, ci sono i comuni rapporti che intercorrono sempre fra il Pontificio Consiglio per i Laici e gli iniziatori. Kiko, ad esempio, ha partecipato regolarmente qualche giorno fa alla plenaria del dicastero, nella sua veste di consultore. Ma incontri comuni per impostare la conclusione del tempo ad experimentum non ve ne sono stati: davanti c’è ancora del tempo.

    Da un punto di vista legale, è possibile il rinnovo del periodo ad experimentum, ad esempio per altri cinque anni?
    Certamente si. Alcune realtà lo hanno anche chiesto espressamente, ad esempio nei casi in cui siano previste a breve o media scadenza appuntamenti assembleari di tale importanza che appare saggio attendere ancora prima di prendere qualsiasi decisione definitiva. In questi casi, valutata la ragionevolezza della richiesta, il Pontificio Consiglio per i Laici concede altro tempo e rinnova il periodo ad experimentum.

    E possibile invece che non vi sia né l’approvazione definitiva né il rinnovo del tempo ad experimentum, e che sia disposto il riavvio completo dell’iter di riconoscimento?
    No, questo no. Il riavvio completo dell’iter di riconoscimento significherebbe l’annullamento di tutto quanto fatto fino a quel momento: non sarebbe giustificabile. Certo, capita che qualche associazione si dimentichi della scadenza del periodo ad experimentum, e tocchi a noi ricordare loro che deve essere presentata una richiesta di approvazione definitiva o di rinnovo dell’experimentum... ma neppure in questi casi il superamento della data di scadenza configura il decadimento di tutto l’iter seguito fino a quel momento.

    Dunque, a rigore, il 29 giugno 2007 non è una data imperativa. Se anche non succedesse nulla fino ad allora, il giorno dopo la situazione non sarebbe mutata…
    Esatto: qualora non avvenisse nulla fino al 30 giugno, quel giorno ci si troverebbe comunque nella stessa situazione del giorno prima. Non è per qualche giorno di ritardo che crolla l’intero castello. E' di giorni, al massimo qualche settimana che si parla: non di più, comunque, perchè poi naturalmente, una iniziativa vi deve comunque essere, ed è sempre realizzata dalla realtà ecclesiale. Anche noi comunque abbiamo il nostro calendario, e in assenza di un contatto, come detto, ci facciamo vivi noi per sollecitare una richiesta.

    Bene, dunque la prima mossa, in vista della scadenza di giugno, spetterà al Cammino, non al Pontificio Consiglio. C’è però anche un’altra scadenza, quella fissata dal cardinale Arinze nella lettera sugli aspetti liturgici: due anni per modificare il modo di distribuire l’Eucaristia. Dunque, c'è tempo fino al dicembre 2007. Le chiedo: pensa che da un punto di vista liturgico con quella lettera la Congregazione per il Culto Divino abbia terminato il lavoro di sua competenza riguardo al Cammino? Possiamo dire cioè che in attesa delle decisioni della Congregazione per la dottrina della fede e per il clero, quella per il Culto divino ha terminato il suo lavoro?
    Su questo punto non saprei dirle esattamente: la competenza è naturalmente della Congregazione, non del Pontificio Consiglio. A me pare che in quella lettera vi sia la sintesi degli aspetti più importanti, quelli basilari, ma che in vista dell’approvazione del Direttorio nulla vieta che ci si possa pronunciare anche su altri aspetti della liturgia. E’ una possibilità. Peraltro, su quanto finora deciso non c’è neppure bisogno di aspettare due anni prima di uniformarsi nel modo di ricevere la comunione: le indicazioni contenute nella lettera del cardinale Arinze sono chiarissime. La si conosce, e dunque la si può anche applicare subito. Ma d’altronde le comunità neocatecumenali sono tante, e si è dato del tempo forse anche in considerazione di questo. Comunque, ogni punto affrontato in quella lettera ha una sua storia: ciò che è stato detto è stato detto, ma non è affatto scontato che sia tutto. Ma sarà solo la Congregazione del Culto Divino a potercelo dire.

    Ad ogni modo, anche per le vostre decisioni, ne terrete conto…
    Senza dubbio. Il nostro contatto con le altre congregazioni è costante: siamo al corrente dei passaggi che vengono attuati dalle congregazioni competenti. E al momento debito, ne terremo conto.

  6. #136
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    Cammino Neocatecumenale e Patriarcato di Mosca: disputa a distanza

    Kiko Arguello annuncia un accordo con la Chiesa ortodossa russa per l’utilizzo dei metodi di evangelizzazione del Cammino anche in terra di Russia. Il Patriarcato seccamente smentisce, e anche Kiko fa dietrofront. Cronaca di una notizia inesistente.
    Da un lato il Patriarcato ortodosso di Mosca, dall’altro il Cammino Neocatecumenale di Kiko Arguello e Carmen Hernandez. Prove di dialogo ecumenico, con un viaggio a Mosca e una sorta di intervista che si rivela un vero boomerang, con precipitosa marcia indietro e inevitabile brutta figura. Planetaria. Tutta colpa dei giornalisti, dirà qualcuno: il solito comodissimo alibi, adatto a nascondere altrui ingenuità, se non peggio. Ad ogni modo una vicenda che merita di essere ricostruita, anche per le conseguenze che – nella situazione attuale – potrebbero derivarne nei rapporti fra la Chiesa di Roma e quella di Mosca. Mai sottovalutare casi come questi. Ecco i fatti.

    IL VIAGGIO - Poco dopo la metà di ottobre i responsabili del Cammino Neocatecumenale, i già citati Kiko e Carmen, oltre a padre Mario Pezzi, si recano a Mosca per un incontro con i vertici della chiesa ortodossa. Il 19 ottobre 2006 incontrano Kirill, il metropolita di Smolensk e Kaliningrad, presidente del Dipartimento per i Rapporti Esterni del Patriarcato (DECR) della capitale russa. Lunedì 23 ottobre, quando i tre hanno ormai lasciato la Russia, l’agenzia cattolica Zenit getta luce su quell’incontro (qui il lancio integrale) rendendo noto che nell’occasione fra Cammino Neocatecumenale e Patriarcato di Mosca è stato raggiunto “un accordo” in base al quale il Cammino “mostrerà ai sacerdoti ortodossi il processo di evangelizzazione” comunemente utilizzato presso le realtà neocatecumenali.

    A “rivelarlo” sono – secondo il lancio di Zenit – lo stesso Kiko e padre Mario, e proprio ad Arguello è attribuita la precisazione secondo cui l’accordo include in una prima tappa l’insegnamento dei principi di evangelizzazione del Cammino Neocatecumenale e in una seconda l’abilitazione dei sacerdoti ortodossi: “Nel nostro incontro con il metropolita Kirill” – dice Kiko ‘virgolettato’ da Zenit – “gli abbiamo spiegato che il Cammino vuole che la fede della gente cresca affinché avvenga in lei un cambiamento e possa allora amare. Siamo venuti in Russia per mostrare il nostro amore”, mentre “in Europa gli uomini stanno abbandonando Cristo e la società è sempre più intrisa di individualismo”. “Nelle chiese rimane poca gente” – continua Kiko con argomentazioni a lui molto care – “e per questo Dio prepara una nuova evangelizzazione: la Chiesa ortodossa russa sa che bisogna lavorare ad un modo diverso di catechizzare. La Russia, come l’Europa, ha bisogno di Cristo: qui ci sono milioni di persone alcolizzate o che si suicidano perché non lo conoscono. Bisogna annunciare il Vangelo” – conclude dunque Kiko – “ed evangelizzare”.

    “Nessun proselitismo”, garantiva dal canto suo padre Mario nella stessa circostanza, preoccupandosi di rimarcare il fatto che il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che cura le relazioni ufficiali e bilaterali della Santa Sede con Mosca, era stato messo al corrente della loro visita a Mosca.

    LA SMENTITA – Passa un giorno e da Mosca arriva una secca smentita a quanto sostenuto da Kiko e rilanciato da Zenit. A raccoglierla e renderla pubblica è l’agenzia di stampa indipendente Interfax (qui l’articolo originale), che ascolta il parere di Igor Vyzhanov, segretario del Dipartimento per i Rapporti Esterni del Patriarcato di Mosca (DECR): “Nessun accordo è stato raggiunto in quell’incontro, anche se abbiamo comunque riservato grande attenzione alle proposte del Cammino Neocatecumenale. Esso a mio parere resta però un’organizzazione molto contraddittoria”. Contenuti chiari, rafforzati da una ulteriore precisazione: “La posizione del Patriarcato di Mosca riguardo ai risultati della riunione del 19 ottobre era stata resa nota nel comunicato stampa DECR di quello stesso giorno, in cui è segnalato che Sua Eminenza Kirill, nel colloquio con il Cammino Neocatecumenale, ha puntato l’attenzione sulla necessità di uno sguardo ravvicinato alle differenti tradizioni spirituali, per valutare anzitutto se le idee degli odierni movimenti religiosi corrispondono alla tradizione teologale della Chiesa ortodossa. Nessuna proposta è stata presentata ai responsabili del Cammino Neocatecumenale”.

    LA MARCIA INDIETRO – Passano altre 24 ore, il tempo di far arrivare le notizie a destinazione e riordinare le idee, ed ecco che i responsabili del Cammino Neocatecumenale concordano con Mosca: l’accordo non c’è e non c’è mai stato. In Russia l’agenzia Interfax registra e rilancia, comunicando così il dietro-front attuato dai responsabili del Cammino (qui il lancio integrale). La lettera di cui si parla in quel testo è un comunicato stampa emesso dal Cammino Neocatecumenale (per inciso: comunicato ovviamente assente dal sito ufficiale del Cammino, che peraltro non viene probabilmente aggiornato da anni…). e che ora potete trovare qui, su un sito internet non ufficiale della galassia neocatecumenale oppure qui, in versione italiana, pubblicata proprio dall'agenzia Zenit.

    Questo comunicato stampa informa che nell’incontro avuto il 19 ottobre con Kirill gli iniziatori hanno spiegato “le origini del Cammino” e il percorso di “riscoperta della iniziazione cristiana e del catecumenato per adulti” che esso rappresenta, in "piena sintonia con lo spirito del Concilio Vaticano II". “Kiko ha assicurato” – continua il comunicato – “che non si vuole compiere alcuna azione di proselitismo verso i fedeli ortodossi, ma solamente offrire questo itinerario di formazione nella fede come servizio all’interno della Chiesa ortodossa russa”. Proseguendo nella ricostruzione dell’incontro, la nota neocatecumenale dopo aver confermato che “Kirill ha rilevato la necessità di un maggiore approfondimento delle rispettive tradizioni spirituali, per verificare se le idee dei moderni movimenti religiosi corrispondano alla tradizione teologica della Chiesa ortodossa”, annuncia di fatto che al “reverendo Igor Vyzhanov, segretario per le relazioni interreligiose del Patriarcato di Mosca” (è proprio il personaggio che aveva candidamente ammesso il giorno prima che ‘il Cammino Neocatecumenale resta un’organizzazione molto contradditoria’…), è stato affidato il compito di “continuare il dialogo per poter approfondire il tema”. E qui il passaggio decisivo: “In un secondo momento, se questa prima tappa avrà esito positivo, si esaminerà la possibilità di effettuare gli adattamenti necessari” per poter proficuamente lavorare sul sentiero ecumenico percorso tanto da Giovanni Paolo II che da Benedetto XVI. Dunque, quello che era un accordo già raggiunto in appena 48 ore degrada a semplice esame della possibilità che qualcosa accada in un secondo tempo: mica male. Davvero.

    Ma c’è di più, perché il comunicato – come a prendere le distanze dall’agenzia che aveva riportato la prima notizia - conclude così: “Ci dispiace che sia potuto sorgere un fraintendimento circa le notizie rese note sull’incontro: concordiamo pienamente con il comunicato del Patriarcato di Mosca sul fatto che non sia stato raggiunto alcun accordo finale” e confidiamo nella possibilità di “continuare questo dialogo di approfondimento”.

    A vederla da fuori, è una resa senza condizioni, inevitabile e obbligata, vista la reazione ferma e dura avuta dal patriarcato moscovita. Una precisazione sollecitata verosimilmente anche dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che con il cardinale Kasper ha più volte potuto constatare la cautela che è d'obbligo in campo ecumenico. Per quanto riguarda Kiko Arguello, invece, troppa gioia, o troppo entusiasmo, o scarsa capacità di valutare la realtà, o completo fraintendimento di quanto concordato, o semplice bonaria ingenuità, o voglia di ingigantire le proprie azioni: davvero tante le possibili spiegazioni. Ognuno, verosimilmente, ha già in mente la sua.

    In conclusione: avevamo una notizia, la notizia di un accordo fra la chiesa ortodossa russa e il Cammino Neocatecumenale. Quella notizia non c’è più. Anzi, non c’è mai stata.

  7. #137
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    1A PARTE



    Il Cammino in diocesi/01: Roma, una città neocatecumenali?


    Viaggio in alcune diocesi italiane per gettare uno sguardo sui rapporti fra i vescovi diocesani e il Cammino Neocatecumenale. Partiamo da Roma e dalla lettera inviata dal card. Ruini ai parroci e ai responsabili neocatecumenali.

    ROMA - Se il vescovo vuole, il Cammino va; se il vescovo non vuole, il Cammino si ferma. Dura legge, ma è la legge della Chiesa. Fortissimi a Roma, in crescendo a Milano, ottimisti a Venezia, cauti e accorti a Napoli: quanto mai varia e dinamica è la mappa del Cammino Neocatecumenale nelle diocesi del nostro paese. In ognuna di esse l’itinerario di formazione cristiana sorto per volontà di Kiko Argüello vive una realtà diversa, fra grandi entusiasmi, brusche frenate e pronti scatti in avanti. Aperture e diffidenze si alternano di diocesi in diocesi, al mutare dei paesaggi e al mutare degli uomini: strettissima intesa a Roma con il vicario del papa per la diocesi Camillo Ruini, rapporti cordiali a Venezia con il patriarca Angelo Scola, lavori di conoscenza a Napoli e a Genova con i nuovi arrivati cardinali Sepe e Bagnasco, e così via passando per i “si” e i “no” pronunciati dai titolari delle diocesi dell’intero paese. Partiamo per un viaggio in queste realtà locali, per capire cosa è successo al Cammino nell’ultimo anno in seguito alla celebre lettera sulla liturgia inviata dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Prima tappa, oggi, a Roma; domani passaggio a Napoli, Venezia e Cagliari, poi nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, occhi puntati su altre diocesi, piccole e grandi, del nostro paese.

    Con una premessa generale: ma perché il vescovo? Per quale ragione è tanto importante, di fronte ad una lettera giunta dal Vaticano, la posizione delle singole diocesi? E’ importante per il semplice fatto che ad esse è affidata l’intera responsabilità pastorale riguardo alle attività e alla presenza stessa del Cammino Neocatecumenale sul territorio: è il vescovo che autorizza, chiama, vigila, risolve, controlla, critica e incoraggia. E’ a lui che lo stesso Statuto del Cammino (approvato ad experimentum per cinque anni dalla Santa Sede nel giugno 2002) all’art. 26 affida il compito di "autorizzare l’attuazione del Cammino Neocatecumenale" e di vigilare a che tale attuazione "si svolga in conformità con lo Statuto e nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa". E’ il vescovo a dover curare una “ragionevole continuità pastorale nelle parrocchie in cui è presente il Cammino Neocatecumenale”, come pure a “presiedere, personalmente o per mezzo di un delegato, i riti che segnano i passaggi dell’itinerario neocatecumenale” e a “risolvere, in dialogo con l’Équipe Responsabile del Cammino … eventuali questioni riguardanti l’attuazione e lo sviluppo del Cammino nella propria diocesi”. E’ a lui, infine, che spetta il compito di "assicurare una fattiva collaborazione tra il Centro neocatecumenale diocesano e i vari uffici della Curia diocesana”. Un controllo totale, insomma, e a 360 gradi: il vescovo agisce in piena autonomia, il Cammino Neocatecumenale può operare solo se da lui stesso autorizzato a farlo, e comunque sempre e solo nell’ambito delle parrocchie dove è stato espressamente invitato.

    A Roma – E a Roma sono davvero tante, una su tre, le parrocchie dalle quali questo invito è partito: la capitale è in effetti una delle diocesi a più alta concentrazione di comunità neocatecumenali. Una presenza che parte da lontano, da quando Kiko e Carmen giunsero in città riuscendo a costituire la prima comunità neocatecumenale italiana. La parrocchia era quella dei Santi Martiri Canadesi al Nomentano, vicario del papa per la città era il card. Angelo Dell'Acqua: l’anno era il 1968 e non a caso fu una rivoluzione. Da allora, è stato tutto un fiorire di nuove comunità con, nel 1988, per impulso di Giovanni Paolo II e decisione formale del vicario card. Ugo Poletti, la nascita del primo seminario Redemptoris Mater (RM), nei quali alla base della formazione dei sacerdoti vi è proprio l'esperienza del Cammino Neocatecumenale. Negli ultimi anni, poi, il cardinale Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi romana, ha sempre - con discrezione ma con altrettanta decisione - incoraggiato l’avanzamento del Cammino nelle realtà parrocchiali: un’attenzione che traspare anche dal fatto che a tutt’oggi, almeno fra le grandi diocesi, è il solo ad essere intervenuto ufficialmente in merito alle direttive vaticane riguardanti la liturgia neocatecumenale.

    L’intervento, chiesto insistentemente dallo stesso Kiko Argüello, consiste in una lettera inviata da Ruini a tutti i parroci e ai responsabili del Cammino Neocatecumenale della diocesi: è datata 24 maggio 2006 (sei mesi dopo la comunicazione della Congregazione per il Culto Divino) e pur non aggiungendo nulla alle precedenti prese di posizione del cardinal Arinze e di Benedetto XVI ne rafforza i contenuti con la richiesta di un massimo e pieno rispetto degli stessi.

    Nella lettera (qui il testo integrale), il cardinal Ruini fa riferimento alle “richieste e sollecitazioni” ricevute a proposito dell’attuazione nella diocesi di Roma delle disposizioni della Congregazione vaticana e dopo aver ricordato che Benedetto XVI si dichiarò certo che tali norme sarebbero state “attentamente osservate”, si esprime in termini altrettanto chiari: “Nella Diocesi di Roma, della quale il Santo Padre è il Vescovo” – scrive – “le norme stesse, come in genere tutte quelle emanate dalla Santa Sede, devono essere osservate in maniera esemplare, secondo quella esemplarità a cui è chiamata, di fronte alle Chiese sorelle, la Diocesi del Papa”. Non una semplice adesione, dunque, ma una adesione “esemplare”: e ciò – dice Ruini – “vale in rapporto sia ai contenuti delle norme sia ai tempi entro i quali devono essere applicate”. Non c’è scampo, dunque: alla lettera del cardinale Arinze occorre “ottemperare pienamente e di buon grado”, senza musi lunghi ma con spirito di collaborazione. E per buona parte delle richieste vaticane è proprio ciò che si è fatto.

    Tutto a posto, dunque, nella realtà romana? Naturalmente no, perché se il cardinale, come effettivamente fa, non ritiene “di aggiungere alcuna determinazione particolare”, è chiaro che sono demandati ai singoli parroci e ai responsabili locali del Cammino le decisioni di merito sulle modalità concrete di applicazione delle due norme più complesse indicate dalla Congregazione per il Culto Divino, e cioè quella che lascia due anni di tempo per uniformarsi al modo corretto di ricevere l’Eucaristia e quella che definisce l’obbligo della partecipazione alla messa domenicale almeno una volta al mese. Certo, la volontà di non imporre dall’alto un’unica soluzione operativa potrebbe apparire saggia, e senza dubbio è rispettosa dei diversi contesti parrocchiali in cui il Cammino è inserito (una parrocchia con trenta comunità neocatecumenali vive esigenze differenti rispetto a quelle che ne hanno una sola), ma altrettanto chiaro è il fatto che - così facendo – ogni realtà parrocchiale procede soprattutto sulla base delle sensibilità personali (quanto mai varie) dei parroci, in attesa di ciò che di più definito il futuro porterà con sé.

    Al di là degli aspetti liturgici, però, impossibile non notare la grande dinamicità del Cammino in tutta la città di Roma, e in particolar modo in quegli ambiti nelle quali le parrocchie trovano maggiore difficoltà, ad iniziare dal rapporto con i giovani e con gli adolescenti. Una su tutte, la grande efficacia delle esperienze post-cresima gestite dalle famiglie neocatecumenali: un metodo che, visti i risultati, in Vicariato vorrebbero estendere a tutte le parrocchie della diocesi.

  8. #138
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    2a PARTE


    Il Cammino in diocesi/02: Venezia, Napoli e Cagliari

    Viaggio in alcune diocesi italiane per gettare uno sguardo sui rapporti fra i vescovi diocesani e il Cammino Neocatecumenale. Dopo Roma, tappa in altre tre diocesi, fra grandi incontri, reciproche conoscenze e inattesi attriti.
    (segue dalla prima parte)

    Dopo aver fatto tappa a Roma, "città neocat", concentriamo lo sguardo sulle realtà di Venezia, Napoli e Cagliari.

    A Venezia - Non troppo dissimile rispetto a quella romana è la situazione a Venezia, dove non si raggiungono affatto i “tassi di penetrazione parrocchiale” rilevati a Roma e dove dal Patriarcato non è partito alcun documento ufficiale riferibile al Cammino Neocatecumenale. L’équipe responsabile del Cammino nella diocesi veneta ha comunque incontrato privatamente il patriarca Angelo Scola, assicurando una piena e completa attuazione delle volontà vaticane. Ma sul campo, i problemi e i dubbi sono gli stessi vissuti anche su tutto il resto del territorio nazionale. Recentemente, negli ambienti veneti del Cammino è stato salutato come un successo l’ok del cardinale Scola (atteso in verità almeno per un anno) alla presenza nel seminario di Venezia di alcuni giovani seminaristi neocatecumenali (per ora sono due): a loro, in deroga alla tradizionale prassi, è stato concesso il permesso di proseguire il Cammino nelle comunità locali, di partecipare alle convivenze e di vivere il periodo di itineranza e di preparazione alla missione. Cioè tutto ciò che fanno i seminaristi dei Redemptoris Mater (RM) sparsi per il mondo, cioè di quei seminari, eretti dai vescovi diocesani in accordo con l’Equipe internazionale del Cammino, che si reggono secondo statuti propri e hanno come elemento basilare e specifico per la formazione dei candidati al sacerdozio la partecipazione degli stessi al Cammino Neocatecumenale. In sostanza i RM accolgono quei giovani neocatecumenali che hanno avvertito la chiamata al sacerdozio, e che entrando in un comune seminario diocesano sarebbero costretti ad interrompere il Cammino (salvo eccezioni, come appunto quella di Venezia). I sacerdoti che escono dai RM sono incardinati nella diocesi di appartenenza, ma disponibili alla missione in tutto il mondo, a seconda delle necessità della Chiesa. Spesso, proprio per la loro vicinanza al Cammino e per il ruolo che esso svolge nella loro formazione, questi sacerdoti sono visti con diffidenza: è un fatto innegabile però che – a parlar chiaro – mentre i tradizionali seminari diocesani si svuotano, i Redemptoris Mater registrano il tutto esaurito. In epoca di carenza di vocazioni, un particolare di non poco conto.

    A Napoli – A Napoli il Cammino ha avuto negli anni scorsi una grande espansione grazie all’ottimo rapporto instaurato con il cardinale Michele Giordano, fino a pochi mesi fa arcivescovo della diocesi campana. Immediatamente dopo la lettera della Congregazione per il Culto Divino, i responsabili campani del Cammino hanno avuto un incontro, in curia, con il vescovo ausiliare della diocesi, mons. Vincenzo Pelvi, nel corso del quale assicurarono che nei tempi stabiliti dalla nota tutte le comunità si sarebbero adeguate a quanto chiesto dalla Santa Sede. Pochi mesi dopo, il 21 maggio 2006, gli stessi Kiko e padre Mario Pezzi arrivano a Napoli per un grande incontro pubblico allo stadio Albricci: ad attenderli oltre 10mila persone delle comunità neocatecumenali della Campania e del Molise. Clima di grande festa, e dal palco il saluto finale è proprio quello del cardinal Giordano, che di lì a poco avrebbe lasciato la guida della diocesi al cardinale Crescenzio Sepe, ex prefetto della Congregazione per la Propaganda della fede.

    .
    Napoli, 21 maggio 2006: incontro di Kiko, Carmen e padre Mario con le comunità neocatecumenali della Campania e del Molise. Nell'occasione, l'intervento amichevole del cardinale Michele Giordano, allora arcivescovo del capoluogo campano.

  9. #139
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    CONTINUAZIONE 2A PARTE

    Sepe, campano di Caserta, ha sempre manifestato una considerazione positiva del Cammino, e anzi è stato considerato uno dei porporati più vicini a Kiko, addirittura il “protettore del Cammino in Vaticano”. Ma il suo approccio diocesano è stato ben diverso, al punto che anche pubblicamente ha dovuto ammettere che non tutto va alla perfezione: “Vi sono qua e là degli attriti”, ha confessato – cambiando poi subito discorso – al vaticanista dell’Espresso Sandro Magister che in una intervista gli domandava se il clima di armonia instaurato con il laicato cattolico comprendesse anche “i neocatecumenali con le loro messe separate”. “Attriti”, dunque, con un riferimento che più che la liturgia potrebbe riguardare l’atmosfera di diffidenza e ostilità sviluppatasi in molte realtà parrocchiali, e non solo parrocchiali, nei confronti degli appartenenti al Cammino. Quel che è certo è che, nel giro di pochi mesi, a Napoli è cambiato sia il vescovo titolare (da Giordano a Sepe) sia quello ausiliare, con la recente nomina di mons. Pelvi (che come detto aveva incontrato i responsabili locali del Cammino dopo la lettera di Arinze) a ordinario militare per l’Italia. Nuove persone, nuovi assetti, e la necessità di trovare nuovi equilibri: dura legge, ma funziona così.

    A Cagliari – Un avvicendamento non troppo remoto nel tempo c’è stato anche nella diocesi sarda, dove dal giugno 2003 è arrivato mons. Giuseppe Mani, che in precedenza aveva ricoperto il ruolo che è ora di mons. Pelvi, quello di ordinario militare per l’Italia. Tre anni durante i quali il vescovo di Cagliari ha conosciuto e apprezzato l’opera del Cammino, incoraggiando l’opera di evangelizzazione iniziata timidamente in alcune parrocchie della diocesi. I frutti, in termini di vicinanza e di calore, si sono visti apertamente appena due settimane fa, il 12 ottobre 2006, quando in Sardegna sono sbarcati proprio Kiko Argüello, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzi. Appuntamento prima in seminario, per un incontro con il clero, e poi al Palazzetto dello Sport, per il bagno di folla con le comunità del Cammino Neocatecumenale sardo.


    ..
    Cagliari, 12 ottobre 2006, Palazzetto dello Sport: Kiko, Carmen e padre Mario incontrano le realtà del Cammino Neocatecumenale sardo. Cinquemila persone giungono da tutta l'isola: molti non sono appartenenti al Cammino, ma semplici "curiosi", più o meno interessati a conoscerlo meglio. Anche l'arcivescovo, mons. Mani, partecipa all'incontro. Che ci si trovi a Cagliari lo testimonia anche, nella seconda foto della colonna di sinistra, la gigantografia di Gianfranco Zola con la maglia del Cagliari Calcio, visibile proprio alle spalle di Kiko Argüello. Fra tante icone sacre che costituiscono la scenografia dell'incontro, anche un pizzico di profano

  10. #140
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    FINE ARTICOLO

    A raccontare del clima con cui la diocesi ha ricevuto gli iniziatori del Cammion non sono gli spalti del Palazzetto gremiti in ogni ordine di posti, né quelle costrette loro malgrado a rinunciare visto il tutto esaurito, ma è l'incontro di auto-presentazione del Cammino voluto dall’arcivescovo davanti ai sacerdoti, ai parroci e al clero dell'isola. Mons. Mani, insomma, ci mette in prima persona la faccia: convoca i suoi sacerdoti e resta con loro - ad ascoltare - mentre Kiko, Carmen e padre Mario spiegano cosa è il Cammino e quale è la loro esperienza. Al microfono, col suo accento spagnoleggiante, Kiko parla ai preti di Cagliari (potete ascoltare l'intero incontro: l’audio è disponibile qui, sul sito internet della diocesi di Cagliari), e con l’aiuto di una lavagna illustra i vari passaggi, le difficoltà vissute, i modi di superarli, invitando i parroci intervenuti ad accogliere il Cammino nelle loro realtà.


    .
    Cagliari, 12 ottobre 2006, seminario minore: Kiko, Carmen, padre Mario con l'arcivescovo mons. Giuseppe Mani, incontrano il clero della Sardegna. Ai parroci intervenuti si spiega cosa è il Cammino e perchè invitarlo nelle proprie realtà. Non manca una lavagna, e su di essa le indicazioni grafiche di Kiko.


    Al termine della lezione, e prima dell’incontro al Palazzetto, incontro privato fra l’arcivescovo e l’équipe neocatecumenale: nessuna dichiarazione ufficiale, ma è plausibile che si sia parlato anche di liturgia. In quella stessa atmosfera di grande cordialità che ha caratterizzato i momenti pubblici della visita degli iniziatori del Cammino in Sardegna.

 

 
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