Tutti gridano al federalismo, all'autonomia, ma quando è ora tutti si tirano indietro... non prendiamoci per i fondelli... è da decenni che il Veneto chiede l'autonomia!!!


Tutti gridano al federalismo, all'autonomia, ma quando è ora tutti si tirano indietro... non prendiamoci per i fondelli... è da decenni che il Veneto chiede l'autonomia!!!




Buono a sapersi...
Per risolvere il problema potreste creare un vostro partito solo regionale, perché non lo fate?Che sono incazzati con il governo perchè "ci domandiamo se vuole uccidere il nord" tantissimi, come molti compagni liguri, piemontesi, lombardi, friulani!!!


Si, così abbiamo un altro partito fregatura... di facciata tutti per il Veneto ma dopo?Per risolvere il problema potreste creare un vostro partito solo regionale, perché non lo fate?


Io chiederò ufficialmente, a costo di essere impopolare, che il Partito Democratico che verrà a crearsi abbia a livello locale, nelle regioni in cui non c'è stata e non c'è un'integrazione enllo stato italiano, un partito federato, sull'esempio di PSC e PSOE in Spagna.
Essere incazzati su alcuni aspetti della finanziaria però non basta per creare le basi di un partito nuovo, xke mancano i germi(in senso buono) dell'autonomismo piu puro nella sinistra.
(excursus storico: quando la DC entrò in crisi, a causa della secolarizzazione del veneto, vi era la necessità di una DC diversa o di qlcosa di nuovo nel panorama veneto, e questa fu la Lega, dato che i partiti di sinistra non seppero capire i problemi generali dei veneti - talvolta a livello comunale invece li si capisce ed infatti le giunte rosse sono molte anche ora, anche in paesi che votano in massa CDL-. Per reazione la sinistra, invece che cercare di capire i problemi dei veneti, si lanciò in un'esasperata ricerca di nazionalismo, principalmente per mancanza di idee e per reazione-parlo di inizio anni 90-. Fu l'inizio della fine per le potenzialità di avere un parito progressista, riformista e che si impegnasse per l'autonomia del veneto)
A credere che un veneto autonomo sia positivo lo sono parecchi, come dicevo, principalmente per motivi economici, ma spesso a titolo personale e manca un'elaborazione concreta del progetto, anche perchè da anni il dibattito nei partiti di sinistra riformista va indebolendosi perchè siamo pochi(iscritti) e quasi in tutte le federazioni c'è un capetto-kapò-ducetto locale ke mira solo ad indebolire il partito per rafforzarsi personalmente- ammazza cosi il dibattito e i meglio se ne vanno-...Lo so che questo accade anche a destra, però tendenzialmente dove un partito è poco radicato ciò è piu facile, xke uno deve solo mantenere rendite di minoranza...
Conseguenza...è tanto dura, spero nel PD per un ricambio, xke qndo nasce qlcosa di nuovo, anche se con ideali in parte non coincidenti con i miei, c'è sempre un certo necessario ricmabio che nasce dal fatto che si fa un dibattito e cosi emorgono nuove personalità politiche.
Un saluto
Enrico Peroni![]()


ciao Enrico,
sito ndà Schio domenega?
Ghe xera tanti politici de sanca i me ga dito.


«L'autonomia non si rivendica, ma si costruisce»: questo slogan ha aperto a Schio gli "Stati generali Veneti", l'iniziativa promossa dai "Veneti D'Europa-Liga Fronte Veneto" per chiamare a raccolta le forze politiche interessate a discutere di autogoverno della Regione. L'aula magna della scuola Marconi era gremita di esponenti politici e di rappresentanti di associazioni, oltre che da iscritti e simpatizzanti del movimento federalista.Tra le decisioni prese, quella di creare un osservatorio regionale, un tavolo permanente per l'autonomia formato dalle tante anime della società veneta: forze politiche e sindacali, lavoratori, imprenditori, artigiani, agricoltori, commercianti, esponenti del mondo della cultura e delle associazioni. All'iniziativa hanno dato la loro adesione la Margherita, i Democratici di Sinistra, Veneti per il PPE e esponenti della Rosa nel pugno.Per i Veneti per il PPE era presente Giuseppe Dissegna, del gruppo Carollo, per la Margherita il consigliere regionale Berlato Sella, il consigliere della provincia di Vicenza Pietro Maria Collareda, il segretario provinciale Giuseppe Doppio e Angelo Guzzo esponente del direttivo provinciale. I Democratici di Sinistra hanno inviato il capogruppo regionale Giovanni Gallo. Presente anche l'ex sindaco di Montecchio, Ceccato, dell'Udc. Il saluto di Radicali-Rosa nel pugno è giunto da Bortoluzzi. Tra gli scledensi Valter Orsi, ex segretario della Lega Nord. Non è mancato il leader storico Franco Rocchetta. Assente, invece, Ettore Beggiato che aveva annunciato la sua partecipazione. Il presidente del Consiglio regionale, Marino Finozzi, ha inviato un telegramma.La relazione introduttiva è stata del segretario Fabrizio Comencini : da principio ha ricordato che il 2006 è stato caratterizzato da alcuni fatti importanti come il cambio del governo, il referendum costituzionale che ha respinto devolution e riforma del centrodestra e la rinascita di uno spirito autonomista nel Veneto. «Alcuni movimenti federalisti - ha esordito Comencini - hanno preso l'iniziativa degli "Stati generali dei Veneti" per avviare un percorso politico che riaccenda l'entusiasmo e che possa dare una piattaforma comune alle forze politiche per "contrattare costituzionalmente", con lo stato italiano, nuove e maggiori competenze avviando così l'autogoverno dei Veneti». Secondo Comencini la struttura democratica e liberale dello stato non è più in grado di soddisfare tutte le richieste che vengono dal popolo veneto: in un mondo globalizzato l'identità culturale, sociale e politica deve trovare nuove forme di autogoverno.«La diversità - ha detto il segretario regionale - può coniugarsi con l'unità. Dobbiamo far capire che la nostra diversità linguistica, sociale, economica, etnica è una ricchezza per l'Italia e per l'Europa; bisogna che lo capiamo noi per primi». A parere di Comencini il confronto dovrà mettere di fronte le varie anime della società veneta. «Non ci può essere pregiudizio politico - ha concluso il segretario dei "Veneti d'Europa-Liga Fronte Veneto - ci deve essere la volontà politica di cambiare le istituzioni e di dare al Veneto progresso, democrazia e autonomia». «Un discorso condivisibile per molti aspetti» è il commento a caldo di Berlato Sella, consigliere regionale della Margherita.
Fiori Palmeri




Un partito federato non cambierebbe la sostanza del problema.
Credo che per lavorare meglio sul territorio e per capire do più quali sono i reali problemi dei Veneti, questo partito dovrebbe essere completamente slegato a quelli nazionali, pur potendo prevedere forme di collaborazione.
L'hai detto tu stesso: ci sono amministrazioni locali di sinistra anche nelle aree dove a livello nazionale si vota, poi, per la Cdl.
Questo sta a significare che la gente è più sensibile e attenta quando vengono trattati i problemi locali.
Quando, invece, deve votare per la macroarea italica vota per slogan.