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  1. #11
    Mediano d'assalto
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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Viceversa la persona è un animale, basta un buon libro di anatomia comparata.

    Comunque queste dichiarazioni di principio (che oggi non sono incline a digerire, ho il cagnolino che sta male e ti assicuro che vale più lui di certi spregevoli bipedi di mia conoscenza) non c'entrano con quello che intendevo dire e che forse ti è sfuggito.

    Esiste sempre un divario tra il delineare in teoria un'innovazione e l'applicarla in concreto. L'applicazione di una cosa come l'eutanasia si presterebbe a tanti abusi, più o meno facili e comodi. Inutile replicare "Ma no, stai tranquillo che non accadrà ecc." perché conoscendo benissimo molti esponenti della classe medica italiana tranquillo ci sto col cazzo.
    Se no siamo disposti a rischiare degli abusi pur di riportare un pò di pietas nella nostra società,allora è inutile lamentarsi dei costumi che degenerano. Auguri per il cane.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Io una volta ero molto più possibilista, ma negli ultimi giorni sono diventato alquanto contrario all'eutanasia.

    Mi capita, per adesso, di dover frequentare quotidianamente ambienti veterinari. E mi dà un fastidio enorme sentire di continuo evocare questa universale "terapia di chiusura" che è la soppressione... la cui possibilità è tranquillizzante sia per gli operatori in caso di fallimento delle cure, sia per i "padroni" non disposti ad accollarsi seccature e farmaci a volte costosi.

    Comprendo tutte le dichiarazioni di principio e di intenti, dunque, e la promessa di tutte le necessarie garanzie, ecc. Ma ho lo stesso l'impressione che introdurre l'eutanasia, specie in Italia, significherebbe in pratica svalutare la vita in favore di un corridoio che a molti sanitari e familiari dispiacerebbe meno di quanto si pensi.
    E tu, ovviamente, preferisci la eutanasia clandestina, quella praticata senza regole in tutti gli ospedali, ad una procedura di legge, in cui è possibile esaudire la volontà certificata del malato.

    Il destino di tutti noi è la morte. La medicina non si prefigge di mantener in vita più a lungo possibile un corpo, ma di alleviare le sofferenze umane.

    E' sempre preferibile non vedere quel che succede per chi vuol avere la coscienza a posto.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    E tu, ovviamente, preferisci la eutanasia clandestina, quella praticata senza regole in tutti gli ospedali, ad una procedura di legge, in cui è possibile esaudire la volontà certificata del malato.

    Il destino di tutti noi è la morte. La medicina non si prefigge di mantener in vita più a lungo possibile un corpo, ma di alleviare le sofferenze umane.

    E' sempre preferibile non vedere quel che succede per chi vuol avere la coscienza a posto.
    L'eutanasia si presterebbe a facili abusi, è meglio saperlo in partenza e regolarsi di conseguenza (il più possibile) sul piano normativo piuttosto che illudersi del contrario e ritrovarsi "abbattuti" laddove, volendo, si potrebbe ancora agire efficacemente sul piano terapeutico. Se poi non ti dispiace quest'eventualità, tanto dobbiamo morire lo stesso, cavoli tuoi, io invece voglio essere curato finché è possibile.

    Il resto sono velenose allusioni che rimando al mittente, poiché non ho mai detto di preferire la clandestinità e balordaggini del genere.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo82 Visualizza Messaggio
    Se no siamo disposti a rischiare degli abusi pur di riportare un pò di pietas nella nostra società,allora è inutile lamentarsi dei costumi che degenerano. Auguri per il cane.
    Ma io sono d'accordo, perché uno degli atteggiamenti che più odio è la paura dell'ignoto che induce all'immobilismo. Mi basta, come dicevo, che la consapevolezza originaria che i rischi ci sono induca a predisporre meccanismi idonei a contenerli al meglio.

    Per il resto... grazie!

  5. #15
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    Comunque un po' è colpa mia, nel primo post non avrei dovuto dire "contrario" ma "perplesso" o qualcosa del genere.

  6. #16
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  7. #17
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    Odio l'accanimento terapeutico.

  8. #18
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    ....................................Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
    Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.
    ............................

  9. #19
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    Un tema mooooolto difficile e complicato. Io tendo ad essere sfavorevole all'eutanasia anche se in casi come questi la condivido. Il problema maggiore penso sia il potenziale di abuso. Una volta legalizzata diventerà una procedura standard e spesso una persona che soffre di dolori atroci non dedice come deciderebbe senza i dolori. E non dimentichiamo le milionate di sinistri in Italia che appena gli parli di uccidere delle persone indifese gli cola la bava dalla bocca.

  10. #20
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    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=121032&START=0

    n. 226 del 24-09-2006 pagina 15

    Napolitano ai parlamentari: «Decidete sull’eutanasia»
    Vittorio Macioce


    La voce, metallica, di Calibano è salita fino al Quirinale. Era solo ieri. Piergiorgio Welby, l'uomo che ha preso il testimone da Luca Coscioni e vive con un tubo attaccato alla gola, il blogger che ha scelto di chiamarsi Calibano, il mostro rozzo e brutale della Tempesta </B>di Shakespeare, il malato che da anni combatte per il diritto alla dolce morte, ha chiesto pietà. E lo ha fatto nel modo più solenne, con una lettera al presidente della Repubblica.

    Giorgio Napolitano ha letto e subito, proprio subito, ha risposto. Il postino ha bussato a casa Welby alle due del pomeriggio. Era la busta del capo dello Stato. Alle cinque il messaggio è diventato pubblico. «Caro Welby, ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l'appello che lei ha voluto rivolgermi. Raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà. La sua lettera può rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi complessi sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere la conclusione approvata dai più. Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione e l'elusione di ogni responsabile chiarimento».

    La lettera è da presidente, ogni parola è radiografata dalla saggezza istituzionale, ma chiarisce che su questi temi il dibattito va affrontato. Ognuno con la sua idea e la sua morale. Ma va affrontato in fretta. E questo per Welby, e l'associazione Coscioni, è un successo. Sul resto si può discutere. Sulle questioni etiche, quelle che vanno alla profondità della vita e della morte, dell'essere e non essere, del diritto e della vita, le linee di demarcazione politiche sono frastagliate. Non ci sono maggioranze e coalizioni. C'è la coscienza. Ognuno ha la sua su cui riflettere.



    Il ministro della Salute Livia Turco, per esempio, apprezza la sensibilità di Napolitano. E spera che il dibattito non si esaurisca in un referendum per il sì o il no all'eutanasia.


    «Io - dice - penso che ci sia tanto da fare su come rendere dignitosa la fase terminale della vita. Penso al lavoro da fare per estendere l'esperienza degli ospedali senza dolore. Serve, comunque, una normativa sul testamento biologico». Luca Volonté, capogruppo Udc alla Camera, ricorda che il suo partito è per la «tutela della vita dal concepimento alla fine naturale. Senza accanimento e senza eutanasia». Riccardi Pedrizzi di An parla di «sacralità della vita umana». Domenico Di Virgilio di Forza Italia dice no a chi diffonde la cultura della morte.

    Benedetto Della Vedova, sempre di Forza Italia, invita il Parlamento a rispondere all'appello di Welby: «L'eutanasia è già un atto diffuso e non sarà certo una legge a inventarla». Il primo passo sarà al Senato, commissione Sanità, dove la prossima settimana partiranno le audizioni sul testamento biologico. I disegni di legge parcheggiati in soffitta sono cinque.

    L'ultimo atto di questa giornata spetta a Maria Antonietta Coscioni, la vedova del politico radicale morto l'ultimo febbraio. Lei racconta:«Questa è una giornata di forti emozioni. Forse i tempi sono maturi per guardare con ottimismo alla nostra battaglia. La lettera del presidente Napolitano porta la questione eutanasia al centro del dibattito politico. Vedo Piergiorgio e penso che la sua vita è legata a un intervento, la tracheostomia, che Luca non ha voluto fare. Lo vedo soffrire. Lo sento stanco per questa vita che non è vita. E riconosco il suo coraggio. Ricordo i loro discorsi, quell'incontro di voci metalliche. Vedo quel tubo al collo e mi chiedo perché, dopo un intervento invasivo che ti tiene in vita, un uomo non può dire: “Scusate, mi sono sbagliato, staccate questa macchina e lasciatemi al mio destino”. La nipote di Welby è stata l'infermiera di mio marito. Forse lei vi può raccontare cosa significa vivere all'ultimo stadio di una malattia senza speranza».

 

 
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