
Originariamente Scritto da
angelo.nero
D'accordo nella sostanza con te.
Ovvio che siano cambiate moltissime cose nel postcapitalismo o postturbocapitalismo, come lo chiama abbastanza propriamente Murelli, e sono quindi cambiati anche gli "stati" della povertà, spostandosi da posizioni propriamente inopiche a stadi interiormente inopi, per quanto riguarda l'europa.
Vero che nel mondo invece la fame uccide ancora troppo; ma è un altro discorso, ben noto e di livello planetario e che riguarda gli interessi di Bilderberg, Aspen e Trilateral in primis.
Ritornando a noi, e superando (non sempre, ma molto più spesso che in passato) la fame fisica, i nuovi poveri sono coloro che invece che comprendere contro chi lottare sono stati nel tempo depauperati della capacità critica, inglobati senza possibilità di uscita in un sistema spersonalizzante ed individualizzante.
Quando cambiamento delle condizioni di vita in molte parti del mondo non può non avere ripercussioni su ciò in cui la gente crede e sulla politica in generale.
L'individualismo sempre più accentuato, classico del "divide et impera", attuato attraverso l'uso improprio e frenetico di internet e della cosiddetta ed abusata "virtualità" genera la scomparsa frequente della necessità di socializzare e di amare degli individui generando altre aspettative ed altre necessità.
Riproporre pertanto schemi indietro anche di venti/trenta anni è assolutamente inutile, a mio modo di vedere. L'unico rimedio, per me, è costringere gli uomini a stare insieme, a riprendere la forza della socialità, quel "fare quadrato" che il buon Natow riprende spesso.
Molto frequentemente servono all'uomo cose semplici e meno filosofia.
Saluti.