Da meridionale che vive in Padania, vorrei fare qualche riflessione sul rapporto tra noi e loro, tra la nostra e la loro visione delle rispettive identità, dei problemi, delle risposte politiche ai problemi stessi. Ogni tanto ci sono incursioni di qualche padano su questo forum e viceversa, credo che sia salutare, anche se spesso esse si risolvono solo in uno scambio di immutabili pregiudizi, sentenze già costituite, scontro di incomprensioni.
Negli anni in cui la Lega Nord si affermava col suo dirompente carico di novità, anche al Sud ci fu nei suoi confronti un interesse positivo: il dire "pane al pane e vino al vino", la lotta alla corruzione e agli sprechi, l'affermazione dell'identita erano temi che facevano presa anche sui meridionali, e l'atteggiamento di dividere le proprie responsabilità da quelle del centro era particolarmente pagante: così, al Sud, Benevento reclamava la propria autonomia dal centralismo napoletano, Foggia sentiva il desiderio di allontanarsi da Bari, in Calabria nascevano nuove province e Lampedusa si dichiarava autonoma dall'Italia e dalla Sicilia. Intanto a Napoli nasceva la Lega Sud, prima considerata filiazione della Lega Nord e oggi sua acerrima nemica.
Ma quali sono davvero i punti di contatto tra noi e loro? E' davvero possibile un dialogo?
Io ho provato spesso ad affrontare certi temi, a far capire ad esempio che
Niente, non c'è verso: questi argomenti vengono ridicolizzati peggio delle teorie sull'Inganno Globale o il Grande Complotto.
- la distribuzione di ricchezza, attività imprenditoriali, infrastrutture e banche così marcatamente differente tra Nord e Sud non può essere causata solo da differenze culturali/antropologiche;
- le scelte fatte a suo tempo (e anche tuttora, per la verità) dal governo centrale non hanno in nessun modo favorito il Sud, altrimenti non si spiegherebbe quanto detto sopra;
- non è ragionevole considerare una regione (in senso lato, intendendo la Padania) ai primi posti in Europa per PIL, redditi, attività economiche in generale etc. come la cenerentola biecamente sfruttata;
- l'unità d'Italia l'ha voluta il Nord e l'ha imposta al Sud con la violenza; il federalismo l'ha proposto, inascoltato, il Sud per decenni, quando ancora era viva la speranza di salvare quello che restava della nostra economia.
Il loro indubbio vantaggio è che, anche se non se ne rendono conto, le loro idee sono conformi a quanto trasmesso dalla propaganda unitaria che vede il Nord, faro della civiltà, tendere la mano al Sud povero e oppresso; solo che loro sostengono, dopo che come noi sono stati convinti di aver realmente aiutato il Sud e di non dovergli nulla, di essersi stancati di lavorare per noi e di subire gli aspetti più negativi della nostra civiltà...
L'Italia è oggi più divisa di quanto non lo fosse centocinquant'anni fa. C'è, allora, la speranza di unificarla davvero? E soprattutto, vale la pena di perseguire quest'obiettivo?




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