Padoa Schioppa si prende pure il Tfr
Scippato il risparmio dei lavoratori
- da UGL -
La prima regola del giornalismo è quella di separare i fatti dal commento per rendere più trasparente l ’informazione;
proviamo a fare la stessa cosa per chiarire cosa sta accadendo con il nostro trattamento di fine rapporto.
I fatti:la riforma Maroni della previdenza prevedeva, nel pezzo concordato con le parti sociali, di far partire le pensioni complementari dal 2008 attraverso la confluenza del tfr nei fondi negoziali, quelli, cioè, previsti dai contratti di lavoro o da accordi tra il
sindacato e le imprese; queste ultime sarebbero state in qualche modo compensate con l ’istituzione di un fondo – disdettato però dalle banche al momento del cambio di governo – dal quale avrebbero ottenuto finanziamenti equivalenti a tasso agevolato.
Questo in base al principio che il deposito presso le aziende del risparmio dei lavoratori costituiva, di fatto anche se non di diritto, una sorta di finanziamento per le imprese stesse.
Ora,invece,cambia tutto: il governo – alla caccia di risorse per fare bella figura con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale andando immotivatamente oltre il rientro del deficit condordato l ’anno scorso con Bruxelles – ha deciso di mettere il 65%del tfr in un fondo destinato a finanziare non meglio precisate “opere pubbliche ”
(chissà se ci rientrano pure il ponte di Messina o l ’Alta Velocità)facendo confluire nell’Inps quella parte di liquidazione che i lavoratori non hanno deciso di destinare ai
propri fondi complementari.
Alla Confindustria, che pure si è indignata per la decisione del governo, è stato comunque assicurato un “ristorno” di 550 milioni di euro nel 2008 e di 600 nel 2009,
oltre agli sgravi sui contributi previdenziali già annunciati, ed il ripristino dell’accordo con le banche per i finanziamenti compensativi (magari in cambio dell’estensione anche agli istituti di credito degli sgravi sul cosiddetto cuneo fiscale).
Ai lavoratori, invece, non è stato chiesto neppure il permesso prima di mettergli le mani in tasca e, anzi, per quanto riguarda i dipendenti pubblici è stato previsto un
innalzamento dell’aliquota per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dello 0,3%.
Avremo, si, un rendimento della liquidazione pari a quello garantito oggi per legge al TFR – che può essere sempre meglio che tentare la fortuna con le linee di investimento più “audaci” proposte dai fondi per inseguire una pensione integrativa più corposa – ma non saremo più padroni del nostro risparmio, letteralmente scippato da un governo che la concertazione non sa neppure cosa sia.
Il commento è che, quando c ’è da fare cassa, si continua a prendere i soldi dalle fasce più deboli del Paese, dai lavoratori, i quali oltre al danno devono subire anche la beffa di chi gli vuol far credere che anche i ricchi piangono: magari è vero, ma le lacrime che cadono sui ponti degli Yacht si asciugano prima di quelle che bagnano il
pavimento di un monolocale in periferia.


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