
Originariamente Scritto da
Barsanufio
Questo intervento di Bottero - gli sono grato - mi dà la possibilità di precisare alcune cose che credo importanti. Rileggendo il mio intervento, cosa che faccio rarissimamente, l'ho trovato in effetti a volte oscuro e a volte fraintendibile.
Quello che lui definisce il mio appello consisteva nella proposta di un passaggio dalle regole (già esistenti, scritte, citate, richiamate, costantemente violate) ai principi. In particolare a un principio: quello del rispetto per l'interlocutore.
E' assolutamente evidente che se si assume un principio come se fosse una regola emergono le contraddizioni cui Bottero si riferiva. Per esempio è ovvio che l'equazione non mi rispondono, quindi considerano spazzatura ciò che ho scritto sarebbe perversa. Io non intendevo suggerire l'applicazione pedissequa di un comportamento, ma stimolare almeno alcuni di noi a condividere l'adesione a un principio in senso forte.
Ciò non esclude affatto la durezza. Si può essere assolutamente spietati nelle argomentazioni e contemporaneamente completamente rispettosi dell'interlocutore. Non voglio trasformare un confronto di idee anche serrato in un cinguettare di cinciallegre: credetemi, non è questa la mia intenzione, niente affatto. Ma intendevo richiamare ciascuno di noi (me per primo) a prendersi cura anche della forma del dialogo tra noi oltre che al singolo contenuto del nostro intervento: in questo modo si produrrebbe, a mio avviso, un innalzamento di valore dei nostri scambi, e forse si favorirebbe l'intervento di altri possibili lurkers.
Beninteso: la spazzatura non ha a che fare con le idee. Anche alcune idee a mio avviso sono spazzatura, eccome se lo sono (bullshit, come direbbe Harry Frankfurt), ma non mi sognerei di dire che - in base a questo giudizio - non dovrebbero essere esposte o dovrebbero essere ignorate.
Quando - in questo contesto - parlo di spazzatura mi riferisco allo stile della relazione, del dialogo. A volte ci sono vere e proprie ingiurie, a volte delle diffamazioni, frequentemente delle gratuitissime volgarità. Come ho detto, parlare di teologia tra insulti, rutti e scorregge può essere letterariamente anche attraente, specie se l'oste ogni tanto - e almeno in un caso dovrebbe farlo subito, ora, adesso - prende uno di questi tizi e lo sbatte a calcinculo fuori dalla taverna. Ma quando questi rumori biologici diventano tali e tanti da sopravanzare di gran lunga le parole e da rendere di fatto impossibile ascoltare quel che dice l'altro, a me vien voglia di uscir dall'osteria con quattro amici e continuare a parlare assieme, nel silenzio e al fresco della luce della luna.
Detto questo, ha perfettamente ragione Bottero quando dice che occorre ulteriore riflessione. Ho proposto questa discussione a tale scopo.
Grazie, Barsanufio