Rivendico una restituzione di dignità e libertà ai parlamentari, nonché di autorevolezza al Parlamento. L'annuncio della proposta di legge a firma dell'on. Pieferdinando Casini, cui si aggiunge quella dell'on. Giorgia Meloni, per rendere obbligatorio un test sui parlamentari al fine di rilevare sostanze stupefacenti è aberrante e offensivo nel metodo e nel merito. Nel metodo, perché Casini e Meloni planano come avvoltoi su una pessima iniziativa de Le Iene, programma spesso capace di rappresentare con più intelligenza i vizi, non sia mai le virtù, dei parlamentari. Del resto, come è noto, le virtù in generale non fanno audience, mentre tutto il resto è grasso che cola nel brodo di cultura dell'antipolitica. Questo il rammarico per Le Iene, per essersi prestate a strumentalizzazioni tutt'altro che imprevedibili.
Aberrante nella sostanza, perché conferma ancora una volta la cieca ansia punitiva, repressiva e autoritaria costituita dall'asse culturale della legge Fini sulle tossicodipendenze, che ha tanti paladini nel centrodestra e dintorni ma non solo. Non ha certo restituito dignità ai parlamentari il parlottio che ne è seguito, e la decisione di non mandare in onda la trasmissione è stata la classica "toppa" decisamente peggiore del buco.
Rivendico, come cittadina che svolge temporaneamente il lavoro di parlamentare, il diritto di scegliere come vivere la mia vita, così come lo rivendico nel mio lavoro legislativo per tutte le cittadine e i cittadini di questo Paese. Rivendico per tutti, come parlamentare, la libertà di scegliere lo stile di vita che più aggrada ad ognuno, riconoscendo pienamente la responsabilità di ciascuno nel progettare la propria vita. Rivendico ancora, questo sì pienamente nel mio ruolo di deputata, la necessità di maneggiare con somma cura e rigore il tema delle tossicodipendenze, a partire dalla cancellazione della legge Fini. Un passaggio necessario, perché le politiche non repressive devono tenere conto dell'aumento della diffusione e della evoluzione dei vari stili di consumo, abuso e dipendenza dalle droghe, in particolare nel mondo giovanile, e per ragionare su un articolato sistema di interventi per contrastarne il traffico. Vorrei, come sono sicura tanti di noi vorremmo, essere giudicata per il mio lavoro, ma sono consapevole del fatto che il nostro ruolo pubblico ci espone all'attenzione e al giudizio dell'opinione pubblica anche su altri aspetti, ed è normale che sia così.
Tuttavia, difendo con nettezza il fatto che i dati sensibili che mi riguardano sono in mia totale disponibilità e la loro diffusione dipende solo dalla mia volontà. Questa è un'affermazione di libertà irrinunciabile, a prescindere dal ruolo che ricopro.
*parlamentare Ulivo/Ds




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