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Discussione: Blocher sotto processo

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    Blocher sotto processo

    261 bis: i “democratici” gettano la maschera






    Pelli & cie : vogliono vietare anche i dibattiti!


    Indegne dichiarazioni del presidente radicale










    Cresce in Svizzera il terrore per il possibile dibattito sull’articolo 261bis , che il Consigliere federale Blocher ha avuto il coraggio di contestare.

    Sullo statista e uomo politico si sono abbattuti valanghe di insulti della più bassa lega da parte dei difensori “della dignità umana” : notoriamente chi si oppone ai diktat di quei balivi esce dal genere umano ed quindi liberamente insultabile. E’ storia vecchia.

    Blocher non si lascerà intimidire per questo. E’ certo però che il campione della sovranità e dei diritti del popolo dovrà affrontare ora l’ odio mortale dell’oligarchia plutocratica: toccando il 261 bis ha toccato la sacra corona di menzogne dei nuovi balivi, il baricentro del loro potere, l’arma letale e lo scettro del dominio. Non è un modo di dire: se un giorno in tutta Europa cadrà l’infame articolo e i suoi modelli foto copia ciò significherà una sola cosa: i popoli europei stanno tornano liberi. In nessun stato della colonia europea sarà permesso abrogare quell’articolo: sarebbe la fine dell’usurocrazia, del globalismo, del dominio dell’oligarchia planetaria.

    Sarebbe la fine del regno orwelliano del grande fratello, del grande inganno della neo lingua, dell’ipocrisia infame che permette ai lacchè della partitocrazia di uccidere i loro stessi popoli in nome dell’uguaglianza e dell’amore verso tutti i popoli. Amore che ovviamente non hanno, ma fingono di avere.

    L’arma per uccidere i popoli è l’immigrazione selvaggia ( non l’islam, sia detto per i quattro somari che continuano a prendere lucciole per lanterne: l’islam ce l’hanno portato a casa apposta) : le etnie europee, la loro storia, le loro tradizioni, le loro città , il loro modo di vita, il loro benessere, l’istruzione dei loro figli , la loro stessa razza saranno cancellate da orde di africani, asiatici, australopitechi, o chi per loro : masse di migranti come cavallette che già hanno stravolto il panorama di molte città europee.

    Anche i popoli più ubbidienti e disciplinati, anche i più stupidi, non possono non vedere la realtà: basta aprire i giornali e vedere cosa significa l’invasione migratoria. Per chi poi se li ritrova nel proprio quartiere o addirittura sotto casa la ribellione diventa un impulso irrefrenabile.

    Gli oligarchi, che hanno voluto le migrazioni per schiantare le nazioni e la loro forza difensiva, il concetto di fratellanza nazionale distrutta dal meticciato di massa, devono assolutamente evitare una reazione estrema che porti alla resistenza nazionale. Devono evitare che si creeino dei partiti che dicano: le nazioni si difendono e le frontiere pure, le migrazioni si bloccano, la terra appartiene ai popoli che vi vivono da generazioni. Oggi c’è una sola nazione che applica una feroce difesa etnica , religiosa, territoriale e imperialista: paradossalmente questa nazione la terra l’ha rubata ai legittimi proprietari. Questa nazione è lo stato sionista di Israele. I sionisti sparsi per il mondo la difendono a spada tratta ma temono come la peste che le altre nazioni imitino Israele. Il perché è facile intuirlo.

    L’art. 261 bis è la loro arma migliore: come ogni legge che viola la libertà di parola e di pensiero, essa non può avere limiti. Vietare le opinioni significa forzatamente fare il processo alle intenzioni. Nessuno può dire con esattezza quando il “revisionismo” storico , cioè la ricerca di documenti storici e il conseguente dibattito, superi il confine del legittimo in base al demenziale articolo. Si può solo supporre che lo storico, il giornalista, o il famoso “chiunque” abbia passato i limiti in base all’opinione della censura giudiziaria. Che essendo soggetta alle convinzioni personali di chi la applica sarà ovviamente di parte. E’ già difficili applicare la legge equamente in tema di diritto penale: il giudice sarà più o meno generoso a seconda delle sue convizioni. Ma è impossibile farlo in caso di reato d’opinione o di pensiero. Come si è visto dagli atti del processo Graf, gli stessi testimoni della difesa sono stati minacciati di incriminazione. Il 261bis è una legge infame: se la massa dei votanti l’avesse ben capita non l’avrebbe votata.

    Il fatto che Blocher voglia riprendere il dibatti terrorizza i burattini della partitocrazia.





    Queste premesse spiegano l’indegna , anti democratica e illiberale levata di scudi contro le esternazioni di Blocher, primo uomo di governo europeo che ha avuto il coraggio, grazie anche alla grande tradizione di libertà della Svizzera che permette una libertà di parola impensabile in Germania,. Italia, Austria o Francia ( ma non, si noti, il Gran Bretagna: gli inglesi in questo sono assai più intransigenti, nonostante l’enorme influenza della lobbie ebraica), di contestare un pilastro della futura tirannia come il 261 bis.

    Trascinato per i radi capelli dalla maggioranza radico-giacobina cui lui stesso appartiene , il presidente del partito radicale svizzero Fulvio Pelli, ha rotto un sino ad allora cauto silenzio, per attaccare frontalmente Blocher.

    Pelli non poteva probabilmente farne a meno: il suo è il partito più filo sionista dell’arco parlamentare. Le sinistre ovviamente sono compatte dietro il 261bis: non tanto per filo sionismo quanto perché la sacralizzazione del dogma del cosiddetto olocausto come Male assoluto. Grazie a quelle leggi liberticide in tutta Europa la critica ad Israele e alle comunità sioniste che ne appoggiano la politica diventa o può diventare reato. Ma a sinistra il 261bis serve il Male assoluto di destra per relativizzare i crimini del comunismo. Così parlar bene di Hitler è reato, applaudire Stalin è permesso, anzi eminenti storici ( si fa per dire) minimizzano i milioni di morti ammazzati dal comunismo. Porta in galera il solo sospetto ( si badi: sospetto!) di volere ricreare un partito nazionalsocialista , cosa peraltro storicamente impossibile, ma in tutta Europa fioriscono senza vergogna di partiti comunisti. Loro al 261bis ed affini fanno un monumento, esattamente come i sionisti: un’alleanza peraltro non nuova nella storia.

    Cosa ha detto Fulvio Pelli, presidente nazionale del partito radicale?

    Ha dichiarato di essere “stanco delle provocazioni e degli “show” di Blocher.”

    L’uomo politico ticinese è un abile manovratore locale ma quando esce dagli ambiti cantonali la sua limita cultura politica lo rende valido solo quando sta zitto, cosa che negli ultimi tempi riusciva bene e lo rendeva meno bifolco di un Couchepin.

    Bisogna infatti essere degli analfabeti politici per definire una “provocazione” l’idea di modificare una legge che persino molti liberali in Europa ritengono assurda.

    Bisogna essere dei ciarlatani per parlare di “show” quando il leader del primo partito nazionale e ministro della Giustizia dichiara di avere dei dubbi su una legge liberticida, frutto di un’imposizione esterna, legge che ha ampie implicazioni internazionali, che non viola solo la libertà dei cittadini ma indirettamente anche la sovranità nazionale in materia di giustizia. Uno show da quattro soldi lo fa semmai il giacobino Couchepin, compare di Pelli, tracotante e impunito, quando promette agli svizzeri la pensione a settant’anni per la buona ragione che campano troppo a lungo.

    Dove però Pelli supera i limiti della decenza a livelli ancora mai raggiunti , è quando attacca la trasmissione “Arena”. Sentite cosa dice questo personaggio il cui partito rivendica un diritto quasi morale di guidare il paese in nome di principi “liberali”

    “I giornalisti di Arena sono inca-paci di distinguere tra vera informazione e propaganda. Il Plr «non parteciperà mai agli spettacoli di Christoph Blocher » , più bravo a fare l’istigatore che l’uomo di stato” ha detto quel gran cervello politico e uomo di stato Fulvio Pelli di cui non si ricorda un’idea originale.

    Pelli ha poi spiegato la sua scelta di boicottare l’emissione dedicata alle “sparate” di Blocher. La «fabbrica delle provocazioni, (Blocher) trasferita provvisoriamente in Turchia, ha lanciato un nuovo tema e i mass media si sono subito di-menticati di problemi importanti quali gli investimenti nella formazione, Alptransit e le riforme dell’esercito» , ha aggiunto il presidente del Plr, chiedendo esplicitamente che la trasmissione sia sostituita da un altro programma, più informativo.





    «I media possono riferire di quello che vogliono - ha precisato in un’intervista alla SonntagsZei-tung - ma la Televisione svizzera come servizio pubblico ha il compito di informare affin-ché gli svizzeri capiscano cosa succede nella politica. Deve riferire di proposte e decisioni e non di giochi politici» . E questo Arena non lo fa. Dunque: «Non parteciperemo più a questa e ad altre trasmissioni che si limitano a reagire alle provocazioni politiche » , ha minacciato Pelli, suscitando persino reazioni negative all’interno del suo partito: «Un partito liberale non si può permettere di imporre alla televisione i temi da trattare», ha per esempio dichiarato alla SonntagsZeitung il consigliere nazionale ed ex uomo di televi-sione Filippo Leutenegger.

    Le affermazioni di Fulvio Pelli non sono solo stupide, sono di una gravità senza precedenti. E diventano vomitevoli se si tien conto che la Svizzera italiana ha una televisione , diretta dal “liberale” Balestra, che è il megafono della partitocrazia.

    Il servizio pubblico ha il compito di informare, biascica Pelli. Ma la televisione che lui vuole non deve informare , deve essere in ginocchio davanti alla partitocrazia: deve essere come la TSI dove non esiste un solo giornalista di destra, dove tutto è gestito da una cupola che di pubblico e trasparente non ha niente, una televisione nordcoreana dove appunto una trasmissione come Arena è stata subito bloccata. Stupidamente perché oltretutto politici di destra vera in Ticino non ce ne sono e quindi in una ipotetica Arena la partitocrazia dei Pelli, Cattori, Carobbio e Cavalli avrebbe gioco facile.

    Ma le parole di Pelli svelano soprattutto la trama della tirannia del potere, il terrore che hanno del dibattito, la paura blu che hanno che la gente prima o poi capisca. Non si deve discutere sul 261bis , non si devono avere dubbi sulle Verità Rivelate dall’oligarchia, non si deve neppure pensare. La televisione deve essere al servizio del Potere. Anche un dibattito è troppo e se dibattito ci deve essere non deve avere temi che toccano i dogmi di Fede.

    Pelli lo fa capire con la tipica ipocrisia di un re travicello che si barcamena. Ma la base radicale è molto più chiara.

    Valga per tutti il secondo editoriale sull’argomento pubblicato da La Regione dalla Pifarretti, la passionaria rossa sopracenerina.

    Più onestamente, anche perché glielo impone la rabbia politica giacobina. la Piffaretti parla chiaro.

    Contesta il Pelli pensiero, che falsa le carte lasciando intendere che la Televisione di regime dovrebbe parlare di cose serie come l’Alptransit , una costosa porcheria per la verità, ma non di “provocazioni “ come il 261bis. Dice la Piffaretti fuori dai denti:

    “l’argomento toccato da Blocher non è affatto un tema di serie B. È da sempre nel Dna dell’Udc avversare questa norma che sancisce principi importanti per la pacifica convivenza in una società multiculturale come la nostra.” Si noti, in margine, il linguaggio politicamente corretto da maestria dalla penna rossa.

    Lasciando cadere le stupidaggini come “la convivenza multiculturale” e il fatto che la Piffaretti lamenta come un insopportabile vulnus alle tradizioni elvetiche che Blocher abbia espresso delle opinioni di critica della Svizzera in Turchia ( ma questi ciarlatani si dimenticano di quante critiche , scuse e prostrazioni ignobili hanno messo in scena i politicanti alla Flavio Cotti in USA all’epoca del ricatto del Congresso mondiale ebraico? Certo non conviene ricordarlo) resta di assolutamente vero il fatto che l’articolo capestro non è assolutamente di serie B.

    Questa ammissione Pelli è troppo più furbo della Piffaretti per farla. Resta nondimeno vera.

    Così come è lamentevole e ridicolo da parte dei radicoperdenti ammettere che in un dibatto aperto come Arena ne escono sempre con le ossa rotte. Prima con Blocher e adesso, scrive la Pifaretti senza rendersi conto che si dà la zappa sui piedi, anche i suoi emuli fanno cassetta nel dibattito.

    La Piffaretti tocca poi la summa della rovescio dell’evidenza, come nel cosmo orwelliano, quando aggiunque “ Se Blocher è un problema grosso e riesce a manipolare « i servi sciocchi » dei media di mezza Svizzera mettendo in crisi un sistema e se lui, dopo essersi preso una poltrona Pdc, fa anche ombra al Prd, prego signori: di Udc, se la matematica del voto ne vorrà ancora due, scegliete-ne un altro. Uno che rispetti le regole del gioco nel quale è stato eletto e vi prenda un po’ meno per i fondelli.”

    Da questo scampolo di prosa pifarettocarattiana si possono estrapolare infiniti commenti, tanto è sfacciato: ma bastano poche considerazioni.

    In primo luogo non è l’abilità del politico Blocher, pur bravo, ad aver scardinato solo conm la forza di qualche dibattito, come ammette stizzita la Piffaretti , un solido sistema politico ( di falsa democrazia, diciamo noi) : Blocher ha vinto e domina i dibattiti perché dice verità evidenti, indiscutibili: la gente capisce benissimo che non se ne può degli asilanti e dei clandestini, che l’UE è una palla al piede e un potere oligarchico, l’ONU una porcheria al servizio degli americani, le guerre di “peacekeeping” sono luride guerre di aggressione. Non ci vuole una grande oratoria per spiegare cose semplici. Tanto che il consenso ( calante) di PPD e PRD sta in piedi solo grazie ad una stampa scritta e parlata tutta controllata dalla finanza che domina la partitocrazia. Bisogna chiamrsi Piffaretti per aver il coraggio di scrivere che “Blocher riesce a manipolare i servi sciocchi dei media” . A meno che la cosa vada intesa in senso letterale: cioè i giornalisti sono dei servi( del potere vero) tanto stupidi da lasciarsi manipolare da un nemico dell’oligarchia come Blocher.

    Questo potrebbe essere vero: ma ciò non toglie che tutta l’informazione sia anti Blocheriana, anti nazionale, venduta agli interessi del “Mercato” e degli oligopoli globali. E in effetti i giornalisti di sinistra sono gli utili idioti del sistema.

    La Piffaretti dà poi una splendida lezione da manuale della truffa politica demopartitica quando propone come soluzione di cambiare ministro, scegliendo tra le file dell’Udc un secondo Schmid, un uomo di paglia tanto ambizioso quanto inetto “ che rispetti le regole del gioco nel quale è stato eletto e vi prenda un po’ meno per i fondelli” Chiaro o bisogna fare un disegno? Certo Pelli non è così rozzo, ma il concetto di democrazia è lo stesso: i politicanti burattini devono rispettare le regole del gioco e non prendere per i fondelli i padroni del vapore.

    Che per intanto prendono per i fondelli noi, in attesa di prenderci per la gola con il cappio del 261bis. Attenzione però che il gioco ora si fa sporco e può essere finalmente pericolo anche per loro: la situazione mondiale sta rapidamente cambiando e loro gettano la maschera: vogliono imbavagliare gli avversari , governare con la forza.

    Queste cose si sa come cominciano, non come finiscono. Per questo i balivi e i loro servi si aggrappano disperatamente al 261 bis

  2. #2
    Zero Sen
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    Ormai sono arciconvinto che una "rivolta" etno-nazionalista non potrà mai avere uno sbocco in democrazia (vedasi fine della Lega, Haider etc) perchè quando un movimento o un uomo politico diventano pericolosi, li comprano, li ricattano, li perseguitano giudiziaramente o che altro.
    Mettiamoci quindi il cuore in pace. Solo un miracolo potrà salvarci.

  3. #3
    birra al popolo
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    Avessimo noi un Blocher in Padania...

  4. #4
    kalashnikov47
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da lanzichenecco Visualizza Messaggio
    Avessimo noi un Blocher in Padania...
    Dopo un po', lo comprerebbero, lo ricatterebbero, subirebbe un incidente mortale, lo arresterebbero etc etc. Ha ragione Zero, qui è difficile cambiare qualcosa.

 

 

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