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    Predefinito La Lega Sotto Processo Per Secessione (il Giornale)

    13/08/2005 - 115
    Il 7 febbraio Bossi e 44 dirigenti a giudizio a Verona

    Roma, 13 ago. (Apcom) - Quarantacinque leghisti (tra cui il leader Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli) il 7 febbraio 2006 dovranno comparire davanti al gip di Verona chiamato a pronunciarsi su una richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Guido Papalia ben 7 anni e mezzo orsono.

    Lo riporta il quotidiano "Il Giornale" specificando che gli esponenti politici sono accusati di attentato all'unità nazionale per aver aspirato alla secessione della Padania. La pena prevista per il reato arriva all'ergastolo. I fatti risalgono al 1996 durante il periodo delle "camicie verdi".

    copyright @ 2005 APCOM
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    La Lega sotto processo per secessione - di Redazione -


    Il 7 febbraio Bossi e 44 dirigenti in tribunale a Verona per rispondere di attentato all’unità nazionale

    Quarantacinque leghisti (tra cui Bossi, Maroni e Calderoli) il 7 febbraio 2006 dovranno comparire davanti al gip di Verona chiamato a pronunciarsi su una richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Guido Papalia ben 7 anni e mezzo orsono. Sono accusati di attentato all'unità nazionale per aver aspirato alla secessione della Padania. La pena prevista per il reato arriva all'ergastolo. I fatti risalgono al 1996 durante il periodo delle «camicie verdi».



    Quando nel ’97 il Senatùr tuonava: «In piazza bisogna saper menare» - di GIANNI PENNACCHI -


    Gianni Pennacchi

    da Roma

    Correva l'anno di grazia 1996. Ricordate? Il centrosinistra aveva vinto le elezioni e Romano Prodi s'era insediato al governo, sembrava intramontabile. Il centrodestra era allo sbando, ridotto a tre soli partiti in rottura furibonda con la Lega. Quest'ultima poi, appariva irrimediabilmente isolata, costretta all'angolo. Alle elezioni il Carroccio era andato da solo, contro il centrodestra col quale aveva consumato lo strappo sul finire del '94, e contro il centrosinistra col quale aveva esaurito il rapporto già nei primi mesi di vita del governo Dini. Più che una scelta, quella di Umberto Bossi era stata una necessità: la Lega aveva subito il «tradimento» di Massimo D'Alema, che dopo averla blandita come «costola della sinistra» per strapparla all'alleanza con Silvio Berlusconi, l'aveva abbandonata repentinamente quando non serviva più. Troppo presto ancora per ricucire col Polo, troppo tardi ormai per intrecciare una qualche desistenza con l'Ulivo. E chi dovevano ringraziare i leghisti, per quel ruolo di corpo estraneo, nemici di tutto e di tutti, l'anti politica e l'anti democrazia? Proprio il pio Oscar, che dall'alto del Quirinale aveva pilotato prima la rottura dell'alleanza col Polo e la caduta del governo Berlusconi, poi il passaggio di governo e di sponda dell'ex ministro del Tesoro di Berlusconi nonchè l'idillio con la sinistra, infine l'abbandono come fossero un partito usa e getta. Più che a Botteghe Oscure, per Bossi l'odiato «traditore», il vero burattinaio, stava sul Colle.
    A dispetto della solitudine e dell'isolamento, la Lega era riuscita ad eleggere 28 senatori e 58 deputati.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Quando nel ’97 il Senatùr tuonava: «In piazza bisogna saper menare» - di GIANNI PENNACCHI -


    Ma aveva dovuto accentuare le sue caratteristiche, contro la Roma «ladrona di sinistra e di destra» non le restava che esaltare la centralità padana. I partiti nazionali avevano rifiutato il federalismo? Il Carroccio rilanciava con l'ideale dell'indipendenza e della secessione, ecco l'ampolla alle sorgenti del Po, i gazebo per le elezioni del parlamento padano, l'insediamento dell'assemblea alternativa, addirittura un governo da rinfacciare a quello nazionale, le camicie verdi, i proclami sempre più gridati e accesi. Un'escalation di provocazioni: più il governo (di Prodi) e il Quirinale si stracciavan le vesti, più la Lega le sparava grosse. Quale scandalo, quando i gruppi di Camera e Senato ebbero l'ardire di proclamarsi «Lega Nord per l'indipendenza della Padania».
    Quanto parlavano e tuonavano, i leghisti. Tutti, anche il mite Roberto Maroni. Il leader poi, era un vulcano inesauribile e stupefacente, un fiume inarrestabile di parole e di trovate. Oddio, quando a maggio del '97 usciron fuori i Serenissimi a scalare il campanile di San Marco, il primo a dissociarsi, anzi a condannarli senza appello fu proprio Bossi. Più deciso e netto del Pci con le Bierre negli anni di piombo. Ma scherziamo? A parole si può far tutto, almeno in politica. E' regola democratica che sia lecito qualunque messaggio e programma, ogni promessa, anche la più sconvolgente. Ma i fatti son ben altra cosa, e quelli messi in atto dai Serenissimi secondo Bossi non solo meritavano la condanna, erano una «provocazione» ai danni proprio della Lega. Nonostante quella «provocazione» però, Bossi e i leghisti continuavano a parlare, nelle riunioni di partito, nei comizi, al telefono. E il dottor Guido Papalia registrava.
    Questi che seguono, sono stralci di intercettazioni giudiziarie che supportano la richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla procura veronese.
    È il 21 settembre '97, due giorni dopo la visita del presidente Scalfaro a Verona, e Bossi non sembra soddisfatto della protesta inscenata dal Carroccio. Ne parla con Enzo Flego, responsabile delle Camicie verdi.
    B= Bisogna essere determinati con. .. ba... solo se l'altro attacca bisogna... menare il più possibile.
    F= Sì, sì.
    B= Ma solo se l'altro attacca,... ma lì... quello che vedi tu girando in giro tra la gente... tra la gente che gravita attorno, non so se le varie difese (incomprensibile) la gente è pronta è determinata a dar batt... a rispondere?!
    F= A la gente guarda.
    B= No, no.
    F= Eh?!
    B= No la gente, la la le camicie verdi.
    F= Noi siamo pronti, perché, però vedi è un fatto Umberto bisogna contarci in ultima, perché non puoi mettere trecento camicie verdi a far battaglia contro seicento poliziotti.
    Ancora sulle manifestazioni contro Scalfaro, Bossi si sfoga al telefono il 30 settembre, sempre con Flego.
    B= Tallonare Scalfaro sempre ovunque gestendo in maniera completamente diversa... non come ha fatto Calderoli che è un p... e si è diviso frangette... frangiotte... F si lamenta probabilmente per delle assenze ingiustificate e, di rimando, B= ...c'è il primo giorno della caccia, fan bene di andare a caccia,
    quel c... che ti sembra... In realtà è come sempre... ragionare no! Quando viene la guerra verranno, adesso non c'è la guerra... a un minimo di cose da fare no!
    Sullo stesso argomento, lo stesso giorno, colloquio telefonico tra Bossi e Alberto Mazzonetto, «punto di riferimento dell'attività secessionista in Venezia.
    B= Il problema, chi fa parte... chi va in piazza deve sapere che deve menare la mano.
    M= Sì, certo questo è vero pure...
    B= Però...se no sembrate dei poveracci voi là... M= Mh.
    B= Eh, la Lega dei poveracci deve finire insomma, ora la Lega è di chi ha coscienza del momento storico e ha determinazione.
    M= Ecco ci manca l'organizzazione e il servizio d'ordine per essere pronti in piazza e bisogna che ci organizziamo...
    B= Crealo... E ti rendi conto del ridicolo di aver fatto un movimento di gente che sta con le gambe sotto al tavolo no?
    M= Ho capito...
    B= Ho letto il tuo articoletto che avevi scritto sul giornale... secondo me era un errore completo, tutte le volte che viene Scalfaro va contestato, se no... che... che roba è...
    M= Sì.
    B= Eh!...voi siete di morso leggero, e quindi non tenete la preda... la preda va tenuta e come va tenuta... a prescindere dai sindacalisti che... a picchiare... magari, c...
    B= Quindi... posizione... non si mollano mai gli avversari si tengono sempre... un morso po'... poi lo si tiene sempre l'avversario, e sembra uno che... lì il problema sai qual è che... questo qui... il problema bisogna che tutti i comuni.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    .. bisogna dirglielo alle famiglie di non mandare... quando viene Scalfaro di non mandare i figli lì... e dire che i figli vadano... vadano...
    M= Sì, sì!
    B= Vuoi che i bambini vadano tirando fuori la bandiera della Padania...
    M= Mh! Mh!
    B= Eh! Problema di fondo non... si tratta di... di... di... come Mussolini, non vedi?!
    M= Esatto, sì! Di chiamare i bambini in piazza.
    B= Il problema è un pezzo di m... improntare la gente del Nord...va bene che gavranno... tutti... che gavremo tutti il mitragliatore in mano. .. ma sarà una soddisfazione enorme portarmi all'altro mondo il più possibile di questa m... vivente... sono m... viventi, devono essere cancellate da... da... lì però il problema... anche la gente va indirizzata con chiarezza con fermezza.
    Dal comizio tenuto il 14 settembre '97 a Venezia da Maroni, «attualmente capo del governo della Padania». Trascrizione della Digos.
    È giunto il momento di dichiarare chiusa la fase delle trattative... da oggi occorre passare dalle parole ai fatti... manca solo un ingrediente alla ricetta per la libertà, un parlamento libero e sovrano... il parlamento adotta la moneta e arma l'esercito... Nessuno!!! può opporsi alle decisioni di un parlamento liberamente eletto, né governi, né stati esteri, né magistrati di importazione... questo è il motivo che ha spinto il governo della Padania a indire le prime libere elezioni... Con l'elezione del proprio parlamento libero e sovrano, la Padania ha finalmente la legittimazione istituzionale sufficiente e necessaria per far valere concretamente la propria sovranità nei confronti di chiunque,
    utilizzando ogni mezzo... ripeto ogni mezzo, consentito dalle norme del diritto internazionale...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    MINACCIA DI CARTAPESTA - di Mario Sechi -


    Chi pretende di far la storia? E chi si arroga il diritto di scriverla? Sono due domande che negli ultimi quindici anni in Italia conducono a una sola risposta: i giudici. Dovranno decantare ancora le passioni e il tempo per leggere serenamente e con obiettività quanto è successo con la rivoluzione giudiziaria partita negli anni Novanta, ma ciò che oggi è evidente è che la magistratura inquirente del nostro Paese ha stravolto le regole del gioco democratico, prima cancellando Dc e Psi, poi risparmiando le sinistre e infine cercando con ogni mezzo il colpo finale contro Silvio Berlusconi e la Lega. La storia degli anni Novanta non è altro che la cronaca di un assalto giudiziario a una dimensione, un'offensiva che non si è mai chiusa e che continua oggi in forme nuove contro i parvenu del capitalismo.
    La giustizia italiana è un fiume carsico che poi erompe ciclicamente, come un geiser. Da quel fiume sotterraneo emerge una storia che oggi appare anacronistica e incredibile: il mito del secessionismo leghista. Una storia lunga dieci anni che rischia di incendiare la prossima campagna elettorale. La teoria del complotto è spesso ridicola, ma l'orologio della giustizia nostrana ha una puntualità svizzera: il prossimo 7 febbraio del 2006 Umberto Bossi e altri 44 militanti della Lega saranno chiamati in tribunale a Verona per rispondere del reato di secessione. Il giudice Papalia vuole processare il Senatùr e i suoi fedeli sulla base di intercettazioni a dir poco pittoresche e prove schiaccianti quali «l'alzabandiera» del Parlamento Padano, le ronde delle camicie verdi e il servizio d'ordine ai comizi «armato» di paletta e lampeggiante.
    Perbacco, indizi gravi, precisi e concordanti, direbbe un fine giurista. Ma tant'è che il tribunale dovrà decidere - dopo una breve pausa di riflessione durata sette anni e mezzo - se consegnare questa storia all'archivio politico del nostro Paese o continuare le udienze e riaprire le porte al caos istituzionale. Il Carroccio degli anni Novanta era ben diverso da quello che oggi siede in Parlamento. La fase «rivoluzionaria» (e stiamo esagerando) della Lega si è chiusa da un pezzo e, forse, non si è mai aperta davvero. Nel 1996 la Lega era un partito solitario (fuori dal Polo e tradita dalla sinistra che l'aveva dalemianamente definita una «sua costola») alzava la voce e si prodigava in azioni folcloristiche non militari. Ma l'iniziativa della magistratura può avere effetti dirompenti e far ritornare indietro le lancette dell'orologio. Questa Repubblica ne ha viste tante, ma un intero partito alla sbarra, con deputati, senatori, europarlamentari e ministri, sarebbe un evento tragicomico.
    Quando il Pci era un partito insurrezionale - e aveva un suo esercito clandestino - nessun magistrato della Repubblica si è mai sognato di metterlo fuorilegge o di risolvere il problema a colpi di carte bollate. E parliamo di un periodo storico in cui c'era poco da scherzare, perché fino alla rottura di Stalin e Tito (1948) il corridoio jugoslavo era disponibile per l'invasore sovietico.
    La Lega rappresenta un corpo sociale importante del Paese, è un movimento che ha bisogno di tradurre in azioni di governo la sua politica.
    Possono a volte non piacere i toni, ma presenta delle istanze in cui si riconosce un elettorato che è sempre stato tutt'altro che irresponsabile. Irresponsabile è invece il solo pensare di mettere fuorigioco, se non addirittura fuorilegge, una forza di governo sulla base di parole rubate ormai dieci anni fa.
    L'esempio più clamoroso del secessionismo filoleghista? L'assalto con il carro armato di cartapesta dei Serenissimi al campanile di San Marco a Venezia: una pagina di storia davvero terribile in un Paese in cui ancora oggi non sappiamo chi ha lanciato bombe e chi ha commesso stragi.
    Siamo seri, la storia politica di Umberto Bossi è lineare, è stato per lungo tempo un uomo solo al comando, ha raccolto il disagio del Nord, costruito un partito e l'ha portato in Parlamento non con i fucili, ma con il voto degli elettori.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Ecco tutti i dirigenti accusati -


    Luigi Augussori
    Luca Baldani
    Lorenzo Bevegni
    Stefano Mario Boatto
    Mario Borghezio
    Bernardino
    Giuseppe Bosio
    Alberto Maria Bosisio
    Umberto Bossi
    Matteo Bragantini
    Roberto Calderoli
    Enrico Cavaliere
    Stefano Cavallin
    Sergio Cavallini
    Roberto Ceresa
    Fabiano Cerini
    Giacomo Chiappori
    Angelo Corini
    Enzo Flego
    Marco Formentini
    Giorgio Garbin
    Vito Bruno Gnutti
    Gian Paolo Gobbo
    Moreno Gomarasca
    Luciano Grammatica
    Franco Lonzar
    Giuseppe Maddalena
    Patrizio Magagnin
    Stefano Magrotti
    Corinto
    Amedeo Marchini
    Roberto Maroni
    Alberto Mazzonetto
    Marco Mercanzin
    Giovanni Nicoletto
    Riccardo Paggi
    Giancarlo Pagliarini
    Renzo Perin
    Tiziano Pini
    Alfredo Pollini
    Piercarlo Provenzi
    Andrea
    Ambrogio Robbiani
    Alessandro Savoi
    Giampietro Secco
    Francesco Speroni
    Luigino Vascon
    Mario Zanardini
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    Claudia Passa
    da Roma
     non ci fosse stata la ri-
    forma del codice Rocco,avreb-
    bero rischiato la pena di morte
    per aver attentato all ’unità na-
    zionale e tramato contro la co-
    stituzione,aspirando alla se-
    cessione della Padania attra-
    verso le temibili «camicie ver-
    di ».E invece,in caso di proces-
    so,potrebbero «cavarsela »
    con l ’ergastolo i quarantacin-
    que leghisti che il 7 febbraio
    2006 dovranno comparire da-
    vanti al gip di Verona chiamato
    a pronunciarsi su una richiesta
    di rinvio a giudizio firmata dal
    procuratore capo Guido Papa-
    lia ben sette anni e mezzo orso-
    no.
    Poco importa che nel frattem-
    po due fra gli «imputati eccel-
    lenti »siano oggi diventati mini-
    stri (Maroni e Calderoli),che
    tre siedano al Parlamento euro-
    peo (Bossi,Borghezio e Spero-
    ni),che uno sia deputato (Pa-
    gliarini),che qualcun altro
    (Formentini)sia passato dalla
    presidenza del «parlamento
    padano »alla militanza nella
    Margherita.Così va il mondo,e
    se la richiesta di spedire alla
    sbarra la lunga lista di leader,
    militanti ed ex (giacente dal ’98
    e ora riesumata nelle convoca-
    zioni per l ’udienza di febbraio)
    dovesse riscuotere il placet del
    gip Rita Caccamo,l ’inevitabile
    ricaduta mediatica potrebbe
    coincidere con l ’apertura della
    campagna elettorale.E,vuoi o
    non vuoi,il «maxi-processo »fi-
    nirebbe col diventarne il «piat-
    to forte ».La storia si ripete:
    una precedente udienza,infat-
    ti,era stata fissata nel febbraio
    2001,anche allora a ridosso
    delle elezioni.Ma il dibattito
    s ’era arenato sul parere
    d ’insindacabilità sancita dal Se-
    nato per Speroni e Gnutti,en-
    trambi imputati,allora inquili-
    ni di Palazzo Madama.Parere
    inviato alla Consulta per un
    presunto conflitto di attribuzio-
    ni la cui discussione ha blocca-
    to a lungo l ’iter del procedimen-
    to penale.
    Le vicende per cui gli imputa-
    ti rischiano di finire alla sbar-
    ra,e rischiano di finirci in cam-
    pagna elettorale,risalgono al
    1996-97.Era il periodo delle
    «camicie verdi »,di Pontida,
    della Guardia nazionale pada-
    na.E in quel tempo -scrive Pa-
    palia -i 45 sott ’accusa avrebbe-
    ro «commesso fatti diretti a di-
    sciogliere l ’unità dello Stato at-
    traverso la disgregazione del
    suo territorio,e a creare una
    nuova entità statuale denomi-
    nata “Padania ”(...)mediante
    la concreta operatività di una
    complessa struttura di caratte-
    re militare denominata “cami-
    cie verdi ”o “guardia nazionale
    padana ”».Non mancava nul-
    la ’era un governo,un «parla-
    mento della repubblica federa-
    le padana »,con tanto di gazzet-
    ta ufficiale.
    Non solo:Bossi&co.sono ac-
    cusati d ’aver brigato per «di-
    struggere e deprimere il senti-
    mento nazionale »,dipingendo
    lo Stato come «colonizzatore
    delle terre del Nord »,impe-
    gnando gli accoliti «ad opporvi-
    si con “ogni mezzo ”e ad impe-
    gnarsi “nella lotta per la libertà
    e l ’indipendenza della Pada-
    nia ”»con un giuramento «sul-
    la vita,la fortuna e il sacro ono-
    re ».Quanto alle «camicie verdi
    -Gnp »,Papalia si sofferma sul-
    l ’uniforme,sulla gerarchia e
    l ’organizzazione territoriale,
    sull ’addestramento dei quadri
    «per un eventuale impiego col-
    lettivo in azioni di violenza e di
    minaccia,con l ’aggravante del-
    le armi ».
    «Seppur politicamente moti-
    vati -dice il Pm-tali fatti hanno
    travalicato il limite delle inten-
    zioni ».Non si tratta insomma
    di pura «propaganda secessio-
    nista »,ma di «singoli atti con-
    creti ».Qualche esempio?L ’«al-
    zabandiera »per inaugurare i
    lavori del «parlamento pada-
    no »;i servizi-scorta con palette
    e lampeggianti in occasione
    dei comizi;conversazioni disin-
    volte,intercettate e allegate in
    quantità alla richiesta di rinvio
    a giudizio.Non importa che gli
    intenti siano rimasti tali:«è suf-
    ficiente che vi sia un “incomin-
    ciamento ”dell ’azione offensi-
    va ».
    Che il movimento sott ’accu-
    sa vantasse già all ’epoca rap-
    presentanti in Parlamento
    (quello vero),per la Procura è
    un ’aggravante.A Bossi,Papa-
    lia attribuisce «le maggiori re-
    sponsabilità »,nella veste di
    «capo del comitato provvisorio
    di liberazione della Padania »
    attribuitagli in un documento.
    A seguire vengono gli altri
    adepti,inquadrati nelle «istitu-
    zioni »padane,potenziale mi-
    naccia per l ’integrità della na-
    zione.È per questo che alla vo-
    ce «parte lesa »figura la Presi-
    denza del consiglio,nel ’98 im-
    personata da Romano Prodi.È
    per questo che il coinvolgimen-
    to di Palazzo Chigi quale vitti-
    ma del presunto «attentato »
    ad opera anche di due attuali
    ministri rischia di diventare og-
    gi un caso politico.Èper questo
    che,casuale o meno che sia,la
    convocazione in tribunale a
    due mesi dalle elezioni è desti-
    nata a travalicare i confini del
    Palazzo di giustizia.
    VENTO DEL NORD Gli anni in cui la Lega minacciava la secessione per raggiungere il federalismo possono costare caro a quarantacinque leghisti, tra cui molti leader del Carroccio
    La richiesta di rinvio a giudizio si riferisce a fatti avvenuti tra il ’96 e il ’97.Il procuratore capo di Verona l ’aveva firmata già nel 1998,ma riemerge solo ora
    Secessione, tutta la Lega in tribunale a febbraio
    Quarantacinque militanti,tra cui molti leader,dovranno presentarsi davanti al gip.L ’accusa:attentato all ’unità nazionale
    Il maxi processo
    potrebbe aprirsi
    in coincidenza
    con le elezioni
    IL CODICE
    Ecco perché Bossi &C.rischiano l ’ergastolo
    Nel mirino del
    procuratore la
    minaccia delle
    camicie verdi
     reato più grave per cui sono stati
    rinviati a giudizio 45 leghisti è quello previ-
    sto dall ’articolo 241 del codice penale.Ha
    per titolo:«Attentati contro la integrità,
    l ’indipendenza o l ’unità dello Stato »e dice
    che «chiunque commette un fatto diretto a
    sottoporre il territorio dello Stato o una
    parte di esso alla sovranità di uno Stato
    straniero,ovvero a menomare l ’indipen-
    denza dello Stato è punito con l ’ergastolo.
    Alla stessa pena soggiace chiunque com-
    mette un fatto diretto a disciogliere l ’unità
    dello Stato,o a distaccare dalla madre Pa-
    tria (una colonia)o un altro territorio sog-
    getto,anche temporaneamente,alla sua
    sovranità ».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Adalberto Signore
    da Milano
     ’è una domanda che var-
    rebbe la pena fare al procuratore
    capo di Verona Guido Papalia.E
    cioè se abbia mai avuto tra le mani
    lo Statuto della Lega.Non quello
    dei primi anni ’90,quando Umber-
    to Bossi passava per uno squinter-
    nato che di lì a qualche anno la poli-
    tica avrebbe dimenticato per sem-
    pre.Ma lo Statuto votato dal con-
    gresso federale del marzo 2002
    con il Carroccio al governo del pae-
    se.Già,perché l ’articolo 1 è elo-
    quente:«La Lega Nord ha per fina-
    lità il conseguimento dell ’indipen-
    denza della Padania attraverso
    metodi democratici e il suo ricono-
    scimento internazionale quale Re-
    pubblica Federale indipendente e
    sovrana ».Insomma,non si capi-
    sce perché oggi -nove anni dopo
    l ’apertura del primo fascicolo con-
    tro mezzo Stato maggiore del Car-
    roccio -la magistratura non proce-
    da pure contro tre ministri in cari-
    ca e un discreto numero di parla-
    mentari.
    Il giorno che segna il big bang
    della querelle infinita tra Papalia e
    la Lega è il 12 agosto 1996,quando
    il pm veronese decide di aprire un
    inchiesta contro il Carroccio ipotiz-
    zando reati da ergastolo:attentato
    all ’integrità dello Stato,attentato
    alla Costituzione,violazioni ai di-
    vieti di associazioni militari e di as-
    sociazioni segrete.Da quel giorno,
    tra via Bellerio e la procura di Vero-
    na sarà guerra aperta.
    La prima vera battaglia campa-
    le -e non solo in senso lato -arriva
    il 18 settembre dello stesso anno.
    L ’ordine parte direttamente da Pa-
    paliaerquisire le abitazioni degli
    esponenti leghisti e la sede del par-
    tito alla ricerca degli elenchi dei vo-
    lontari della Guardia nazionale pa-
    dana (che,secondo i magistrati,sa-
    rebbe l ’associazione militare e se-
    greta).Le questure di Verona e Mi-
    lano danno il via libera,la Digos
    esegue.Alle sette di mattina vengo-
    no perquisite le case di Corinto
    Marchini (ex senatore),Enzo Fle-
    go (ex deputato)e Sandrino Speri
    (segretario provinciale di Verona),
    poi la sede veneta del Carroccio.
    Gli investigatori sequestrano ban-
    diere e camice verdi e alle 11 arri-
    vano in via Bellerio.Ad aspettarli
    c ’è Roberto Maroni,deputato ed
    ex ministro dell ’Interno.Si oppone
    perché «non si può perquisire la
    sede di un partito politico con un
    mandato che riguarda tre militan-
    ti ».Si apre una disputa che andrà
    avanti fino a sera,quando la Digos
    entrerà con la forza.Urla,sputi,
    calci,pugni,Bossi colpito allo sto-
    maco,Maroni alla testa e nel basso
    ventre (finirà in ospedale).Più o
    meno alle nove la polizia lascia via
    Bellerio.E si porta via un bottino di
    prove davvero compromettenti:vo-
    lantini,manifesti,bandiere e cami-
    ce verdi ancora nel cellophane.Il
    31 gennaio 2004,otto anni dopo,
    la Corte Costituzionale giudicherà
    la perquisizione «un atto illegitti-
    mo ».Resterà il peccato originale
    di uno scontro che ancora non si è
    mai sopito.
    «Papalia è solo un piccolo magi-
    strato,è la rotella ultima dell ’ingra-
    naggio che si è messo in moto »,tuo-
    na poco dopo Bossi.«Quello lì -di-
    ce il Senatùr -fa opera di cecchi-
    naggio politico,hanno paura della
    Padania ».Lui,però,non si fa inti-
    midire e apre un altro capitolo.Al-
    cuni degli otto Serenissimi del blitz
    di San Marco del maggio ’97 sono
    del veronese e così Papalia decide
    di indagarli.«Si tratta di un ’orga-
    nizzazione -dice -che ha una certa
    dimensione ed è coordinata da
    qualcuno ».Il Senatùr alza il tiro:
    «Dietro Papalia c ’è il presidente
    della Repubblica,c ’è il regime,ci
    sono le chiese:la Dc e gli ex comu-
    nisti.Le idee politiche si combatto-
    no politicamente,non con la magi-
    stratura.Perché in questo modo
    nascono i regimi ».
    Nel novembre ’97 Bossi fa sape-
    re che «Papalia si è rifatto vivo ».
    «Hamandato la Finanza in una so-
    cietà della Lega che è proprietaria
    di questo stabile (la sede di via Bel-
    lerio,ndr ),a documentarsi su co-
    me è stato pagato.Non sa resiste-
    re,cerca un corpo contunden-
    te...».Poi,una serie di inchieste se-
    condarieontro i Cobas del latte e,
    soprattutto,la Life (Liberi impren-
    ditori federalisti europei).L ’ex se-
    gretario Fabio Padovan viene inda-
    gato prima per apologia di reato
    (aveva difeso i Serenissimi)poi per
    terrorismo perché capo della pre-
    sunta «Brigata leon ».
    Lo scontro continua senza sosta.
    Si arriva al 2001,quando Papalia
    apre un fascicolo contro sei leghi-
    sti che hanno raccolto firme per
    sgomberare un campo nomadi
    abusivo a Verona.Lo scorso no-
    vembre Flavio e Barbara Tosi,Mat-
    teo Bragantini,Luca Coletto,Enri-
    co Corsi e Maurizio Filippi vengo-
    no condannati a sei mesi per discri-
    minazione razziale con una senten-
    za che paragona le battaglie della
    Lega ai primi anni del nazionalso-
    cialismo che portò all ’ascesa di Hit-
    ler.La reazione del Carroccio è vio-
    lenta.Il 14 febbraio la Lega è per le
    strade di Verona al grido «Papalia,
    Papalia il tuo posto è la Turchia ».
    Chiude il comizio un Roberto Cal-
    deroli in toga.«In nome del popolo
    padano -dice rivolto ai giudici -vi
    condanno a tornare sui banchi di
    scuola perché conoscete codici e
    codicilli ma non il buon senso ».
    Papalia,il pm che da nove anni
    vuol ammanettare il Carroccio
    Dal blitz della Digos in via Bellerio
    alle inchieste sui Serenissimi,i Cobas
    del latte,la Life:l ’eterno braccio
    di ferro tra il magistrato e i lumbard
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Der Wehrwolf

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    Bossi ringrazia i giudici: «Ci faranno vincere» - di Redazione -


    «Non so perché Calderoli si preoccupi. Quelle cose vicino alle elezioni fanno vincere», ha detto Bossi a proposito del processo di Verona. Il leader, accolto con entusiasmo alla decima Festa della Lega Nord di Pontida, ha commentato così la notizia che il 7 febbraio riprenderà il processo a 45 esponenti leghisti accusati a vario titolo di attentato all'«unità dello Stato». «Un giorno i miei figli lotteranno per la Padania», ha detto commosso alla folla. Calderoli, intervenendo poi dal palco ha sottolineato che la guardia padana è «sì una banda armata, ma armata delle migliori intenzioni. Non ci ho dormito stanotte, perché a furia di festeggiare...». Tornato serio, Calderoli ha concluso: «Se questo processo si fa - ha detto - non siamo più in un Paese democratico». Intanto il procuratore capo di Verona Guido Papalia spiega che oggi il clima è cambiato ma comunque i reati dei quali sono accusati i dirigenti della Lega Nord restano gravissimi. «Le camicie verdi non erano una bocciofila - dice Papalia - ed è sbagliato attenuare la legge e ridurre la possibilità d'intervento dei magistrati». Di diverso avviso l'avvocato Carlo Taormina, legale del Senatùr: «In questo modo le toghe tornano in guerra con la politica. Attaccano il Carroccio per colpire indirettamente il premier Silvio Berlusconi».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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