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Risultati da 1 a 10 di 49
  1. #1
    LupaNera
    Ospite

    Predefinito La Sanachè e la scorta..


    «Lei è un’ignorante, è falsa», peggio ancora «lei semina l’odio, è un’infedele ». L’accusa pesantissima, che in termini coranici si traduce con la condanna a morte, è diretta all’onorevole Daniela Santanchè di An. A scagliarla è Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, appena conclusa una già rovente puntata di «Controcorrente» negli studi milanesi di Sky sulla questione cruciale del velo islamico. Nel corso della trasmissione condotta da Corrado Formigli e andata in onda venerdì sera, la Santanchè aveva sostenuto che «il velo non è un simbolo religioso, non è prescritto dal Corano».
    Ciò in risposta all’affermazione della giovane Asmae Dachan, figlia del presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), secondo cui «il velo è un atto di fede come la preghiera e l’elemosina, è un fattore di adorazione di Dio». La replica di Abu Shwaima è stata impietosa eminacciosa: «Non è vero che nel Corano non ci sia l’obbligo del velo. Io sono un imam e non permetto a degli ignoranti di parlare di islam. Voi siete degli ignoranti di islam e non avete il diritto di interpretare il Corano ». Successivamente, rivolto all’altra ospite negli studi di Sky a Roma, Dunia Ettaib, rappresentante dell’Unione delle donne marocchine in Italia, tenacemente contraria al velo, Abu Shwaima ha sentenziato con un italiano approssimativo (quasi la dimostrazione della difficoltà di integrarsi per un integralista che risiede da circa 40 anni nel nostro Paese ma che coltiva l’ambizione di convertire gli italiani all’islam): «Il velo è una legge che Dio ha mandato. È Dio che lo dice, l’uomo non può negarlo. Se uno crede nell’islam lo segue. Senza essere uno che non crede, di dire che non lo deve portare».
    A questo punto Dunia chiede lumi (questo scambio di battute non è però andato in onda): «E quelle che non portano il velo non sono musulmane?». Secca la risposta di Abu Shwaima: «Il velo è un obbligo di Dio. Quelle che non credono in questo non sono musulmane». Quindi le musulmane che non portano il velo sarebbero delle miscredenti e delle apostate, altra accusa che si trasformerebbe nella condanna a morte. È un nuovo episodio che dovrebbe spingere gli italiani a guardare in faccia la realtà per quella che è e non per quella che immaginano che sia o sperano che diventi, partendo dal vissuto dei suoi protagonisti e affrancandosi dai filtri ideologici, culturali e religiosi che portano alla mistificazione della realtà. E la questione del velo islamico va considerata per il significato che le danno coloro che in Italia si ergono a rappresentanti dei musulmani. Prendiamo atto del fatto che Abu Shwaima, autodesignatosi imam della moschea di Segrate, nonché «emiro del Centro islamico di Milano e Lombardia», è sia fondatore e membro del «Consiglio dei saggi» d e l - l’Ucoii, sia responsabile della Da’wa, ovvero della propaganda islamica, della Fioe (Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa), che è la cornice unitaria delle organizzazioni affiliate ai Fratelli musulmani nel nostro continente.
    Prendiamo atto del fatto che Asmae Dachan è portavoce dell’Admi (Associazione delle donne musulmane in Italia), creatura dell’Ucoii. Ebbene per entrambi il velo è un obbligo islamico, con la conseguenza esplicita della condanna, implicitamente anche a morte, delle donne che non lo indossano o si schierano contro il velo perché sarebbero delle infedeli, miscredenti e apostate. Questa è la realtà di cui dovrebbero finalmente rendersi conto i politici di sinistra e di destra che hanno legittimato il velo islamico sulla base del «buonsenso» (una versione islamicamente corretta di equidistanza o equivicinanza tra il velo integrale e il capo scoperto), o se ne sono addirittura innamorati perché sarebbe esteticamente bello, i magistrati che hanno accreditato nel nostro codice laico con una sentenza definitiva il velo come una prescrizione islamica, i religiosi cattolici che dicono sì al velo islamico purché non si metta in discussione il sì al crocifisso nella sfera pubblica, le donne italiane che risultano indifferenti alla sorte delle musulmane.
    Prendano atto che il velo è lo strumento principale di penetrazione sociale dei Fratelli musulmani perché porta alla sottomissione della donna e alla formazione di una «comunità islamica» forgiata dalla sharia. Mobilitiamoci pertanto per salvaguardare il diritto delle musulmane a non portare il velo, per sostenere una maggioranza di musulmane che oggi è sostanzialmente laica e liberale, per difendere l’Italia dall’ideologia oscurantista e totalitaria che si nasconde dietro al velo. Prima che sia tardi.


    Magdi Allam

  2. #2
    LupaNera
    Ospite

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    sempre per rimanere in tema...

  3. #3
    vento
    Ospite

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    Be dato che è scritto da un infamone nn so che peso dargli

  4. #4
    LupaNera
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da vento Visualizza Messaggio
    Be dato che è scritto da un infamone nn so che peso dargli

  5. #5
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da LupaNera Visualizza Messaggio

    «Lei è un’ignorante, è falsa», peggio ancora «lei semina l’odio, è un’infedele ». L’accusa pesantissima, che in termini coranici si traduce con la condanna a morte, è diretta all’onorevole Daniela Santanchè di An. A scagliarla è Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate,
    Questo è il tizio che la settimana scorsa ha detto che l'Italia sarà convertita entro un decennio.
    Ora a chi le da e a chi le promette.
    Ma una mezza litrata di olio di ricino, che così si spurga il cervello, no eh.
    Questi fanno gli sbruffoni perchè nessuno li tocca. Ricordate Adel Smith e il suo "cadaverino di legno", quando gli si sono andati a dare un po di sganassoni?

  6. #6
    EUROPA CRISTIANA
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    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    Questo è il tizio che la settimana scorsa ha detto che l'Italia sarà convertita entro un decennio.
    Ora a chi le da e a chi le promette.
    Ma una mezza litrata di olio di ricino, che così si spurga il cervello, no eh.
    Questi fanno gli sbruffoni perchè nessuno li tocca. Ricordate Adel Smith e il suo "cadaverino di legno", quando gli si sono andati a dare un po di sganassoni?
    cosa ti aspetti dal popolo ITALICO?
    noi siamo amici di tutti,specialmente di quelli che alzano la voce a casa nostra.
    andreas

  7. #7
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    .sempre a casa nostra

    .L’UCOII E LA IADL CONTRO IL REGISTA MARTINELLI


    L’ISLAM “ATTACCA” IL MERCANTE DI PIETRE


    roberto schena
    --------------------------------------------------------------------------------
    Richiesta di censura contro il film Il mercante di pietre del regista Renzo Martinelli. Raccontare la storia di un italiano convertito alla fede musulmana senza l’approvazione preventiva dei signori dell’islam non è consentito. I rappresentanti delle comunità in Italia sono infatti scesi in campo contro il film affermando addirittura che «ricorda la propaganda nazista».
    È - testualmente - il giudizio espresso da Dacia Valent, portavoce della Islamic Anti-Defamation League, ora anche nella veste di critico cinematografico, autolaureatasi in nome della sua onnipotente religione. Ed ecco l’affondo, capolavoro di convinzioni democratiche: la Valent, con un occhio alle vicende dell’Idomeneo di Mozart a Berlino, annuncia che la sua associazione «potrebbe ricorrere alle vie legali per chiedere di ritirare il film dalle sale cinematografiche. Il ministro vagli la posizione del film e la sua qualifica come film non vietato ai minori». E a chi pensa di rivolgersi, con quel condizionale che dice già tutto? «Abbiamo scritto al ministro Francesco Rutelli».
    Sentite ora con quali argomenti.
    «Martinelli - afferma la Valent - spiega che il suo film è solo una provocazione culturale, una denuncia della cultura dell’odio e che all’integralismo non si risponde con l’integralismo. Ma Il mercante di pietre altro non è che l’adattamento dei vecchi film già proposti nell’infausta parentesi storica nazista. Sia la trama, sia la locandina sono identiche a quelle di “Jud Suss”, film che presentava gli Ebrei come gente corrotta e corruttrice, premiato con “l'Oscar nazista” dallo stesso Hitler». La Valent ha consultato il codice penale e ne ha tratto le sue conclusioni: «Stiamo presentando un ricorso ex-art. 700 (ricorso d’urgenza) al Tribunale di Roma, perché al film venga fatto precedere un disclaimer che spieghi il razzismo e l'antisemitismo insito nella pellicola, collegandola al film antisemita “Jud Suss”, o in subordine perché venga ritirato dalle sale».
    In subordine, capito? Perché la prossima volta cadrà anche questo, si passerà direttamente alle vie di fatto.
    Alle farneticazioni dell’ex deputata comunista risponde lo stesso Martinelli. «Mi sembrava strano che a dieci giorni dall’uscita del film nessuno si fosse ancora mosso. Ma forse una spiegazione c’è: l’attacco al Papa ha fatto passare il film in secondo piano». Il clima non è certo dei migliori: «La casa distributrice aveva qualche timore», rivela il regista. «La pellicola doveva uscire a marzo, ma la data è stata rimandata a settembre. Questo fa capire che non c’è un mese “buono” per la libertà di pensiero. Ormai si è ingenerata una sorta di autocensura verso il mondo musulmano, come dimostra anche la vicenda dell’Idomeneo di Mozat censurato a Berlino».
    Ma è vero che Il mercante di pietre è ispirato a “Jud sass”, film antisemita prodotto dal regime nazista in Germania, come asserisce la Valent? «Il paragone è ridicolo. Al massimo del periodo nazista ricordo i film della Leni Riefenstahl. Come si fa ad accostare questa denuncia del fanatismo islamico a un film antisemita? Tutto quello che c’è nel film è vero, non l’ho inventato. Nel film, il discorso dell’imam, che fa una predica di una violenza agghiacciante, non è stato inventato di sana pianta: l’ho presa da una predica vera fatta da un imam nella moschea di Roma nel 2003, nel pieno centro della cristianità. Non ho cambiato una virgola».
    Certo, vederla e ascoltarla da uno schermo fa impressione. «Anche i dialoghi fra terroristi sono presi di peso dalla cronaca, in particolare dalle intercettazioni della Digos. Mi sono anche letto i testi di Hassan al-Ban che nel 1928 ha fondato i fratelli musulmani: molte frasi inserite nei dialoghi del film le ho prese da lì. Si tratta di testi filosofici che possono essere riassunti nel suo stesso slogan: “Il Corano è la nostra sciabola, il martirio è il nostro desiderio”. Infine, c’è una chiara allusione alla violenza contro le donne: nella storia del film si seduce una donna e la si usa come strumento di distruzione».
    Intanto, sul Forum dei giovani musulmani on line cresce la protesta della comunità islamica italiana al film. Non ha fatto mancare la sua opinione neppure Hamza Piccardo, portavoce dell’Unione delle Comunità ed organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii): «In Il mercante di pietre il regista Martinelli si sforza di tradurre in film le sue convinzioni neocon su Islam e scontro di civiltà, ma il risultato è un disastro cinematografico». Forse è solo l’inizio di una baraonda prossima ventura.
    Reagisce (prontamente) alle provocazioni Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del movimento Giovani padani. «Ancora una volta Dacia Valent, portavoce dell'Islamic Anti-Defamation League, attacca la libertà di pensiero. Questa volta il Paese non si pieghi davanti ai ricatti del fanatismo islamico. Persone come Dacia Valent - afferma Grimoldi - pensano di stoppare la libertà di pensiero e di parola accusando tutti di essere nazisti o fascisti. Come Lega Nord e Giovani padani non ci piegheremo ai suoi ricatti - aggiunge - e inviteremo tutti a recarsi al cinema perché anche dal grande schermo passa la libertà. Le vili accuse della Valent devono essere l'esempio di cosa vuol dire piegarsi alle minacce e rassegnarsi alla sconfitta. Noi non ci arrendiamo e tramite i nostri rappresentanti studenteschi chiederemo che in ogni scuola venga trasmesso il film di Martinelli e organizzeremo dei cineforum sul territorio».


    [Data pubblicazione: 28/09/2006]
    andreas

  8. #8
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    La Sanachè e la scorta..
    Buon per lei........
    Alla fin fine, cazzi sua!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da andreas Visualizza Messaggio
    cosa ti aspetti dal popolo ITALICO?
    noi siamo amici di tutti,specialmente di quelli che alzano la voce a casa nostra.

    Il guaio andreas è che siamo amici non solo di quelli che alzano la voce ma anche di quelli che non invitati si insediano nelle lostre case, ci spostano il cibo, se lo mangiano, ci comandano e magari ci scippano la famiglia. Come definire questo tipo di società?
    G

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da andreas Visualizza Messaggio

    Nel film, il discorso dell’imam, che fa una predica di una violenza agghiacciante, non è stato inventato di sana pianta: l’ho presa da una predica vera fatta da un imam nella moschea di Roma nel 2003, nel pieno centro della cristianità. Non ho cambiato una virgola».
    Certo, vederla e ascoltarla da uno schermo fa impressione. «Anche i dialoghi fra terroristi sono presi di peso dalla cronaca, in particolare dalle intercettazioni della Digos. Mi sono anche letto i testi di Hassan al-Ban che nel 1928 ha fondato i fratelli musulmani: molte frasi inserite nei dialoghi del film le ho prese da lì. Si tratta di testi filosofici che possono essere riassunti nel suo stesso slogan: “Il Corano è la nostra sciabola, il martirio è il nostro desiderio”. Infine, c’è una chiara allusione alla violenza contro le donne: nella storia del film si seduce una donna e la si usa come strumento di distruzione».

    Reagisce (prontamente) alle provocazioni Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del movimento Giovani padani. «Ancora una volta Dacia Valent, portavoce dell'Islamic Anti-Defamation League, attacca la libertà di pensiero. Questa volta il Paese non si pieghi davanti ai ricatti del fanatismo islamico. Persone come Dacia Valent - afferma Grimoldi - pensano di stoppare la libertà di pensiero e di parola accusando tutti di essere nazisti o fascisti. Come Lega Nord e Giovani padani non ci piegheremo ai suoi ricatti - aggiunge - e inviteremo tutti a recarsi al cinema perché anche dal grande schermo passa la libertà. Le vili accuse della Valent devono essere l'esempio di cosa vuol dire piegarsi alle minacce e rassegnarsi alla sconfitta. Noi non ci arrendiamo e tramite i nostri rappresentanti studenteschi chiederemo che in ogni scuola venga trasmesso il film di Martinelli e organizzeremo dei cineforum sul territorio».
    Il problema è proprio questo: la gente non deve sapere e deve continuare a essere ammansita col buonismo suicida.
    Comunque a difendere lo Stato c'è almeno rimasta la Lega e una parte di AN, anzi, AN senza il suo leader che è stato proposto per il premio della mezzaluna islamica.
    Gli altri non esistono: o non vedono l'ora di sottomettersi o gli fanno comodo i quattrini degli investitori arabi.

 

 
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