mi sembra una descrizione della vita cristiana di sessant'anni fa.Mi sembra una bella descrizione della famiglia cristiana. A casa tua non la vivete cosi?
oggi siamo nel 2006. SPERO di vivere in modo un po' diverso.


mi sembra una descrizione della vita cristiana di sessant'anni fa.Mi sembra una bella descrizione della famiglia cristiana. A casa tua non la vivete cosi?
oggi siamo nel 2006. SPERO di vivere in modo un po' diverso.


[QUOTE]]
tutti e tutte all'inferno..vero Eugenius? anzi nel più profondo dell'Averno...
Qule che manca( e manca sia teoreticamente,sia pastoralmente) è l'assunzione -mancanza che è in tutti noi cristiani,proprio tutti...tranquillo catholikòs,...mancanza in tutti i cristiani...-dell'orizzonte della modernità come ascolto di essa. Non sto scrivendo che essa sia in sè e per sè cristiana e salvifica ma neppure scrivo che essa sia in sè e per sè luciferina e satanica.
Scrivo diversamente (e fino a questo momento catholikòs-se vuoi puoi stavolta porre quesiti a tutti gli ortodossi che tu conosci) e penso diversamente...Sono costretto a citarmi da altro 3d
Ovviamente se cosi è allora dovremmo trovare nella libertà e nella creativa dello Soirito che procede dal Padre e che soffia dove vuole altre modalità pastorali ed altre scansioni esistenziali.Vivo,l'intuizione che alcune esperienze umane sono altro da noi,noi non possediamo(per colpa nostra,per nostra assenza o mancanza -non solo teoretica-ma proprio deficit di agape) gli strumenti (e forse ci manca colpevolmente la volontà) di comprensione e di rispetto .Queste esperienze allora si ergono nella loro tragicità(ho detto tragicità e non tragedia) pensandosi ed essendo per loro stessa inevitabile scelta altro da noi e ci guardano sempre o come nemici(il che forse è anche la situazione meno grave) o come pericolosi invasori(si perchè anche l'altra nostra tendenza a non accettare l'esistenza di altro fuori dalla nostra tenda e quindi tendiamo a battezzare tutto e tutti diventando ed è gravissimo- invasori e violentatori)
la reale complessità del mondo proprio nel suo frammento,magma,nodo assolutamente inestricabile in quanto e perchè tale cioè magma e da Dio benedetta solo da Dio benedetta e nulla di più e nulla di meno:
il magma vive nel frammento( quanto di paolino c'è in questa dimensione reale...),vive del e nel relativo, vive e realizza tutta una serie di eventi, espereinze che nell'ordine suo proprio sono vissute e pensate e realizzate come altro da noi ed è bene che sia così.
Ipotesi di lavoro. Il dato rivelato che il Dio tri-uno è misericordioso e filantropo nulla ci dice?


Anche nella SS Trinita' esiste un "capofamiglia" e mi si perdoni il paragone spicciolo![]()
UT UNUM SINT!


[QUOTE=giovannipresbit;4760778]dipende dalla "modernita'"]
tutti e tutte all'inferno..vero Eugenius? anzi nel più profondo dell'Averno...
Qule che manca( e manca sia teoreticamente,sia pastoralmente) è l'assunzione -mancanza che è in tutti noi cristiani,proprio tutti...tranquillo catholikòs,...mancanza in tutti i cristiani...-dell'orizzonte della modernità come ascolto di essa. Non sto scrivendo che essa sia in sè e per sè cristiana e salvifica ma neppure scrivo che essa sia in sè e per sè luciferina e satanica.che non tutto cio' che e' moderno sia satanico e' verissimo
pensiamo un po' alle situazioni di guerre e violenza e soprusi continui medievali rispetto ad oggi etc... l'umanita' sa anche maturare, anche nel processo salvifico e' presente una umanita' che matura col tempo
se per mondanita' si intende mettere in discussione tutto, fare un fagottone di tutto, cambiare i valori morali di secolo in secolo... questa piu' che modernita' e' modernismo ed ha poco di moderno, c'e' stato sempre, e' il sentire del mondo, ed il cristiano mi sembra, come gli ortodossi ci ripetono in modo martellante, non e' qui per essere creatura del mondooppure devo andare a chiedere consiglio in Piemonte?
![]()
UT UNUM SINT!


L'accettazione del buonsenso identificato come virtù..e la rinuncia al vizio..è un sacrificio che porta alla santità..
Se invece per sacrificio..s'intende farsi del male..possiamo continuare nei vizi..poichè tramite loro...sacrifichiamo..salute..gioia di vivere..pace..e visione di Dio..
Il sacrificio alla Savonarola..con il cilicio..è un dolore fisico..ma un'intima soddisfazione egoica..che ci conferma nell'orgoglio..
Per la mia religione...il vero sacrifico..è rinunciare a un vizio..perchè..quale attaccamento è più tenace..e..malefico agli occhi di Dio?
Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
(la via diretta non è la più breve)


[QUOTE=catholikos;4760879]
La questione-puoi sempre chiedere consiglio in piemonte-non è quella che tu hai posto e sulla quale concordiamo in pienezza ma è altra ed è altra proprio a partire da questa chiamata a superae ogni tempo ed ogni spazio..
Qui si parla e si scrive di filantropia e di misericordia,si tratta di assumere pastoralmente l'orizzonte della modernità come una continua richiesta che la modernità fa ai cristiani ,un continuo dire che la modernità fa ai cristiani di non chiudersi nella logica giuridico-tribunalizia( e qui in Piemonte ti diranno franco/carolingia e latina ...attento latina ma non romana-e questo è atro discorso...)che espelle,espunge,condanna, danna, marchia,viola,crocifigge senza speranza di resurrezione, stupra e uccide nel cuore e nelle fibre più profonde le scelte della vita,qulle inevitabili,quelle fatte,quelle vissute ...
Proprio da questo grido di dolore e proprio perchè il cristianesimo è monastico nella sua radicalità o non è (come vedi sia in sicilia sia in piemonte)i cristiani aascoltano la modernità,le sue sofferenze,le sue scicchezze,le sue superficiali scansioni,le sue deviazioni e li prendono su di sè per proporsi come Chiesa della misericordia e della Libertà,come Chiesa del Risorto .
Ovviamente tutto questo implica e deduce prassi pastorale,scelte ecclesiali ben precise...
Appena vieni a Palermo (dopo che torni dal Piemonte ) ti faccio conoscere cuori di uomini e di donne che o hanno vissuto la logica tribunalizia e poi hanno scelto di nuovo Gesù Cristo dopo che quella logica glielo aveva nascosto e fatto disistimare e cuori di donne e di uomini che ancora non si riescono a liberare dallo stupro ecclesiastico-tribunalizio e per i quali Gesù Cristo resta ancora il nemico
Vieni,vieni a Palermo...amico mio(ma credo che se tu volessi-e forse non vuoi-questi cuori li trovi dovunque in Germania come in Calabria...non li vuoi cercare...non li vuoi trovare...Se vieni a Palermo ti farò entrare nelle taverne della periferia palermitana e ti farà conoscere le sofferenze morali ed etiche di famiglie di mdia borhgesia violate a suo tempo dalla logica franco-carolingie anche se -ahimè dimenticavo-per voi non sono famiglie ma peccatori e concubini et similia
Padre Giovanni
PS tra poco ri farò un regalo forumistico....


Se quei testi stanno nel canone biblico è Parola di Dio punto e basta.
CI MANCHEREBBE ALTRO CARO AUG. CONDIVIDO IN PIENO, MA DA QUI A DIRE PUNTO E BASTA, CE UN ULTERIORE PASSO, CHE IO NON ME LA SENTO DI PRENDERE COME UNA "CLAVA LUTERANA"..
DEL TIPO;
LO DICE LA SCRITTURA, (OVVERO, IO LO LEGGO),
E QUINDI IMPONGO LA MIA VISIONE, VISIONE CANONICA.
Tradizione paolina o S. Paolo che sia ha poca importanza.
MA PERCHE E¨COSI CATEGORICO?
LO SAPRA PURE LEI CHE NON TUTTE LE LETTERE SONO DI PAOLO PAOLO, IL CONVERTITO? SONO SICURO CHE LO SA...
CORDIALMENTE
PF
AH, DIMENTICAVO...BUON SHHABAT![]()
IN ATTESA DELLA SANTA DOMENICA.


Ipazia
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Indice [nascondi]Ipazia () di Alessandria (Alessandria d'Egitto 370 - 415) fu una matematica, una scienziata ed una filosofa greca vissuta tra il quarto e il quinto secolo dopo Cristo.
Biografia
È difficile stilare una biografia completa di Ipazia a causa delle poche notizie frammentarie della sua vita che ci sono giunte. Figlia di Teone, geometra, filosofo e ultimo direttore del museo di Alessandria, Ipazia riuscì ad avere la possibilità di studiare l'astronomia, la matematica, la filosofia e le scienze, nonostante il pesante clima di emarginazione dalla cultura che vi era nei confronti delle donne. Grande seguace di Platone, in breve tempo Ipazia riuscirà a mettersi a capo della locale accademia neoplatonica (il Serapeo di Alessandria) e otterrà notevole fama per la sua competenza ed il suo fascino; non a caso il pagano Pallada le dedica un raffinato epigramma: “Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della vergine, infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra, bellezza della parola, astro incontaminato della sapiente cultura.”
Ella era pagana (anche se ebbe tra i suoi allievi Sinesio di Cirene, che diventerà un vescovo cristiano), e tutti i suoi scritti furono caratterizzati da una pesante critica, seppur senza mancanza di rispetto, nei confronti del cristianesimo. Queste sue dure osservazioni nei confronti della dottrina cristiana le causarono prima molti problemi di censura e poi la morte.
Cause della morte e del martirio di Ipazia e conseguenze
È ad ogni modo storiograficamente assodato che Ipazia morì assassinata da monaci cristiani, anche se sono state fatte varie ipotesi circa il movente dei prelati cristiani: la più plausibile, enunciata da vari storici, afferma che la causa indiretta fu il terzo editto del 391 dell'imperatore Teodosio, che in pratica legalizzava e favoriva la persecuzione anti-pagana, che ovviamente s'intensificò: molti fedeli cristiani crostoamo si sentirono autorizzati dalla legge teodosiana ad avviare una vera e propria caccia all'uomo nel tentativo di eliminare fisicamente i pagani e di distruggere i loro templi.
In quel momento il vescovo di Alessandria era Teofilo: egli avviò una violenta e dura campagna di distruzione dei templi. In particolare, il Serapeo, tempio dedicato a Serapide, divinità greco-egizia che riuniva dentro di sé Zeus ed Osiride, venne assediato dai cristiani. Il vescovo Teofilo ed il prefetto Evagrio, insieme con gli uomini della guarnigione militare, iniziarono l'opera di demolizione. Il vescovo Teofilo volle dare il buon esempio dando il primo colpo contro la colossale statua del dio Serapide. Contigua al tempio vi era la biblioteca del Serapeion, la minore delle due di Alessandria (l'altra era la celebre biblioteca del Museo)che fu incendiata dai soldati incitati dai cristiani. Nel 412 Teofilo morì e il suo incarico fu preso dal nipote Cirillo (Teofilo era suo zio), che divenne tra l'altro anche Patriarca di Alessandria. Il prefetto di Alessandria Oreste ebbe dei contrasti con Cirillo e fu amico di Ipazia: questa amicizia scomoda gli costerà caro durante la fasa più acuta della repressione.
Nel culmine della campagna persecutoria anti-pagana, una banda di monaci cristiani catturò Ipazia mentre ella camminava per la strada. La filosofa fu colpita con un grosso macigno e il suo corpo moribondo fu trascinato di forza fino in una chiesa dove la sua carne venne fatta a pezzi con tegole acute e i suoi resti bruciati in un rogo creato per l'occasione.
Molti sostengono che il vescovo Cirillo fu responsabile di questo atto vergognoso in quanto "non poteva non sapere". Secondo alcuni, Cirillo fu contrario a questo gesto barbaro, secondo altri invece egli fu il mandante dell'omicidio. In ogni caso, tutto ciò avvenne durante l'impero del minorenne Teodosio II (retto dalla sorella Pulcheria), pertanto dovrebbe collocarsi intorno al 415 dopo Cristo.
Dopo la morte di Ipazia, i suoi fedeli allievi scapparono da Alessandria, abbandonando il tal modo la città al suo destino: in questo modo, il famosissimo centro egizio perdeva la sua peculiriatà di città della cultura.
[SIZE="4"]Opere[/SIZE
]Ipazia scrisse tre opere, o per meglio dire tre commentari, importanti che però non sono pervenuti ai giorni nostri:
Commentario sull'Almagesto di Tolomeo, lavoro inizito ma non finito dal padre in cui si occupò di astronomia
Commentario sull'Arithmetica di Diofanto di Alessandria, in cui si occupò di matematica
Commentario sulle Coniche di Apollonio di Perga, in cui parlò di scienza.
È molto probabile che ella abbia scritto molte opere filosiche, tra cui una Vita di Platone e che abbia tenuto pubbliche orazioni riguardo temi filosofici e religiosi.
Curiosità
Ipazia odiava il fatto che gli uomini notassero in lei solo la bellezza fisica e non la bellezza dell'animo, di cui andava fiera. Ad uno spasimante che osservava sempre le sue orazioni solo per poterla osservare meglio ella mostrò le sue mutande mestruali gridando: "Di questo, e non di altro, ti sei innamorato!".
Pare che il suo ammiratore, che lì per lì provò un forte senso di vergogna, in futuro sarebbe diventato il suo miglior allievo.
.È a lei dedicata l'opera teatrale Ipazia, il messaggero (1979) scritta e diretta da Orazio Costa. Di recente anche Umberto Eco cita la triste storia di Ipazia nel suo libro Baudolino
Bibliografia essenziale
Adriano Petta e Antonino Colavito, "Ipazia, scienziata alessandrina. 8 marzo 415 d.c.", 2004, Edizioni Lampi di Stampa, Milano, pag. 287, prefazione di Margherita Hack
Contini Caterina, Ipazia e la notte, 1999, Longanesi (romanzo storico)
Collegamenti esterni
Fonti storiche sulla vita e l'opera di Ipazia
Ipazia di Alessandria: martire pagana, biografia e fonti storiche
Uccidete Ipazia, articolo di Piergiorgio Odifreddi
Ctaholikòs-se mi prometti ora che comunherai questo regalo in piemonte e in toscana- ti regalerò poi l'articolo di Odifreddi
Questo per rimanere nel tema delle deviazioni,delle apostasie e degli inferni....


Dunque, il riferimento è solo occasionale: Gesù lo esprime, quanto alla pena, paragonandolo alla sorte tristissima di queste due sventurate città che rappresentavano un concentrato di male e pervesione
No Gesù usa il paragone di Sodoma perchè il peccato di Sodoma era quello di aver mancato di ospitalità (concetto per altro ribadito da Ezechiele) verso lo straniero, Gesù dice che chi rifiuterà l'ospitalità ai suoi apostoli avrà una sorte peggiore di quella di Sodoma che aveva rifiutato ospitalità agli angeli di Dio.
Se poi vuoi usae frammenti tratti dal Levitico per giustificare una condanna dell'omosesusalità, sebbene il Levitico non parli di omosessualità ma di prostituzione sacra, allora devi assumere come vincolanti anche gli altri obblighi e divieti che il Levitico impone definendoli con lo stesso termine che in italiano è tradotto con "abominio" (anche mangiare carne di lepre è abominio) e che viene riferito al divieto della prostituzione sacra maschile e in generale a tutto ciò che contravviene la purezza del culto.


Uhh... E' tornata Ipazia...
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