Dalla "Casti Connubii" di Papa Pio XI:
L'ordine dell'amore
27. Rassodata finalmente col vincolo di questa carità la società domestica, fiorirà in essa necessariamente quello che è chiamato da S. Agostino « ordine dell'amore ». Il quale or dine richiede da una parte la superiorità del marito sopra la moglie ed i figli, e dall'altra la pronta sottomissione e ubbi dienza della moglie, non per forza, ma quale è raccomandata dall'Apostolo in quelle parole: « Le donne siano soggette ai loro mariti, come al Signore, perché l'uomo è capo della don na, come Cristo è capo della Chiesa » (30).
28. Una tale sottomissione poi non nega né toglie la li bertà che compete di pieno diritto alla donna, sia per la nobiltà della personalità umana, sia per il compito nobilissimo di sposa, di madre e di compagna; né l'obbliga ad accondi scendere a tutti i capricci dell'uomo, anche se poco conformi alla ragione stessa o alla dignità della sposa; né vuole infine che la moglie sia equiparata alle persone che si chiamano nel diritto « minorenni », alle quali per mancanza di maturità di giudizio o per inesperienza delle cose umane non si suole con cedere il libero esercizio dei loro diritti; ma vieta quella li*cenza esagerata che non cura il bene della famiglia vieta che nel corpo di questa famiglia sia separato il cuore dai capo, con danno sommo del corpo intero e con pericolo prossimo di rovina. Se l'uomo infatti è il capo, la donna è il cuore; e come l'uno tiene il primato del governo, così l'altra può e deve attribuirsi come suo proprio il primato dell'amore.
29. Quanto poi al grado ed al modo di questa soggezione della moglie al marito, essa può essere varia secondo la va rietà delle persone, dei luoghi e dei tempi; anzi, se l'uomo viene meno al suo dovere; tocca alla moglie supplire nella di rezione della famiglia. Ma in nessun tempo e luogo è lecito sovvertire o ledere la struttura essenziale della famiglia stessa e la sua legge fermamente stabilita da Dio.
30. Dell'osservanza di questo ordine tra marito e moglie così parlò già con molta sapienza il predecessore nostro Leo ne XIII di felice memoria nell'enciclica, che abbiamo ricor dato, del matrimonio cristiano: « Il marito è il principe della famiglia e il capo della moglie; la quale pertanto, perché è carne della carne di lui ed ossa delle sue ossa, deve essere soggetta ed obbediente al marito non come schiava, ma come compagna; cioè in tal modo che la sua soggezione non sia disgiunta dal decoro né dalla dignità. In esso, poi, che go verna ed in lei che ubbidisce, rendendo entrambi immagine l'uno di Cristo, l'altro della Chiesa, la carità divina deve es sere la perpetua moderatrice dei loro doveri » (31).
31. Queste sono dunque le virtù che vanno comprese nel bene della fede: umiltà, castità, carità, nobile e dignitosa ub bidienza; le quali poi risultano altrettanti vantaggi dei co niugi e del loro matrimonio, in quanto assicurano o promuo vono la pace, la dignità e la felicità del matrimonio. Non fa quindi meraviglia che questa fede sia stata sempre contata tra i benefizi insigni e propri del matrimonio.
CIAO![]()




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Quindi, questo pretonzolo da officina (ammesso che la sua ordinazione sia valida) da comitato da base farebbe bene a studiare meglio

dev'e'ssere l'umo come e' sempre stato nel cristianesimo, leggiti S.Paolo ad esempio ma tutte le scritture in generale, compresa la Sacra Famiglia. E' la depravata mentalita' moderna che identifica nel ruolo maschile un privileggio ed in quello femminile una sudditanza indegna. Sono due ruoli diversificati e cosi' dev'essere! Se tu li accomuni allora non si vede perche' poi non ci possano essere famiglie con due donne

