

Quoto anch'io. Come possiamo dare l'Italia a questa gente così prevenuta nei confronti di gran parte degli italiani. E poi vanno in giro a predicare voglia di libertà. uno può essere libero di andare a svariare in un centro sociale come di andare a farsi spillare i soldi da Briatore.


Chi dice di no? Tutti i saccenti di sinistra non fanno altro che dire no.
Vedono idiozia dappertutto e intelligenza solo in casa loro. Ti sembra giusto questo assolutismo?
Io mi vesto firmato e sono uno schiavo del sistema.
Metto il bandana e sono un pirla.
Al contrario, se uno indossa la kefiah e crede nella rivoluzione, non è un allucinato fuori dal mondo, bensì un figo che crede nei propri ideali.
Se un titolare di azienda, con 40 dipendenti sottopagati, esprime consensi verso la sinistra, non è un ipocrita cialtrone, bensì un figo.
Basta!


<H1 style="MARGIN: auto 0cm; TEXT-ALIGN: justify">Diliberto, Briatore e il Billionaire
di A. V.
Roma 24 ottobre 2006
La risposta ironica ad una domanda ironica durante la trasmissione di Daria Bignardi ha suscitato indignazione e preoccupazione da parte di esponenti di forza Italia che hanno prontamente presentato una interrogazione per sapere il vero pensiero di Diliberto sul Billionaire. La stessa solerte preoccupazione non è stata manifestata qualche giorno fa quando il padrone del Billionaire, Flavio Biriatore, su Rai Tre (servizio pubblico per il quale paghiamo il canone) in una serissima trasmissione in cui si parlava di politica ed economia ha argomentato ed esposto con dovizia di particolari e tanto di prove, che in Italia è giusto evadere le tasse, "E' illegale avere le tasse al 45-50%!". Ha fatto poi il suo esempio personale:
"Se vivessi in Italia invece che in Gran Bretagna piuttosto che fallire e licenziare cercherei di pagare meno tasse". Poi si spiega ancora meglio, anzi ci spiega lo spirito dei "nostri" imprenditori: "Se fossi in Italia venderei tutto e me ne andrei fuori". Certo perché dopo la cosiddetta tassa sul lusso anche la Sardegna è diventata troppo cara per Briatore ed i suoi amici, costretti addirittura in piena estate a fare una cena di autofinanziamento per consentire ai loro yacht di attraccare sulle coste sarde. A parte dove andrebbe Briatore, la cosa grave è che costui dall'alto della sua notorietà invita ad evadere le tasse, cioè a violare le leggi, cioè a delinquere. Ma Forza Italia si preoccupa del Billionaire....
Di seguito riportiamo l'articolo di Antonello Caporale apparso su Repubblica del 24 ottobre 2006
"Se ami la Jaguar perdi il diritto di essere di sinistra. Lo statuì tempo fa Oliviero Diliberto, che è ottimo comunista, persona spiritosa ma decisamente crudele nel riferire ciò che è bene e ciò che è invece male. Diliberto è contro il politicamente corretto, contro l'enfasi patriottica. Presentandosi e riassumendo in una parola com'è fatta la sua testa, ha detto: "Sono teorico del j'accuse". E perciò il suo animo impetuoso e certamente severo si è adombrato per una domanda di Daria Bignardi a La7. "Scelga un posto dove trascorrere una bella serata. Un luogo tra questi due però: la villa della Certosa del Cavaliere o il Billionaire di Briatore". Per Diliberto, che ha avuto in garage una Fiat Palio, l'alternativa è parsa troppo satanica. Ha fatto così col capo e poi si è fatto esplodere: "Al Billionaire ma imbottito di tritolo!".
Il rito kamikaze gli dev'essere parso l'unica via di uscita onorevole e consapevolmente antagonista, l'ultima difesa allo sfregio di entrare nel capanno lussuoso di Flavio, l'uomo-dollaro. A parte, nessuno se lo è chiesto, di capire come diavolo ci sarebbe potuto arrivare - se non da imbucato - nel vippissimo fortino sardo. Diliberto infatti teorizza (e dichiara anche di praticare) l'insuperabilità di una vita da quattromila euro al mese, "perché il resto lo do al partito. E dico che non è affatto poco, con quella cifra si vive bene, si arriva alla fine senza scosse, si ha anche la possibilità di fare spese voluttuarie".
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L'intera mattina è passata tranquilla, nessuno si è accorto di niente, o comunque chi ha visto e udito, conoscendo Diliberto, ha compreso e perdonato. Verso le due, appena dopo l'ora del ristorante, hanno raccontato l'episodio a un deputato di Forza Italia, Giorgio Jannone. Jannone, subito scosso, ha diramato una lunga e preoccupata nota nella quale si ritiene che la battuta, ancorché illustrata col sorriso, fosse proprio vicina nel configurare un gravissimo reato penale: "Questa è apologia del terrorismo! Non è ammissibile che Diliberto possa esprimersi in questi toni. Neanche se scherza". E' partita una richiesta di chiarimento, una delle tante che i deputati si scambiano durante la giornata e sempre attraverso testi scritti. Infatti costoro pur abitando sotto lo stesso tetto di Montecitorio, e avendo agevolmente la possibilità di chiarirsi, producono note ufficiali che convergono spesso in interrogazioni e interpellanze. Così ieri: alla carta di Jannone, altre carte. Una dell'onorevole Piero Testoni e una del deputato Salvatore Cicu: "Deve scusarsi per quello che ha detto".
C'è stata attesa e qualche preoccupazione per Briatore, nel senso che si è ritenuto che anch'egli potesse valutare di dover prendere la parola, specialmente adesso che è preso dalla curiosità di capire e calcare la scena politica. No, Briatore non ha commentato. E Diliberto non ha aderito alla richiesta di scuse ne gli è parso utile ridefinire il grado di provocazione e l'ampiezza dello scherzo delle sue parole".


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