Almunia ordina, Prodi obbedisce.
Il Presidente del Consiglio si fa in quattro per tenere buoni gli sponsor che lo hanno mandato a Palazzo Chigi a fare il lavoro sporco.
Ciò si traduce nella "riforma" delle pensioni, l' accelerazione che i cravattari internazionali della UE, del FMI, delle banche d' affari, e chiaramente adesso anche il solerte suddito di Sua Maestà Britannica Mario Draghi da tempo ordinano all' ex- consulente di Goldman & Sachs.
A confermare che sia un ordine giunto dall' alto della cupola è lo stesso Prodi, quando dichiara sbuffando che "quando si firma un protocollo che dice che entro il 31 marzo dobbiamo riformare il sistema, si obbedisce" .
Il diktat arriva non a caso a pochi giorni dalla bocciatura della manovra da parte della finanza atlantica e delle agenzie di rating controllate dalle lobby ebraiche di destra e proprio dopo aver raggiunto l' accordo sul Tfr. Un do ut des con la Commissione UE e nello stesso tempo un segnale a chi (agenzie di rating et similia) aveva criticato la Finanziaria del governo dell' Unione che non faceva abbastanza macelleria sociale, non togliendo sanità e pensioni agli Italiani per darle in pasto ai "privati" dell' Atlantico.
Non a caso Prezzemolino Capezzone, il pupillo di Canarina Mannara, presidente della Commissione Attività Produttive (lui che non ha mai lavorato!), nella sua qualità di testa d' ariete del più puro turboliberismo, invoca a gran voce l' inserimento immediato della cessione delle pensioni alla grande finanza atlantica direttamente nella Finanziaria. Prodi cerca ancora di resistere con la politica dei due tempi, ma i cravattari hanno fretta e non perdonano.
Che si fa, zio brunik?




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