Gds di oggi
I PRIMI GIGANTI DEL MARE MEDITERRANEO
L'ENIGMA DI MONTI PRAMA ORA E' RISOLTO
Il sovrintendente Vincenzo Santoni a luglio 2005 parlava
di «entusiasmo non motivato». Ma ora ritratta
I reperti, dimenticati per anni negli scantinati dei musei
cagliaritani verranno finalmente ristrutturati e esposti
Storia di un «entusiasmo non motivato». Le statue giganti del Mediterraneo sono figlie dei nuraghi e non della civiltà greca. Lo afferma, finalmente, Vincenzo Santoni, sovrintendente ad interim di Sassari e Nuoro: lo stesso studioso che nel luglio 2005 inviava ai giornali una lettera per spiegare che
il ritrovamento dei giganti di Monti Prama non era certo un ritrovamento cruciale. E che perciò l'entusiasmo di alcuni era «non motivato».
INVECE DOPO 36 ANNI di freezer l'enigma del Sinis sembra risolto.
I nostri giganti ora hanno un nome e un'età. Ed è lo stesso Santoni a dirlo: «Epoca nuragica, bronzo finale, fra l'undicesimo e il nono secolo avanti
Cristo». Dunque prima dei greci, le statue sarde di Monti Prama, ritrovate nel Sinis nel '70, non sono certo un ritrovamento da poco. Perché anticipano la statuaria a tutto tondo della Grecia, risalente all'ottavo secolo avanti Cristo. E inaugurano i complessi statuari del Mediterraneo: infatti, in nessuna delle civiltà sorte sulle rive del mare Nostrum è mai stata fatta una scoperta simile antecedente a quella di Monti Prama. Una trentina di statue, alte fra i due
metri e venti e i due metri e sessanta ciascuna, con piedi di misura
cinquantadue, quaranta centimetri di lunghezza. Opere in arenaria, costruite quando le torri nuragiche erano strutture in uso e non cataste di pietre
disposte con cura. 4mila frammenti inspiegabilmente sequestrati dal 1979 negli scantinati dei musei cagliaritani, poi trasferiti a Sassari e ora disponibili
alla visita del pubblico, oggi, dalle 16 alle 19, a Li Punti, nell'unico centro di restauro dell'Isola. Facce di occhi spalancati e bocche cucite, gambe possenti, braccia piegate a stringere ora lo scudo ora l'arco, pugni tesi a scagliare la freccia o riparare il capo dai massi. Centinaia di pezzi, scavati dal tempo, apparecchiati su banconi, in serie, raccontano un sacco di cose, finalmente. Dicono delle loro somiglianze spaventose con l'arte minuta nuragica, quella dei bronzetti, spiegano che prima erano belli, in piedi,
sovrastavano chiunque potesse passare loro accanto. E testimoniano
che il tempo del bronzo in Sardegna non era fatto soltanto di caccia e pesca ma di laboratori d'arte, quindi di qualcuno venuto da chissà dove, o incrociato
con chissà chi, che aveva una cultura in cui le statue avevano un senso, perciò che al tempo dei nuraghi doveva anche esserci gente potente econ
ricchezze economiche tali da potersi permettere di commissionare
lavori simili. Classi sociali diverse, accumulo di ricchezze, viaggi continui verso
l'origine dell'arte. Verso oriente, ad esempio: perché se è vero che gli spilungoni di Monti Prama dovrebbero dimostrare la capacità isolana dello sviluppo di un'arte autoctona, bisognerà anche ammettere che prima di
tutti nel Mediterraneo sono stati gli egizi, nel duemila avanti Cristo, a scolpire figure a tutto tondo. Ma mai nessuno nel Mediterraneo, prima che in Sardegna, ha lasciato ai posteri trenta giganti a guardia di un golfo.
tralasciamo pure i commenti finali -castranti- dell'articolo, e tralasciamo pure questa ridicola terminologia ( utilizzata da tutti) in cui si utilizza un'aggettivo per indicare una civiltà, sarebbe come chiamare gli antichi egizi come "civiltà piramidale", è semplicemente ridicolo, è la civilità degli antichi sardi che costruivano nuraghi.
I giganti sono una traccia importantissima del nostro passato, se qualcuno ne ha la possibilità e potesse andarci per riprendere possibilmente in video ( se ci riesce), renderebbe un'enorme servizio a tutti quelli che non possono, non credo che la mostra sarà aperta per tanti giorni.
J
PS
scusa Ithokor, mentre scrivevo questo tu hai inserito il tuo ..![]()




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