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Discussione: Fine della Messa.

  1. #31
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    Predefinito Dalla Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo-

    RINGRAZIAMENTO DOPO LA DIVINA LITURGIA:

    Ti ringrazio, o Signore mio Dio, perché non mi hai respinto, benché
    peccatore, ma mi hai reso degno di comunicarmi con i tuoi
    santi misteri.
    Ti ringrazio, perché tu hai voluto che io, benché indegno, fossi
    partecipe dei tuoi purissimi e celesti doni. Ma tu, Sovrano amico
    degli uomini, che per noi sei morto e resuscitato e ci hai donato
    questi tremendi e vivificanti misteri a beneficio e santificazione delle
    anime e dei corpi, fa’ che essi siano anche per me salute dell’anima
    e del corpo, vittoria contro ogni avversario, illuminazione agli occhi
    del mio cuore, pace alle mie potenze spirituali, fede senza rossore,
    amore sincero, pienezza di sapienza, osservanza dei tuoi comandamenti,
    aumento della tua divina grazia e possesso del tuo
    regno. Fa’ che io, da essi conservato nella tua santità, mi ricordi
    sempre della tua grazia e non viva più per me, ma per te, nostro
    Sovrano e Benefattore. E così, partendo dalla vita presente con la
    speranza della vita eterna, possa arrivare al riposo senza fine, dove
    è l’incessante cantico di quanti ti festeggiano e l’infinito godimento
    di quanti contemplano l’ineffabile bellezza del tuo volto.
    Tu sei infatti, o Cristo Dio, il vero desiderio e l’inesprimibile
    giubilo di coloro che ti amano, e tutto il creato a te dà gloria in
    eterno. Amìn.

    Per una meditazione orante ....

    se vi capiterà di assistere a un servizio divino (...)
    entrerete in contatto con ciò di cui realmente vive la Chiesa,
    e vedrete come essa vive.
    E una volta venuti in contatto con essa anche voi,
    per qualche ora o per un istante, potrete diventare un'altra persona.
    Durante quel lungo, tormentoso eppur lieto star ritti in una chiesa
    sentirete (se aprite il vostro cuore) - come nel punto di intersezione di due raggi o di due torrenti ininterrotti: pentimento e grazia -
    che si scioglie e si dilegua tutto ciò che è accumulato, etico, solidamente razionale,tutto ciò che è necessario alla vita civilizzata,tutto ciò che è troppo individuale,tutto ciò che è mediamente umano.
    E questo momento di gioia spirituale - se riuscite a incorporarvi in essa -deve colmare totalmente di sé la vita.
    Ma per giungere a un fine così inconcepibilmente elevato è indispensabile distinguere totalmente le passioni terrene, troncare la volontà propria, dedicarsi al digiuno, alla preghiera, a una lunga, volontaria crocifissione.
    La concezione ortodossa non è umana in senso ontologico;
    non conosce infatti concetti come quelli di "natura umana" o "legge di natura" nella loro accezione neutra;
    ogni uomo in quanto dato è uno strumento ,
    che deve essere accordato attraverso un duro lavoro spirituale
    perché renda gloria al Creatore..."________

    Vladimir Zelinsky

    (da: "Convertiti alla Chiesa")

  2. #32
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Sì, però forse non ci capiamo completamente.
    Su questo concordo.

    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Tu hai detto che Dio è più nei discorsi che nei dettagli.
    Ciò conferma che non ci capiamo completamente. Infatti non ho mai scritto questo. Ho scritto che esiste un centro e questo centro non sono nè i discorsi, nè la liturgia, nè la bellezza. Tutte cose utili e importanti. Il centro è il Cristo. Punto. Non c'è altro da aggiungere.

    La Messa è solo l'Eucaristia. L'evento eucaristico pervade (e deve pervadere) ogni minuto (visto che parli di minuti) della celebrazione dentro la chiesa e fuori della chiesa, senza limitare l'azione di grazia ad un rapporto intimistico, perchè la grazia è data al singolo e all'intero Corpo. E' proprio l'Eucaristia che ci fa Corpo. Il resto sono chiacchiere.

    Sono io che ti ho contestato che Dio si trova nei dettagli. Questa è la tua visione. Per me esiste solo un Centro (e non sono i discorsi): ha un nome, si chiama Gesù.

    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Io questo l'ho contestato. L'atteggiamento adeguato al rapporto con Dio-in-sé è un silenzio apofatico. E tuttavia Dio può essere osservato laddove colpisce e fa risplendere una porzione di realtà, un gesto, una parola (anche), un concetto (rarissimamente), uno sguardo. Il gesto liturgico perfetto, perfettamente eseguito, è certamente un dettaglio: ed è in quel dettaglio - come in ogni altro dettaglio anche extraliturgico, ovviamente - che si gioca tutta la relazione con Dio.

    Se dovessi scegliermi un direttore spirituale, un maestro, uno staretz, io guarderei più a come si allaccia le scarpe che alla profondità dei suoi discorsi. Primo: perché - senza umiltà ipocrite - discorsi profondi riesco a farmene di bellissimi da solo. Secondo: perché se mi parla appassionatamente (con unzione, come si diceva un tempo) del valore spirituale dell'Eucarestia ma si allaccia male, distrattamente, sgraziatamente le scarpe, significa che dentro di lui c'è una scissione e che parte della sua persona non è ancora investita dalla Luce. Quindi non può essermi maestro e guida.
    Sceglierò come maestro quel tale che - mentre, senza che lui se ne accorga, lo osservo - si allaccia le scarpe in modo perfetto (non tecnicamente perfetto...) come se in questo gesto semplice si giocasse interamente la sua relazione col Mondo e con Dio.
    Ho capito che non parli della perfezione esteriore, ma di qualcosa di più intimo. E su questo concordo. E' anche interessante l'esempio delle scarpe.
    Tuttavia, (parlo per me) ogni persona, anzi ogni cosa, mi può essere maestro, perchè da tutto e da tutti abbiamo da imparare. Per il resto, con la "M", esiste un solo Maestro (e qui si ritorna al discorso del centro e della periferia).

    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    E veniamo ai minuti da dedicare al ringraziamento, che tanto ti sembrano aridi e formalistici.
    Su questo hai ragione. Mi sembrano proprio così.

    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Sai, io ho tanti amici ebrei ortodossi, e te li vorrei far conoscere. Potresti vedere con quale amoroso scrupolo essi osservano i loro precetti, e separano il latte dalla carne, il lino dalla lana, e rispettano il riposo sabbatico, e applicano altre sei centinaia di mitzvot. Amano i precetti perché essi li hanno preservati dall'assimilazione, dallo sciogliersi nelle genti - quindi: dal rinnegare l'elezione divina. E i rabbini esclamavano commossi: 'Com'è santo questo popolo! In diaspora ha portato con sé i precetti e ha lasciato i discorsi!' (cfr Chaim Nachman Bialik, Halachah e Aggadah. Sulla legge ebraica, Torino: Bollati Boringhieri 2006).
    Anche io ho un amico ebreo, forse non ortodosso, il quale si preoccupa di molte questioni relative al cibo, ma non si fa tanti problemi sul convivere con una ragazza al di fuori del matrimonio in quanto non esisterebbe un precetto per ciò.
    Ciò che mi dici è ammirevole. Esistono molti cristiani che conoscono decine di versetti a memoria, fanno una vita da asceta, moralmente superiori a me decine di volte. Ma non hanno mai incontrato il Signore!
    Seguire i precetti non significa nulla, se in essi non c'è il cuore. Non servono a nulla, non portano da nessuna parte se non a darti la possibilità di giudicare chi non li segue, di sentirti in pace con la tua coscienza se li segui.
    Una cose è seguire dei precetti, altra seguire Gesù: non una regola, una persona. Non sempre le due cose si equivalgono...

    Avrai notato che proprio san Paolo, convinto fariseo giunge ad esprimere frasi piuttosto dure sulla Legge.

    Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo.
    (Gal 3,2425)

    Se la legge conduce alla fede, bene. Altrimenti non serve a niente.

    Tutto quello, infatti, che non viene dalla fede è peccato (Rm 14,23)

    Guardi troppo ai nostri fratelli maggiori ebrei. Proprio la mentalità della legge è stata sostituita in Cristo dalla legge della fede. San Paolo scrive tonnellate di versetti su questo punto per ribadire come solo il Cristo sia la nuova Legge che relativizza (senza distruggere) ogni altra legge.

    I farisei erano giunti a definire che se tu avessi fatto più di 1000 passi in giorno di sabato ciò equivaleva a lavorare. Mi sbaglio?

    La capillarità della legge toglie il cuore. La capillarità della fede non sempre esprime fede, non sempre esprime amore. Forse esprime come dici tu "appartenenza". Io (scusa sai) me ne frego dell'appartenenza di questo tipo. Mi interessa solo appartenere a Cristo.




    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Forse non ce ne rendiamo conto: ma le ore sono fatte di minuti. E i giorni sono fatti di minuti. E gli anni sono fatti di minuti. E le vite, le vite, sono fatte di brevi e semplici minuti: circa duecento milioni di minuti, di media. Quanti ne dedicheremmo, senza l'aiuto dei precetti, al ringraziamento dopo la comunione?

    C'è bisogno che la fede prenda forma, prenda forme. Come un metallo fuso che deve essere colato e rappreso negli stampi del precetto, delle regole, degli stili. Come delle parole poetiche che per dar suono debbono inserirsi nelle cornici rigide della metrica e della rima.

    Grazie, Barsanufio
    Si è vero. Personalmente ho aderito anche io ad una regola, che equivale ad una "forma di vita". La forma è un binario, come dici tu, un aiuto. Ma non è il motore del treno. Il binario serve, ma non è l'essenza. Io voglio l'essenza, non mi accontento del contorno.

    Non dimentichiamo che la forma non dà vita. La regola non muove niente. Muove lo Spirito. E solo lo Spirito.

    La bottiglia è la forma dell'acqua. Ma è l'acqua che disseta e dà valore alla bottiglia e non viceversa. La bottiglia senza acqua non serve che ad essere gettata via, nella spazzatura.
    Così le vostre regoline sui minuti, se non orientano il tuo cuore a Cristo, ma sono fatte solo per appartenenza, solo per rispettare il precetto, o per abitudine, se quel precetto non ti conduce ad un rapporto più forte e rivoluzionario con Cristo, è come la bottiglia senza acqua: non servono ad altro che ad essere gettate via, nella spazzatura.

    Ripeto quanto scritto e riscritto: se l'Eucaristia veramente incidesse nella mia vita, non avrei bisogno di altre regole, arriverei prestissimo alla celebrazione e non me ne vorrei più andare. E quando fossi fuori, porterei il Cristo-in-me ovunque io vada, perchè l'evento eucaristico non si esaurisce in quei "minutini", ma va oltre. La vita non è fatta solo di minuti, è fatta anche di Eternità.

    Quindi ritorna sempre la domanda fondamentale (per te inutile e noiosa): quanto incide l'Eucaristia nella mia vita?

    Qualcuno ti avrebbe posto un'altra domanda in altri termini (ma forse con significato non molto dissimile): E TU CHI DICI CHE IO SIA?

    Pace & bene.

  3. #33
    שמע ישראל
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da VeteroCatholico Visualizza Messaggio
    Scusami se rispondo d'impatto. Di tutti questi cavilli sui minuti, e sugli altri dettagli liturgici, forse Cristo ci direbbe: MA CHI SE NE FREGA!

    Quando Gesù incontrò la samaritana e lei gli chiese se Dio doveva essere adorato sul monte di Gerusalemme o su quello del Garizim. Gesù le rispose che nè su l'uno nè sull'altro. Dio deve essere adorato in Spirito e Verità.

    Le vere domande da porsi e che includono tutte le altre sono:
    "Che valore diamo all'Eucaristia?"
    "Quanto della nostra vita ruota attorno alla Messa?"
    "Quanto incide e trasforma la nostra vita l'Eucaristia e il ritrovarsi come comunità attorno alla mensa eucaristica?".

    Da queste discende se è importante arrivare in orario oppure no. Se andare via subito oppure no. Le altre questioni sono dettagli.

    Pace & bene.
    Tranne il fatto di arrivare in orario ...quoto tutto il resto.

  4. #34
    Amore vince la morte
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    Predefinito Con Un Po Di Ritardo...

    Ho conosciuto personalmente Madre Teresa, e ho trascorso con lei una giornata intera - fu molti anni fa, a Calcutta. Le cose che mi disse non mi impressionarono affatto, neppure me le ricordo. Erano cose semplici, non tanto interessanti, e per di più pronunciate con tonalità devozionale. Molto più mi parlò il suo sedersi a gambe incrociate sulla moquette grigiazzurra e logora della grande cappella quadrata, davanti all'Ostensorio. Il suo sedersi così, nei pressi dell'angolo destro, come una vecchia qualunque, con il suo volto incartapecorito e il sari da vedova. Il suo sedersi semplice ma incredibilmente elegante, flessibile ma dritto, morbido però immobile, assorto eppure vigile, regale sebbene povero. Molto mi parlarono le giovani e giovanissime suore che ritornavano dalla missione nel ventre di quella città dolcissima e spaventosa, le loro sommesse risate nel buio del cortile - era novembre - la loro bellezza, sì, la loro bellezza di vergini felici nell'harem dello Sposo. Alla luce di una lampadina elettrica da poche candele i loro gesti (poggiare le cose, lavarsi i piedi a una canna di plastica arrotolata nel cortile...) erano assolutamente perfetti. Probabilmente erano esauste: eppure il loro atteggiamento mostrava in ogni singolo istante una cura e una precisione estrema, e nei miei occhi questo veniva colto come bellezza. Sì, questa era testimonianza, questo mi convertiva davvero. Aggiungere parole mi sarebbe sembrato inutile o nocivo).


    GIA¨....



    La naturale perfezione del gesto liturgico a cui faccio riferimento non ha a che fare con l'inquadramento militare (anche se alcune cerimonie militari nel loro genere sono bellissime, ed esiste un'estetica delle armi - come aveva ben capito per esempio Dino Buzzati), e neppure con la ricchezza degli arredi o dei riti. Può avvenire nella assoluta povertà.

    COME INSEGNA IL DIDACHISTA


    C'era un maestro Zen giapponese che - vedendo i suoi discepoli americani nipponizzarsi senza criterio, assumendo stili e riti come fossero dei travestimenti - li condusse un giorno nel cuore di New York, nel Central Park. Era un autunno gelido. Si fece dare un bicchiere di carta colmo d'acqua bollente da un chiosco, poi frugò in qualche cestino della spazzatura fino a trovare delle bustine usate di tè, preparò uno spazio liturgico spargendo foglie cadute color giallo e oro, e celebrò senza alcun orpello la più solenne cerimonia del tè che si potesse immaginare. Senza una parola.

    ERA PER CASO IL MAESTRO DELLA SCUOLA SOTO DI BERNIE?
    CREDO SI CHIAMASSE MISHIMA...CREDO

    Invece qualche domenica fa sono stato a Messa. In una chiesa francescana. Prima dell'orazione di colletta, il celebrante parla e commenta per qualche minuto. Prima della prima lettura un commentatore spiega, poi c'è la lettura, poi un ulteriore commentino del prete. Di nuovo il commentatore, poi la seconda lettura, poi il commentino sacerdotale. E l'Alleluia, e il commentatore, e il vangelo e una lunghissima omelia. E la preghiera dei fedeli commentatissima. E i commentini prima durante e dopo la consacrazione. E prima della comunione. E alla fine, prima della benedizione. E gli avvisi.

    LA BULIMIA DELLA PAROLA...

    GLI AVVISI...
    QUANTO MI DAN FASTI GLI AVVISI

    La liturgia era una povera cosa annegata da parole piene di senso e completamente insignificanti.

    LE PAROLE CHE CERCANO COSTANTEMENTE IL GRASSO, LA SOSTANZA, IL PESO, RIDONDANZA BULIMICA...


    Grazie, B.[/quote]

  5. #35
    Amore vince la morte
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    Tu hai detto che Dio è più nei discorsi che nei dettagli. Io questo l'ho contestato. L'atteggiamento adeguato al rapporto con Dio-in-sé è un silenzio apofatico. E tuttavia Dio può essere osservato laddove colpisce e fa risplendere una porzione di realtà, un gesto, una parola (anche), un concetto (rarissimamente), uno sguardo. Il gesto liturgico perfetto, perfettamente eseguito, è certamente un dettaglio: ed è in quel dettaglio - come in ogni altro dettaglio anche extraliturgico, ovviamente - che si gioca tutta la relazione con Dio.

    L OCCHIO DEL CUORE VIENE ATTIVATO SOLO IN CHI SA CUSTODIRE LA DIMORA DELLA PAROLA

    Se dovessi scegliermi un direttore spirituale, un maestro, uno staretz, io guarderei più a come si allaccia le scarpe che alla profondità dei suoi discorsi. Primo: perché - senza umiltà ipocrite - discorsi profondi riesco a farmene di bellissimi da solo. Secondo: perché se mi parla appassionatamente (con unzione, come si diceva un tempo) del valore spirituale dell'Eucarestia ma si allaccia male, distrattamente, sgraziatamente le scarpe, significa che dentro di lui c'è una scissione e che parte della sua persona non è ancora investita dalla Luce. Quindi non può essermi maestro e guida.
    Sceglierò come maestro quel tale che - mentre, senza che lui se ne accorga, lo osservo - si allaccia le scarpe in modo perfetto (non tecnicamente perfetto...) come se in questo gesto semplice si giocasse interamente la sua relazione col Mondo e con Dio.

    IO SONO UN INDEGNO ALLIEVO DI PAOLO, MA TU CARO MIO B. TU FINCHE PERMANI IN QUESTA FORMA UMANA, TU DOVRESTI CONOSCERLO PAOLO...
    VENEZIA NON E¨POI COSI LONTANA...

    La bellezza non guida a Cristo. La bellezza è Cristo, è l'orlo della sua veste. Se io aggiungessi alla contemplazione della bellezza un discorso (qualunque, anche elevato, tipo: sì-bello-ma-solo-in-quanti-mi-conduce-a-lodare-Dio) sarebbe già una mezza bestemmia. Sarebbe come se un monaco, recluso nel suo eremo nella foresta, dicesse che è buono il silenzio perché gli consente di ascoltare la voce di Dio. Un discorso assurdo, dal momento che quel silenzio è la voce di Dio. Sarebbe come se un innamorato dicesse alla sua donna: 'E' buona la bellezza del tuo corpo, perché mi facilita l'amarti'.

    DIFATTI, VADO IN GIRO SOSTENENDO CHE IL NEMICO TI PARLA TI PARLA TI PARLA, MENTRE L AMICIZIA DI DIO E¨MUTA, TREMENDAMENTE MUTA...
    SE SAPESSIMO COGLIERLA CON EFFICACIA, CON COSTANZA QUOTIDIANA, CON RESPIRO MAGARI ULTIMO MAGARI PRIMO DELLA NOSTRA ESISTENZA QUI, IN CARNE..


    Sai, io ho tanti amici ebrei ortodossi, e te li vorrei far conoscere. Potresti vedere con quale amoroso scrupolo essi osservano i loro precetti, e separano il latte dalla carne, il lino dalla lana, e rispettano il riposo sabbatico, e applicano altre sei centinaia di mitzvot. Amano i precetti perché essi li hanno preservati dall'assimilazione, dallo sciogliersi nelle genti - quindi: dal rinnegare l'elezione divina. E i rabbini esclamavano commossi: 'Com'è santo questo popolo! In diaspora ha portato con sé i precetti e ha lasciato i discorsi!' (cfr Chaim Nachman Bialik, Halachah e Aggadah. Sulla legge ebraica, Torino: Bollati Boringhieri 2006).

    NON HO MAI AVUTO IL PIACERE DI ASSISTERVI, PECCATO...



    Forse non ce ne rendiamo conto: ma le ore sono fatte di minuti. E i giorni sono fatti di minuti. E gli anni sono fatti di minuti. E le vite, le vite, sono fatte di brevi e semplici minuti: circa duecento milioni di minuti, di media. Quanti ne dedicheremmo, senza l'aiuto dei precetti, al ringraziamento dopo la comunione?

    CI SONO TROPPI SUONI TUTT INTORNO AL MOMENTO NEL LUOGO DELLA COMUNIONE..
    TROPPI TROPPI SUONI DISTURBANTI...

    C'è bisogno che la fede prenda forma, prenda forme. Come un metallo fuso che deve essere colato e rappreso negli stampi del precetto, delle regole, degli stili. Come delle parole poetiche che per dar suono debbono inserirsi nelle cornici rigide della metrica e della rima.

    DICEVA AVALOKITA, FORMA E¨VUOTO E VUOTO E¨FORMA...
    IL TUTTO E¨COSTITUITO DA ATOMI E VUOTO, DICEVA INVECE EPICURO QUALCHE SECOLO PRIMA...
    EPICURO...CHE BEL NOME.


    Grazie, Barsanufio[/quote]

    E GRAZIE A TE

  6. #36
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    Che Bello Non Sono Ancora Sospeso.
    Speriamo Che Duri

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Che Bello Non Sono Ancora Sospeso.
    Speriamo Che Duri
    Spero che tu non lo sia... ma non ne vedrei il motivo.

    Ciao.

  8. #38
    Amore vince la morte
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    Diciamo Che Ho Violato Il Regolamento Con Il Mio Thread "per Lepanto"..

    Ma Vediamo Che Succede

    Ciao

 

 
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