Il "caso Tuvixeddu"
di Carlo Mannoni
Si riparte dal PPR e sotto la tutela della Soprintendenza regionale per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna.
Coloro che hanno utilizzato fino a ieri il "caso Tuvixeddu" come clava contro la politica di tutela paesaggistica del nostro territorio messa in atto dalla giunta di Renato Soru negli anni del suo governo alla Regione sono serviti. Sono serviti, spero, anche coloro che a seguito di quella vicenda hanno evangelicamente sperato, in questi ultimi anni, nella rovina personale di alcuni componenti di quella giunta. Quella clava, non solo come arma politica ma anche come mezzo di offesa e violenza personale, senza eguali nel passato, ed utilizzata contro i singoli, il presidente Soru e il sottoscritto, ma anche i componenti della Commissione di tutela del paesaggio, si è infatti trasformata in questi ultimi giorni in un vero e proprio fuscello davanti agli atti assunti dalla Procura della Repubblica di Cagliari ed alla sentenza del Consiglio di Stato n. 00538/2010 del 24 novembre 2009 e pubblicata nella serata di ieri.
Sugli atti del procuratore della Repubblica di Cagliari, il dr. Giovanni Caria, sui quali si deve ancora pronunciare il Giudice per le indagini preliminari, non intendo soffermarmi, se non per ricordare che quel procuratore della repubblica ha richiesto, in 20 pagine fitte di argomentazioni, il proscioglimento della mia persona e di quella del presidente Soru dalla relativa inchiesta penale. Che era stata aperta, e questo ai più è ignoto, su denuncia del principale attore del caso Tuvixeddu, l'ing. Gualtiero Culabu di Nuova Iniziative Coimpresa, paladino di giustizia. Ne hanno parlato però dettagliatamente sia l'Unione Sarda che la Nuova Sardegna e chiunque può documentarsi rileggendo i virgolettati di quegli articoli, l'ultimo dei quali, quello di Mauro Lissia della Nuova Sardegna dal titolo "Soru tutelava l'interesse pubblico", lo potete leggere su Sardegna Democratica.
Mi soffermo, invece sui contenuti della sentenza di ieri del Consiglio di Stato, a seguito della quale quella clava, che nella serata del 18 febbraio del 2009 si era trasformata, nelle mani dell'ing. Gualtiero Cualbu, in una bottiglia di champagne stappata davanti alle telecamere giusto per brindare, a fianco di Cappellacci, all'elezione di quest'ultimo a Presidente della Regione, è diventata ora un boomerang per il "Piano Tuvixeddu", come è noto portato avanti all'unisono, e in comunione d'intenti, dal Comune di Cagliari e da Nuove Iniziative Coimpresa dello stesso Cualbu.
Quella sentenza fa intanto giustizia, riconoscendo la piena validità e legittimità al decreto del 12 settembre 2008 dell'allora Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna, l'architetto Martino, che aveva annullato il provvedimento del 25 agosto 2008 con il quale il comune di Cagliari aveva concesso l'autorizzazione paesaggistica alla Nuova Iniziativa Compresa per la realizzazione di un intervento edilizio "di rilevantissime dimensioni": 28 unità immobiliari sviluppanti un volume pari a 14.630 metri cubi, nella via Is Maglias a Tuvixeddu. Una porzione, si fa per dire, del più ampio piano di urbanizzazione di Tuvixeddu pari ad oltre 150.000 metri cubi di edificato residenziale, la cui realizzazione viene oggi negata dal Consiglio di Stato che ha così riformato la sentenza del TAR Sardegna n. 00542 del 2009 che aveva invece dato ragione a Coimpresa e al Comune di Cagliari.
Per il Consiglio di Stato il provvedimento di autorizzazione paesaggistica del 25 agosto 2008, adottato dal comune di Cagliari su delega della Regione, è da considerarsi infatti illegittimo, come illegittimo lo aveva considerato, annullandolo, il Soprintendente regionale per i beni architettonici e paesaggistici, l'architetto Martino. Tale illegittimità deriva, sempre per il Consiglio di Stato, dalla circostanza che quel provvedimento è stato assunto "senza attendere ad una pur minima valutazione in ordine alla pura asserita compatibilità paesaggistica dell'intervento con le peculiarità del sito,con i vincoli gravanti sull'area,oltre che con le prescrizioni introdotte dal P.P.R. per il corrispondente ambito di paesaggio".
Ma il Consiglio di Stato va oltre la vicenda dell'autorizzazione paesaggistica del comune di Cagliari del 25 agosto del 2008 per affrontare il grado di validità dell'altra e ben più nota autorizzazione paesaggistica sull'intero piano di Tuvixeddu rilasciata dalla Regione il 27 maggio 1999 ed alla quale ha fatto seguito, il 15 settembre del 2000, l'altrettanto noto accordo di programma tra il comune di Cagliari, la Regione Sardegna ed i vari soggetti privati interessati (tra i quali Coimpresa) con il relativo piano di attuazione.
Per il Consiglio di Stato quell'autorizzazione paesaggistica del 1999, sempre ritenuta da Coimpresa e dal comune di Cagliari "tombale" (per Tuvixeddu questo termine mi pare appropriato), e quindi da chiunque inattaccabile compresa la Regione, è tutt'altro che un atto definitivo da cui possa riconoscersi allo stesso comune e a Coimpresa il diritto perfetto a realizzare i 150 mila metri cubi ed oltre di edilizia residenziale previsti da quel piano.
Quel "diritto a costruire comunque", sempre contestato dalla giunta di Renato Soru, per lo stesso Consiglio di Stato oggi non esiste perché in quella autorizzazione ' paesaggistica della Regione del 1999 "non è dato riscontrare un livello di dettaglio tale da giustificare una sostanziale omissione, a valle, di ogni ulteriore impegno istruttorio, valutativo e motivazionale", mancando in quella autorizzazione "una valutazione di compatibilità paesistica più dettagliatamente attenta alle specifiche modalità costruttive da osservare in sede di realizzazione dei singoli interventi edilizi, oltre che, per esempio, alle altezze, alla organizzazione dei singoli edifici, alle volumetrie".
Per il Consiglio di Stato "a fronte di una valutazione meno dettagliata, se non generica resa a monte", quella della Regione del 1999, " si impone un più incisivo apprezzamento di coerenza paesaggistica a valle, volto a verificare, se con le ragioni di tutela sottese all'approvazione del vincolo paesaggistico, siano coerenti quelle modalità realizzative dei singoli interventi edilizi non dettagliatamente prese in considerazione nel giudizio sul piano" di Tuvixeddu espresso dalla Regione nell'autorizzazione del 1999.
Insomma, l'organo di giustizia amministrativa di secondo grado, riformando le decisione del permissivo TAR della Sardegna, ha fatto prepotentemente riemergere dalle nebbie di Tuvixeddu il Piano Paesaggistico Regionale di Renato Soru, e le prescrizioni in esso contenute per il sito di Tuvixeddu. Col PPR dovrà infatti fare i conti, da questa mattina in poi, qualsiasi progetto che possa intaccare, come sostiene il Consiglio di Stato, "le peculiarità del sito" in contrasto con i "vincoli gravanti sull'area", area di cui noi siamo solo custodi, bisogna tenerlo a mente, essendo la relativa proprietà intestata a tutta l'umanità. Così come dovrà fare i conti con la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna, che d'ora in poi assumerà direttamente la tutela di quel colle sulla base del nuovo concetto di paesaggio emerso dalla Convenzione europea sul paesaggio del 2000 e riconosciuti dal decreto legislativo n. 42 del 2004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Esattamente nulla di meno o di più di quanto tenacemente sostenuto nei suoi atti dalla giunta Soru negli anni del suo governo.
Ho iniziato richiamando gli atti della Procura della Repubblica di Cagliari e la sentenza di eri del Consiglio di Stato. In questi atti, come nel provvedimento dell'architetto Fausto Martino, coraggioso Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna, troverete un pezzo della storia di Cagliari, anche recente, dove qualche "cattivo" è ora meno cattivo e dove qualche "buono" è ora forse molto, ma molto meno buono di prima. L'ho già scritto, e non era una premonizione, da assessore regionale in un comunicato stampa del 17 settembre 2008 riportato da Sardegna Democratica col titolo: "Tuvixeddu. La Soprintendenza annulla l'autorizzazione del comune a costruire".
Ma resta ancora molto da scrivere e forse ci sarà modo se chi di dovere vorrà approfondire modalità e contenuti dell'accordo di programma sottoscritto dal comune di Cagliari, dalla Regione Sardegna e dai soggetti privati interessati, Coimpresa in testa, il 15 settembre del 2000. Un accordo, approvato con decreto dell'allora Presidente Floris, il n. 208 del 29 dicembre 2000, ma che non troverete mai sul Bollettino Ufficiale della Regione, inopinatamente firmato con i privati dalla stessa Regione, ai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142, per mano dell'ing. Gabriele Asunis, allora direttore generale dell'assessorato regionale dell'urbanistica, nella duplice veste di delegato del presidente della Regione e dell'assessore regionale dell'urbanistica di allora.
Quello stesso Gabriele Asunis che oggi da assessore regionale dell'urbanistica, e quindi da tutore del paesaggio in Sardegna, si fa per dire, dovrebbe vigilare in base alla strabiliante delibera della giunta Cappellacci n. 3/21 del 26 gennaio 2010, sugli aspetti di natura paesaggistica del piano insediativo di Tuvixeddu, e quindi sull'accordo di programma del settembre del 2000 da lui stesso sottoscritto. Quell'accordo che a leggere la recente delibera della giunta Cappellacci poneva " a carico della Società Iniziative Coimpresa", si, proprio a carico, avete letto bene, niente meno che "numerosi interventi di natura privata (nuove edificazioni residenziali)".
Sarà contento l'onorevole Mario Floris, che da presidente della giunta regionale approvò quell'accordo. Magari gli verrà in mente di chiedere in Consiglio regionale una commissione di inchiesta per il "caso Tuvixeddu" come fece al termine della scorsa legislatura. Non sarebbe male, questa volta, accontentarlo.
Post scriptum
Leggo nella delibera della giunta Cappellacci n. n. 3/21 del 26 gennaio 2010, che si incarica "la Direzione generale dell'Area Legale di proseguire nell'esame della problematica relativa al contenzioso che origina dalle pretese risarcitorie formulate nei confronti della Regione dalla Nuova Iniziative Compresa, interessata alla realizzazione degli interventi previsti dall'Accordo di programma sottoscritto in data 15 settembre 2000, al fine di definire compiutamente la posizione della Regione in ordine alle stesse".
Sono certo, conoscendo l'autonomia dell'Area legale della Regione, che è incardinata nella presidenza della giunta regionale, che ci si guarderà bene dal procedere alla definizione dell'eventuale contenzioso Regione - Coimpresa attraverso un collegio arbitrale, come si è letto da poco sugli organi di informazione, riportando informazioni provenienti dalla stessa presidenza della Regione. Dei tre membri del collegio arbitrale, infatti, uno dovrebbe essere nominato dal Presidente del Tribunale, uno da Coimpresa e le altri private, il terzo direttamente dal Presidente della Regione Ugo Cappellacci.
Sono certo della correttezza e onestà del Presidente Cappellacci, ma ragioni di opportunità, a fronte di quell'ostentato brindisi a champagne dell'ing. Cualbu, a fianco dello stesso Cappellacci, nella sera della sua elezione a presidente della Regione, imporrebbero che alla definizione in sede giurisdizionale di quel contenzioso provvedesse direttamente, in base al codice civile, il Tribunale di Cagliari.
Consulta i seguenti documenti:
Sentenza Consiglio di Stato
06 febbraio 2010
Sardegna Democratica - Il "caso Tuvixeddu"




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