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Discussione: Bersaglio Prodi

  1. #1
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    L'espresso

    BERSAGLIO PRODI

    Fisco, Sismi e spie pagate da Telecom. Tutti al lavoro contro il Professore. Tra veleni, calunnie e dati riservati. E il sospetto di una centrale a Milano

    Quattro giorni dopo l’11 settembre un dossier contro il commissario Ue. Utile
    ai nemici italiani e stranieri

    Il calcolo di marketing politico: "demolite l'immagine di onestà del leader ulìvista e perderà il vantaggio su Silvio Serlusconi”


    di Gianluca Dî Feo

    Quella dei fabbricanti di dossier è una nebulosa, composta da una materia indefinita: meteore impazzite o sistemi organizzati di pianeti che orbitano intorno a soli diversi. inutile cercare un filo rosso che faccia da guida in questa galassia oscura di spioni aziendali e 007 infedeli, di curiosi del fisco e bricoleur del depistaggio. L'unica costante per tentare di decifrare l'intrigo è il bersaglio principale delle loro opere malefiche: Romano Prodi, preso di mira prima come presidente della Commissione europea, poi come candidato premier del centrosinistra.
    Anche per questo l'operazione voluta da Vincenzo Visco contro le incursioni nell'anagrafe fiscale è stata interpretata come una sorta di segnale. Un avvertimento a tutti i fabbricatrame e i distillatori di veline al veleno, affidato alle brusche perquisizioni nello stile antimafia dello Scico: il clima è cambiato, il gioco si fa duro e anche l'infrazione più banale verrà perseguita. A costo di finire per alimentare polveroni. Perché finora, nonostante i controlli, dai 127 indagati delle Fiamme Gialle e dell'Agenzia entrate non è ancora spuntato il collegamento con le presunte reti complottarde. La retata ordinata dal pm Francesco Prete e il clamore mediatico che l'ha accompagnata sono diventare la premessa funzionale a una seconda ondata, che in tanti si aspettano molto più calibrata. Lo stesso viceministro dell'Economia non ha usato perifrasi: «Siamo in presenza di forme di spionaggio politico consapevole gravi. La cosa più inquietante è che sono coinvolti militari che rispondono a catene di comando precise».
    La fase due dovrebbe quindi risalire lungo quelle catene di comando, individuando gli ufficiali della Finanza e i funzionari dell'amministrazione tributaria che durante gli anni del governo Berlusconi si sarebbero dedicati alla selezione e diffusione di documenti contro i leader del centrosinistra. Una centrale che avrebbe avuto la sua base operativa proprio a Milano: secondo una delle piste al vaglio degli inquirenti, almeno per un periodo sarebbe esistito un luogo fisico preciso, nel centro del capoluogo lombardo, dove venivano custoditi questi fascicoli di produzione statale con dati patrimoniali, trascrizioni di intercettazioni, tabulati telefonici, informative confidenziali, anonimi foto copiati negli archivi delle forze dell'ordine.
    Una centrale che avrebbe potuto contare sulla collaborazione di quadri delle Fiamme Gialle e dirigenti del ministero guidato all'epoca da Giulio Tremonti. Solo un'ipotesi, suffragata da alcune testimonianze ancora tutte da vagliare. Che sembra però destinata a inasprire il braccio di ferro tra Visco e il comando del Corpo.
    Ma da quello che sta emergendo in queste settimane, da sei anni sono stati in molti a fare incetta di notizie riservare e macchinazioni calunniose contro Prodi, riempendo la dispensa in attesa di acquirenti interessati o del momento favorevole per colpire. Come ha spiegato uno dei militari che ha partecipato alle 127 perquisizioni, gli autori di alcune delle incursioni informatiche più approfondite nei confronti del premier e della moglie sembravano quasi ispirati da una sorta di «collusione ambientale»: era come se percepissero che quelle informazioni avrebbero fatto piacere anche ai loro superiori. Insomma, non si sentivano traditori dell'istituzione: tutt'altro, erano schierati con una parte e ritenevano giusto colpire quello che consideravano un avversario.
    Allo stesso tempo, l'attenzione focalizzata su ricchezze nascoste e ipotetiche tangenti del fondatore dell'Ulivo rispondeva a un'esigenza di marketing politico ben determinata. Tutti i sondaggi che mettono a confronto l'immagine dei leader dei due Poli, sia quelli condotti nel passato dall'Istituto Cattaneo sia uno studio di prossima uscita, indicano come il principale punto di forra del Professore «l'onestà e la sincerità Anche nelle analisi meno benevole, concentrate sulle debolezze nella comunicazione, evidenziano questa qualità. E l'elemento che fa la differenza nella credibilità del premier, quello che - secondo la stessa analisi - alla fine seppur di poco ha fatto pendere la maggioranza degli elettori verso di lui. Demolire questa percezione di onestà significava chiudere la partita in favore di Berlusconi.

    Ma il Cavaliere non era il solo a potere trarre vantaggi da queste operazioni di delegittimazione. Ed ecco che le inchieste sui dossier rischiano di addentrarsi in un terreno molto insidioso. A partire da una data che non può passare inosservata.
    Nello sterminato archivio creato dalla banda larga che faceva capo alla Security Telecom, fra i 3 mila fascicoli raccolti dai detecrive a pagamento dell'agenzia Polis d'istinto ne spicca uno tagliato su misura per attaccare Prodi. Fu confezionato dalla ditta di Emanuele Cipriani, il principale fornitore della struttura creata da Giuliano Tavaroli. Quando? Il 15 settembre 2001. Quattro giorni dopo le Torri Gemelle, 96 ore dopo l'attentato che ha cambiato la storia contemporanea. In quel momento particolarissimo, mentre l'America preparava l'offensiva contro il terrorismo islamico, a chi interessava collezionare illazioni velenose sul presidente della Commissione europea?

    Il dossier è costruito come un'arma a testata multipla, con più capitoli destinati a trafiggere lo stesso personaggio. Apparentemente nel mirino c'è Vittorio Nola, top manager Telecom, bolognese e indicato nell'incartamento come uomo di Prodi. Ma Nola aveva dato le dimissioni da Telecom cinque giorni prima: non c'era nessun bisogno di infierire sudi lui. Nessun bisogno di dettagliare le attività promozionali del colosso telefonico che secondo i maestri delle trame sarebbero servite a finanziare il Professore. Nessun bisogno di descrivere ipotetiche intercettazioni abusive portate avanti in uno dei palazzi di Telecom da misteriosi tecnici doppiogiochisti: ex dipendenti, ingaggiati dal servizio segreto, ma ancora capaci di muoversi all'interno dell'azienda. Per poi inoltrarsi in misteriose trame terzomondiste tra magnati c trafficanti. E tornare a sottolineare l'equivalenza velenosa: Nola uguale Prodi.
    A chi poteva tornare utile quel materiale in quel momento? Cipriani aveva anche clienti stranieri. Lo riconosce davanti ai pm di Milano già nella scorsa primavera: di fronte a una serie di attività registrate nel suo schedario ammette che erano destinare a servizi segreti di altre nazioni. Operazioni del genere sono state confessate anche da Marco Bernardini, altro personaggio enigmatico della sicurezza Telecom. Senza dimenticare le informative fasulle, usate per giustificare i bonifici di Telecom all'ex agente Cia Giampaolo Spinelli. Fantapolitica? Lo stabiliranno le indagini. Che devono anche ricostruire i buchi neri nella catena dei dossier: il fascicolo Nola sembra essere solo una puntata di una serie, ma le altre dispense del feuilleton diffamatorio non sono state ancora recuperate. Chi le custodisce?
    Di sicuro dal 2002 le veline da esportazione e quelle nate per il mercato nostrano trovano gli stessi referenti, perché gli interessi convergono. Con l'arrivo del generale delle Finanza Nicolò Pollari alla
    direzione del Sismi e la nascita dell'asse di ferro con la Cia, sancito da patti coperti dal segreto di Stato, sì chiude il triangolo dei sospetti: Fiamme Gialle, 007 italiani, spie atlantiche. Il servizio segreto militare sotto Pollari diventa tutt'uno con larghi settori della polizia tributaria.
    Mentre grazie all'antica amicizia tra Marco Mancini e Giuliano Tavaroli di fatto c'è una sorta di osmosi tra sicurezza dello Stato e security Telecom. E il rapporto diretto tra Pollari e Gianni Letta, con frequenti consulti a Palazzo Chigi, determina per rutti gli anni del governo Berlusconi la nascita di un centro di potere senza precedenti. Potere giustificato dalla necessità di difendere il Paese dalla minaccia di attentati. Che invece, come ha dimostrato la vicenda di Pio Pompa e della struttura Sismì di via Nazionale a Roma, faceva qualunque cosa pur di delegittimare gli avversari politici.

  2. #2
    albisca
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    Sì, è proprio una congiura di tutto il mondo contro Prodi.

    Pensare che il Financial Times ieri ha dato i voti ai ministri dell'Economia europea, ed il peggiore è stato Padoa Schioppa.

    Siamo seri. Dopo una finanziaria così bella com'è possibile questo voto? Solo una risposta: congiura!

  3. #3
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    Cancellato post di abu ital, il prossimo lo mando all'avvocato di Prodi.

  4. #4
    albisca
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    Ne ha già tanti qui di avvocati...non scomodare anche quello stipendiato che è già alle prese con la congiura

  5. #5
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    Cambiano i presidenti del consiglio ma la brodaglia complottista che ci dobbiamo sciroppare è sempre la stessa . Presto vedremo Brodi con la bandana .

  6. #6
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    C´erano anche Nicolò Pollari e Pio Pompa dietro la campagna su Telekom Serbia che mirò a screditare il centrosinistra, e in particolare Romano Prodi, Lamberto Dini e Piero Fassino. Di quell´affare il direttore del Sismi (oggi indagato per il sequestro dell´imam di Milano Abu Omar) e il suo più stretto collaboratore si occuparono fin dal marzo del 2001, quando il primo era vicedirettore del Cesis, il secondo "esperto di informatica". A rivelare questo retroscena è L´Espresso oggi in edicola. Il settimanale pubblica alcuni atti ancora segreti dell´inchiesta della procura di Torino sull´acquisto - era il 1997 - di Telekom Serbia e la presunta creazione di fondi neri da parte di Telecom Italia allora non ancora privatizzata.

    L´attenzione della magistratura torinese è stata attratta da un´interrogazione parlamentare del marzo 2001 (erano le ultime settimane del governo Amato), firmata dai deputati di An Italo Bocchino e Maurizio Gasparri. I due politici, oltre a sollevare dubbi sulla regolarità dell´acquisto della Telekom Serbia, avanzarono sospetti che dietro a quell´operazione «avallata da Prodi» si fosse mosso il Sismi, in particolare l´ottava divisione diretta dallo 007 Alberto Manenti. «Quell´interrogazione - ha scritto Espresso - è il primo atto della banda dei depistatori su cui ha indagato la procura di Torino». E il depistaggio, cavalcato nei mesi successivi dal centrodestra, tentò di far credere che una super tangente fosse stata incassata da Prodi, Dini e Fassino. L´indagine giudiziaria ha portato a scoprire che Manenti, già nel 2001, ricevette un´informativa da Pollari il quale, a sua volta, ottenne il dossier da Pompa. La procura, inoltre, ha ipotizzato (senza però trovare riscontri) che a passare a Bocchino le notizie poi usate per l´interrogazione sia stato tal Marco Rizzo, collaboratore del Sismi.

    Tre mesi dopo l´interrogazione di Bocchino e Gasparri, Berlusconi, nella sua prima convention di Forza Italia da presidente del Consiglio, annunciò che bisognava attaccare la sinistra con la commissione parlamentare Telekom Serbia. Poche settimane dopo Pio Pompa (come è stato scoperto di recente dalla procura di Milano che indaga sul sequestro Abu Omar) era già al lavoro nell´ufficio Sismi "coperto" di via Nazionale a preparare un piano contro la «struttura di politici del centrosinistra, magistrati e intellettuali nemica della destra», struttura, si legge in un documento, «da disarticolare anche con mezzi traumatici». Otto mesi dopo, alla commissione parlamentare Telekom Serbia di San Macuto presieduta da Enzo Trantino (An), arrivò un anonimo che avrebbe portato alla ribalta, da lì a qualche mese, Igor Marini, le cui accuse contro Prodi, Dini e Fassino di aver intascato una tangente da 120 milioni di dollari si rivelarono, dopo mesi di indagini della procura di Torino, una calunnia. Bocchino faceva parte della commissione Telekom Serbia. E Rizzo ricomparve quando un collaboratore del Sismi, Antonio Volpe, portò a San Macuto un falso dossier che avrebbe dovuto dimostrare le accuse del calunniatore Marini, e cioè il passaggio della tangente.

    Chi siano stati i registi occulti della campagna Telekom Serbia scatenata contro il centrosinistra, non è mai stato chiarito. Quel che è certo, a leggere il servizio dell´Espresso, è che quando questa misteriosa vicenda nacque, Pollari e Pompa erano già al lavoro.

    www.repubblica.it

  7. #7
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