
Originariamente Scritto da
Gaio Mario
Vero quel che scrivi. La sostenibilità politica del sistema spartano derivava dall'esserci sempre una classe dominante, gli Spartiati, forte militarmente e sufficientemente numerosa.
Come in tutte le società "occidentali" il declino, già di per sè inevitabile, si accelerò quando, vinta la guerra del Peloponneso con Lisandro, a Sparta iniziò a circolare la ricchezza e con essa il lusso.
Roma non era geneticamente una roccaforte isolata in una regione interna dell'Italia. Roma nacque in un preciso luogo gepolitico, fra le pressioni del mondo etrusco e greco-italico. Per Roma, fatto ignorato dai modesti epigoni del razzismo senza senso, l'integrazione dello straniero fu costituzionale. Essa infatti nasce vicino ad un fiume, nei pressi di un''isola che ne consentiva il guado ed a pochi chilometri dal mare. Luogo di passaggio, quindi. Luogo di stranieri. La plebe è originariamente straniera: viveva nel "borgo", non sulla sommità dei colli. Ma anche le genti patrizie non disdegnarono apporti stranieri. I Ramnes erano il popolo del fiume. Ci si pose il problema di rubare le donne ai Sabini. Tito Tazio fu probabilmente coreggente con Romolo e Numa fu sabino. Gli ultimi due re furono Etruschi.
E la capacità di integrare nella Repubblica la plebe e quindi gli stranieri fu la capacità politica fondamentale del popolo romano, giacchè non si diventa Roma con dirigenti aventi mentalità da villaggio di alta comunità montana.