

secondo me cambia totalmente l'approccio alla questione tra noi e la sinistra radicale.
Innanzitutto noi non si fa demagogia spicciola buona per la campagna elettorale salvo poi chiudere gli occhi una volta arrivati al governo come hanno fatto loro, noi si lavora solitamente mentre loro non hanno mai visto una giornata di lavoro in vita loro...figli di papà, mantenuti, nipoti di banchieri e magistrati che straparlano di miseria e precarietà non conoscendone il minimo significato.
Il problema è che esistono delle sacche di precarietà in cui la precarietà non riguarda la fase iniziale del rapporto di lavoro ma si cronicizza e bisogna intervenire per garantire delle tutele a queste situazioni.
la sinistra fa solo sloganismo, demagogia spicciola. per loro il precariato è l'ennesimo strumento per catturare consensi.
La differenza principale è che noi lavoriamo davvero...![]()


I manifesti sono stupendi.


si!
i manufesti fatti da Ag Roma erano uno spettacolo, noi li abbiamo rifatti in bianco e nero...
sono uno spettacolo!
A Noi!


noi c'abbiamo tappezzato tutta gaeta co sti manifesti...
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Una vita da precario
Una vita da precario. Parafrasando la canzone di Ligabue “Una vita da mediano”, potremmo azzardare qualche plausibile ragionamento sul fatto che il precariato è una iattura (purtroppo) più trasversale di quanto lo sia il buon senso.
Domenica, i precari ‘rossi’, hanno fatto una manifestazione contro papà. Papà Prodi per l’esattezza. Che ingrati. Possibile? Sì. Una manifestazione interessante, non tanto per il tema, quanto per la comica contraddizione del centrosinistra: a manifestare anche viceministri in carica ed i fidi sottosegretari, che anziché manifestare, avrebbero ‘forse’ (forse!) dovuto risolvere il problema. Cercate di capire: è un po’ come immaginarsi di vedere i medici in corteo mentre moribondi pazienti li aspettano in sala operatoria.
Ma resto altrettanto allibito da un altro fatto: perché a manifestare non siamo stati noi? Un perché c’è: qualcuno erroneamente crede che il precariato sia una condizione del solo elettorato di sinistra. Ma forse basta chiarire un paio di punti. Ieri esisteva il precariato aziendale, i famosi CO.CO.CO. e tutte quelle forme di lavoro precario che dipendevano esclusivamente dal settore pubblico. Solo che, ad oggi, lo spauracchio è un altro: il precariato privato. Che sia diventato matto? O forse è l’assenzio?
C'era un tempo in cui chi voleva entrare con due bei piedoni nel mondo del lavoro, vi entrava creando un'attività. Dal nulla c’era la speranza che potesse nascere qualcosa di importante. Piccoli commercianti, artigiani, aziende: insomma, qualcosa di serio, di tangibile. Oggi, molti ragazzi (poco importa se laureati o no) entrano nel mondo del lavoro aprendo una partita IVA e -grazie a Prodi e proprio a quei sottosegretari impegnati a manifestare contro se stessi- aprendo anche un secondo conto corrente in banca. Onorevole questa idea: in fondo basta contare quante siano le partite IVA in Italia e moltiplicarle per il costo medio annuale di un conto corrente di un libero professionista. Geniale. E c'è chi ha spacciato questa idea come un volano per eliminare l'evasione fiscale. Neppure nel Trinidad e Tobago sarebbero riusciti a pensarne una del genere.
In questo contesto si colloca l'esercito delle partite IVA, o meglio, dei liberi professionisti. Giovani cui viene chiesto di entrare sì nel mondo del lavoro, ma stando fuori dal contesto lavorativo. Sembrerebbe difficile a capirsi, ma non lo è affatto. Il lavoro c'è, ma c'è anche il trucco. Sono numerosissime le aziende che offrono lavoro solo ad esterni: e di questi tempi, si fa gioco forza sul fatto che un lavoro non lo rifiuta nessuno. O meglio: non lo può rifiutare nessuno.
Il nuovo mercato del lavoro è dei liberi professionisti, gente che viene pagata (meno), per fare il lavoro di chi dovrebbe essere semmai assunto a tempo indeterminato. Il tutto stando proni al un vile ricatto. “Poiché sei un libero professionista, i tuoi orari non sono un problema”, ti dicono: solo che, se da un lato nessuno ti deve un euro di straordinario perchè non rappresenti un costo se "sfori", dall’altro, proprio se non sfori, il rinnovo te lo scordi. E di assunzione? Manco fosse una barzelletta del buon Gino Bramieri. Così quello che le aziende chiamano opportunità (che a conti fatti lo è, ma solo per loro visto che pagano solo una parte dei contributi) per i giovani diventa solo un vile ricatto.
Di questi liberi professionisti (ad oggi credetemi, un sinonimo di precario) ci sono due categorie: quelli che generano beni e quelli che generano servizi. I primi con tutta probabilità imparano un mestiere, i secondi fanno parte di un marasma di indefinibili (oltre che impronunciabili) finte professioni. Ovviamente fra le due categorie, solo i primi hanno l’opportunità di costruirsi una strada, proprio perché imparano un mestiere. I secondi invece sono spacciati: restano nella bolgia. Ma un destino comune li unisce: lavorano di più, vengono pagati di meno, di tutele meglio non parlarne, e se sono fortunati partecipano anche al 'gioco' del bastone e la carota: ma ben presto scoprono di non essere il contadino. Ecco, questo è il vero esercito delle partite IVA.
Poi ci sono i famosi contratti a progetto: solo che il progetto non c’è. Numeri da mago Casanova e contratti da illusionisti.
Va da sé che tutta questa gente -a detta di Berlusconi- avrebbe dovuto vivere questa condizione lavorativa al massimo (udite udite) per due anni, perché poi sarebbe stata sistematicamente assunta dall'azienda. Diceva lui.
Oggi c’è Prodi, il quale da Vespa ci promise "felicità", manco fosse il Babbo Natale della Bauli. Ma a telecamere spente, Babbo Natale Prodi s’è trasformato nel verdastro Grinch, ed ha contribuito a dare una spintarella nel guado all’unica categoria di lavoratori che sta crescendo in Italia, e neppure per proprio volere: i liberi professionisti.
L’Italia -ad oggi- è l’unico paese al mondo in cui le partite IVA sono cresciute quanto i numeri di telefono dei cellulari. Eppure i professionisti (quelli veri) diminuiscono al pari dei risparmi degli italiani. Qualcosa vorrà pur dire. Perché ormai i liberi professionisti si dividono fra lavoratori autonomi e lavoratori sostitutivi, ed i secondi crescono a valanga sui primi. Ma se questo non è precariato che cos’è? Sveglia!
Sveglia perché in gioco c’è la dignità dell’uomo, che quotidianamente dipende anche dalla sua situazione lavorativa. Altro che famiglia, altro che valori, altro che balle. Perché senza stabilità le famiglie non crescono, i valori non si trasmettono, e le balle ti cadono, se non per la forza di gravità, perché c’è chi te le taglia. Alla faccia della felicità: non l'avesse mai detto...
Omar


Mi sembra che quando e' stata votata la legge 30, la legge che ha dato la sferzata alla precarieta', i vostri amici al Parlamento la manina l'hanno alzata......![]()


Sull'argomento del lavoro e del precariato la destra si è giocato l'elezioni. Chi come noi sogna una destra sociale, popolare forte si sente un pesce fuor d'acqua in tutti partiti e movimenti della destra. I forzisti che inneggiavano alla delocalizzazione delle aziende, al liberismo sfrenato non so come possano stare con Alemanno, la Mussolini, Storace ecc. che esprimono politicamente il pensiero opposto. L'articola 46 è un patrimonio della destra, cosi come il sindacato che difende i lavoratori produttivi (come insegnava Filippo Corridoni). La casa della libertà, però, non può condividere queste tesi cosi come non può condividere la dottrina sociale della chiesa cattolica, che invece dice esattamente quello che noi desideriamo a livello politico, sociale, economico.
Saluti
www.destradipopolo.splinder.com
destradipopolo@alice.it


Lasciam perdere la legge 30... fosse solo quello l'errore.
Il vero problema è che questo è stato da parte della cdl una sorta di Disinteresse Nazionale. Il che personalmente, trovo sia mortificante.