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Discussione: L'emisfero occidentale

  1. #1
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    Predefinito L'emisfero occidentale

    Io credo che il problema degli Stati Uniti d'America l'abbia esemplificato molto bene Carl Schmitt nel capitolo del Nomos della Terra sull'emisfero occidentale.

    Gli Stati Uniti d'America hanno avuto la pretesa di considerarsi nuovo Occidente e nuova Europa. Per questo motivo hanno considerato la loro 'terra di libertà e prosperità' e l'Europa continentale al di fuori di questa linea di amicizia.
    La vecchia Europa - e l'aggettivo 'vecchia' per gli Americani già suonava come una condanna - considerava una volta l'America suolo da colonizzare. Hobbes diceva che là vigeva lo stato di natura in cui vigeva la legge del 'homo homini lupus'.
    La percezione - con l'istituzione degli Stati Uniti d'America - si ribalta gradualmente negli Americani e in parte fra gli stessi Europei, a causa dell'esaltazione illuminista dell'unione americana, che viene contrapposta all'illiberalità diffusa della società europea.
    Gli USA dall'Europa mutuano la pretesa di essere i fautori di un ideale universale di civiltà. Ma tale aspirazione scade ben presto in universalismo e tale universalismo porta ad un imperialismo evidente.
    Ecco perchè il binomio fra espansionismo - economico, culturale, politico se non addirittura territoriale - americano e diritti umani sarà indissolubile.
    I 14 punti di Wilson e la loro accettazione da parte delle potenze europee sono la morte dello jus publicum europaeum. Sono la fine della concezione di guerra che gli Europei avevano condiviso per evitare di scannarsi troppo fra di loro, vista l'assenza di un'autorità civile e di un'autorità spirituale da tutti riconosciute come tali che stabilissero il giusto e lo sbagliato da un punto di vista teologico-morale.
    Gli USA invece reintroducono il concetto discriminatorio di guerra e fanno loro stessi giudici, attraverso vari organismi internazionali in cui sono assenti politicamente ma presenti fattualmente, come la Società delle Nazioni, della moralità altrui.
    Si credono quindi - consapevolmente o meno - Chiesa e Impero della nuova ideologia imperante: il pensiero unico democratico-progressista.
    Con la seconda guerra mondiale e la vittoria sull'Asse tale pretesa si rafforza ulteriormente e questa volta, a differenza di prima, gli USA decidono di metterci la faccia.
    Ecco allora sorgere l'ONU, di cui gli Stati Uniti si faranno promotori.
    Ecco allora tutti quegli organismi internazionali che con la pretesa di essere fondati su un diritto internazionale che non è più tale - perchè non riconosce la geopolitica degli spazi e non è più eurocentrico - e sull'universalismo progressista cosmopolita impongono a tutti le loro decisioni e i loro 'giudizi morali'.
    Norimberga è un esempio di tutto questo.
    L'isolazionismo americano, quindi, viene meno.
    Non c'è più un mondo fondato su divisioni territoriali chiare. C'è un'umanità astratta, guidata dagli USA e dai poteri forti dell'economia, che giudica i suoi nemici secondo arbitrari criteri da cui però si sottraggono i presunti giudici.

    Posto queste riflessioni che in realtà ho fatto su D.R. su invito di Florian.
    Spero che possiate contribuire tutti alla riflessione.

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Posto queste riflessioni che in realtà ho fatto su D.R. su invito di Florian.
    Spero che possiate contribuire tutti alla riflessione.
    L'argomento è molto interessante e se affrontato con tranquillità () e onestà intellettuale può risultare stimolante per tutti. Per quanto mi riguarda, risponderò domani. hefico:

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Discussione molto interessante caro Giò91, alla quale aggiungo qualche elemento in più.
    Non posso fare a meno di notare, storicamente parlando, che è stata proprio l'Europa, la cosiddetta "culla della civiltà" contemporanea, a creare - fra tanto bene indiscutibile - anche i grandissimi mali della rivoluzione, del comunismo e del nazismo.
    Veri e propri mostri anticristiani con tendenze nichiliste e distruttive, oserei dire sterminatrici.
    Senza l'intervento dell'America - due volte in un solo secolo - specialmente in occasione del secondo conflitto mondiale, la tanto decantata civiltà europea si sarebbe probabilmente autodistrutta e condannata alla rovina della guerra fratricida di conquista e di sfruttamento.
    Non so cosa ne pensi, ma per quanto mi riguarda è stata l'America a salvare, letteralmente, la civiltà continentale dal nazismo e dal comunismo, nell'epoca della Guerra Fredda.
    Fra 1947 e 1989 l'Europa Occidentale, debole, frammentata, divisa, militarmente insufficiente, si è necessariamente rivolta agli Stati Uniti per chiedere protezione. Che ha ottenuto nonostante la boria francese e di qualche altro paese.
    Certo, l'impegno statunitense non è stato gratuito, nè concesso con benignità sincera.
    Ma ancora oggi l'emisfero occidentale si regge su una alleanza indispensabile.
    Cosa sarebbe la povera Europa senza i legami atlantici? Una creatura asfittica, rinsecchita, fragile di fronte ad importanti sfide geostrategiche.
    Certo, l'Europa può e deve tendere all'autonomia dignitosa.
    Ma al tempo stesso, non può certo fare a meno dell'unica potenza che può ancora combattere con efficacia in un modo ostile e pericoloso.
    Gli Stati Uniti, al di là dei conflitti locali, continuano a costituire garanzia di pace generale ed intra-europea.

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    maledetta adelphi e i suoi prezzi esorbitanti... ncav:

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    maledetta adelphi e i suoi prezzi esorbitanti... ncav:
    Lascia perdere. In sto periodo avrò speso circa 300 euro in libri

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Discussione molto interessante caro Giò91, alla quale aggiungo qualche elemento in più.
    Non posso fare a meno di notare, storicamente parlando, che è stata proprio l'Europa, la cosiddetta "culla della civiltà" contemporanea, a creare - fra tanto bene indiscutibile - anche i grandissimi mali della rivoluzione, del comunismo e del nazismo.
    Veri e propri mostri anticristiani con tendenze nichiliste e distruttive, oserei dire sterminatrici.
    Senza l'intervento dell'America - due volte in un solo secolo - specialmente in occasione del secondo conflitto mondiale, la tanto decantata civiltà europea si sarebbe probabilmente autodistrutta e condannata alla rovina della guerra fratricida di conquista e di sfruttamento.
    Non so cosa ne pensi, ma per quanto mi riguarda è stata l'America a salvare, letteralmente, la civiltà continentale dal nazismo e dal comunismo, nell'epoca della Guerra Fredda.
    Fra 1947 e 1989 l'Europa Occidentale, debole, frammentata, divisa, militarmente insufficiente, si è necessariamente rivolta agli Stati Uniti per chiedere protezione. Che ha ottenuto nonostante la boria francese e di qualche altro paese.
    Certo, l'impegno statunitense non è stato gratuito, nè concesso con benignità sincera.
    Ma ancora oggi l'emisfero occidentale si regge su una alleanza indispensabile.
    Cosa sarebbe la povera Europa senza i legami atlantici? Una creatura asfittica, rinsecchita, fragile di fronte ad importanti sfide geostrategiche.
    Certo, l'Europa può e deve tendere all'autonomia dignitosa.
    Ma al tempo stesso, non può certo fare a meno dell'unica potenza che può ancora combattere con efficacia in un modo ostile e pericoloso.
    Gli Stati Uniti, al di là dei conflitti locali, continuano a costituire garanzia di pace generale ed intra-europea.
    La guerra fredda - paradossalmente - è proprio uno degli effetti di questo nuovo concetto discriminatorio di guerra, introdotto dall'umanitarismo promosso dagli Stati Uniti.
    Carl Schmitt giustamente fa notare che la distinzione secolarizzata fra guerra giusta e guerra ingiusta porta, inevitabilmente, a mettere in discussione lo stesso concetto di guerra.
    La guerra giusta viene declassata ad intervento di polizia internazionale.
    L'essere 'aggressori' diventa un titolo per classificare una guerra già in partenza non solo come tale ma anche come 'ingiusta'.

    La guerra contro il Fascismo - perchè così fu presentata da sovietici e americani, essendo il nazionalsocialismo considerato il 'fascismo tedesco' - venne presentata dagli Stati Uniti d'America e dalla Gran Bretagna come una crociata democratica contro la tirannia e il dispotismo.
    Ebbero pure la faccia tosta di chiedere l'appoggio diretto del Papa, il quale replicò che il Vaticano aveva il dovere di rimanere ufficialmente neutrale nella contesa e che mai avrebbe potuto schierarsi a favore di un'alleanza che includeva anche il mostro sovietico comunista.

    Questa visione messianica del ruolo degli Stati Uniti ha fatto in modo che il nemico 'fascista' non venisse visto come uno 'justus hostis' - secondo la concezione europea del diritto internazionale pre-Grande Guerra - ma come un nemico del genere umano, uno degli hostes perpetui dell'umanità.
    Il che fa attribuire ai fascisti un carattere di non umanità e di disumanità che porta alla logica conclusione che contro di essi non ci debba essere alcuno scrupolo morale: ecco perchè i bombardamenti di Dresda, Berlino e Roma. Ecco perchè i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.
    Non sto discutendo in questo momento su chi avesse ragione fra l'Asse Roma-Berlino-Tokyo e gli Alleati angloamericani e sovietici, anche se sapete già qual è la mia opinione.
    Vi sto facendo riflettere su una concezione della guerra e del diritto internazionale portate avanti dagli Stati Uniti. Visioni del mondo che sono in netto contrasto con la mentalità europea 'classica' e tradizionale.
    Ecco perchè Carl Schmitt dirà di non essere stato un nazionalsocialista hitleriano, ma di considerarsi comunque un vinto della guerra mondiale.
    Perchè in quella guerra gli Alleati hanno ucciso definitivamente lo jus publicum europaeum e l'ordinamento eurocentrico.
    Ultima modifica di Giò; 07-02-10 alle 22:16

  7. #7
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Lascia perdere. In sto periodo avrò speso circa 300 euro in libri
    Tra Novembre e Gennaio, anch'io, ma è assurdo pagare cinquanta euri per un libro di scarse cinquecento pagine, senza contare che quando dispongo di certe cifre preferisco dotarmi di più di un libro. Neanche fossero edizioni pregiate queste della Adelphi.

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    è per scoraggiare i poveri

  9. #9
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Pompeo Visualizza Messaggio
    è per scoraggiare i poveri
    Non c'entrano niente i poveri, ma il rapporto qualità-prezzo.
    Ultima modifica di Florian; 08-02-10 alle 19:02

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    L'America come "Magna Europa"


    "Il Nomos della Terra" di Carl Schmitt, critico nei confronti della politica estera americana wilsoniana, viene per la prima volta pubblicato in Germania nel 1950, appena cinque anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Circa dieci anni più tardi, e precisamente nel 1962 e nel 1964, in Italia, due case editrici vicine alla destra politica presentano all'attenzione uno sconosciuto politico americano conservatore di nome Barry Goldwater. Sulla copertina de "Il Vero Conservatore", manifesto politico del candidato presidenziale repubblicano, le Edizioni del Borghese aggiungono una fascetta che reca la scritta: "Non tutta l'America è stupida. Questo libro ve ne convincerà." Ma desta ancor maggiore stupore il fatto che la biografia di Goldwater, scritta da Stephen Shadegg, venga pubblicata nel nostro paese da una casa editrice di orientamento "tradizionalista", ovvero le Edizioni Dell'Albero (che nello stesso anno pubblica "Rivoluzione e Controrivoluzione", di Plinio Correa de Oliveira).

    E' bene tenere a mente queste date per il ragionamento che andremo a fare circa Schmitt, l'Europa e l'Occidente.

    Che gli Stati Uniti siano il prodotto della rivoluzione protestante e dell'illuminismo è cosa nota. Che fino al 1945 la cultura democratica americana si sia percepita (e sia stata percepita) come "progressista" rispetto al conservatorismo degli stati autoritari europei è altrettanto evidente. Tuttavia lo schema: Europa=tradizione=conservatorismo e Stati Uniti=innovazione=progresso, già non funziona correttamente al tempo in cui Schmitt si trova a scrivere l'opera in questione, e sarà del tutto obsoleto dieci anni dopo. In parte perchè l'America degli anni sessanta non è più quella di Wilson, ma soprattutto perchè l'Europa di Schmitt non esiste più, stroncata dagli esiti, per essa disastrosi, della Seconda Guerra Mondiale. La sua nobiltà è stata soppiantata da una classe borghese manageriale, mentre lo Stato gerarchico è finito nel migliore dei casi nelle mani di militari, nella peggiore di comunisti. In mezzo a queste due opzioni radicali stanno le giovani democrazie liberali, protette dallo scudo della potenza americana.

    Schmitt rimpiange l'antico ordine europeo, ma a che serve rimpiangerlo se è ormai sepolto dalle macerie? Gli anni che seguono al dopoguerra vedono il mondo diviso in due sfere d'influenza: a destra l'Occidente, che conserva la civiltà liberale, umanistica e cristiana; a sinistra l'Oriente progressista dominato dalla tecnica e dalla materia. Come si vede l'Europa non esiste più sul piano militare, politico e culturale. Si afferma al suo posto l'Euro-America, una civiltà che vede il giovane popolo americano ergersi sulle spalle degli anziani capostipiti di una cultura da essi in gran parte ereditata.

    E' importante che noi ci caliamo negli anni della guerra fredda, anni in cui gli Stati Uniti non erano ancora la civiltà multirazziale che oggi conosciamo, ma in essa era dominante l'elemento anglosassone ed europeo, così come i suoi fondamenti teorici liberali e democratici erano più volte disconosciuti da una pratica di vita assai diversa, come ebbe modo di scorgere - apprezzando - il nostro Giuseppe Prezzolini, che certo democratico non era.
    Al contrario l'est sovietizzato, che poi dimostrò tutta la sua arretratezza e la sua spartana rudezza, si imponeva all'attenzione generale come l'avanguardia di una civiltà non più oppressa da credenze politiche, economiche e religiose "arretrate". In parole povere, era percezione dominante durante gli anni quaranta e cinquanta che il mondo euroamericano fosse "reazionario" e destinato prima o poi a venire soppiantato dal più "progressista" modello sovietico.

    Se prima e durante tutti gli anni della Seconda Guerra Mondiale l'America aveva condiviso con la Russia il polo del progresso, affascinando fortemente gli intellettuali della sinistra antifascista, già nell'immediato dopoguerra il liberale Truman era comunenente considerato un "fascista" per la scelta (agli occhi di molti un vero e proprio tradimento) di schierarsi dalla parte dell'Inghilterra e contro i russi.

    Se, dunque, per le destre europee fu naturale schierarsi subito dalla parte della NATO contro i comunisti, la civiltà euroamericana si trovò a combattere, durante la guerra fredda, un'altra guerra, intestina e ben più infida, contro quelli che potremmo ben chiamare i nuovi "collaborazionisti", questa volta filosovietici.

    Come si era detto, quella parte di società "progressista" occidentale compiacente verso il comunismo, rimasta "in sonno" per alcuni anni, esplose nel bel mezzo degli anni cinquanta ispirando una ribellione giovanile veicolata dalla cultura popolare (rock'n'roll) che preparerà la strada ad un decennio di lotte politiche "radicali" (integrazione razziale, movimento studentesco, controcultura, pacifismo) culminate con la protesta per l'intervento americano anticomunista in Vietnam.

    E' in questo quadro che si inserisce l'inusuale figura di Barry Goldwater e l'interesse da lui suscitato presso ambienti europei di destra a volte anche estrema. Goldwater infatti non è parte della tradizione liberal dei Roosevelt e Truman, e non è nemmeno un democratico. Al contrario è un repubblicano, ovvero di quel partito nazionalista ed inizialmente isolazionista, che negli anni venti aveva disconosciuto l'internazionalismo wilsoniano e negli anni quaranta si era fatto interprete della non partecipazione degli USA all'evento bellico. La crescente consapevolezza del pericolo comunista in America aveva portato però negli anni sessanta la destra repubblicana americana a ostentare un anticomunismo ancor più virulento di quello democratico e ciò guadagnò al goldwaterismo (oltretutto piuttosto deciso sul fronte dell'antistatalismo e dell'adesione ai valori borghesi e cristiani) il plauso degli ambienti europei conservatori e tradizionalisti.

    In Italia, quella destra cattolica e missina che voleva ristabilire la prevalenza dello "spirituale" sull'"economico" iniziò a guardare all'America - prima d'allora considerata all'unisono piuttosto negativamente - come ad un'anfora di valori conservatori. Nonostante beats e hippies, esisteva infatti un'America "profonda" a cui l'Europa doveva guardare con attenzione nella speranza che prendesse il sopravvento sull'"altra America" progressista e/o filocomunista, ponendosi eventualmente come "Magna Europa".

    Così come gli inglesi, visto svanire l'Impero dopo il duplice conflitto mondiale, abdicarono giocoforza alla loro potenza delegandola ai "figli" d'oltre Atlantico, allo stesso modo una parte consistente del conservatorismo europeo consegnò di buon grado al proprio omologo americano il compito di riaffermare i suoi stessi valori, che avevano un tempo reso grande l'Europa, e che ora l'America era tenuta a conservare, pena la decadenza finale della civiltà occidentale.

    E' dunque un doppio passaggio di testimone quello che avviene tra Europa ed America all'indomani della Seconda Mondiale: sul piano militare e geopolitico il ruolo che era stato per secoli della Gran Bretagna viene affidato alle forze armate USA e alla NATO, mentre su quello culturale e religioso lo spirito che aveva edificato la Cristianità nel Vecchio Continente riemerge in forma nuova e non sempre consapevole della propria missione sociale nel panorama multiconfessionale dell'America cristiana.

    Da Goldwater a George W. Bush, passando per la storica vittoria di Ronald Reagan, lo sviluppo della storia e della cultura contemporanea ha mostrato gli Stati Uniti nel ruolo di Giano bifronte: da un lato avanguardia della dissoluzione culturale e del globalismo, dall'altro avamposto della controrivoluzione e del nazionalismo in epoca moderna.
    Ultima modifica di Florian; 08-02-10 alle 19:50

 

 
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