Un giorno ottimo per la democrazia americana”.
Così il Financial Times ha intitolato il suo editoriale a commento della vittoria dei democratici nelle elezioni Usa. Nel testo si legge che gli americani hanno finalmente cominciato a rendersi conto della incompetenza e del disprezzo della legge dell’amministrazione Bush.
Il giornale afferma che sotto Bush, l’America è apparsa a gran parte del mondo come una minaccia maggiore della teocrazia iraniana.
E’ ragionevole che la gioia del Financial Times derivi dal fatto che il nuovo leader democratico della Camera Nancy Pelosi nel suo discorso programmatico ha dichiarato che intende proporre l’aumento del salario minimo “diventato palesemente inadeguato”?
Oppure dobbiamo pensare che la felicità del Financial Times dipenda dal fatto che ora verranno ripresi gli esperimenti riguardanti le cellule staminali?
No, la spiegazione è più banale. I democratici americani, come in Italia la sinistra contemporanea, hanno una solida alleanza con il mondo bancario, in particolare quello che gestisce portafogli finanziari e reddito fisso: il principale business dei finanzieri di cui il Financial Times è referente.
I finanzieri non possono avere, come loro sostenitori politici, i partiti di centrodestra che propendono per le imprese e per il ceto medio, e i cui interessi sono di solito opposti a quelli dei banchieri. Così, avendo bisogno di un collegamento col potere politico lo trovano nei partiti di sinistra, i cui elettori peraltro non hanno grossi rapporti con le banche. E in contropartita ne sposano le cause, nella misura in cui l’onere non ricada su di loro, ma sul mondo produttivo.
Per esempio, in contropartita i democratici hanno imparato a farsi fautori della austerità del bilancio: che comporta la riduzione della emissione di titoli del Tesoro. Ciò lascia maggiore spazio di mercato ai prodotti finanziari privati dalla cui negoziazione e gestione le banche traggono lucri molto maggiori.
Pecunia non olet. Il denaro non puzza e per farne meglio, si può anche spargere una lacrima di felicità per il fatto che i salari minimi Usa aumenteranno.
Tanto più che, con la disoccupazione al 4,4 per cento, ci pensa già il mercato a sostenerli.
Ferrara su il Foglio
saluti




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